Marco Polo in chiave globalizzata

Marco Polo in chiave globalizzata

Paul Sullivan | Professore, NDU. Georgetown NCUSAR
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La riproposizione di una moderna Via della Seta, consentirà a Pechino di migliorare i sistemi di approvvigionamento di petrolio e gas e di consolidare l'influenza geopolitica globale

Il progetto OBOR, “One Belt One Road”, ovvero la Nuova Via della Seta, è un’impresa colossale, sollecitata principalmente dalla Cina, che coinvolge enormi investimenti in svariati settori, come quello idrico, quello energetico, dei trasporti, delle comunicazioni e delle infrastrutture. Si tratta di un’iniziativa che sta cambiando il volto, l’economia e anche la politica di molti Paesi, non solo in Asia, ma anche in America Latina, in Africa e in Europa, nonostante le zone interessate siano soprattutto l’Asia meridionale, sudorientale e centrale. Il suo impatto sarà risentito perfino in Nord America, Australia e nel bacino del Pacifico. In effetti, se le cose vanno come previsto, se ci sarà denaro a sufficienza per completare, mantenere e sviluppare i progetti OBOR e se la situazione della politica interna della Cina e dei Paesi su cui si concentrano i maggiori investimenti non si deteriora, saranno probabilmente molto poche le zone del mondo ad esserne immuni dal grande piano cinese. Ma quello dell’OBOR è un concetto piuttosto elastico, e stabilire se un progetto ne faccia parte o meno può rivelarsi talvolta un’impresa complessa. Alcune realizzazioni hanno già subìto battute d’arresto o sono state addirittura interrotte a causa dell’avversione nei confronti della Cina da parte di alcuni Paesi, o a ragione dello scarso numero di operatori locali assunti per la realizzazione dei lavori. In alcuni Paesi sono state avanzate numerose rimostranze a fronte della scarsa qualità dei lavori svolti soprattutto nei settori dell’energia e delle infrastrutture di primaria importanza. Questi episodi non hanno di certo facilitato le relazioni tra governi e popolazioni locali e i vertici di Pechino, insieme alle aziende da esso incaricate per l’esecuzione dei progetti. Insomma, quando si parla di OBOR non è proprio tutto rose e fiori, anche se, in realtà, enormi cambiamenti sono in corso a livello globale e alcuni di questi sono positivi.

Una rivincita dopo il "secolo dell'umiliazione"

Perché la Cina si è lanciata in questa impresa? I motivi sono numerosi, alcuni noti, mentre molti rimangono nell’ombra e, credo, vi rimarranno a lungo. Dal punto di vista psicologico, Pechino desidera riprendersi dal cosiddetto “secolo dell’umiliazione”, quando il Paese era controllato e sfruttato dalle potenze occidentali e dal Giappone. Nel lontano passato, quella cinese è stata in alcuni frangenti una delle economie più fiorenti e sviluppate del pianeta, insieme all’area che oggi corrisponde all’India. Per questo, considerata la posizione di supremazia occupata nell’antichità, molti in Cina ritengono che il recente ritorno del paese ai primi posti delle classifiche mondiali in termini, ad esempio, di economia, tecnologia ed energia, sia quanto mai giustificato. D’altra parte, il nome Cina, nella lingua locale, è Zhong Guo, ovvero il “Regno di Mezzo”. In effetti, in passato, i cinesi ritenevano di essere al centro del pianeta, circondati da stati barbari. Ritenevano quindi importante governare la propria area centrale, mentre il resto sarebbe venuto in seguito. La storia ha dimostrato che la situazione era molto più complessa, basti pensare alla conquista della Cina da parte dei mongoli e al secolo dell’umiliazione, nonché alle lotte intestine e ad altri motivi di debolezza, come la guerra civile che condusse alla creazione della Repubblica Popolare Cinese. Ma i cinesi sono determinati a riconquistare quello che ritenevano fosse, per diritto, il loro posto nel mondo. Anche se altri potrebbero pensarla diversamente. Negli ultimi anni, l’economia cinese è rallentata. Il suo saldo commerciale non è più ai livelli raggiunti negli anni più vertiginosi, in seguito all’ingresso di Pechino nell’Organizzazione Mondiale del Commercio, nel 2001. In alcuni settori, che dovrebbero svolgere un ruolo di primo piano all’interno dell’OBOR, come quello energetico, si registra un considerevole eccesso di capacità e lo stesso vale per il settore del trasporto merci, dei cavi d’acciaio e dell’edilizia. Le società di consulenza e di ingegneria cinesi, che si sono costituite durante l’avanzata economica dei primi anni 2000, hanno necessità di espandersi sempre più a livello internazionale. Ogni anno la popolazione cinese cresce di circa 13 milioni di unità e ogni anno è necessario creare milioni di nuovi posti di lavoro. Con il rallentamento registrato dall’economia, ciò è diventato però più difficile rispetto al recente passato. Inoltre, in Cina ci sono alcune regioni insubordinate, come, ad esempio, quella di Xianjiang, a nord-ovest, abitata principalmente dagli Uiguri, mentre la provincia di Yunnan, a sud, è una delle regioni più povere del Paese. Pechino spera di sviluppare queste due zone, insieme ad altre che ritiene vitali per la propria economia e per la sicurezza nazionale, collegandole, dal punto di vista economico e infrastrutturale, alle regioni limitrofe. Per la regione di Xianjiang si tratta dell’Asia centrale, con le sue vaste riserve minerarie ed energetiche, la capacità installata di energia eolica e solare e molti dei Paesi dell’area ancora bisognosi di sviluppo economico e di ricchezza. La Cina desidera collegare la Mongolia Interna, Gansu e Heilongjiang con gli stati a nord e a ovest, per realizzare un piano economico a livello nazionale e inter-regionale che affianchi queste regioni. Per la regione di Yunnan lo sbocco naturale e il Sud-Est asiatico, in particolare Myanmar e Laos. In Vietnam la situazione è più complicata per via dei pregressi rapporti tra i due Paesi e alcune dispute riguardanti il Mar Cinese Meridionale. È plausibile, inoltre, mettere in connessione il progetto OBOR con quanto avviene nel Mar Cinese Meridionale e nel Mar Cinese Orientale, dato che la maggior parte del commercio cinese attraversa questi bacini.

Un piano inedito nella storia del commercio moderno

Parte del progetto OBOR si dirama via terra, parte via mare. Entrambi i percorsi si estendono ben oltre i confini, le terre e i mari in prossimità della Cina, sviluppandosi dalle estremità del paese, e prossimi a modificare l’assetto geo-politico e geo-economico del mondo per un lungo periodo. Saranno ben pochi i Paesi non coinvolti da quello che alcuni descrivono, e non a torto, come il più grande progetto infrastrutturale, commerciale e di diplomazia pubblica mai concepito. La reazione degli USA nei confronti dell’OBOR è stata generalmente blanda, se non addirittura controproducente. Il ritiro degli Stati Uniti dal Partenariato Trans-Pacifico (TTP) ha costituito un’enorme vittoria per la Cina e una grande perdita di prestigio e di influenza strategica per gli USA. Il TTP non avrebbe migliorato considerevolmente il saldo commerciale o i livelli di occupazione negli USA, ma costituiva, più che altro, un documento strategico che avrebbe permesso a Washington di avere maggior voce in capitolo su molti aspetti del commercio nel bacino del Pacifico. Ciò avrebbe inoltre significato acquisire maggiore peso rispetto ad altre questioni che riguardano un’area cruciale, detentrice di oltre il 40 percento del PIL mondiale e che include alcune delle regioni del mondo a più elevato tasso di crescita economica. Le autorità di Pechino hanno dato vita, di recente, alla Banca Asiatica d’Investimento per le Infrastrutture (AIIB), di cui fanno attualmente parte 80 Paesi, molti dei quali non asiatici. I cinesi hanno anche istituito il Fondo per la Via della Seta, la colossale EXIM Bank, la Banca di Sviluppo Cinese e altre imponenti istituzioni finanziarie che in passato hanno aiutato il Paese ad espandersi, ma che ora saranno probabilmente decisive per la realizzazione dell’OBOR. La Banca Mondiale e l’FMI potrebbero diventare istituzioni del passato se la Cina dovesse uscirne e il mondo dovesse capire che queste due organizzazioni non sono in grado di stare al passo con i cambiamenti globali. I cinesi stanno creando nuove organizzazioni internazionali dedicate a commercio, investimenti e, addirittura, a nuove infrastrutture e accordi di sicurezza, come l’Organizzazione per la Cooperazione, sviluppatasi a partire dal Gruppo di Shanghai. Così come il progetto OBOR è nato da premesse commerciali e di investimento, l’Organizzazione è passata da una dimensione regionale e circoscritta a una di più ampio respiro, che comprende Paesi in Medio Oriente, Asia meridionale, occidentale e centrale, e in Russia. Se si considera l’aumento consistente dei budget cinesi destinati ai settori di difesa e sicurezza, l’espansione e lo sviluppo di nuove organizzazioni economiche internazionali strategiche, nonché il grande progetto OBOR e i piani che vi sono annessi, è facile concludere come la colossale impalcatura cinese di potere e influenza globale sia di là dal concludersi a breve, anche se sta mutando direzione e obiettivi, e costituirà in futuro una sfida ancora maggiore per USA, Giappone, Corea del Sud e Europa, più di quanto non lo sia stata finora. L’influenza geo-strategica e geo-economica della Cina si sta potentemente diramando, mentre gli USA continuano a isolarsi, senza prendere in considerazione gli effetti che una siffatta espansione cinese può avere a livello mondiale. Ciò dovrebbe rappresentare una fonte di preoccupazione per tutti noi. È giunto il momento che Stati Uniti, Giappone e molti altri soggetti internazionali aprano gli occhi e si rendano conto di ciò che l’OBOR e le altre iniziative potranno significare per loro. Il Giappone è in competizione con la Cina per il finanziamento di progetti energetici e infrastrutturali in molte parti del globo, ma si trova spesso in posizione di inferiorità, in quanto Pechino può contare su un’economia in crescita e su un’influenza diplomatica e militare in espansione in molte parti del mondo, processo con cui il Giappone non può stare al passo. Ciò sta avvenendo anche in paesi vicini al Giappone, come il Vietnam. Attualmente il Dipartimento di Stato americano è in tumulto e invece di aumentare il personale sta effettuando tagli, mentre la Cina rafforza la propria potenza diplomatica mondiale. I tagli statunitensi non hanno risparmiato neppure la USAID, l’Agenzia degli Stati Uniti per lo Sviluppo Internazionale. Altre istituzioni di Washington sembrano in uno stato di prostrazione, e non solo in termini di finanziamenti. Così, mentre gli USA indeboliscono la propria diplomazia e le proprie istituzioni di supporto, la potenza cinese rafforza le proprie. La Cina sta ampliando la propria influenza in termini di risorse, collegando la propria economia e la propria popolazione a risorse di livello globale. Il Dragone sta inoltre sviluppando la propria influenza in termini energetici, collegandosi a risorse energetiche in molte parti del globo attraverso la vendita, la costruzione e la gestione di impianti, infrastrutture e tecnologie energetiche in tutto il mondo.

L'evoluzione di un progetto dai mille risvolti

In un breve articolo come questo non è possibile elencare tutti i progetti OBOR in corso, in programma o presi in considerazione. Il sito web dell’AIIB ne riporta una lista non esaustiva, ed è solo l’inizio. L’iniziativa OBOR si concentra sul settore energetico dell’Asia centrale per la produzione di uranio e per la produzione, trasmissione e distribuzione di elettricità (che sarà prodotta a partire da petrolio, gas, carbone, ma anche, ad esempio, da fonte solare, eolica e idroelettrica). Il gas naturale e il petrolio svolgono un ruolo fondamentale, in particolare il petrolio kazako e il gas turkmeno, almeno finora. In alcuni casi i flussi dei progetti energetici vanno dall’Asia centrale verso la Cina, in altri nella direzione opposta. Le vie ferroviarie, stradali e aree che vengono realizzate con gli stati dell’Asia centrale sono anch’esse legate al settore energetico, in quanto gli impianti, le persone e l’energia stessa deve poter beneficiare di un efficiente sistema di trasporto. Le vie aree permettono non solo di migliorare il trasferimento di competenze essenziali e di alcune tecnologie energetiche, ma anche di migliorare le comunicazioni. In alcune zone dell’Asia centrale, la Cina sta anche potenziando le reti di telecomunicazione, ad esempio i ripetitori e le reti mobili.

I sistemi energetici risiedono all’interno di sistemi che a loro volta sono collegati ad ulteriori reti, e i cinesi lo sanno bene. Lo sviluppo, da parte della Cina, dei sistemi energetici nell’Asia centrale si ripercuote anche sullo sviluppo di altre infrastrutture, come i trasporti, le telecomunicazioni, ma anche le reti idriche, quelle finanziarie ed amministrative, e così via. Grazie agli sviluppi energetici, molti di questi Paesi dell’Asia centrale saranno in grado di migliorare la propria situazione infrastrutturale, ma, in fin dei conti, lo dovranno alla Cina. Ciò potrebbe produrre una, seppur parziale, perdita di autonomia rispetto ad alcuni progetti e politiche nazionali e internazionali. La Cina non sta facendo tutto questo per puro altruismo, e neppure solo per trarne profitto. Molti degli investimenti effettuati in Asia centrale, legati al progetto OBOR, sono il frutto di freddi calcoli strategici, nei quali si intrecciano diversi aspetti, tra cui quello militare e diplomatico.  La “March West” (Marcia verso l’occidente) della Cina attraverso l’Asia centrale, e oltre, contiene, per molti versi, anche finalità antiterroriche e, al contempo, di sviluppo economico ed energetico. Le città di Khorgas e Kashgar, in Cina, non sono state scelte per le loro straordinarie infrastrutture e amministrazioni, ma per l’influenza che il loro sviluppo potrebbe avere sulla riduzione della pressione alla base dell’estremismo nel nord-ovest e nelle regioni limitrofe. La Strada del Karakorum, che collega il Pakistan alla Cina attraversando enormi montagne, non è solo un’incredibile opera ingegneristica: insieme alle altre infrastrutture stradali, oleodotti e gasdotti, impianti idroelettrici ed energetici, il porto di Gwadar, ecc., queste strutture sono finalizzate al potenziamento di commerci, investimenti e relazioni tra la Cina e il suo difficile partner, il Pakistan. Il corridoio economico Cina-Pakistan rappresenta un accordo fondamentale per l’area e lo diventerà anche a livello globale, se si dimostrerà funzionale e cambierà alcuni degli equilibri e degli squilibri politici ed economici all’interno dello stesso Pakistan e di alcuni dei Paesi a lui vicini. La presenza della Cina in questo territorio è inoltre finalizzata allo sviluppo delle aree che presentano problemi di insubordinazione nel Sudest del Paese, nonché nelle zone pericolose del Pakistan. I progetti energetici, e quelli ad essi collegati, che Pechino sta realizzando in Pakistan sono volti ad avvicinare maggiormente le due nazioni per controbilanciare il potere dell’India nella regione. Tali iniziative costituiscono inoltre un affronto agli USA. Il porto di Guadar, in Pakistan, permette di collegare maggiormente la Cina ai Paesi del Golfo ricchi di petrolio e di risorse di gas, come Iraq e Oman, accogliendo grandi navi per il trasporto di LNG e petroliere che potrebbero rilasciare i propri carichi in strutture di stoccaggio costruite dalla Cina, per poi inviare queste risorse energetiche a nord, in alcune regioni dello stesso Pakistan, ma anche in Cina. Ciò fornirebbe al Dragone una nuova rotta per bypassare lo Stretto di Malacca, dal quale transita circa l’80 percento delle importazioni di energia della Cina. Anche gli oleodotti e i gasdotti relativamente nuovi e i porti per il trasporto di energia del Myanmar sono stati realizzati dalla Cina per aggirare lo Stretto di Malacca. Gli impianti idroelettrici ed energetici che si stanno costruendo in Myanmar potrebbero a loro volta essere formalmente legati all’OBOR, nonostante alcuni di essi siano stati avviati prima ancora che il presidente Xi Jinping annunciasse l’avvio del progetto, come Gwadar in Pakistan e il porto di Kyaukphyu per collegare il Myanmar, in termini di flussi energetici. Molti di questi progetti legati all’energia sono parte della visione per la creazione di una Grande Cina grazie al processo di espansione internazionale, il che costituisce il vero spirito dell’OBOR.

Un nuovo sviluppo per l'interno Sudest asiatico

La Cambogia è uno dei Paesi del Sudest asiatico che più dipende dalla Cina per il proprio sviluppo energetico. Pechino sosteneva i Khmer rossi, ora invece supporta gli eredi del movimento presenti nell’attuale governo cambogiano, mentre costruisce dighe idroelettriche, impianti di trasmissione e distribuzione di elettricità e molto altro. Anche il Laos sta diventando sempre più dipendente dalla Cina per gli investimenti energetici, in particolare per quanto riguarda l’energia idroelettrica e le reti di trasporto e di comunicazione ad essa collegati. Il Vietnam vede la Cina sotto una luce più negativa rispetto ad altri Paesi della regione, per via dei conflitti del passato che hanno segnato la storia dei due Paesi. Per questo, la realizzazione di reti energetiche, ferroviarie e stradali in Vietnam, inserite nel piano OBOR, sta risultando molto più difficile rispetto al resto del Sud-Est asiatico. Si tratta, appunto, di rimostranze storiche, ma anche di tensioni relativamente ai giacimenti di gas e petrolio al largo delle coste vietnamite e desiderati dalla Cina. Lo Sri Lanka ha invitato la Cina e l’OBOR a creare, tra le altre cose, strutture portuali ed energetiche. Il porto di Hambantota è una degli scali navali inserito nel “filo di perle” e che favorirà il commercio globale della Cina, lo sviluppo del commercio energetico, nonché l’equilibrio strategico con l’India. A comporre il “filo di perle” troviamo anche le infrastrutture portuali di Gwadar in Pakistan, Marao nelle Maldive, il porto di Kyaukphyu e le Coco Islands in Myanmar, nonché Lamu in Kenya, Port Sudan, Gibuti, Hong Kong, molte isole nel Mar Cinese Meridionale e altre isole e porti dalla Cina al Sudan, e oltre, che verranno probabilmente realizzati. Tutto ciò può essere considerato come un nuovo “Grande Gioco”. E a quanto pare l’India ha accettato la sfida, mentre gli Stati Uniti sembrano rimasti a guardare in disparte, il che si rivelerà un grave errore. D’altro canto, il Forum BCIM (Bangladesh, Cina, India, Myanmar), ennesimo strumento dell’OBOR, sta diventando un catalizzatore per lo sviluppo energetico, commerciale, economico, dei trasporti e di altre infrastrutture. La Cina sta inoltre ampliando ulteriormente la propria presenza in Africa. L’avvio di progetti energetici cinesi nel continente risale a ben prima che l’idea dell’OBOR fosse concepita; tuttavia, anche in questo caso, lo sviluppo di progetti in terra africana inerenti il settore energetico, le infrastrutture e il commercio, ha ricalcato, per decenni, quello che oggi è lo stesso spirito che sta alla base dell’OBOR. L’influenza della Cina moderna in Africa risale agli anni Sessanta, attuata attraverso i modesti aiuti concessi agli stati che avevano appena conquistato l’indipendenza, per ricondurli nell’orbita del comunismo cinese. L’OBOR non è altro che un proseguimento più sofisticato di quello stesso atteggiamento, con la differenza che ora la Cina possiede più denaro, più conoscenza e più potere per portare a termine il piano. Pechino ha mostrato interesse nei confronti dell’IPO per Aramco, ha investito nello sviluppo di giacimenti petroliferi in Iran e ha effettuato vasti investimenti in Egitto, in particolare nella zona del Canale di Suez. Insieme alla Russia, la Cina sta investendo nel LNG nell’Artide, inoltre Pechino possiede più navi rompighiaccio di Washington. Con l’accentuarsi del cambiamento climatico, ci si potrebbe aspettare che in futuro il Dragone costruisca una “filo di perle di ghiaccio” lungo le rotte del nord dell’Artide. La Cina sta concentrando i propri investimenti e la propria influenza anche in America Latina, una terra ricca di petrolio, gas, beni agricoli e alimentari, litio, rame e altri minerali.

Pesare di più nel mosaico del commercio internazionale

Per molti Paesi in Asia, Africa, America Latina, Europa e Nord America, la Cina è uno dei principali partner commerciali, se non addirittura il primo in assoluto. La scelta di diventare un partner commerciale diversificato a livello mondiale non è stata dettata da motivi puramente economici. Una molteplicità di partner commerciali consente di creare legami su più fronti e rende la Cina un grande protagonista geo-economico e un potente attore dal punto di vista geo-strategico. Pechino investe anche massicciamente in molti Paesi in via di sviluppo in tutto il mondo. In questo modo accresce la propria influenza e acquista maggiore potere nei forum internazionali, dove vengono discusse importanti questioni economiche e strategiche. Alcuni potrebbero definire questo atteggiamento come imperialismo economico, altri lo considerano imperialismo politico. Per altri ancora si tratta invece di una mossa intelligente in un gioco a lungo termine, il cui obiettivo è quello di guidare lo sviluppo del Paese e di proteggerlo dalle minacce interne ed esterne. In un modo o nell’altro, sembra essere una combinazione di entrambe le cose. Avere a propria disposizione enormi conti commerciali e di investimento consente di esercitare una grande influenza e i massicci impieghi finanziari riversati, ad esempio, nel settore energetico, possono trasformare il capitale in un’arma. Il Dragone vuole essere un hub, il Regno di Mezzo, per quanto riguarda il settore energetico e gli investimenti, e sta sviluppando ed estendendo la propria influenza a livello globale. Si tratta di una forma di egemonia complessa, ma sempre di egemonia si tratta. Tuttavia, ci sono dei rischi. La Cina si è avvicinata ad alcuni dittatori e autocrati. Se dovessero venire esautorati dal potere, per un po’ di tempo non avrebbe vita facile in quei Paesi. Ciò potrebbe finire per ritorcersi contro Pechino. D’altra parte, se la Cina comincia a stabilire le modalità per l’effettuazione delle attività nel settore energetico e in altri ambiti in molte parti del mondo, ciò potrebbe condurre ad un’altra dipendenza e a nuovi modelli standard che alcuni Paesi potrebbero non seguire allo stesso modo. Gli Stati Uniti, il Giappone e gli altri stati devono aprire gli occhi di fronte all’avanzata dell’OBOR. Se rimarranno a guardare o si limiteranno a svolgere un ruolo secondario, la Cina rafforzerà la propria influenza e il proprio potere economico a livello mondiale. Le conseguenze potrebbero essere più allarmanti di quanto si possa pensare ora. Affrontare il futuro in uno stato di sonnambulismo non è una politica. In futuro sarà possibile lavorare con i cinesi e procedere a delle concessioni reciproche, ma per farlo bisognerà fare parte del gioco e capirne le regole.