Vertice a Doha, la partita è tra Arabia Saudita e Iran

Vertice a Doha, la partita è tra Arabia Saudita e Iran

Emilio Fabio Torsello
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Ryad e Teheran ai ferri corti su produzione e prezzi del petrolio. E nel risiko degli equilibri giocano un ruolo chiave anche Russia, Kuwait ed Emirati Arabi Uniti

L’esito del vertice di Doha che domenica prossima dovrà decidere sul blocco della produzione del greggio per risollevare il prezzo del barile è tutt’altro che scontato. L’incontro vedrà riuniti i Paesi Opec e non-Opec e avrà come principale difficoltà da superare le tensioni tra Arabia Saudita e Iran. Per arrivare a un accordo, infatti, i membri dell'Opec dovrebbero concedere una deroga all'Iran proprio sulla produzione di petrolio: dopo la fine delle sanzioni, Teheran è rientrata a pieno titolo sul mercato e non intende adesso rinunciare all'obiettivo di tornare ai 4 milioni di barili al giorno, pari ai livelli precedenti alle sanzioni economiche, una quantità doppia rispetto alle esportazioni attuali.

 

Il risiko tra Teheran e Ryad sulla produzione di greggio

E se fino a qualche giorno fa Ryad aveva fatto intendere di poter accettare un accordo di questo tipo – tenendo quindi l’Iran fuori dal blocco congiunto della produzione – mercoledì è arrivato il dietrofront, con il ministro del petrolio saudita che ha “escluso‘ di tagliare la produzione di petrolio per contribuire a un rialzo dei prezzi del barile: le condizioni dovranno essere uguali per tutti.
Di contro, anche Teheran tiene la posizione, al punto che non è neanche certo che un rappresentante del Paese partecipi al vertice di Doha. "Andrò se ho tempo", ha detto infatti il ministro del petrolio iraniano, Bijan Zanganeh, definendo poi la proposta negoziale sul blocco della produzione "una barzelletta".
Eppure, tra qui e domenica la partita tra i produttori potrebbe ulteriormente cambiare. Sia Kuwait che Emirati Arabi Uniti, infatti, da sempre alleati di Ryad, premono per un’intesa tra i 2 Paesi, nella convinzione che rapporti normalizzati tra Arabia Saudita e Iran potranno aiutare la stabilità del mercato. Indiscrezioni - quelle relative alle pressioni su Ryad - riportate anche dal Wall Street Journal. "Crediamo che un'intesa congiunta su un cammino positivo aiuterà la stabilità di mercato", ha detto Anas al-Saleh, il Ministro del Petrolio kuwaitiano, lo stesso che un mese fa aveva affermato che, senza l'adesione di tutti (Iran incluso), "avrebbe pompato alla massima potenza, vendendo ogni singolo barile prodotto".

 

Il ruolo della Russia nel prezzo del petrolio

E in questo complicato scacchiere della geopolitica energetica, un ruolo fondamentale è giocato anche dalla Russia, con cui nei giorni scorsi proprio Ryad avrebbe siglato un accordo sulle quote di estrazione in vista del vertice di Doha, per congelare o addirittura ridurre la produzione. Il ministro del petrolio saudita si è però rifiutato di commentare: "dimenticatevi di questo argomento", avrebbe detto.
Notizie che contrastano anche con il rapporto mensile di aprile dell’Opec sul mercato, secondo cui invece la Russia avrebbe addirittura in programma di aumentare nel 2016 la produzione di greggio di 20.000 barili, anche grazie alle attività previste da compagnie come Novatek, Bashnet, Gazprom e Tatneft.

 

In attesa del vertice, il prezzo del petrolio riprende a crescere

In attesa del vertice, intanto, il prezzo del petrolio ha ricominciato una lenta risalita e si sta attestando sui 40 dollari al barile, dopo aver toccato il minimo storico dei 27 dollari nelle scorse settimane. Un recupero che lo stesso Fondo Monetario Internazionale nel suo Global Financial Stability Report considera positivo, sottolineando che la situazione dell'economia globale "appare significativamente migliorata" anche grazie alla ripresa dei prezzi del petrolio e delle altre commodity. Al summit, infine, non parteciperanno gli Stati Uniti.


@emilioftorsello