A tutto Gas

A tutto Gas

Gianni Di Giovanni
Condividi

La sicurezza che proviene dal mare. Lo scenario che si staglia all’orizzonte del Mare Nostrum Orientale parla di un potenziale inesplorato di risorse energetiche che attendono solo di essere recuperate per offrire impulso economico ai Paesi che su questo tratto di mare si affacciano e concedere un sospiro di sollievo ad un’Europa all’affannosa ricerca di vie alternative di approvvigionamenti di gas e petrolio. Tanti i giacimenti che per tradursi in opportunità profittevoli richiedono l’azione congiunta di un processo di normalizzazione politica e investimenti finanziari consistenti. Tanti anche i protagonisti in campo, tutti pronti a svolgere al meglio il proprio ruolo per spingere sul pedale dello sviluppo e del dialogo geopolitico costruttivo. Ne è convinto il Presidente di Cipro Nicos Anastasiades, che nella rete di infrastrutture in progetto in questa area del Mediterraneo intravede la fine dell’emarginazione energetica dell’isola, e anche il ministro egiziano del Petrolio e delle Risorse Minerarie Tareq al-Mulla che, alla luce della scoperta del supergiant Zohr, ritiene possibile la trasformazione del proprio Paese “in un fondamentale snodo energetico regionale‘. Un grimaldello energetico che affrancherebbe il Libano, secondo quanto sostiene il ministro dell’Energia Arthur Nazarian, da una dipendenza dalle importazioni di energia che oggi pesa sul Pil nazionale per circa il 10% e consentirebbe ad Israele, stando alle parole del responsabile energetico per il governo di Gerusalemme, Yuval Steinitz, di accedere, insieme a Cipro ed Egitto, a una disponibilità di quasi 400 trilioni di piedi cubi di gas. Una ricchezza “dormiente‘ in profondità che sollecita l’interesse anche di Atene, pronta ad accogliere, come sottolinea il ministro dell’Energia Panos Skourletis, il passaggio di alcune tra le più importanti pipeline in progetto, come il TAP, nella rincorsa a ricoprire il ruolo di hub del gas del Mediterraneo. Un obiettivo che accomuna il Paese di Omero alla confinante Turchia che, per voce del Presidente del Comitato Nazionale turco del WEC, Hasan Murat Mercan, rivendica una funzione chiave in questo scacchiere. Il primo interlocutore commerciale per il gas mediterraneo è sicuramente l’Unione europea che, parlando per voce del Vice-presidente della Commissione Europea per l’Unione dell’Energia, Maros Sefcovic, plaude alla tempestività delle nuove scoperte e sottolinea come questa situazione possa configurarsi come un’opportunità formato “win-win‘ non solo sotto l’aspetto economico ed energetico, ma soprattutto di stabilità politica. Una visione allettante, nel suo complesso, che paga tuttora l’incertezza che pesa sui progetti infrastrutturali, dal congelamento dei più “capienti‘ South Stream e Turkish Stream alle opzioni del TAP e EastMed, mentre avanza sempre più la mozione di estendere la rete di trasporto Gnl attraverso lo sviluppo di nuovi terminal in tutti i Paesi interessati. Un fermento che invita a sperare in un esito positivo dei colloqui avviati, in un’area storicamente percorsa, come documenta l’articolo dello storico Franco Cardini, da scorrerie ideologiche e religiose, nella ricerca di un equilibrio che oggi sembra a portata di accordo.


Leggi Oil 31