Russia e Cina sempre più vicine
Condividi
I veri protagonisti del Forum sono stati Putin e Xi Jinping con la firma di dieci accordi. Ma lo SPIEF di quest'anno ha stimolato il suo pubblico con tanti spunti di riflessione: dal ruolo del gas nel futuro del mix energetico mondiale all'inevitabile influenza delle scelte USA in campo commerciale ed energetico

Si è concluso il noto appuntamento annuale del Forum economico di San Pietroburgo. Il forum è coinciso quest'anno con la visita di Stato del presidente cinese Xi Jinping, il quale ha poi partecipato anche al forum stesso intervenendo insieme al presidente russo, Putin, al presidente bulgaro, Rumen Radev, ai premier armeno, Nikol Pashinyan, e slovacco Peter Pellegrini, nonche' con il Segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres. Le sanzioni contro la Russia non sono state questa volta l’argomento principale, ma si è parlato di guerre commerciali, in particolare di quella tra la Cina e gli Stati Uniti.

 

Diversi punti di vista

Quando a Putin è stato chiesto da che parte stia Mosca nella guerra per la leadership economica globale, il presidente russo ha risposto con un proverbio cinese: “Quando le tigri combattono nella valle, una scimmia intelligente si siede e osserva come finisce”. Tuttavia, il presidente russo ha poi aggiunto: “Dov'è il nostro posto? Nella lotta per I principi equi e democratici di sviluppo delle relazioni economiche internazionali”. Secondo il presidente, l'attacco a Huawei  è stato solo un modo per escludere l’azienda dal mercato globale e forse proprio per queste motivazioni ha vagliato l'accordo tra Huawei e la russa MTS per lo sviluppo del 5G. "Capisco la guerra commerciale tra Stati Uniti e Cina, capisco questa guerra tra Stati Uniti e Russia, ma non riesco a capire la guerra commerciale tra Stati Uniti ed Europa. Quando questo scontro è iniziato lo scorso maggio, alcuni leader europei sono rimasti così delusi da arrivare a dire che l'Europa dovrebbe prendere la sua sicurezza nelle sue mani", ha detto in proposito il presidente bulgaro Radev. Putin ha allora ricordato che proprio la Bulgaria ha fatto morire il progetto South Stream, e che adesso in Europa si assiste a pressioni anche per rallentare Nord Stream 2, progetto che comunque, com’è stato evidenziato proprio a San Pietroburgo, sarà concluso. Nord Stream 2, malgrado le pressioni americane all’Europa e alla Germania, in particolare, è un progetto che conviene, e quindi sarà portato a termine.

 

Le rivoluzioni energetiche

Durante l'Energy panel, moderato dall’ ex direttore esecutivo dell'Agenzia internazionale dell'energia Nobuo Tanaka, sono stati presenti diversi ministri e ambasciatori provenienti da Russia, Qatar, Portogallo, India, Mozambico, Venezuela, Angola, Iraq, e capi di grandi compagnie, come Rosneft e BP. Tanaka ha parlato dell'outlook energetico caratterizzato da 4 rivoluzioni: shale gas e shale oil; fotovoltaico e rinnovabili; green revolution in Cina, dove oltre alle rinnovabili, il gas sostituisce il carbone, ed elettrificazione delle città, incluso il tema delle macchine elettriche.

Igor Sechin, Ad di Rosneft, ha quindi parlato delle prospettive fino al 2040. Negli ultimi 25 anni, l'economia globale è cresciuta ad un tasso medio del 3,5% annuo e si prevede che continuerà a crescere con tassi di crescita relativamente elevati, motore fondamentale del crescente consumo di energia. "Tenuto conto di questo, crediamo che la domanda di risorse energetiche entro il 2040 crescerà dell'1,5-2% all'anno", ha osservato Sechin.
I problemi ambientali porteranno nel frattempo a una riduzione del carbone nel mix energetico mondiale, dall'attuale 27% al 21% nel 2040. Tuttavia, il carbone rimarrà una risorsa importante nel bilancio di paesi come la Cina e l'India, dove la sua quota anche in futuro sarà piuttosto pesante, intorno al 40-50%. L'energia alternativa (principalmente solare ed eolica), col regime attuale di incentivi normativi e fiscali, crescerà tuttavia al ritmo più veloce di tutti, oltre il 2% all'anno. Nonostante ciò, il contributo dell'energia alternativa nel mix energetico globale rimarrà relativamente ridotto, passando dall'attuale 12% al 16% entro il 2040.

 

Focus sul gas

Il gas intanto, in quanto combustibile fossile più rispettoso dell'ambiente, sostituirà non solo il carbone, ma anche l'energia nucleare, poiché molti considerano questa energia potenzialmente pericolosa. "Il gas naturale, al contrario dell’energia alternativa, può fornire una produzione stabile. Inoltre, esso è il carburante del futuro per i veicoli pesanti e le navi marine. Prevediamo infatti un aumento della domanda di gas nel settore dei trasporti di cinque volte entro il 2040. Pertanto, la domanda di gas crescerà a un ritmo più veloce (al livello di circa il 2% all'anno), il che porterà ad un aumento del suo peso nel mix energetico dal 22% al 25% entro il 2040", ha proseguito Sechin. Anche la domanda di petrolio dovrebbe aumentare, nello specifico dell'1% circa, ma di fatto questo ritmo lo porterà a diminuire il proprio peso nel mix energetico dal 32% attuale al 28% nel 2040.

Sechin ha sottolineato che, proprio il giorno in cui il presidente Trump ha proclamato l'Età dell'Oro dell’energia americana, il Senato statunitense ha introdotto la legge contro il gasdotto Nord Stream 2. "Un fatto indiscutibile è che gli Stati Uniti usano l'energia come arma politica. L'introduzione di sanzioni o solo la minaccia della loro applicazione ha un effetto distruttivo sull'ecosistema del mercato dell'energia mondiale. L'epoca d'oro Americana, per tutti gli altri partecipanti al mercato potrebbe rivelarsi il secolo del colonialismo energetico. I consumatori di energia del mondo dovrebbero diventare ostaggi della continua campagna elettorale negli USA?”

Mentre, sempre tornando al gas, se questa risorsa potesse crescere, secondo le previsioni, di circa il 2% all’anno, il GNL (gas naturale liquefatto) dovrebbe crescere ancora di più. Il Qatar, che ha costruito la sua economia sulla vendita del GNL e ne mantiene il 25% dell’export mondiale, punta a un ulteriore progresso. E un gigante come l'India vorrebbe intanto ridurre il consumo di carbone e aumentare il peso di rinnovabili e gas.

 

Prossimo step, la riunione OPEC+

Durante un'altra sessione del forum, “Energia globale: sfide e opportunità”, il ministro dell’energia russo Alexander Novak ha parlato dei fattori che determinano i prezzi del petrolio. Secondo Novak, i fattori economici fondamentali che dettano il bilancio della domanda e dell'offerta passano in secondo piano a causa dei fattori geopolitici e delle pressioni di alcuni paesi, con riferimento particolare alle guerre commerciali e alle sanzioni. Ad esempio, dopo l'annuncio di alcune sanzioni, il prezzo del petrolio recentemente è crollato di 10 dollari al barile. Risulta quindi difficile prevedere i prezzi di un mercato stressato da tanti fattori. Ma l'accordo OPEC+ (tra paesi OPEC e non OPEC, guidati dall’Arabia Saudita e la Russia) ha funzionato bene, ed ha permesso di uscire dalla crisi del 2014-2015. Il ministro russo è dunque convinto che alla prossima riunione OPEC+, a Vienna, la quale probabilmente, come dichiarato dallo stesso Novak, sarà spostata all’inizio luglio, dopo il G20, le parti riescano a trovare un nuovo accordo.

Ne è convinto anche Khalid A. Al-Falih, ministro dell'Energia, dell'industria e delle risorse minerarie dell'Arabia Saudita: “Tra tre settimane, quando ci incontreremo, troveremo un accordo. Anche se dopo potremo rivedere ancora i dettagli, un accordo non è certo scolpito sulla pietra”. Fanno prevedere bel tempo anche le parole di alcuni capi di compagnie del settore come BP, Royal Dutch Shell e Total, i quali hanno dichiarato che i prezzi attuali sono confortevoli e che permettono di investire. Tuttavia alla domanda diretta del moderatore, “se lei avesse sul mercato l'opzione di 75 dollari al barile per dicembre 2019, comprerebbe o venderebbe?”, nessuno dei businessman ha risposto chiaro, spiegando che la risposta potrebbe influenzare l’andamento delle loro compagnie e del mercato.

 

Un’alleanza molto produttiva

Nel ambito del Forum economico di San Pietroburgo si è poi tenuto anche il Forum dell'Energia russo-cinese, cui hanno partecipato i leader dei due paesi. "L'energia è una delle aree chiave più dinamiche dell'interazione russo-cinese. Il mio collega e amico Xi Jinping e io consideriamo prioritarie le questioni della cooperazione energetica e sosteniamo iniziative e progetti comuni ", ha affermato Putin. "L'industria energetica è uno degli elementi più importanti, produttivi e ampiamente comprensivi di questa cooperazione bilaterale. L'anno scorso le vendite delle risorse energetiche tra la Russia e la Cina hanno superato i 40 miliardi di dollari, contribuendo al nostro interscambio record di cento miliardi di dollari", ha detto Xi Jinping. E, proseguendo su questa scia positiva, sono stati firmati dieci accordi in ambito energetico tra I due paesi.

In un periodo di incertezza dei mercati, si può quindi dare per certo che la cooperazione russo-cinese stia aumentando, e che stia anzi vivendo una nuova primavera. E così da un lato, in Europa, le “molecole della libertà”, termine proveniente da una nota del Department of Energy, in cui si parla di “molecules of U.S. freedom to be exported to the world”, e che si riferisce al Gnl, stanno ancora sostenendo la propria battaglia (ma il GNL americano è più caro del gas russo del 20-30%, come hanno fatto notare i russi al Forum). In Cina invece questa battaglia l'hanno già persa, con l’introduzione dei dazi del 25%.

Tornando a casa dopo il forum, negli aeroporti e nelle stazione ferroviarie di San Pietroburgo, avreste potuto vedere i cartelloni scritti in tre lingue: russo, inglese e cinese.