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Lina Roger 15 Maggio 2014

Ecuador, respinta la petizione per fermare le trivellazioni nel Parco Yasunì

L’Ecuador ha respinto una petizione per fermare le trivellazioni di petrolio nel Parco Nazionale Yasunì. Secondo il governo le firme non sono sufficienti, ma le organizzazioni accusano il presidente Rafael Correa di frode e manipolazione

Una veduta aerea del fiume Napo situato presso il Parco Yasunì.

Una veduta aerea del fiume Napo situato presso il Parco Yasunì.

 

 

Il Consiglio elettorale dell'Ecuador la scorsa settimana ha respinto un referendum per fermare le trivellazioni di petrolio in una delle zone più ricche dal punto di vista della biodiversità del Rio delle Amazzoni: il Parco Nazionale Yasunì. Secondo il governo solo 359.762 dei 756.000 firme sarebbero infatti legittime. Tuttavia, i manifestanti accusano l'esecutivo di manipolazione. “Nel Parco Nazionale Yasunì nella parte orientale dell’Ecuador si dovevano raccogliere 583.323 firme, o il 5% delle liste elettorali, per attivare un referendum nazionale per consentire o meno la possibilità alle compagnie petrolifere di sfruttare gli 864 milioni di barili che si pensa si trovino nel sottosuolo della foresta Ishpingo - Tambococha - Tiputini (ITT)", scrive il Guardian. Parlando in conferenza stampa il presidente del consiglio elettorale, Domingo Paredes, ha affermato che chi ha proposto il referendum non ha seguito le istruzioni e che molte firme erano false o duplicate.

 

Il presidente Rafael Correa è un forte sostenitore delle trivellazioni petrolifere nel Parco Nazionale Yasunì e ha detto che i 7 miliardi di dollari che l'Ecuador potrebbe raccogliere da questa attività potrebbero essere utilizzati per affrontare il problema della povertà nel Paese. "Non abbiamo nessun’altra opzione", ha detto Correa l'anno scorso. "Abbiamo bisogno di soldi per superare la povertà", ha aggiunto Correa. Non è ancora chiaro però quando inizieranno le perforazioni nel Parco Nazionale Yasunì, dove sono stimati oltre 800  milioni di barili di petrolio per un valore di circa 18 miliardi di dollari. L'Ecuador è un membro dell'Opec  e il Paese dipende fortemente dalle entrate petrolifere per la spesa sociale.

 

"Tutto ciò è senza precedenti. Questa è frode, un chiaro inganno. Non c'è precedente su scala globale", ha dichiarato Patricio Chavez, portavoce degli organizzatori della petizione, chiedendo che il consiglio elettorale pubblichi le firme annullate. "Abbiamo una copia di tutto quello che abbiamo consegnato e prima di consegnarlo abbiamo fatto una verifica per evitare eventuali problemi", ha aggiunto Chavez. Gli organizzatori inoltre hanno detto di voler provare nuovamente a proporre un nuovo referendum perché il Parco Nazionale Yasunì presenta una grande varietà di fauna selvatica e nella riserva vivono due tribù che hanno avuto poco o nessun contatto con il mondo esterno.

 

Juan Falconi, ambasciatore dell'Ecuador in Gran Bretagna, dopo l’annullamento del referendum ha spiegato che "in Ecuador è il Consiglio nazionale elettorale indipendente (Cne ), non il governo, che determina se è stato raccolto un numero sufficiente di firme legittime per organizzare un referendum", ha riferito il Guardian. "La revisione è stata supervisionata da osservatori internazionali provenienti dall'Unione delle nazioni sudamericane (Unasur)", ha spiegato Falconi. "Gli organismi regionali hanno affidato al Cne la supervisione di processi elettorali liberi ed equi. Quasi 240.000 firme considerate false sono state escluse dal Cne  nell’ultima tornata di verifiche. Inoltre ci sono firme ripetute fino a nove volte", ha concluso l’ambasciatore.

 

Tuttavia Falconi non esclude la possibilità di riproporre il referendum in futuro. "La possibilità di un referendum rimane sul tavolo se le persone sono in grado di raccogliere abbastanza firme autentiche. Per questo hanno bisogno del 5% dell'elettorato registrato", ha aggiunto l’ambasciatore. In un articolo pubblicato prima dell'annuncio del Consiglio elettorale, il quotidiano statale El Telegrafo, scriveva che un sondaggio indicava che il 72% dei cittadini fosse favorevole al referendum sul progetto petrolifero.



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