Una scelta inevitabile
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Già nel 2005, Xi Jinping sottolineava l'importanza strategica dello sviluppo di un'economia circolare per far fronte alle sfide poste dalla globalizzazione; ma il percorso del paese verso un sistema sostenibile è irto di ostacoli

Il 22 giugno 2005, Xi Jinping, allora a capo del Comitato provinciale del partito dello Zhejiang, sottolineò quanto fosse importante e strategico sviluppare un’economia circolare che definì come una scelta inevitabile. Operare la trasformazione delle dinamiche di crescita e raggiungere uno sviluppo sostenibile era necessario ed urgente per far fronte alle sfide della globalizzazione economica e aumentare la competitività. La Cina avrebbe dovuto potenziare i settori delle energie rinnovabili e del riciclo delle risorse, abbracciare l’innovazione scientifica e tecnologica anche nelle istituzioni, accelerare lo sviluppo dell’economia circolare, favorire la costruzione di una società attenta a preservare le risorse e rispettosa dell’ambiente.

L’economia circolare è l’obiettivo fondamentale dello sviluppo sostenibile di un paese. L’introduzione del “ciclo verde” e la transizione verso tecnologie a basse emissioni di carbonio nel settore energetico sono gli elementi chiave della sostenibilità economica e sociale della Cina. Una rapida crescita economica necessita di energia a basso costo e di oneri minori per la società. I benefici economici della trasformazione energetica sono quindi altrettanto importanti di quelli per l’ambiente.

Se la Cina vuole mantenere un tasso medio annuo di crescita economica del 4-5 percento nei prossimi 30 anni, deve provvedere ad un’adeguata disponibilità di energia, sicura, a basso costo e pulita.

L'impatto dell'economia circolare sullo sviluppo cinese

Colosso della produzione e della trasformazione delle risorse naturali, la Cina è ben consapevole delle gravi conseguenze che derivano da una gestione poco efficiente delle attività estrattive e produttive e dei grandi volumi di rifiuti. Nel 2014 il paese ha prodotto 3,2 miliardi di tonnellate di rifiuti solidi industriali ma solo 2 miliardi sono stati riciclati o inceneriti. Inoltre la Cina è diventata anche il maggiore mercato mondiale dello smaltimento dei rifiuti. Le importazioni di rifiuti in materiale plastico e cartaceo rappresentano rispettivamente il 70 e il 37 percento del totale a livello globale ma dall’inizio del 2018 si è cominciato a vietare tali importazioni. Promulgare leggi, introdurre misure fiscali e stabilire degli obiettivi sono le azioni del governo cinese per lo sviluppo dell’economia circolare. La Cina è in effetti uno dei pochi paesi ad avere formulato strategie e leggi in materia. Il “12° Piano quinquennale” e il “13° Piano quinquennale” lo dimostrano ponendo in assoluta rilevanza il concetto di economia circolare.

Pechino gioca inoltre un ruolo di primo piano nell’attuazione della “Belt and Road Initiative” (BRI), la Nuova Via della Seta. Diventa essenziale quindi comprendere come l’economia circolare si inserisca nell’attuale strategia di sviluppo internazionale della Cina, che include anche la BRI. Il successo a lungo termine di tale iniziativa dipende dalla capacità che avrà il paese di condividere la sua visione con i partner e di coinvolgerli nei progetti di finanziamento. Un modo per promuovere la collaborazione potrebbe consistere in un impegno ancora maggiore a sviluppare un’economia circolare che faciliterebbe inoltre la cooperazione con altri mercati, come l’UE, più attenti a questa tematica.

Gli ostacoli alla transizione energetica del Dragone

1 | Carenza di energia e poca efficienza del sistema. Nel 2009 il consumo totale di energia primaria della Cina ha superato i 3 miliardi di tonnellate di carbone. Si è infranta l’illusione di inizio secolo di “raddoppiare l’energia raddoppiando il PIL entro il 2020 rispetto ai valori del 2000”. Il volume di importazioni di carbone nel 2017 è stato di 41,957 milioni di tonnellate, un aumento del 10,1 percento rispetto al 2016. Nel 2010 il consumo di energia primaria ha raggiunto i 3,25 miliardi di tonnellate di carbone, togliendo il primato mondiale agli Stati Uniti. Ciò nonostante, il consumo energetico pro capite in Cina rimane inferiore alla media mondiale.

L’industrializzazione della Cina è ancora in accelerazione e il divario tra domanda e offerta di energia si acuisce. Considerando l’attuale sistema energetico basato sul carbone, nel 2020 la Cina dovrà far fronte a una carenza di almeno 1 miliardo di tonnellate di questo combustibile fossile.

2 | Riforma del mercato energetico incompleta. I meccanismi del mercato energetico in Cina sono ancora in via di definizione. Nel settore elettrico, ad esempio, la Cina non ha ancora predisposto un sistema di distribuzione indipendente dalle singole province. Il mercato è frammentato e le attuali barriere interprovinciali sono rigide e difficili da abbattere. Nel settore petrolifero i canali upstream per l’importazione di greggio non sono ancora completamente liberalizzati, il controllo sui prezzi attuato dal governo è stato a lungo inefficace, il mercato è di fatto un oligopolio dove le SOE – le aziende di stato cinesi – hanno ampio spazio per esercitare il loro potere. Il settore del gas naturale è ancora poco aperto alla concorrenza, i problemi del sistema a due prezzi sono notevoli e il duopolio del gas urbano è una questione da non sottovalutare.

3 | Inquinamento ambientale. Il sistema energetico cinese basato sul carbone ha gravemente danneggiato l’ambiente. Stando ad autorevoli ricerche, il particolato è il principale responsabile dell’inquinamento atmosferico in Cina. L’85 percento delle emissioni di SO2, NOx, e CO2 e il 70 percento del particolato derivano dal carbone. In Cina, il 63,5 percento dell’aria è da moderatamente a gravemente inquinata. Nelle città meridionali il 61,8 percento delle precipitazioni è costituito da pioggia acida e un terzo del paese è soggetto a tale fenomeno. Secondo i calcoli effettuati dalla State Environmental Protection Administration, l’agenzia di stato cinese per la protezione dell’ambiente, i valori limite di emissione nell’atmosfera sono di 16,2 milioni di tonnellate per l’anidride solforosa (SO2) e di 18,8 milioni di tonnellate per l’ossido di azoto (NOx). Se non verranno adottate misure efficaci, entro il 2020 le emissioni cinesi di SO2 e NOx raggiungeranno rispettivamente 40 e 35 milioni di tonnellate, superando di gran lunga i valori massimi che il paese può sostenere dal punto di vista ambientale.

4 | Politiche energetiche non coordinate e tutela ambientale non coerente. I meccanismi atti a favorire la concorrenza rimangono insufficienti e non esiste una regolamentazione come la supervisione degli incentivi, delle partecipazioni e dei comportamenti. Inoltre, i dipartimenti governativi possiedono una scarsa capacità di monitoraggio e di identificazione delle forze presenti sul mercato.

Sono stati compiuti progressi nella supervisione della rete elettrica ma gli strumenti di controllo non sono coordinati. Manca la supervisione degli investimenti ed è inadeguato il controllo della rete di gasdotti delle società fornitrici di gas urbano. Quanto alle politiche industriali, i mezzi coercitivi del governo creano nel mercato distorsioni tali da compromettere i meccanismi di determinazione dei prezzi e ridurre le transazioni. Per quanto riguarda le politiche sociali, si presenterà il problema di finanziare l’accesso all’energia per tutti, dopo la riforma della rete elettrica. I benefici dei sussidi incrociati sono regressivi, la perdita di efficienza è grave e le sovvenzioni energetiche vengono concesse ai ceti più abbienti.

Anche nel campo delle politiche ambientali e climatiche la Cina ha attuato pratiche non idonee con evidenti effetti distorsivi sul mercato. L’istituzione della tassa ambientale, ad esempio, si discosta dal principio della tassazione ottimale. Inoltre, non sono stati ancora completamente definiti i meccanismi relativi al mercato del carbone e il prezzo del sistema pilota di scambio è troppo basso. Cosa più grave, le varie politiche energetiche, prive di sinergie, viaggiano su binari diversi e in alcuni casi gli effetti si annullano reciprocamente.

5 | Scarsi investimenti e capacità nell’innovazione tecnologica. In genere si ritiene che l’innovazione tecnologica dipenda principalmente dalla Ricerca e Sviluppo.

Stando agli indicatori delle attività di ricerca scientifica e tecnologica, il settore energetico si distanzia pesantemente dalla media nazionale. Nelle aziende di questo settore solo lo 0,25 percento del fatturato è destinato alla R&S, una percentuale tra le più basse di tutti i settori e ben al di sotto della media nazionale (0,71 percento). Questi dati evidenziano quanto siano scarsi gli investimenti e le capacità nell’innovazione tecnologica.

In che modo la trasformazione del settore energetico può contribuire al "ciclo verde"?

1 | In primo luogo, migliorando l’efficienza energetica e apportando modifiche sostanziali al mix energetico primario. Secondo le previsioni di domanda e offerta, il carbone continuerà a essere la fonte principale di energia in Cina, sia ora che in futuro, fino al 2050 o addirittura oltre. Il suo consumo annuo seguiterà a crescere nei prossimi due o tre decenni in termini assoluti, anche se la percentuale rispetto all’energia totale dovrebbe gradualmente ridursi. Nel 2010 la Cina ha prodotto 3,24 miliardi di tonnellate di carbone grezzo, corrispondenti al 68 percento del consumo totale di energia primaria del paese. Il 40 percento delle risorse di carbone cinesi è costituito da carbone di bassa qualità e ridotta efficienza. Un idoneo trattamento del carbone grezzo estratto può ridurre l’inquinamento alla fonte, nonché snellire i processi di trattamento nelle fasi successive della filiera. Inoltre, per quanto riguarda il problema oneroso della rimozione delle polveri, la possibilità di separare una grande quantità di ganga consente di ridurre notevolmente i costi di trasporto.

2 | In secondo luogo, migliorando il riciclo e l’utilizzo dei rifiuti energetici. Secondo alcuni calcoli statistici, se il tasso di recupero e l’efficienza di utilizzo delle miniere di carbone venissero incrementati del 10 percento, la quantità di energia elettrica generata dal carbone idoneamente estratto e trattato sarebbe equivalente a quella prodotta da una dozzina di dighe delle Tre Gole e centinaia di volte superiore a quella generata dagli impianti nucleari attualmente operativi. L’apertura all’utilizzo del carbone “verde” rappresenta un’importante strategia per la transizione del settore energetico cinese a un regime a basse emissioni di carbonio.

3 | In terzo luogo, migliorando il trattamento e la conversione dell’energia da biomasse. Questo può avvenire, ad esempio, generando energia elettrica dalla ganga del carbone, dai rifiuti urbani o da altro.

Dal punto di vista ingegneristico, la Cina è impegnata nello sviluppo di un tipo avanzato di energia termica da biomasse, un processo denominato co-produzione di alcol ed elettricità, o elettrificazione a base di alcol.

Il biogas entra nell’economia circolare. Si tratta di un gas “verde” e rinnovabile che è stato purificato. Secondo il “National Thirteen Five-Year Plan for Rural Biogas Development”, il potenziale complessivo di produzione di biogas della Cina ha raggiunto 122,7 miliardi di metri cubi, mentre nel 2015 la capacità produttiva era di 15,8 miliardi di metri cubi, con un tasso di utilizzo di appena il 12,9 percento. Entro il 2020, i nuovi investimenti nel biogas raggiungeranno 120 miliardi di CNY.

Conclusioni

L’economia circolare è l’unico strumento per accelerare il cambiamento del settore energetico cinese. Si potrebbe affermare che nella società attuale, la capacità di un paese di controllare e utilizzare l’energia e le risorse naturali rappresenta, in certa misura, la dimensione in cui si svilupperà sul piano economico. Nonostante il Protocollo di Kyoto, l’Accordo di Bali e la COP21 di Parigi, dopo l’insediamento di Trump, gli Stati Uniti, il maggiore consumatore di energia mondiale nonché maggiore responsabile delle emissioni di carbonio, non intendono proseguire sulla strada dell’abbattimento dei gas serra. Al contrario, UE e Cina si sono fatti portavoce della causa della sostenibilità in ambito energetico e climatico, proponendo esplicitamente politiche a questo scopo. Il patrimonio di risorse energetiche della Cina è simile a quello dell’UE e dalla sua esperienza in fatto di politiche energetiche il paese può trarre un grande insegnamento. Così facendo, si creerà spazio per lo sviluppo delle energie rinnovabili. A quel punto sarà il mercato stesso a scegliere le tipologie di rinnovabili che meglio rispondono alle esigenze cinesi. Per la competitività delle energie rinnovabili è essenziale un solido sviluppo del mercato. Adottando la strategia dell’economia circolare, la Cina accelererà la trasformazione del modello di sviluppo economico, promuovendo meccanismi e tecnologie innovativi nel sistema energetico. La trasformazione della produzione di energia e dei suoi metodi di utilizzo saranno favoriti. L’efficienza energetica migliorerà grazie al controllo dei consumi. La Cina si doterà dunque di una struttura energetica moderna e il sistema industriale garantirà lo sviluppo sostenibile.

 

 

 

È professore associato di ricerca dell’Accademia di Scienze sociali di Shanghai e Segretario generale del Centro studi di Shanghai per l’Organizzazione e la Cooperazione. È stato recentemente nominato membro del team degli esperti in energia della Task Force Cina del Ministero italiano per lo Sviluppo Economico.