Aggiornamenti
ABO NEWSLETTER. Tutti gli aggiornamenti dal mondo dell'energia.
Ho letto e accetto le condizioni
di Privacy Policy
Google+
Nicoló Sartori 17 Febbraio 2016

Riparte il settore LNG in Europa

A partire dal 2015 l’Europa ha registrato un netto aumento delle importazioni di gas naturale liquefatto in quasi tutti i maggiori mercati ad esclusione di Francia e Grecia. Per far fronte a questa inversione di tendenza l’UE prepara la sua strategia su sicurezza energetica e nuove infrastrutture

Riparte il settore LNG in Europa

Secondo gli ultimi dati pubblicati da Cedigaz, dopo anni di declino dovuto alla crisi economica e al crollo dei consumi energetici, in Europa, le importazioni di gas naturale liquefatto hanno timidamente ripreso la loro corsa. Nel 2015, infatti, le importazioni nette sono aumentate di 6 miliardi di metri cubi, per raggiungere il valore totale di 43 miliardi di metri cubi annui. Quest’inversione di tendenza, emersa a ridosso della presentazione della Comunicazione sulla “EU strategy for LNG and gas storage‘, pubblicata il 16 febbraio dalla Commissione e nell’ambito dell’Energy Union, manda un segnale importante sul futuro del gas liquefatto nel contesto energetico europeo, ancor’oggi caratterizzato da elementi di incertezza legati al ruolo di alcuni fornitori tradizionali quali la Russia e la Libia.


Inversione di tendenza
Dopo il picco registrato nel 2011, quando le importazioni europee di LNG - trainate dai mercati spagnolo e britannico - hanno superato gli 80 miliardi di metri cubi annui, il contributo del gas naturale liquefatto al mix energetico dell’UE è andato progressivamente diminuendo. Il 2015, dopo anni di significativo declino, segna un’inversione di tendenza, con le importazioni nette di gas liquefatto in crescita in quasi tutti i maggiori mercati europei ad esclusione di Francia e Grecia.

 

In Spagna, leader regionale nel settore, le importazioni nette sono aumentate del 18%, e nel Regno Unito hanno registrato un incremento del 12%. Ancor più significativi i numeri di Belgio e Olanda, dove l’import è cresciuto rispettivamente dell’89% e dell’71%, mentre in Italia il dato ha fatto registrare un +31% rispetto all’anno precedente.

 

Nell’ultimo anno, grazie anche alla competitività dei prezzi dell’LNG (indicizzati al petrolio) rispetto ai valori sui mercati spot e alla progressiva convergenza tra prezzi in Asia Orientale e in Europa, alcuni Paesi come la Spagna hanno ridotto sensibilmente i livelli delle loro re-esportazioni verso Paesi terzi. La strategia del re-export è cresciuta sensibilmente a partire proprio dal 2011 per far fronte al crollo dei consumi interni, superando nel 2014 gli 8 miliardi di metri cubi, pari a quasi 1/5 delle importazioni totali di LNG.

 

Nuovi attori nella partita
Al fianco dei tradizionali importatori di gas liquefatto, il 2015 ha segnato anche l’ingresso nella partita di nuovi attori europei, interessati alla flessibilità dell’LNG per ridurre la propria vulnerabilità sul fronte degli approvvigionamenti. La crisi in Ucraina e le possibili ripercussioni sulla stabilità delle forniture provenienti dalla Russia, infatti, hanno spinto alcuni Paesi dell’Europa centro-orientale a velocizzare la loro entrata nel settore.

 

È il caso, ad esempio, della Lituania, che grazie al suo nuovo terminal di Klaipeda ha importato nel 2015 quasi 500 milioni di metri cubi di gas (non russo), pari a 1/5 dei consumi totali. Dopo le prime operazioni, è previsto che le importazioni del Paese baltico triplichino nel 2016, con un chiaro impatto sulla strategia della russa Gazprom, pronta a negoziare al ribasso il prezzo delle proprie forniture per non perdere quote di mercato nella regione. Il 2015 è stato anche l’anno del debutto del terminal di Swinoujscie, in Polonia. In dicembre il rigassificatore ha ricevuto il primo carico proveniente dal Qatar - utilizzato esclusivamente per testare il funzionamento della facility - ma dal 2016 inizieranno le operazioni commerciali, che porteranno nel paese 1.2 miliardi di metri cubi annui.

 

L’espansione della capacità di rigassificazione europea, soprattutto nell’area nord-orientale del Continente, rappresenta un fattore positivo per il rafforzamento della sicurezza energetica dell’UE. Tuttavia, alla luce degli alti livelli di non-utilizzo della capacità attualmente installata in Europa (quasi il 75%), si rende quanto mai necessario sviluppare un’azione comune e coordinata, che eviti sprechi di risorse e assicuri i benefici dell’LNG alla politica energetica comune.


Importazioni di LNG: inversione di tendenza in Europa

zoom

Verso una strategia europea per l’LNG?
La Commissione Junker e il suo Vice presidente Maros Sefcovic, all’interno della comunicazione sull’Energy Union pubblicata nel febbraio 2015, hanno sottolineato con forza la necessità di armonizzare e coordinare le scelte dei Paesi membri in materia di LNG, per renderle funzionali alla sicurezza energetica dell’intera UE. In questo contesto, la Commissione ha approvato una “EU strategy for LNG and gas storage‘, con l’obiettivo di sfruttare il contributo del gas liquefatto per rendere più resiliente il mercato interno europeo.

 

Sulla base del documento, l’azione della Commissione si focalizzerà sul completamento delle infrastrutture attualmente mancanti sul territorio europeo. Gli sforzi non si concentreranno solo sui terminal di rigassificazione, ma anche sui siti di stoccaggio e sulle interconnessioni necessari per completare il mercato interno e garantire forniture stabili soprattutto durante i picchi della domanda o in caso di shock sul lato dell’offerta. La strategia, nello specifico, identifica una serie di infrastrutture chiave, la cui realizzazione permetterà a tutti i Paesi dipendenti da una singola fonte di gas - generalmente dalla Russia - di accedere a nuove fonti di approvvigionamento, rafforzandone la sicurezza. Il processo verrà supportato da accurate cost-benefit analysis per validare le decisioni sulla realizzazione dei progetti di rilevanza strategica, nonché da meccanismi di supporto e cooperazione regionale (attraverso gruppi come CESEC o il BEMIP) sia in materia di finanziamento dei progetti che a livello di tecniche per garantire scelte adeguate e sostenibili.

 

Gli investimenti in ambito infrastrutturale saranno accompagnati dal rafforzamento – se non dalla creazione – di appositi strumenti di mercato e dall’attenta attuazione dei meccanismi regolatori adottati a livello europeo, misure che agli occhi della Commissione contribuiranno a rendere il mercato più fluido e in grado di beneficiare della flessibilità introdotta dalle forniture LNG.

 

Infine, elemento non trascurabile, il documento pone particolare enfasi sul ruolo proattivo della Commissione sul piano internazionale. Bruxelles mira a consolidare il dialogo con partner tradizionali quali il Qatar e la Nigeria, e a creare nuovi canali di comunicazione con produttori emergenti come l’Australia, gli Stati Uniti, il Canada, Israele, il Mozambico e la Tanzania, per farsi trovare pronta di fronte al nuovo boom del mercato LNG previsto per gli anni a venire.



Scrivi il tuo commento

Scrivi la stringa nella casella

captcha
Invia messaggio