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Redazione 13 Gennaio 2014

Un'alternativa energetica

Si concretizzano le misure adottate dall’Unione Europea per garantire la diversificazione dell’approvvigionamento di gas. Un primo passo è stato fatto con la Trans Adriatic Pipeline (TAP), corridoio meridionale nato per il trasporto di gas dall’Azerbaijan ai mercati europei

Un'alternativa energetica

Diversificazione dell’approvvigionamento energetico
Il monopolio detenuto dalla Russia sulle forniture di gas verso le regioni baltiche e non solo è ormai sempre più evidente e difficile da gestire.  Molti Paesi europei ,infatti, spesso si ritrovano a dover fronteggiare un fornitore che si rivela inaffidabile e che non esita ad usare la sua posizione di predominio per scoraggiare i suoi clienti nell’adozione di politiche anti-Russia.
Il nuovo gasdotto (TAP) consentirà il trasporto dal giacimento di Shaz Deniz all’Italia , approdando a San Foca in Puglia e passando attraverso la Grecia e l’Albania, percorrendo circa 870 chilometri di cui 117 sottomarini. Attraverso la sua costruzione, viene compiuto un ulteriore passo verso lo strategico obiettivo di voler diminuire la presenza di Gazprom in Europa. Per affrancarsi dal monopolio russo, molti Paesi europei hanno iniziato un percorso verso un’effettiva diversificazione dell’approvvigionamento energetico. Oltre al gasdotto Trans-Adriatico (TAP), sono state poste le basi anche per un secondo progetto, il TANAP. Questo corridoio connetterà la Georgia alla Grecia passando attraverso la Turchia. Per queste opere si prevede il collegamento al gasdotto South Caucasus, già operativo, che rifornisce la Turchia e la Georgia con il gas proveniente dal bacino del Caspio. Ad oggi, tuttavia, nessuno di questi progetti è in fase di realizzazione. L'inizio dei lavori per la costruzione del TAP è previsto per il 2015, mentre la piena operatività dell'opera sarà raggiunta nel 2019. Per quanto riguarda il TANAP, invece, i lavori non cominceranno prima del 2014, ma anche questa data non è certa.

 

Braccio di ferro con la Russia
La costruzione delle due nuove condotte attrae l’attenzione soprattutto dei Paesi più  ricchi di questa risorsa come l’Azerbaijan, che tramite la realizzazione di questi nuovi corridoi potrà rifornire i suoi utenti in Europa, aggirando la Russia.
Tutti questi argomenti sono stati al centro delle riflessioni dell’evento promosso dallo IAI (Istituto Affari Internazionali) “Azerbaijan and the Southern Gas Corridor: a Transatlantic Perspective‘. Contributi significativi al trattamento delle tematiche della tavola rotonda sono arrivati da Ariel Cohen, membro ricercatore dell’Heritage Foundation e da David Koranyi, diplomatico ungherese, sottosegretario di Stato ed esperto in politica estera ed energetica. Per Cohen, “non è possibile sottovalutare l’effettiva potenza della Russia‘. Oltre alla messa in funzione del North Stream, corridoio che porta direttamente il gas dalla Russia ai clienti europei (Germania, Francia, Paesi Bassi, e in futuro Regno Unito), il Paese sta infatti progettando anche la costruzione del gasdotto South Stream, operativo probabilmente dal 2015, che trasporterà direttamente il gas dalla Russia fino all'area dei Balcani e in parte dell'Europa Centrale, passando attraverso il Mar Nero. Inoltre, secondo gli esperti, nonostante la Russia possa permettersi di investire nel settore energetico grazie alla disponibilità di liquidi di cui gode, dall’altra parte Gazprom si trova ad affrontare con difficoltà la copertura finanziaria del South Stream, progetto di cui detiene all’incirca il 50% delle quote. Dunque, se dal punto di vista economico permangono dubbi riguardo alla necessità del gasdotto South Stream, non ne esistono dal punto di vista politico.

 

Prospettive future
Il South Stream e il Corridoio Sud si avviano a rifornire diverse regioni europee, e per il momento non entreranno in competizione reciproca. Per questo, mentre è probabile che Italia e Grecia saranno in futuro maggiormente indipendenti dalla Russia, le regioni balcaniche e l’Europa Orientale potrebbero esserlo sempre meno.
Indubbiamente, però, con il North Stream già funzionante e il South Stream in procinto di diventare operativo dal 2015-16, il rischio che gran parte dell’Europa possa tornare ad essere condizionata da una disputa fra la Russia e un Paese terzo, come è stato con l’Ucraina, è inferiore.
Nonostante ciò, i recenti sviluppi stanno ulteriormente aumentando la dipendenza dalla Russia. Un modo più realistico per l’Europa di assicurarsi una maggiore diversificazione energetica potrebbe consistere in un’espansione ulteriore delle importazioni di gas attraverso il TANAP, da affiancare a nuove importazioni di GNL ed investimenti di gas da argille in Polonia, Romania e Ucraina.
Nuove rotte competitive per importare gas evitando il controllo di Gazprom, ma anche garanzie di stabilità politica in una regione come quella del Caucaso meridionale: secondo Koranyi saranno questi i maggiori benefici che porterà il Corridoio meridionale. Un’impresa di portata colossale che contribuirà ad ancorare sempre più l’Azerbaijan e le altre nazioni della zona alla comunità euro-atlantica.
Le difficoltà e le incertezze politiche, commerciali e finanziarie permangono, e le tempistiche di completamento dell’opera saranno ancora molto lunghe. Nonostante ciò, Koranyi e gli altri esperti sono concordi nel ritenere che l’intera regione abbia ottenuto una vittoria strategica.  I pezzi principali di questo gigante puzzle, infatti, si sono finalmente incastrati, lasciando spazio a prospettive concrete per l’apertura di una nuova rotta di fornitura di gas per l’Europa.



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