Mongolia: una miniera di risorse inesplorate

Mongolia: una miniera di risorse inesplorate

Paul Sullivan | Professore, NDU. Georgetown NCUSAR
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La Mongolia detiene un'enorme potenziale nel sottosuolo, tra carbone, uranio, oro, zinco ma anche petrolio. Solo con lo sfruttamento intensivo delle miniere il Paese potrebbe elevare del 25% il livello attuale del proprio Pil. Ma il calo dei prezzi delle materie prime e l'influenza economica di Russia e Cina impediscono ancora la ripresa

Enormi riserve combinate di carbone, uranio, terre rare, rame, oro, zinco, petrolio, argento e altro ancora giacciono sotto i piedi della popolazione mongola, per lo più non ancora sfruttate. La Mongolia possiede circa il 10% delle riserve di carbone conosciute al mondo, oltre al coke di miglior qualità del pianeta. La sola miniera di Tavan Tolgoi potrebbe contenere 7,4 miliardi di tonnellate di carbone. Le riserve di uranio della Mongolia collocano il Paese all'11o posto nel mondo, subito dopo la Cina. Oltre a contenere vaste riserve d'oro, la miniera di Oyu Tolgoi potrebbe rientrare tra le prime tre miniere di rame al mondo. Alcuni ritengono che quando raggiungerà l'apice della propria produzione, Oyu Tolgoi potrebbe arrivare a produrre abbastanza minerali da eguagliare il 25-30% del PIL del Paese. La lista delle miniere e del loro valore raggiunge cifre da capogiro, specialmente se si pensa al fatto che gran parte di queste risorse siano ancora inutilizzate o da scoprire.

Un patrimonio che aspetta di essere utilizzato

Se si considerano i ricavi che si potrebbero ottenere attraverso un tale patrimonio sotterraneo, il valore delle riserve minerarie della Mongolia potrebbe raggiungere ben 1 trilione di dollari. Il tutto, per un paese di soli 3 milioni di persone. La popolazione mongola vive letteralmente sopra una miniera d'oro, che potrebbe rappresentare un futuro prosperoso per il Paese, se i ricavi da essa ottenuti fossero gestiti in modo appropriato. Durante gli anni del boom economico, quando i prezzi delle materie prime erano alle stelle, la Mongolia è stata ribattezzata Mine-golia ["mine", in inglese miniera]. Il tasso di crescita del suo PIL era a due cifre. Negli anni 2011-2012, si sarebbe potuto parlare della crescita economica più veloce al mondo, con il PIL in aumento del 17%. La Mongolia dettò persino l'aumento dei prezzi delle materie prime. Sfortunatamente per la sua popolazione, però, ne dettò anche il crollo a causa degli enormi debiti accumulati. Nel 2005, il suo debito estero era pari a circa il 50% del suo PIL, eppure la situazione era ancora gestibile. Sebbene negli anni a seguire questa percentuale si sia abbassata notevolmente, dal 2012 il debito esterno è cresciuto fino a raggiungere il 120% e attualmente sfiora circa il 200% del PIL. La ricchezza futura del Paese è stata ipotecata in cambio di un rapido sviluppo economico. Quest'anno, il tasso di crescita del suo PIL potrebbe risultare inferiore all'1%; inoltre, la Mongolia dovrà far fronte a enormi debiti entro l'inizio del 2017. Il Paese ha persino chiesto aiuto al Fondo Monetario Internazionale. La Cina si è fatta avanti per offrire il proprio sostegno, ma Ulaan Baatar si è dimostrata restia ad accettare i fondi cinesi, poiché Pechino potrebbe chiedere in cambio un prezzo molto più elevato dei miliardi ancora da restituire.

La Mongolia possiede circa il 10% delle riserve di carbone conosciute al mondo, oltre al coke di miglior qualità del pianeta. La sola miniera di Tavan Tolgoi potrebbe contenere 7,4 miliardi di tonnellate di carbone

Un'economia che tenta la ripresa

La scorsa estate, la moneta mongola è crollata del 14%. Il Tughrik era già in ribasso da qualche tempo, ma il recente crollo è stato un vero e proprio campanello d'allarme. La risposta della Banca Centrale della Mongolia è consistita nell'alzare il tasso interbancario overnight di 450 punti base in una sola volta, nell'agosto 2016. Si tratta di uno degli aumenti dei tassi di interesse più alti registrati in un'unica soluzione della storia moderna, che è servito, almeno per il momento, a bloccare la discesa della valuta. (Recentemente la moneta ha riacquistato potere grazie all'aumento dei prezzi di alcuni minerali e alla risoluzione di alcuni casi giudiziari, tra le altre cose).
Tuttavia, un così repentino aumento dei tassi di interesse può rallentare ulteriormente l'economia e accrescere i livelli già elevati di disoccupazione e sottoccupazione. Nel corso degli ultimi anni l'inflazione è diminuita e sembra essere attualmente sotto controllo. Il tenore di vita del cittadino medio ha però subito un declino dovuto al rallentamento dell'economia nel suo complesso e, in particolare, al calo del volume e del valore delle esportazioni osservato negli ultimi anni. Tale situazione è da imputare, in buona parte, al calo dei prezzi di molti minerali registrato nel 2012, ma anche al rallentamento dell'economia cinese e alla riduzione della domanda delle materie prime minerarie della Mongolia da parte della Cina. Gli investimenti diretti esteri sono diminuiti, poiché l'attrattiva delle emissioni obbligazionarie della Mongolia è scemata velocemente. I tanto necessari investimenti esteri hanno subito un rallentamento, che si spera solo temporaneo, causato da alcuni cambiamenti nelle normative che li interessano e da battaglie legali riguardanti determinati investimenti minerari. Le controversie di maggior rilevanza pubblica (ed economica) sono state quelle relative alle miniere di Oyu Tolgoi e Tavan Tolgoi. L'industria mineraria è spesso legata alla politica. Quando un paese possiede riserve minerarie di tale entità, il settore minerario di per sé assume una forte rilevanza politica.

Gli occhi degli investitori sul sottosuolo

La Mongolia diffida del controllo estero sul proprio patrimonio sotterraneo, vale a dire, sulla gran parte delle sue risorse. Tuttavia, vuole e necessita maggiori investimenti esteri. Il Paese sta lottando per ottenerli senza però accettare di cedere le proprie risorse a investitori provenienti da altri paesi. Si tratta di un difficile compromesso politico. Molti investitori si sono lasciati spaventare, ma la potenziale ricchezza del terreno della Mongolia è troppo importante per allontanare del tutto quelli più esperti e sofisticati. Nonostante i rischi legati alla politica, alle normative e alla moneta, le risorse presenti nel terreno sono davvero molte per essere lasciate alla mercé di altri. Questo genere di investitori ha le tasche molto profonde ed è in grado di pianificare una strategia di superamento di eventuali tempeste politiche ed economiche in vista di un guadagno a lungo termine. La multinazionale Rio Tinto è uno di loro, ma anche la Cina tiene sott'occhio queste risorse. Alcuni investitori esteri sono stati condannati per evasione fiscale e altre questioni finanziarie. Molti investimenti hanno subito battute d’arresto o, addirittura, un vero e proprio blocco a causa di controversie sulla ripartizione dei guadagni con il governo. Tali eventi hanno scoraggiato molti possibili investitori che ancora faticano a comprendere come, in Mongolia, le risorse presenti nel territorio appartengono di fatto alla popolazione mongola e che dovranno quindi affrontare l'intero Paese e il suo popolo, rispettandone i sistemi giuridici, economici e politici. Tuttavia, Ulaan Baatar potrebbe stabilire un modo più produttivo ed efficace per gestire gli investimenti esteri e la presenza di investitori stranieri nel lungo termine. Il governo mongolo ha comunque il compito di osservare come la popolazione percepisce i vantaggi derivanti dallo sviluppo del patrimonio minerario. La politica dell'estrazione mineraria, in Mongolia, è davvero complessa.

Le conseguenze del clima sull'industria mineraria

Circa il 30% della popolazione mongola si trova al di sotto della soglia di povertà nazionale e il fenomeno è in aumento. Anche la disoccupazione sta crescendo da quando l'economia è precipitata in seguito al boom delle materie prime. La popolazione mongola è stata colpita da un numero crescente di disastri naturali chiamati dzud, caratterizzati da un drastico abbassamento delle temperature e da tali nevicate da provocare la morte del bestiame nei campi. Durante alcuni terribili inverni, nei primi anni 2000, nel settore della pastorizia si registrò una percentuale talmente elevata di bestiame morto da spingere centinaia di migliaia di allevatori, ormai diventati indigenti, a spostarsi verso la capitale, Ulan Baator. Questo fenomeno migratorio li ha portati, nella maggior parte dei casi, alla povertà, avendo perso i propri mezzi di sostentamento precedenti. Tale fenomeno ha provocato ulteriori problemi di bilancio al governo mongolo. Le persone che vivono nelle yurte, le caratteristiche tende a pianta rotonda, sulle colline intorno a Ulan Baator cucinano e riscaldano i propri alloggi usando principalmente il carbone. Per questo motivo l'aria che si respira intorno alla città è la peggiore del mondo nei periodi più freddi dell'anno, come a febbraio, quando le temperature scendono fino a -20 oC, con picchi di -30 oC in alcune zone della Mongolia, e si alzano dei venti molto forti, tipici dei mesi freddi. Gli dzud sono una versione estrema di questa combinazione di temperature e vento, a cui si aggiungono a volte nevicate intense e incontrollate. Il clima e i suoi effetti influiscono sulle politiche riguardanti l'industria mineraria, poiché la popolazione chiede molto di più da questa risorsa.

Il rapporto commerciale con Cina e Russia

Circa il 90% delle esportazioni della Mongolia riguardano prodotti minerari. Più o meno l'80% di queste esportazioni sono destinate alla Cina. La presenza di percorsi di esportazione limitati per la Mongolia fa sì che la Cina comprima al massimo i prezzi delle esportazioni mongole ad essa destinate. Per questa ragione spesso la Mongolia è stata costretta ad accontentarsi di prezzi di gran lunga inferiori a quelli del mercato internazionale per le sue esportazioni destinate al mercato cinese. Inoltre, l'economia cinese ha subito un rallentamento e la sua necessità di importare carbone e altri minerali dalla Mongolia è diminuita in modo repentino. Ciò ha contribuito a impoverire ulteriormente l'economia mongola, basata in gran parte sugli scambi commerciali con Pechino. La Cina e la Russia hanno spesso impedito lo sviluppo da parte della Mongolia di vie alternative per le proprie esportazioni. Tuttavia, recentemente, questi due Paesi hanno sottoscritto un accordo con la Mongolia per lo sviluppo di nuovi collegamenti all'interno del corridoio economico Cina-Mongolia-Russia, nell'ambito del progetto "La nuova via della seta" voluto da Pechino, che vincolerà molti esportatori di risorse e materie prime e molti mercati di esportazione alla Cina. Un'impresa da 4 trilioni di dollari che potrebbe portare alla creazione del più vasto impero economico che il mondo abbia mai visto, con al centro la Cina. Se è vero che la Mongolia potrebbe trarre vantaggio da questo accordo, molti mongoli si chiedono quale sarà il prezzo da pagare. Osservando la cartina geografica, si può notare come la Mongolia sia schiacciata tra la Russia e la Cina. I due Paesi si sono serviti di questa predominanza geografica per "costringere" la Mongolia sulla propria linea geopolitica; basti pensare che il 30% del PIL della Mongolia proviene dalle esportazioni destinate al mercato cinese. Inoltre, la Mongolia dipende dalla Russia e dalla Cina per oltre il 50% delle importazioni e molte di quelle indirette, provenienti da altri Paesi, devono attraversare questi territori con la conseguente applicazione dei dazi. Per le due potenze, trarre profitto dalla Mongolia è stato più semplice che mettere politicamente in riga il pensiero "indipendente" della sua popolazione. Il popolo mongolo vanta una storia lunga e profonda, e ne è consapevole. Infatti, esistono molte ragioni storiche, oltre che attuali, alla base dell'inimicizia tra la Mongolia e i suoi giganteschi e potenti vicini di casa. Il Paese considera gli Stati Uniti un "Terzo Vicino", in grado di contrastare sia il potere russo che quello cinese. Ovviamente, la Russia e la Cina tentano di contrastare questa alleanza in molteplici modi. La Mongolia si sta rivolgendo anche al Giappone e ad altre potenze economiche per cercare di diversificare il proprio mercato e superare la sua vulnerabilità politica ed economica.

Puntare sull'innovazione per uscire dalla crisi

La forza della Mongolia risiede nell'enorme patrimonio minerario presente nel territorio, ma anche nella sua popolazione, se l'istruzione, la formazione e gli investimenti verranno distribuiti in modo appropriato. Ridurre la povertà, la disoccupazione e la sottoccupazione è assolutamente possibile per un Paese che possiede una tale ricchezza mineraria. La Mongolia può usare il proprio patrimonio minerario per sviluppare industrie a valore aggiunto per il futuro della sua popolazione. Può inoltre investire la ricchezza del sottosuolo in un miglior sviluppo umano e una maggior sicurezza per la propria gente. Allo stesso tempo, però, la Mongolia deve portare avanti le proprie azioni politiche e legali. Deve ridurre la corruzione. Deve svincolarsi dalla sua enorme dipendenza dalla Cina. Deve trovare un modo per evadere dalla tirannia geografica che la schiaccia tra Russia e Cina.
Ci sono diverse ombre che incombono sul futuro della Mongolia. Ma ci sono anche molti sprazzi di luce, tra cui i recenti aumenti dei prezzi del coke (se perdureranno nel lungo periodo) e la probabilità che i prezzi di altre materie prime inizino a risalire. Come per il petrolio, la soluzione per elevare i prezzi del carbone, dell'oro e del rame è appunto quella di abbassare i prezzi stessi. Il calo dei prezzi induce a una riduzione degli investimenti nel settore minerario il quale a sua volta getta le fondamenta per il futuro boom dei prezzi delle materie prime. L'elasticità dell'offerta di materie prime a breve termine si disperde se vengono a mancare gli investimenti presenti e futuri nel settore minerario. Quando la domanda aumenta, l'offerta non è in grado di fornire abbastanza prodotti da contenere la crescita dei prezzi: è in questo modo che si entra nei successivi cicli di aumento e diminuzione delle quotazioni. Per molti versi la Mongolia è alla mercé dei mercati mondiali delle materie prime, con le ulteriori restrizioni imposte dal predominio della Cina sui suoi mercati di esportazione. La Mongolia deve quindi diversificare sia i mercati che l’economia. Deve, per prima cosa, liberarsi del debito e dai problemi che rallentano la sua crescita a breve termine e, in seguito, affrontare a testa alta la sfida dello sviluppo umano ed economico a lungo termine. Nutro forti speranze per la Mongolia, ma potrebbe volerci del tempo per riuscire a dare concreta attuazione al proprio potenziale, che a questo punto ha acquisito un valore sempre più elevato tanto per la sua economia quanto per la sua popolazione.

**Tutte le opinioni riportate sono espresse dal professor Sullivan a titolo personale