Gas nel Mediterraneo orientale: parola d'ordine "pragmatismo"
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Se è chiaro a molti che il gas del Mediterraneo orientale rappresenta un'opportunità per tutta la regione, è altrettanto chiaro che iniziative concrete sul piano industriale devono essere avviate con tempi e modi adeguati

Negli ultimi anni lo sviluppo delle riserve di gas nel Mediterraneo orientale ha alimentato grandi aspettative, nella regione e a livello globale. Non soltanto come fattore di rafforzamento delle politiche energetiche per gli attori coinvolti, ma anche come vero e proprio game-changer geopolitico ed elemento aggregante in un’area ancora fortemente instabile e divisa. A ciò, si aggiunge la speranza che le scoperte di gas possano agire da catalizzatore per una più ampia cooperazione tra l’Unione europea (Italia in primis) e i paesi della sponda sud del Mediterraneo, quel Mare Nostrum troppo spesso diventato elemento disaggregante anziché motore di pace e prosperità. Tuttavia, come emerso dal convegno organizzato nell’ottobre scorso dall’Istituto Affari Internazionali (IAI) e dal Centro italiano per la pace in Medioriente (CIPMO), l’ottimismo per il possibile sviluppo di idrocarburi nella regione deve necessariamente fare i conti con una serie di dinamiche locali, vincoli temporali e fattori economico-industriali che andranno a influenzare in modo significativo le possibilità di esplorazione ed export di gas dall’area.

Sviluppo locale al centro dell'attenzione

Non si tratta di certo di un approccio nuovo, ma vale sempre la pena di tenerlo a mente: lo sviluppo di risorse energetiche in paesi terzi non può prescindere dall’attenzione e la valorizzazione della componente locale, soprattutto se si opera in contesti caratterizzati da complesse dinamiche socio-politiche. Come sottolineato, nel corso del convegno, da Pasquale Salzano di Eni, questo modello - elaborato con grande lungimiranza da Enrico Mattei sin dagli anni ’50 - dev’essere alla base di ogni iniziativa energetica nel Mediterraneo orientale. Infatti, se è vero che le riserve localizzate nella regione difficilmente potranno avere un chiaro impatto sulle dinamiche di mercato su scala globale, è altrettanto vero che un loro sfruttamento razionale e sostenibile potrà (e dovrà) generare vantaggi tangibili e di lungo periodo a livello locale, come elemento di rilancio economico, stabilizzazione sociale, e potenzialmente consolidamento politico. Questo è ovviamente il caso dell’Egitto, che – come sottolineato da Sherif El Diwany - grazie al gas di Zohr potrà rilanciare la propria economia e far fronte agli attuali squilibri energetici e finanziari che affliggono il paese, ma lo sarà anche per potenziali newcomers come il Libano. Come rimarcato da Bassam Fattouh, infatti, l’unico modo per superare le attuali resistenze politiche nella regione è fare leva sui potenziali ritorni a livello locale, sia quelli diretti sul benessere dei cittadini e la competitività delle imprese nazionali, sia quelli indiretti sulla stabilità dei governi e della classe politica. Partendo da questo presupposto, è probabile ipotizzare iniziative circoscritte a livello sub-regionale o nazionale, in grado di massimizzare il tornaconto di ciascuno degli attori coinvolti, piuttosto che immaginare l’implementazione di ambiziosi schemi di cooperazione su scala macro-regionale, che rischiano di rimanere vittima di veti incrociati.

L'ottimismo per il possibile sviluppo di idrocarburi nella regione deve necessariamente fare i conti con una serie di dinamiche locali, vincoli temporali e fattori economico-industriali che andranno a influenzare in modo significativo le possibilità di esplorazione ed export di gas dall'area

Un mare di gas - vedi l'infografica

Tempismo e pragmatismo

"Pragmatismo", infatti, dovrà essere la parola d’ordine per gli attori della regione. Non si può perdere un’opportunità così importante per la regione, nell’attesa che tutte le variabili politiche siano al loro posto, come chiarito da Harry Tzmitras, che ha invocato un approccio meno idealistico quando si parla di cooperazione energetica regionale. Il potenziale sviluppo del gas del Mediterraneo orientale, infatti, avviene in un contesto di mercato globale (domanda, offerta, prezzi), in gran parte fuori dal controllo dei decisori politici. Le decisioni, pertanto, dovranno essere principalmente dettate dalle effettive condizioni economico-commerciali e dalle potenzialità energetiche dei singoli paesi e dell’area in generale, alle quali in fin dei conti solo gli operatori industriali – su cui ricadono i costi delle attività di esplorazione, produzione e sviluppo delle infrastrutture – sono in grado di dare una valutazione oggettiva. Pragmatismo che deve necessariamente essere accompagnato dal giusto tempismo: lo sviluppo delle risorse localizzate nell’area deve infatti fare i conti non solo con gli interessi nazionali in gioco, ma anche con le dinamiche temporali di un mercato – quello energetico – in rapida e costante evoluzione. Se è chiaro a molti (se non a tutti) che il gas del Mediterraneo orientale rappresenta un’opportunità per tutta la regione, è altrettanto chiaro che iniziative concrete sul piano industriale devono essere avviate con tempi e modi adeguati. Il tempismo, in questo contesto, è un fattore chiave, ma spesso si verifica un disallineamento tra le il modus operandi degli attori industriali – abituati a pensare nel lungo periodo ma ad agire con prontezza e dinamismo - e quelle degli attori istituzionali – soliti a temporeggiare, guidati da dinamiche politiche di breve periodo. Una situazione di certo non ottimale per la cooperazione in un contesto frammentario come quello del Mediterraneo orientale.

Quale contributo dall'Europa?

L’enfasi sulle dinamiche locali e sul primato dei fattori economico-commerciali pone in un certo senso in secondo piano il ruolo dell’Europa nella partita energetica del Mediterraneo orientale. Anche in virtù di questa analisi, come evidenziato da Ahmet Sözen, nella regione si percepisce l’assenza dell’Unione europea, spesso considerata avulsa dagli sviluppi locali e senza una chiara strategia nei confronti della regione. Una difficoltà dell’UE ad intervenire in modo efficace nella regione sottolineata anche dallo stesso Marco Berti-Palazzi, secondo il quale l’eterogeneità degli interessi nella regione rende l’azione europea – nonostante l’attenzione di Bruxelles per il dossier – non sempre in linea con le aspettative. Nonostante tali difficoltà, l’UE ha comunque importanti strumenti per contribuire allo sviluppo al pieno sfruttamento delle risorse energetiche nell’area. Strumenti che vanno dai tradizionali meccanismi di dialogo e cooperazione politica con le autorità regionali, a iniziative di natura più operativa, in grado di coinvolgere stakeholder del comparto industriale, finanziario, regolatorio in modo da rendere più appetibili le opportunità di investimento, come sottolineato da Valeria Termini. Una di queste è stata lanciata dall’assemblea di MedReg – l’associazione delle Autorità per l’Energia dell’area mediterranea - nell'ambito fondo per le infrastrutture nel Mediterraneo InfraMed, alla quale partecipano istituzioni finanziarie internazionali, tra cui la Banca Mondiale, la Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo (Bers), la Banca europea per gli investimenti (Bei) e la Cassa Depositi e Prestiti italiana. Se "pragmatismo" è la ricetta per lo sviluppo delle risorse nella regione, il ruolo di questi attori accanto ai tradizionali player politici sarà fondamentale.