La rivincita del carbone USA

La rivincita del carbone USA

Giancarlo Strocchia
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L'annuncio da parte di Scott Pruitt, capo dell'Agenzia per l'Ambiente americana, dello smantellamento delle politiche di lotta ai cambiamenti climatici contenute nel Clean Power Plan varato da Obama nel 2015, arresta il processo di transizione verso le energie rinnovabili che avrebbe dovuto abbattere del 32 percento, entro il 2030, le emissioni di gas serra delle centrali elettriche

Washington si prepara a rottamare il Clean Power Plan. È quanto ha annunciato Scott Pruitt, responsabile dell'Agenzia per la protezione dell'Ambiente dell’amministrazione Trump. Un atto che dà attuazione alla promessa elettorale di Trump di rigettare la politica di bando del carbone intrapresa dal suo predecessore Obama e di rivedere dalle fondamenta le misure previste per la lotta ai cambiamenti climatici. "La guerra al carbone è finita", ha detto Pruitt nel corso di una manifestazione ad Hazard, nel Kentucky orientale. Il capo dell'Epa si prepara adesso a firmare il ritiro dal piano varato da Obama e di cui Trump aveva ordinato il riesame alla fine di marzo. Il provvedimento si basa sull’obiezione secondo la quale Obama avrebbe "peccato" di eccesso di potere nel formulare e approvare il Clean Power Plan. Si allontana così, sempre più. la prospettiva che gli Stati Uniti possano rispettare gli impegni intrapresi con la firma dell'accordo sul clima di Parigi per arrestare gli effetti nefasti del surriscaldamento del pianeta, accordo da cui Trump si è spesso dissociato, prospettando il ritiro di Washington quanto prima.

Un colpo duro alle politiche di salvaguardia ambientale

Al grido dello slogan "Un futuro per i nostri figli", il Clean Power Plan aveva come obiettivo quello di tagliare del 32 percento le emissioni inquinanti delle centrali elettriche statunitensi a carbone cento entro il 2030 e di ridurre del 90 percento le morti premature causate dalle stesse emissioni. "Abbiamo affrontato in 6 anni molte sfide, dalla recessione alla ricostruzione dell'economia" all'Iraq ma "sono convinto niente minaccia di più il nostro futuro", aveva ribadito Obama al momento del varo del piano, sottolineando la necessità di "garantire che ci sia acqua e aria pulita e un futuro per i nostri figli". "Se non agiamo, potremmo non essere in grado di invertire la rotta", aveva sottolineato Obama "perché potrebbe essere troppo tardi". Secondo i calcoli dell’attuale amministrazione della Casa Bianca, l’abrogazione del piano di conversione verso le energie alternative farà risparmiare al Paese circa 33 miliardi di dollari. Intanto, molti Stati americani, soprattutto per motivi economici, si stanno già allontanando dal carbone come fonte di produzione di energia. Ora, il provvedimento di “demolizione” del Clean Power Plan, dicono gli esperti, potrebbe rallentare, se non addirittura bloccare, il processo di transizione in corso.

I fronti opposti degli ambientalisti e degli industriali

I gruppi ambientalisti si preparano comunque a dar battaglia e già diversi Stati intendono contestare la proposta di abrogazione presso i tribunali federali sulla base di motivazioni sia scientifiche che economiche. Ad esultare I gruppi industriali, che hanno applaudito l'annuncio del bando del CPP, suggerendo comunque a Pruitt di sostituire l’attuale legislazione con una nuova e più moderata regolamentazione sulle centrali elettriche per sostenere le possibili controversie legali, visto che l'Epa è tenuta comunque, secondo un parere giuridico del 2009, a regolare le emissioni dei gas a effetto serra.