Idrocarburi, è la fine o è un nuovo inizio?
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Le discussioni sul futuro degli idrocarburi e sui prezzi del petrolio al Forum Economico Internazionale di San Pietroburgo

Ad inizio giugno si sono riuniti i leader delle maggiori compagnie energetiche al Forum Economico Internazionale di San Pietroburgo, per discutere del futuro del settore. La "decarbonizzazione" dell'economia, gli aspetti ecologici e lo sviluppo delle rinnovabili lasciano però ancora spazio ai settori tradizionali come petrolio e gas; ma, ci si chiede, questi settori hanno già oltrepassato il loro picco di consumo e sono dunque destinati, pur lentamente, ad estinguersi? L’argomento è stato trattato da Saudi Aramco, BP, Shell, Total, OPEC e dai ministri dell’energia dei vari Paesi, oltre a numerosi esperti del settore. La loro risposta, almeno al momento, è giunta quasi all'unisono: anche se le quote di idrocarburi lentamente lasceranno più spazio alle rinnovabili, in numeri assoluti cresceranno ancora, e il picco arriverà non prima del 2040, forse addirittura del 2050, con il picco del gas che si sposterà ancora più avanti nel futuro.

Il ruolo ancora importante del petrolio

"Crediamo che il petrolio e il gas saranno con noi ancora per molto molto tempo", ha detto chiaramente Khalid A. Al-Falih, ministro dell'Energia, dell'Industria e delle Risorse Minerarie dell'Arabia Saudita, nonché Presidente del Consiglio di Amministrazione della compagnia di Stato Saudi Aramco. Ma le risorse, seppur lentamente, saranno esaurite, e tutte le compagnie stanno così guardando a nuove soluzioni. “L'Arabia Saudita può essere percepita come un'economia in via di sviluppo che è ricca di risorse, ma noi abbiamo anche l'ambizione di andare avanti in materia di innovazione. Alcuni investimenti sono stati fatti dai nostri fondi di investimento pubblico, e stiamo investendo molto nel nostro Paese, in innovazione, ricerca e sviluppo, per definire un futuro non solo nel settore dell'energia ma anche delle nuove tecnologie in grado di accelerare la diversificazione. Ad esempio, saremo in grado sfruttare alcune opportunità, come il gas, in tutto il mondo e in Russia, e investiremo anche nelle fonti rinnovabili, nella generazione elettrica”, continua Khalid A. Al-Falih. "Tendiamo a dimenticare che il petrolio è sempre più spesso utilizzato nel settore petrolchimico, nella produzione dei beni di consumo. Nove su dieci merci attualmente sono realizzate con prodotti petrolchimici. E mentre ora 11 milioni di barili di petrolio vanno alla petrolchimica, tra 15 anni, secondo le ipotesi più modeste, l'industria petrolchimica utilizzerà 17 milioni di barili", ha detto il ministro dell’energia russo Alexander Novak. "La nostra industria è un settore del futuro, perché la società ne ha bisogno e quindi continueremo ad investire in essa", proclama Ben van Beurden, Ceo di Royal Dutch Shell. E non ha torto; ma come nota Igor Sechin, Ceo di Rosneft, gli investimenti nelle esplorazioni e produzioni sono diminuiti nel 2016, e solo nel 2017 si nota una leggera ripresa.

Prezzi e accordo OPEC e non-OPEC

Nell'autunno scorso, grazie agli accordi sulla produzione di petrolio tra i Paesi OPEC e non-OPEC, il prezzo del petrolio si è stabilizzato sopra i 50 dollari al barile. Un prezzo che fa molto comodo ai maggiori produttori di petrolio, inclusa la Russia. Ma nel budget russo per il 2017 come parametro è stato fissato un prezzo di 40 dollari al barile per il Brent, una valutazione conservativa, come dicono alcuni analisti. Ma Igor Sechin pensa che “la tregua” (l'accordo tra OPEC e non-OPEC) non sia destinata a durare troppo, e che sul lungo termine non si riescano a stabilizzare i prezzi. Ad esempio, alcuni Paesi fuori dall'accordo sfruttano questo momento per aumentare le proprie quote: i produttori di shale oil negli USA, ad esempio, sono diventati esportatori con 1,3 milioni di barili al giorno. A maggio la produzione negli USA ha raggiunto il massimo degli ultimi 21 mesi, arrivando a 9,3 milioni di barili al giorno. Ma possiamo citare anche i Paesi OPEC, come la Nigeria, che aumenta la sua produzione di 100 mila di barili al giorno, o la Libia – di 210 mila.  Come sottolineano alcuni esperti (la stima è stata annunciata da Sechin nella sezione del Forum dedicata all’energia) a maggio la produzione OPEC ha superato le quote stabilite a novembre 2016 di 450 mila barili al giorno. Quindi, conclude Sechin, il periodo dei prezzi bassi del petrolio resta stabilizzato per tanto tempo. Con le stime degli analisti a 40-50 dollari, e per alcuni addirittura a 30 dollari al barile. “Ma un lungo periodo con il prezzo a 40 dollari", sottolinea ancora il Ceo di Rosneft, "porta metà della produzione mondiale sotto costo, dal Brasile al Canada, e resisteranno solo Russia, Arabia Saudita e Iran, più alcuni progetti negli USA ed altri Paesi. Questo non sarà di grande aiuto ai consumatori".

Una richiesta di energia sempre maggiore

Soprattutto, quest'anno si nota una ripresa dell'economia in quasi tutto il mondo, con maggior richiesta di energia, a prezzi minori. E gli esperti si chiedono se le rinnovabili avranno prezzi concorrenziali. Certamente lo erano, quando i prezzi del petrolio si attestavano sopra i 100 dollari al barile, e questi prezzi così alti avevano dato un impulso all’industria delle rinnovabili. Ma adesso? Negli ultimi anni il ruolo delle compagnie nazionali sta crescendo in tutto il mondo. Compagnie come Saudi Aramco, Gazprom, NIOC, CNPC, Rosneft, Qatar Petroleum hanno acquisito l'esperienza necessaria circa e esplorazioni anche di progetti difficili, e rafforzano le proprie quote non solo nei rispettivi Paesi, ma anche fuori dai confini, mentre i majors lentamente perdono posizioni. “Noi siamo un'organizzazione commerciale e dobbiamo fare investimenti che sono commerciali, e non c'è dubbio, e credo che sia lo stesso per Total e Shell. Abbiamo strategie che sono flessibili”, dice Robert Dudley, Ceo di BP. E nella loro flessibilità cercano di essere sempre più competitivi. Ma, come nota ancora una volta Igor Sechin, “oggi i principali attori si stanno preparando per aumentare la produzione e si inasprisce la lotta per i mercati. Dobbiamo ammettere che se vogliamo avere nel settore una stabilità di lungo termine, tutti i principali produttori devono partecipare alla regolamentazione della produzione".