Noor1: la svolta solare del Marocco

Noor1: la svolta solare del Marocco

Francesco Pacifico
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In linea con l'accordo globale raggiunto alla COP21 di Parigi, il Paese, che si avvia ad inaugurare la più grande centrale a energia solare del mondo, si candida a essere un esempio da seguire rispetto all'utilizzo di energie rinnovabili

Re Mohammed IV vorrebbe un giorno portare la sua elettricità fino alla Mecca. Più pragmaticamente dovrà "accontentarsi" di venderla alla Spagna, invertendo il flusso energetico, che vede il suo Paese dipendente per il 98% del suo fabbisogno dalle forniture estere. E l'obiettivo è sempre più vicino, visto che nel suo Marocco - nell'Africa che investirà oltre 57 miliardi di dollari entro il 2020 nelle rinnovabili – aprirà la più grande centrale di energia solare del mondo: "Noor1", luce in arabo, grande come 35 campi di calcio, che a Ouarzazate, con i suoi 500 mila specchi in un dedalo di 800 corsie, riempie il deserto del Sahara nello stesso lembo di sabbia vicino al sistema montuoso Atlas. Quello famoso per aver ospitato i set di colossal come Lawrence d'Arabia e il Gladiatore. Il progetto, però, non ha soltanto una valenza economica, ma anche geopolitica. Il Marocco, unico paese dell'area privo di risorse fossili, si candida a essere il più grande produttore dell'area di energie rinnovabili. Scelta che potrebbe ribaltare gli equilibri del Mediterraneo in un momento nel quale gli storici detentori maghrebini dei giacimenti di gas (Algeria) e petrolio (Libia) pagano lo scotto dell'instabilità. Il surplus di energia potrebbe poi far affluire verso il regno investimenti da tutto il mondo di aziende alla ricerca di basso costo del lavoro e di una bolletta energetica più contenuta. Non a caso il ministro dell’Ambiente del Marocco, Hakima el-Haite ha recentemente sottolineato: "Non siamo un paese produttore di petrolio. Importiamo il 94% della nostra energia, il che ha pesanti conseguenze per il nostro bilancio statale. Abbiamo anche il peso delle sovvenzioni ai combustibili fossili così quando abbiamo sentito parlare del potenziale dell’energia solare, abbiamo pensato: perché no?".

Nell'era dei padroni delle rinnovabili

L'economista Frank Wouters è convinto che “il futuro sistema energetico sarà più decentrato e democratico di quello attuale”. L'ex vicedirettore dell'Agenzia internazionale per le energie rinnovabili Irena, fa notare: “Siamo in una situazione di rapida evoluzione dei paradigmi energetici a livello globale. In primo luogo assistiamo all'emergere di tecnologie economicamente efficaci per attingere a riserve di petrolio e di gas scisto ampiamente disponibili, aprendo nuove strade per molti paesi come alternative all’importazione. In secondo luogo, abbiamo osservato il rapido calo del costo delle tecnologie energetiche rinnovabili, grazie al quale queste si presentano ora maggiormente competitive rispetto a quelle convenzionali. A parte poi il costo, i pannelli solari (e in una certa misura anche le turbine eoliche) sono modulari e possono essere installati molto rapidamente. In terzo luogo, stiamo assistendo agli effetti dei cambiamenti climatici e l'accordo globale raggiunto alla COP21 di Parigi, nel dicembre 2015, contribuirà all’accelerata de-carbonizzazione del nostro sistema energetico. Infine, l'integrazione dell'ITC nel sistema energetico sosterrà soluzioni intelligenti per garantire tecnologie per l'efficienza energetica e produzione di energia elettrica alla portata di aziende e privati”. Proprio a Marrakech, nel prossimo novembre, si terrà la COP22, di fatto il primo evento che, dopo la COP21, dovrà tracciare un bilancio sul rispetto dell'accordo raggiunto a dicembre 2015 a Parigi. Proprio durante la COP21 il Marocco è stato inserito tra i paesi "benchmark" per livello di investimenti e azioni dirette a sviluppare la sostenibilità: non a caso ha aperto gare per costruire una serie di impianti green in grado di produrre 2,6 GWHz di potenza. “Il Marocco”, aggiunge ancora Frank Wouters, “ha da tempo capito che ha bisogno di un sistema energetico più sostenibile e flessibile per rafforzare la crescita economica. La forte dipendenza dai combustibili fossili importati appesantisce in negativo la bilancia commerciale. Teniamo anche conto del fatto che il Marocco è ben dotato di risorse solari ed eoliche e che il costo di queste tecnologie è sceso enormemente negli ultimi 2 anni. Di conseguenza, è stata una scelta naturale per il paese quella di intraprendere un'ambiziosa strategia verso le rinnovabili".

La sfida dei grandi e degli emergenti

Dal summit di Parigi il sovrano del Marocco ha richiamato alle loro responsabilità sia i paesi più ricchi sia gli emergenti: "Il tempo del dubbio e dello scetticismo non è più consentito. S'impone un consenso internazionale autentico ed inclusivo che passa necessariamente dal nostro sostegno ad un’appropriazione effettiva dell’azione di salvaguardia climatica da parte dei paesi in via di sviluppo”. In quest'ottica nascono l'impianto solare di Ouarzazate e l'obiettivo posto dal Marocco di produrre il 42% del suo fabbisogno da fonti rinnovabili entro il 2020, riducendo le emissioni di Co2 per il 2030. A Noor1 seguiranno, entro il 2017, Noor2 e Noor3, così da produrre energia in quantità tale da fornire elettricità a circa un milione di persone, grazie a una potenza installata di 580 MW. Rispetto agli altri mega impianti esistenti nel mondo, il Marocco ha scelto una strada economicamente più onerosa, non seguendo il trend del fotovoltaico. L'impianto, infatti, produrrà energia sfruttando 3 diverse tecnologie di ultima generazione, ma diverse dal più costoso fotovoltaico: un sistema a concentrazione solare da 160 MW; un impianto solare termodinamico a specchi parabolici da 300 MW; una serie di collettori parabolici a cilindro da 150 MW complessivi. Gli specchi, infatti, accumulano le radiazioni del sole, che qui batte incessantemente, e attivano turbine a vapore che nel corso della notte producono energia. Saranno poi costruiti, non lontano, anche un impianto idroelettrico e uno eolico. Da Ouarzazate fanno notare che la centrale, quando sarà a regime, produrrà elettricità per 20 ore al giorno e, soprattutto, potrà immagazzinare energia per 8 ore superando quello che è il maggiore problema delle rinnovabili (l'intermittenza) e garantendo in un prossimo futuro forniture disponibili 7 giorni su 7, 24 ore su 24.

Guardando verso l'Europa

Proprio l'impegno preso dagli stati europei in sede comunitaria (portare al 20% la produzione da rinnovabili) potrebbe mettere le ali al business del Marocco, visto che Noor produrrà la metà del fabbisogno nazionale. Ci sarà energia in esubero per il Vecchio Continente e dovrebbe essere molto appetibile, visto che si punta a produrre un singolo KW a un prezzo tra i 7 e gli 8 centesimi. In quest'ottica si guarda soprattutto verso la Spagna, che oggi garantisce il 32% dell'elettricità marocchina. A costruire la centrale, quella che già qualcuno chiama "l'Oasi delle rinnovabili", è stata la compagnia saudita Acwa Power, con una spesa complessiva di 10,5 miliardi di euro, per lo più finanziati dalla World Bank. Ma il ritorno dell'investimento potrebbe essere più rapido se l'interconnessione, oltre che verso la Spagna, proseguisse da un lato verso l'Italia e dall'altro viaggiasse per la costa verso la Tunisia. E se, soprattutto, vedesse la luce il progetto TuNur, la partnership tra un gruppo di investitori tunisini e la compagnia inglese Nur Energie per costruire un nuovo cavo d'interconnessione marina nel Mediterraneo, diretto proprio nel nostro Paese.  “Il Marocco”, conclude Wouters, “deve prima soddisfare il suo fabbisogno. Ma date le sue eccellenti risorse solari ed eoliche, potrebbe diventare un importante esportatore di elettricità a buon mercato già nel prossimo futuro. Ma molto dipenderà anche della disponibilità dell'infrastruttura. Esiste già un collegamento via cavo di mare tra il Marocco e la Spagna e se la sua capacità sarà estesa, allora il Paese potrebbe anche guardare al resto d'Europa”. La sfida è partita.