Resa dei conti "energetici" tra Russia e Bielorussia

Resa dei conti "energetici" tra Russia e Bielorussia

Lello Stelletti
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Le incomprensioni, sorte in merito al prezzo del metano che Mosca fornisce a Minsk, rischiano di incrinare i rapporti bilaterali tra i due Paesi, finora molto stretti, e di influire negativamente sull'intera area euroasiatica. E sembra ancora lontano un nuovo accordo

La disputa tra Mosca e Minsk sui prezzi del petrolio e del gas naturale prosegue ormai da parecchi mesi, e rischia di avere conseguenze negative sulla stessa Unione Russia-Bielorussia, l’entità intergovernativa creata con l'intento d’integrare i sistemi politici, economici e sociali dei due paesi. Martedì 7 marzo la questione ha provocato un duro scontro verbale tra i capi dei governi dei due Paesi, intervenuti alla riunione del Consiglio intergovernativo dell’Unione economica eurasiatica (Uee), tenuta a Bishkek, la capitale del Kirghizistan. Il primo ministro russo, Dmitrij Medvedev, ha rimarcato l’importanza del consesso eurasiatico, sottolineando però che le sue riunioni – a tutti i livelli – non dovrebbero essere strumentalizzate per affrontare questioni bilaterali. "I paesi membri dell’Unione economica eurasiatica non dovrebbero esercitare pressioni sui prezzi del gas russo", ha detto Medvedev, "se alcuni dei paesi qui presenti non facessero parte di questa Unione ora acquisterebbero il gas ai prezzi europei, a partire da una cifra vicina ai 200 dollari per mille metri cubi". Medvedev ha osservato che i membri del’Uue hanno aumentato i loro volumi di esportazione sul mercato russo negli ultimi anni, ricevendo in cambio privilegi significativi in termini di cooperazione energetica e favorendo l’apertura del mercato del lavoro. I paesi membri dell’Unione, ha proseguito il premier di Mosca, non devono consentire che le divergenze esistenti a livello bilaterale possano danneggiare l’intera organizzazione. "Credo che abusare dei diritti dell'Unione sia inaccettabile", ha proseguito Medvedev, sottolineando che i principi dell’Uee prevedono un tipo di integrazione "sovranazionale" che deve restare "al di fuori dell’agenda nazionale o bilaterale". La risposta del primo ministro bielorusso, Andrej Kobjakov, ha confermato la distanza fra Minsk e Mosca. "La crisi del gas tra Russia e Bielorussia, tuttora irrisolta, ostacola lo sviluppo del mercato nell'Unione economica eurasiatica", ha detto, aggiungendo che "i nostri partner sono ben consapevoli del fatto che il 96 per cento dell’energia elettrica nella Repubblica di Bielorussia viene generata grazie al gas naturale russo. Come si può competere nel mercato comune in questa situazione? Quale libertà di trasferimento di beni, servizi, capitali e lavoro ci può essere in questo modo?".

La partita tra Mosca e Minsk si gioca sui prezzi

La disputa energetica fra i due paesi risale all’inizio del 2016, quando le autorità di Minsk, ritenendo ingiusto il prezzo del metano, hanno deciso unilateralmente di ridurre i pagamenti, iniziando ad accumulare un debito con Mosca divenuto col tempo significativo. Le autorità russe, per tutta risposta, hanno ridotto le forniture di petrolio alla Bielorussia, fin quasi a dimezzarle. Nell’ottobre scorso un compromesso sembrava quasi raggiunto, ma l’accordo è saltato e il 3 febbraio scorso il presidente bielorusso, Aleksandr Lukashenko, ha annunciato il ricorso in giustizia. I russi, ha detto, "hanno iniziato a violare tutti gli accordi e a tagliare le forniture di petrolio. Ricorreremo alle vie legali in conformità ai nostri accordi". Secondo Lukashenko, Mosca avrebbe progressivamente ridotto le forniture petrolifere da 24 a 12 milioni di tonnellate l’anno. Consapevole dei rischi anche sociali della crisi, il presidente bielorusso ha incaricato il governo di trovare un’alternativa alle forniture di petrolio russo, che tuttavia viene fornito a prezzi agevolati. Le autorità di Minsk vorrebbero ritrattare le tariffe del metano, concordate quando il costo del greggio era ancora di 120 dollari al barile. Oggi, vista la caduta dei prezzi del petrolio e sula base alle regole vigenti, il prezzo equo per il gas dovrebbe essere di 83 dollari per mille metri cubi. Sia come sia, il 9 gennaio scorso le autorità antitrust di Mosca e di Minsk hanno fatto sapere di non essere riuscite a concordare le tariffe annuali per il trasporto del petrolio attraverso la Bielorussia, e Lukashenko minaccia ora di adottare una scelta "sovranista": "Andremo avanti senza petrolio russo, anche se sarà molto difficile per noi. Non ci sono dubbi, tuttavia, se si è chiamati a scegliere tra l’indipendenza e il petrolio russo, iraniano, azero o statunitense".

Mosca, da parte sua, sostiene di aver offerto ed offrire ancora assistenza all'economia della Bielorussia, perdendo peraltro 22,3 miliardi di dollari nel periodo 2011-2015, nel quadro delle forniture di petrolio esenti da dazi. "Dal 2011 al 2015 sono stati consegnati in regime esentasse una quota di 18-23 milioni di tonnellate di petrolio alla Bielorussia su base annuale. Ciò ha comportato una perdita nel bilancio della Russia pari a 22,3 miliardi di dollari. Tutto questo non è altro che il risultato del sostegno diretto e indiretto al governo bielorusso", ha affermato l’ufficio stampa del Cremlino.

Una tensione che incide su tutta l'area euroasiatica

La disputa energetica ha comportato un generale peggioramento dei rapporti fra i due paesi. Il 27 gennaio scorso, infatti, il Servizio di sicurezza federale russo (Fsb), l’erede del Kgb, ha annunciato la creazione di speciali "zone di confine" nelle regioni di Pskov, Smolensk e Bryansk, al confine con la Bielorussia. Regioni nelle quali è stata rafforzata la sorveglianza, con l’intento di combattere il contrabbando ed il commercio illegale di stupefacenti. Mosca ha inoltre vietato l’importazione di carni bovine commercializzate da imprese della regione di Minsk, ritenendole prodotte in Ucraina o in paesi europei sottoposti alle contro-sanzioni economiche. Ad irritare le autorità di Mosca è stata anche l’ipotesi di consentire ai cittadini di 80 paesi di entrare in Bielorussia senza visto per più di 5 giorni. Già in passato si erano create tensioni tra i due paesi, causate soprattutto dalle cattive condizioni del bilancio pubblico bielorusso. Più volte Lukashenko aveva "alzato la voce" per ottenere sconti alle tariffe del gas. Le autorità russe, tuttavia, sembrano oggi meno disposte a fare concessioni, anche per via della prolungata crisi economica che ha causato una contrazione dell’economia nazionale. Il recente rifiuto di Lukashenko di recarsi a San Pietroburgo, per firmare alcuni documenti dell’Unione economica eurasiatica, ha causato sconcerto fra i capi di stato dei paesi membri (Armenia, Federazione Russa, Kazakhstan e Kirghizistan). La Bielorussia, dal canto suo, ha sempre auspicato una soluzione alla crisi energetica entro il primo trimestre 2017: un’ipotesi che al momento sembra improbabile.