Rinnovabili, la lezione scozzese

Rinnovabili, la lezione scozzese

Emilio Fabio Torsello
Condividi
La Scozia potrebbe essere il primo Paese nel continente europeo a produrre il 50% dell'energia necessaria a coprire il proprio fabbisogno interno da fonti rinnovabili. A dirlo è il report Energy in Scotland 2016, anche se già dal 2013 la nazione era in lizza nelle statistiche come la prima che entro il 2020 avrebbe prodotto il 100% della propria energia dalle suddette fonti rinnovabili

Certo, c’è da dire che la Scozia ha una popolazione pari a poco meno di 6 milioni di persone (quanto lo stato americano dell’Arizona) con un fabbisogno energetico diverso da quello di Paesi ben più popolosi, ma il suo esempio può sicuramente fare da guida per l’intero continente.

Il 100% di energia dalle rinnovabili entro il 2020

Le percentuali di energia pulita prodotte in Scozia da fonti rinnovabili sono passate infatti in pochi anni dal 24% del 2010 al 40% del 2013, per arrivare - secondo quanto previsto nel 2016 - al 50%. Il tutto mentre appena 3 anni fa proprio l’Arizona poteva vantare appena il 9% di energia prodotta da fonti rinnovabili. E mentre l’Arizona - per mantenere il confronto - punta a una percentuale del 15% di energia pulita entro il 2025, la Scozia ha in previsione di raggiungere il 100% con 5 anni di anticipo: entro il 2020.

L'energia dal mare, le turbine che sfruttano le correnti

Sempre la nazione britannica ha in previsione di costruire un impianto che sfrutti le maree producendo energia, a largo di Pentland Firth, nel Nord del Paese. Quando entrerà in funzione, la nuova struttura produrrà fino a 400 MW grazie alle correnti sottomarine.
Nella prima fase, i lavori prevedono l’installazione - a una profondità di 40 metri - di 4 turbine alte 30 metri che produrranno in mare aperto 1,5 MW. Nel contempo verranno realizzate anche le strutture di terra, in particolare, è prevista la realizzazione di un parco onshore capace di convertire l’energia e farà il match con la rete elettrica regionale. Le prime 4 turbine saranno operative alla fine del 2016, ma in poco tempo il loro numero salirà a 61, per coprire il fabbisogno di 42 mila abitazioni. L’intero impianto dovrebbe fornire energia a 175,000 famiglie.

Dall'idroelettrico onshore all'offshore, per fare rete tra Paesi e creare posti di lavoro

“La maggior parte dei Paesi europei hanno una popolazione simile a quella della Scozia, con un mix simile tra città e zone rurali,” spiega Lang Banks, direttore del WWF Scozia. “Il nostro Paese è stato letteralmente benedetto da un mix prezioso di risorse naturali, dandoci la possibilità di usufruire di diverse opzioni energetiche. Tra le prime fonti rinnovabili che abbiamo preso in considerazione c’è stato l’idroelettrico sebbene adesso sia stato sorpassato dallo sfruttamento del vento, soprattutto onshore. Nel prossimo futuro spero che si possa fare un maggior utilizzo delle potenzialità del vento anche offshore”.
Le rinnovabili in Scozia - sottolinea ancora Banks - oggi coinvolgono oltre 20 mila posti di lavoro. Il tutto all’interno di un contesto virtuoso che potrebbe vedere “interconnessioni tra Paesi tali per cui ad esempio Scozia e Danimarca potrebbero mettere in rete il loro sovrappiù di energia ricavata dal vento, la Norvegia dall’idroelettrico, mentre Spagna e Germania dal solare”.

Le potenzialità delle biomasse e dell'energia marina

La capacità produttiva delle rinnovabili risolve, inoltre, un concreto aumento della produzione di energia elettrica, lo certifica il report realizzato da Scottish Renewables, che indica un output più che raddoppiato: dagli 8,215 GWh del 2007 agli 18,962 GWh del 2014. Con le installazioni eoliche onshore che nel 2014 hanno generato quasi i 2/3 di tutta l’energia rinnovabile in Scozia, mentre l’idroelettrico ha contribuito per un quarto. Ma il potenziale di crescita adesso - conferma il report - sta anche nelle biomasse e nell’energia marina.
“Una lezione molto importante che viene dalla rivoluzione delle rinnovabili in Scozia,” conclude Banks, “è sicuramente il supporto da parte della politica, che ha avuto molto chiari i target riferiti alle rinnovabili, accanto a un supporto capace di incoraggiare investimenti di lungo periodo”.