Una nuova via tra i ghiacci
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I cambiamenti climatici favoriscono il cosiddetto passaggio a Nord-Est, la rotta marittima dell'Artico che, oltre a rendere disponibili enormi riserve di idrocarburi (il 22% delle riserve mondiali) ridesta l'interesse di diversi paesi per le potenzialità energetiche di quest'area, in primis della Russia

Se osserviamo le carte geografiche, o meglio, se guardiamo il globo, notiamo che quasi la metà delle terre emerse che si affacciano sul Polo Nord è russa. E proprio per la necessità di gestire i suoi enormi territori, il 20% dei quali si trova al di là del Circolo Polare, con solo due milioni di abitanti, la Russia si serviva della via marittima del Nord. Quasi sempre coperta da ghiacci, con possibilità di navigazione per due o tre mesi all’anno, la rotta ha iniziato a funzionare più o meno regolarmente con lo sviluppo della flotta di rompighiaccio nucleari, negli anni '50 del secolo scorso; nel 1986, ancora sotto l’Unione Sovietica, transitavano attraverso questa via 6,46 milioni di tonnellate di diverse merci; poi, con il crollo dell'URSS, il transito ha subito un sensibile calo, scendendo a 1,8 milioni di tonnellate nel 1996. Solo negli ultimi anni il transito, finalmente, ha superato quello dell’era sovietica, attestandosi nel 2016 a 7,27 milioni di tonnellate, in costante crescita. Gli esperti non hanno dubbi, il traffico su questa rotta può arrivare anche a 50 milioni di tonnellate, provenienti soprattutto dal transito internazionale.

"L'Artico garantirà il futuro della Russia"

Rispondendo nel corso della consueta "Linea Diretta" alle domande della popolazione, il presidente russo Vladimir Putin, lo scorso 15 giugno, ha dichiarato: “L'Artico è una regione importante che garantirà il futuro della nostra Russia, ed è possibile affermare con sicurezza che il potere e le capacità della Federazione cresceranno con l'Artico. Entro il 2050, circa il 30% di tutti gli idrocarburi sarà estratto da questa regione. Già oggi abbiamo sviluppato nell’area i nostri progetti più grandi: Novatek sta costruendo un intero impianto nella zona artica, realizzando un'intera città, un aeroporto, un porto. L'estrazione è già iniziata. Così, per quanto riguarda l’Artico, da un punto di vista economico, è estremamente importante sapere se il clima cambierà e se la tendenza rimarrà quella del riscaldamento globale: questo significherebbe che la durata della navigazione della regione artica aumenterà, dagli attuali due mesi a quattro o cinque mesi”. Insomma, a causa dei cambiamenti climatici c'è chi soffre e chi riesce ad ottenere vantaggi, considerando le opportunità commerciali di questa rotta.

Un concorrente di Suez?

Ai tempi dell’URSS la rotta di Nord-Est era praticamente chiusa al traffico internazionale e solo nel 1991, dopo il crollo dell'impero sovietico, la strada marittima è stata aperta alla navigazione. Tuttavia, sono dovuti trascorrere altri 15 anni, con l'inizio dello scioglimento del ghiaccio artico, perché questa via cominciasse ad attirare i player internazionali. Così, nel 2009, due navi commerciali seguirono il percorso tra l'Europa e l'Asia attraverso le acque settentrionali della Russia mentre due anni più tardi, nel 2011, le navi che seguirono questa rotta erano già 34. Le distanze che una nave copre, transitando dall’Europa verso il Giappone o la Cina e passando per la via del Nord. è del 30-50% più breve rispetto al passaggio attraverso il canale di Suez: ad esempio, la distanza percorsa dal porto di Murmansk (Russia) al porto di Yokohama (Giappone) attraverso il canale di Suez è di 12.840 miglia nautiche, mentre la rotta del Nord è in questo caso di sole 5.770 miglia nautiche, meno della metà! Per non parlare del fatto che, sulla rotta del Nord, non avvengono fenomeni di pirateria, né c’è l'ingorgo del canale di Suez (o il pagamento per il transito). Il fatto che, nonostante questo, la via dei ghiacci non è particolarmente frequentata riguarda gli svantaggi di una navigazione che dura comunque pochi mesi all'anno, e che necessita quasi sempre di potenti rompighiaccio per il passaggio, o di navi speciali, come la "Christophe de Margerie",  300m di nave-GNL, che è riuscita ad agosto ad oltrepassare ghiacci di 1,2 metri (ma che è costruita per rompere ghiaccio fino a 2,1 m), transitando senza rompighiaccio da Hammerfest - in Norvegia - e è arrivando 19 giorni dopo a Boryeong, nella Corea del Sud, battendo il record di velocità. La nave ha preso il nome del CEO di Total, scomparso presso l'aeroporto Vnukovo a Mosca.  Attualmente sono in cantiere altre 14 navi simili, progettate appositamente per portare GNL nelle difficili condizioni dell’Artico, per il progetto Yamal LNG.

Idrocarburi sì, ma ad alto prezzo

Novatek, insieme a Total, ai cinesi di CNPC e al Fondo della Via della Seta, fa parte di questo progetto.  La società estrae gas nella penisola di Yamal, la trasforma direttamente sul luogo in GNL e lo trasporta via nave verso i mercati asiatici ed europei. Vi è poi un altro enorme giacimento di gas, Shtokman, nel mare di Barents, scoperto ancora dai russi nel 1981, ma recuperato solo nei primi anni del millennio. Un progetto davvero ampio ed interessante, quando i prezzi del petrolio si attestavano al di sopra dei 100 dollari al barile: molto meno appetibile e remunerativo con prezzi attorno ai 50 dollari. Il progetto, cui partecipava Gazprom con Total e Statoil, è stato quindi rimandato a data da definirsi. La prima bozza di sviluppo di Shtokman includeva la costruzione di uno stabilimento di produzione GNL per il trasferimento del gas sui mercati nordamericani: adesso, con lo sviluppo di shale gas, gli USA vogliono diventare esportatori di gas in Europa e "spostare" il dominio russo in questa area. Il panorama artico è poi segnato da una ulteriore novità: a giugno Rosneft ha scoperto un altro giacimento di petrolio lungo le coste della penisola di Hara-Tumus, sulla baia del mare di Laptev.  La società ha reso noto come, durante il processo di perforazione alla Centrale Olginskaya-1 nella baia del mare di Laptev, sia stato effettuato un triplo carotaggio in profondità, da 2305 fino 2363 metri; ciò ci ha mostrato alta saturazione di petrolio. Sulla base delle prime ricerche, è possibile concludere che si tratti di un nuovo giacimento di petrolio”. Tutto questo significa che l’Artico è pieno di idrocarburi, ma estrarli non è certo facile. Al momento, la rotta marittima del Nord sarà utilizzata per portare gli idrocarburi estratti nell’area soprattutto verso i mercati asiatici. Allo stato attuale i volumi del trasporto sono piuttosto esigui ed è difficile fare concorrenza al canale di Suez, che registra un transito annuo di 18 mila navi.  Ma quando il clima sarà più caldo, tra 10 o 20 anni, la strada del Nord sarà molto più battuta, alternativa che il gigante cinese guarda con grande interesse.