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Molly Moore 07 Aprile 2015

La rivoluzione dello shale non si fermerà

Con il crollo delle quotazioni, si teme l’effetto domino su un settore che ha reso gli Stati Uniti protagonisti dello scacchiere energetico. Gli esperti rassicurano: il boom dello scisto si consoliderà

La rivoluzione dello shale non si fermerà

Il boom dello shale gas e del tight oil americano, che ha contribuito a salvare i prezzi petroliferi globali dall’orlo del precipizio, si trasformerà ora nella causa di rovina del settore gas-petrolifero non convenzionale statunitense? Con le quotazioni petrolifere che scendono a nuovi minimi, le pagine economiche di tutta l’America sono dominate da notizie pessimistiche di licenziamenti e tagli nelle aziende. Eppure, le stime della maggior parte degli analisti e pronosticatori parlano di un’ondata di panico avventata, mentre il settore del tight oil leggero (LTO, light tight oil) rivestirà un ruolo fondamentale nel determinare il futuro dei mercati e dei prezzi mondiali. "La correzione dei prezzi costringerà il ”fronte dell’offerta’ nord-americano a fare una pausa, senza tuttavia porvi fine", ha dichiarato l’Agenzia Internazionale dell’Energia nell’ultimo report sul mercato petrolifero a medio termine. Il direttore esecutivo dell’Aie, Maria van der Hoeven, ha aggiunto: "In effetti, il segmento LTO potrebbe uscirne più forte di prima". Nessun’altra trasformazione recente dello scenario gas-petrolifero ha avuto un impatto così significativo sulle quotazioni e le politiche settoriali quanto l’esplosione del gas di scisto e del tight oil negli Usa. L’America ha guadagnato un nuovo posto nella catena di approvvigionamento energetico mondiale - superando nel 2014 Arabia Saudita e Russia nella classifica dei principali produttori petroliferi mondiali - mentre Washington ha rivisto le previsioni sugli interessi mondiali in fatto di sicurezza energetica.

 

Come è cambiato il futuro dell’America

"La rivoluzione del petrolio e del gas di scisto ha alimentato la crescita economica statunitense, modificato le dinamiche energetiche globali e trasformato l’assetto geopolitico mondiale", scrive Afshin Molavi, Senior Fellow e direttore della Global Emerging and Growth Markets Initiative del Foreign Policy Institute alla John Hopkins University School of Advanced International Studies. L’Aie stima che, anche a fronte di un’eventuale stabilizzazione - o persino flessione - della produzione di petrolio di scisto nei prossimi due anni, entro il 2017 si registrerà un incremento dei prezzi, e per il 2020 l’offerta sarà aumentata di circa 5,2 milioni di barili al giorno. Nel 2014, la produzione si è attestata a 3,6 milioni di barili al giorno. Secondo le previsioni dell’Aie, gli Stati Uniti rimarranno al sicuro sul loro piedistallo, confermandosi come il principale motore di crescita delle forniture petrolifere mondiali per almeno cinque anni a venire. La proliferazione del tight oil leggero e del gas non convenzionale ha consolidato il profilo di produttore energetico internazionale del Paese, spingendo il Congresso a riesaminare le politiche nazionali in materia di energia. Al momento, Washington sta valutando se modificare il suo approccio decennale, revocando il divieto di esportazione di petrolio greggio. Il bando era stato imposto negli anni Settanta, dopo che un embargo petrolifero dell’Opec aveva fatto schizzare i prezzi alle stelle, causando una corsa sfrenata agli acquisti e lunghe file di automobilisti alle stazioni di servizio. L’American Petroleum Institute, la principale e più influente lobby del settore petrolifero statunitense, ha lanciato uno spot televisivo da diversi milioni di dollari, che dipinge la crescita stratosferica del gas di scisto negli Usa come una fonte che garantirà petrolio in abbondanza per i consumi interni e le esportazioni all’estero. A livello nazionale, la produzione di gas e petrolio non convenzionale ha trasformato l’assetto locale, regalando uno spiraglio di luce durante una delle peggiori recessioni economiche degli ultimi decenni. La nuova rivoluzione nella produzione energetica americana ha contribuito ad aumentare i redditi e il gettito fiscale, generando nuove fonti di occupazione in un periodo di difficoltà. Questa abbondanza di energia ha colto di sorpresa gran parte degli esperti e degli analisti di settore. Stati Uniti, Canada, Cina e Argentina sono gli unici quattro Paesi che producono oggigiorno volumi commerciali cospicui di gas naturale dalle formazioni di scisto o greggio dalle formazioni contenenti tight oil. E gli Stati Uniti dominano la scena su entrambi i fronti. La maggiore produzione di shale gas avviene nella zona est degli Usa, nel Marcellus Shale del bacino Appalachian, dove la produzione di gas naturale secco è più che triplicata negli ultimi tre anni, passando – secondo la U.S. Energy Information Agency - da una media di 136 milioni di metri cubi al giorno, nel 2011, a una media di 413 milioni di metri cubi al giorno nel 2014. Negli ultimi tre anni, la produzione di petrolio nel giacimento di Bakken (centro- nord degli Usa) è aumentata del 250%, a fronte di una produzione petrolifera media di 0,4 milioni di barili al giorno nel 2011. Nel 2014, il volume ha raggiunto gli 1,1 milioni di barili al giorno, come dimostrano i dati dell’Eia. Non sorprende che le comunità e gli Stati locali che hanno beneficiato maggiormente di questa crescita della produzione, a un livello e a un ritmo senza precedenti stiano guidando la reazione al crollo, tipo "fine del mondo", dei prezzi petroliferi globali. Si pensi, ad esempio, all’impatto sullo stato scarsamente popolato del North Dakota, incluso in una delle più ricche formazioni di scisto conosciute al mondo - il bacino di Bakken - che si estende per oltre 517 mila chilometri quadrati, sotto due Stati americani e due province canadesi. Le stime settoriali riguardo alla quantità di petrolio recuperabile nella formazione parlano di 24 miliardi di barili. Le ripercussioni dell’esplosione della produzione non convenzionale in North Dakota ricordano quelle della grande Corsa all’Oro in California a metà del 1800: l’economia dello Stato è salita di uno stupefacente 20% nel 2012 e di circa il 10% nel 2014, mentre molti altri Stati americani faticano ancora a emergere dalla recessione economica iniziata nel 2008. Negli ultimi cinque anni, il North Dakota ha registrato il più rapido tasso di crescita di qualunque altro nel Paese. Nel giro di pochi mesi, sono nate città di 15.000 abitanti, con industrie e posti di lavoro correlati al settore petrolifero.

 


Shale gas e tight oil, i protagonisti

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Tra trasformazione e ribilanciamento

Ecco perché l’annuncio della Hess Corporation di voler dimezzare il numero complessivo di pozzi nel bacino di Bakken Shale, in North Dakota, a causa del calo dei prezzi petroliferi, ha disseminato il panico. E a questa notizia ne sono seguite altre: la francese Total S.A. ha annunciato una riduzione del 10% degli investimenti di capitale, compresi quelli nei giacimenti statunitensi di scisto ; e la Pioneer Natural Resources Co. di Irving, Texas - uno dei maggiori produttori indipendenti degli Usa - sta ipotizzando una riduzione al suo piano da 1 miliardo di dollari, finalizzato a depurare e riciclare l’acqua impiegata nelle operazioni di fratturazione idraulica. Il crollo delle quotazioni petrolifere sta prosciugando le finanze, soprattutto delle piccole società indipendenti. Alcune stanno già chiudendo i pozzi più dispendiosi, posticipando il completamento di nuovi pozzi e congelando i progetti di perforazione. Quando lo Stato dell’Illinois ha approvato di recente il processo di fratturazione idraulica, a seguito di un annoso processo normativo, solo una società ha presentato richiesta nei primi due mesi. Ulteriore motivo di angoscia è stata un’analisi di Deutsche Bank, pubblicata lo scorso dicembre, secondo la quale i produttori statunitensi di scisto "potrebbero entrare in una fase di profonda difficoltà". Le stime a lungo termine riguardo allo stato di salute del LTO non sono bastate a sedare l’attuale senso di malessere delle comunità statunitensi, ormai dipendenti - e in un certo senso viziate - dalla fenomenale crescita della produzione di gas e petrolio non convenzionale e del conseguente tsunami di liquidità negli ultimi anni. A dire la verità, in molte di queste comunità persino una contrazione apparentemente contenuta potrebbe esercitare un impatto sostanziale sulla politica e sull’assetto locale. Non c’è voluto molto perché le autorità statunitensi si accorgessero di questo scenario pessimistico. Gli Stati fortemente dipendenti dal settore petrolifero, e in particolar modo dagli ultimi metodi non convenzionali, stanno già facendo i conti con ammanchi nei budget nell’ordine di diversi miliardi di dollari. Fra questi si annoverano Alaska, Texas, North Dakota, Oklahoma, New Mexico e Louisiana. Nel tentativo di rinnovare le formule di finanziamento, i governi statali minacciano di tagliare i servizi. In occasione del Forum Economico Mondiale di Davos, uno dei più illustri "signornò", il miliardario texano Ross Perot Jr., ha dichiarato ai microfoni della CNN: "Penso che il mondo rimarrà scioccato nel vedere con che rapidità [interromperemo la produzione non convenzionale] in Texas". Ma anche i ricordi possono avere vita breve: tutte le comunità gas-petrolifere in America hanno attraversato cicli altalenanti di espansione e recessione. E secondo gran parte degli analisti, i "Ross Perot" del settore energetico si limitano a una visione a brevissimo termine. Molti esperti ritengono che il settore dell’energia non convenzionale stia attraversando un periodo di cambiamento e ribilanciamento analogo a quello vissuto dai settori più tradizionali durante le passate oscillazioni dei prezzi. "Molte società hanno già iniziato a riallocare gli investimenti, abbandonando le attività marginali di perforazione a scopo di esplorazione e ricerca, per concentrarsi su ambiti chiave, come i grossi giacimenti di tight oil", ha spiegato John Staub, capo del team per le analisi sull’esplorazione e la produzione di petrolio e gas della U.S. Energy Information Agency. "Nel 2015, le quotazioni petrolifere rimarranno abbastanza alte da sostenere lo sviluppo di alcune attività di perforazione nei bacini di Bakken, Eagle Ford, Niobrara e Permian, pur fermandosi al di sotto delle stime precedenti. Le società che vantano bassi costi di perforazione e un indebitamento contenuto e operano già nelle zone a maggiore produttività (sweet spot) di queste regioni, continueranno a perforare pozzi altamente produttivi anche nel 2015". L’Eia prevede che la produzione raggiungerà i 9,4 miliardi di barili al giorno nel secondo trimestre del 2015, per poi scendere a 190 mila barili al giorno nel terzo trimestre, segnando un calo alquanto catastrofico. Anche le stime dell’Eia sull’attività di perforazione per il 2015 verranno corrette al ribasso, "a causa di rendimenti economici poco appetibili in alcune zone delle regioni produttrici di petrolio, sia emergenti che mature". Questo è quanto ha dichiarato Staub, che ha aggiunto che le stime "sono ancora particolarmente sensibili ai prezzi effettivi disponibili al pozzo e alle variazioni delle condizioni economiche di perforazione fra le varie regioni e i diversi operatori". Le previsioni dell’Agenzia Internazionale per l’Energia sono simili: "Il settore LTO statunitense dovrebbe confermarsi come la principale fonte di incremento dell’offerta, con un rallentamento iniziale della crescita al livello minimo, e una graduale successiva ripresa, che porterà la produzione a 5,2 milioni di barili al giorno entro il 2020. Sebbene rimangano dei dubbi in merito alla disponibilità del capitale per i produttori di LTO durante la ripresa, nel complesso la riduzione degli investimenti in questo segmento non dovrebbe avere ripercussioni a lungo termine su altri tagli alla spesa". L’Aie ha dichiarato inoltre che la rivoluzione in corso nel settore LTO non riguarda solo i volumi di produzione. "Il tight oil leggero è destinato a differenziarsi anche per la sua capacità di reagire a uno scenario di prezzi bassi," ha spiegato l’agenzia. "Il suo breve lead time e pay-back time, i tassi di declino rapidi a livello di pozzi e i requisiti d’investimento nella normalità conferiscono a questo settore una flessibilità di gran lunga maggiore rispetto al segmento del greggio convenzionale". Il boom delle fonti energetiche non convenzionali in America presenta anche importanti ramificazioni geopolitiche, destinate ad espandersi ulteriormente nei prossimi anni.

 

Gli aghi della bilancia? Il light tight oil e la domanda

Gli analisti mondiali sono convinti che la decisione storica intrapresa dall’Ope c durante il vertice del novembre 2014 di non ridurre la produzione abbia trasformato il tight oil leggero in un vero e proprio ago della bilancia. L’Aie ha sottolineato che "sebbene sia già successo che il gruppo dei Paesi produttori abbia lasciato agli altri il compito di riequilibrare il mercato, l’ultimo e unico esempio di una tale mossa risale al 1986. Pertanto la rivoluzione dell’offerta nel Nord America ha avuto come conseguenza inaspettata l’effettivo sconvolgimento, se non addirittura ribaltamento dei ruoli consueti dell’Opec e degli altri Paesi". Ma c’è un altro fattore cruciale nello scenario geopolitico dei prezzi petroliferi: la domanda. In effetti, negli ultimi giorni, il mercato stesso potrebbe aver avuto un impatto maggiore sulle quotazioni petrolifere di quanto non abbiano fatto l’Opec o altre decisioni politiche. La domanda globale e il ruolo del mix internazionale di combustibili sono il fulcro dei cambiamenti storici. Il connubio di debolezza economica mondiale e consolidamento di sforzi e tecnologia per ridurre il consumo energetico in qualunque ambito - dalle automobili alle lampadine - ha drasticamente ridotto i consumi reali e previsti di combustibili fossili in tutto il mondo. La Cina, maggiore importatore netto di petrolio al mondo e un tempo insaziabile "affamata" di combustibili, dovrà probabilmente fare i conti con una crescita di gran lunga inferiore al previsto. Secondo i calcoli del Dipartimento dell’Energia statunitense, anche il Dipartimento della Difesa - altro importante consumatore di energia mondiale - ha registrato un calo dei consumi ai minimi storici dal 1975. Con l’intensificarsi delle preoccupazioni sui cambiamenti climatici e sul ruolo dei combustibili fossili, i governi stanno reagendo in tempo record, imponendo nuovi requisiti di efficienza energetica e dando un giro di vite agli impatti ambientali dei combustibili fossili. Per la produzione di gas e petrolio non convenzionale, le restrizioni ambientali potrebbero rappresentare un problema più grave dei bassi prezzi petroliferi. Molti esperti ritengono comunque che il gas di scisto e il tight oil statunitensi siano importanti pedine nella scacchiera
dell’energia e avranno ripercussioni profonde sui mercati energetici e sull’assetto geopolitico mondiale nei prossimi decenni. E qualunque scossone - sia esso derivante dal recente crollo dei prezzi o da un futuro ribilanciamento delle quotazioni - non farà altro che rafforzare, invece che indebolire, questa fase rivoluzionaria di produzione di energia. Il nuovo arrivato al tavolo da gioco non scoprirà le sue carte tanto facilmente.

 

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