L'India sfida Usa e Cina nella corsa al solare

L'India sfida Usa e Cina nella corsa al solare

Arianna Pescini
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Dopo anni di investimenti e nonostante problemi strutturali, il Subcontinente si appresta a diventare il terzo mercato nel settore del fotovoltaico. E ha da poco avviato il parco solare più grande del mondo

Un incremento del 137% rispetto al 2015, con oltre 10 GW di energia derivante dal Sole raggiunti. L’India sta correndo veloce verso le rinnovabili, e ha nel solare la risorsa per affrontare le sfide dei prossimi decenni. Secondo la società di consulenza e ricerca “Bridge to India”, che si occupa del mercato energetico, il Paese asiatico potrebbe infatti arrivare ai 100 GW di potenza già per il 2022, come conseguenza di un aumento annuale costante di 8-10 GW: "Questa energia ha costi sempre più competitivi", spiega Vinay Rustagi, managing director dell’azienda, "è rispettosa dell’ambiente ed è ampiamente disponibile in tutto il territorio. Il governo indiano vi vede una grande opportunità per raggiungere obiettivi economici e sociali più ampi, come l’accesso 24 ore su 24 ai servizi energetici per tutti gli abitanti, le imprese e le fabbriche". Il gigantesco piano di investimenti (stimato in più di 150 miliardi di dollari), progettato da tempo, ha subito un’impennata decisiva negli ultimi due anni, grazie al sostegno istituzionale e ad un mercato di settore in espansione. L’India si appresta così a diventare il terzo competitor al mondo nell’energia solare (dietro a Cina e Stati Uniti), sviluppando sia il fotovoltaico sia i sistemi CSP, senza tralasciare, per ovvie questioni di spazio, anche la diffusione dei pannelli sui tetti.

L'impianto dei record

La capacità potenziale del Subcontinente è notevole: i dati dell’ “India National Institute of Solar Energy” parlano di 750 GW. La distribuzione attuale è ancora limitata a una manciata di Stati, tra cui il centrale Madhya Pradesh, Tamil Nadu (nel sud-est) e Rajasthan (a nord), che lo scorso anno ha firmato un accordo con la compagnia privata Adani Power per l’avviamento di un parco solare da 10 GW. La regione più virtuosa in assoluto è invece il Gujarat, nel nord-ovest, che ospita più di un quarto degli impianti dell’intera India: ne è un esempio il Charanka Park, nella città di Patan, 2mila ettari di estensione e 500 MW di potenza. Niente a che vedere, in ogni caso, con il Kamuthi Solar Park, nello Stato di Tamil Nadu, il gioiellino del fotovoltaico indiano che ha il primato mondiale di grandezza, avendo superato anche il mastodontico Topaz Solar Farm in California, Usa. Costato 679 milioni di dollari e costruito in appena 8 mesi (vi hanno lavorato più di 8mila persone), il parco è formato da 2,5 milioni di pannelli solari, che vengono puliti e spolverati ogni giorno da piccoli robot alimentati anch’essi con il Sole. L’impianto è stato inaugurato lo scorso settembre e ha una potenza di 648 MW, ovvero l’energia che occorre per alimentare 150mila abitazioni. Il Kamuthi Solar Park è la punta di diamante di una rete di sviluppo delle rinnovabili che consentirà un risparmio di emissioni di Co2 del 35% da qui al 2030.

Problemi strutturali e nuovi obiettivi

Il governo indiano intende raggiungere obiettivi energetici ambiziosi, come il progetto di cento “smart cities” sparse per il Subcontinente, che saranno esempio di sostenibilità. Ma dovrà tener conto delle contraddizioni e delle incognite che presenta un Paese problematico come l’India. In particolare, le sfide da affrontare saranno quelle di ampliare l’accesso all’elettricità, contenere i danni ambientali e soddisfare una domanda di energia che nei prossimi anni aumenterà nettamente: secondo uno studio dell’International Energy Agency (IEA), infatti, il consumo energetico è raddoppiato dal 2000 ad oggi, e per il 2040, quando l’India diventerà la Nazione più popolosa al mondo, ci saranno 580 milioni di nuovi consumatori di elettricità. Ad oggi, 240 milioni di persone vivono senza corrente elettrica. Un altro fattore da non sottovalutare è la dipendenza, ancora molto alta, del Paese dai combustibili fossili, primo fra tutti il carbone, che provvede al 75% del fabbisogno totale: "L’India ha sempre sofferto un deficit energetico", continua Rustagi di ‘Bridge to India’", che l’ha costretta ad importare quasi la metà delle fonti necessarie per il suo sostentamento. Ecco perché sono stati fatti massicci investimenti negli impianti a carbone, l’unico combustibile che si trova abbondantemente sul territorio indiano. Ma ci sono molte conseguenze negative, dall’inquinamento dell’aria alla maldistribuzione dell’energia".
La IEA ha stimato comunque che entro il 2040 l’economia del Subcontinente sarà cresciuta di 5 volte rispetto ad oggi, e che più del 50% dell’energia arriverà da nucleare e fonti rinnovabili: tra queste, il solare avrà il primato, considerando che i costi del settore caleranno del 40-45%. Una riconversione che, nonostante i progetti già in corso, sarà lunga: "Abbiamo l’obiettivo di rendere il nostro ‘mix’ energetico più sostenibile," aggiunge il managing director, "in India la capacità totale è di 309 GW, e solo il 15% di questa (escludendo l’idroelettrico) deriva da energie pulite, eolico in testa, seguito da solare e biomasse. Più investimenti porteranno benefici ambientali e sociali, anche alla popolazione, ma ci vorrà del tempo".

La cooperazione necessaria

Nel prossimo futuro il Paese dovrà continuare a stringere alleanze economiche con altri Stati, avendo limiti tecnici, finanziari e di risorse naturali nel soddisfare una crescente richiesta di energia: "Possiamo individuare tre aree principali di cooperazione", conclude Rustagi, "L’India proseguirà innanzitutto nelle importazioni di petrolio e gas, specialmente dal Medio Oriente e dall’Africa; il governo ha poi siglato numerosi accordi per avere supporto tecnico e finanziario da Nazioni come Stati Uniti, Germania, Francia, Regno Unito e Giappone. Nel campo delle rinnovabili, in terzo luogo, la necessità di capitali porterà a fonti di investimenti provenienti da Europa, Stati Uniti, Medio Oriente e la stessa Asia. L’India sta provando infine a ritagliarsi un ruolo di guida come membro fondatore dell’International Solar Alliance, che si propone di aumentare la cooperazione multilaterale internazionale, nel settore dell’energia solare, tra i Paesi in via di sviluppo".