Turchia tra adesione all'Ue e il congelamento del South Stream

Turchia tra adesione all'Ue e il congelamento del South Stream

Giuseppe Acconcia | Giornalista specializzato in Medio Oriente
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Ankara si destreggia su più fronti: dopo l'accordo con L'Unione europea sul flusso dei migranti e il commercio, rimane aperta la questione della crisi diplomatica con la Russia che ha avuto ripercussioni anche sui progetti energetici

Il 29 novembre 2015 è stato adottato il piano di azione comune tra Turchia e Unione europea per affrontare la questione dei flussi migratori. Con l'approvazione dell'accordo congiunto con il Paese si è anche concretizzato l'impegno a rilanciare il processo di adesione di Ankara alla Ue che fin qui aveva trovato non pochi ostacoli.
Le parti hanno deciso di procedere con l'apertura, già nei colloqui del 14 dicembre scorso, del capitolo 17 (relativo alla politica economica e monetaria) e stabilito di discutere in seguito il capitolo 33 (dedicato alle disposizioni finanziarie e di bilancio) durante la presidenza olandese dell'Ue. La Commissione presenterà in questo senso una proposta nelle prossime settimane che potrebbe accelerare il processo di adesione turco all'Ue nonostante le resistenze di molti tra i Paesi membri.
Tuttavia, il governo turco continua a dover fronteggiare le ripercussioni per le misure commerciali, adottate da Mosca, in seguito all'abbattimento del Sukhoi russo Su-24 nello scorso autunno e al congelamento del progetto South Stream.

 

Accordo commerciale con l'Ue e crisi russo-turca

In seguito ai colloqui tra autorità turche e Ue, lo scorso febbraio l'Unione europea ha dato il via libera al fondo per 3 miliardi di euro (un miliardo viene da fondi comunitari, 2 miliardi dagli Stati membri) affinché la Turchia possa gestire l'aumento dei flussi di profughi, in seguito all'inasprimento del conflitto in Siria.
Parallelamente, Ankara è stata costretta da mesi ad affrontare la crisi diplomatica con il governo russo che ha avuto effetti significativi sulla politica economica del governo di Ahmet Davutoglu. Mosca ha ripetutamente accusato le autorità turche di non fare abbastanza per controllare finanziamenti e armamenti diretti allo Stato islamico (Isis) attraverso la penisola anatolica.
E così, sono ormai decine gli imprenditori turchi che hanno congelato i loro affari in Russia. Non solo, l’agenzia per la tutela dei consumatori russa ha predisposto il ritiro di tonnellate di prodotti provenienti dalla Turchia, considerati a rischio. E ha introdotto controlli severi sui prodotti agricoli turchi. Mentre le autorità della Crimea hanno congelato decine di progetti di investimento turchi nel Mar Nero per un valore totale di mezzo miliardo di dollari. Le restrizioni hanno riguardato anche i progetti per il gasdotto Turkish Stream e per la centrale nucleare di Akkuiu, che per il momento risultano congelati. Le autorità russe sarebbero intenzionate a procedere invece con il progetto North Stream (che dovrebbe essere in funzione a partire dal 2019), nonostante le resistenze di alcuni Paesi europei.
Tuttavia, le priorità delle autorità turche in politica estera potrebbero essere altre. "La priorità per Erdogan è consolidare le sue alleanze con Qatar, Arabia Saudita, Stati Uniti e Azerbaijan", ha spiegato ad Abo, Emel Kurma, dirigente del think tank Helsinky Citizens Assembly.

 

Il controllo sui flussi migratori

È vero che il premier Davutoglu e il presidente turco Recep Tayyip Erdogan hanno salutato con soddisfazione la firma dell'accordo con l'Ue sottolineando che "permetterà di non trasformare il mar Egeo in un cimitero per migranti". Secondo l'intesa tra Bruxelles e Ankara, tutti i "migranti irregolari" sbarcati dal 20 marzo scorso in Grecia saranno riportati in Turchia. Per ogni rifugiato siriano rinviato in Turchia, un altro verrà trasferito verso un Paese dell’Unione europea.
Tuttavia, l’Agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati (Unhcr) ha espresso preoccupazione sul rispetto delle procedure per il trasferimento dei profughi, in riferimento all'applicazione solo parziale della Convenzione di Ginevra del 1951 sui rifugiati da parte di Ankara. La Turchia ha cominciato a costruire 2 centri per i siriani e altri migranti che rientreranno nel Paese dalla Grecia in base all’accordo con l'Ue: a Cesme, nella provincia di Izmir, e a Dikili, di fronte all'isola di Lesbo. Sarebbero circa 2 milioni i profughi siriani nel Paese. L'ampia presenza di migranti, spesso non registrati, ha rafforzato non poco i partiti ultra-nazionalisti locali.
Secondo il docente di Storia del Medio Oriente dell'Università di Londra (Birkbeck), Sami Zubaida, questa intesa non avvicina necessariamente l'ingresso di Ankara nell'Ue. "È soprattutto da valutare l'efficacia del sistema dei visti in un contesto in cui il processo di adesione di Ankara nell'Ue resta ancora remoto", ha spiegato ad Abo.

L'accordo tra Turchia e Unione europea, appena entrato in vigore, ha come primo scopo quello di controllare i flussi migratori, soprattutto di profughi siriani, diretti verso l'Europa. Può essere utilizzato dal governo turco per bilanciare sia la lunga fase di instabilità politica interna sia la crisi con le autorità russe in riferimento alla gestione del conflitto in Siria. Tuttavia, non è detto che acceleri di fatto il processo di adesione di Ankara alla Ue. Il governo turco sta per questo motivo guardando verso est e progettando in particolare di estendere i suoi interessi nel Golfo con la costruzione di una base militare in Qatar che dovrebbe essere attiva entro 2 anni.