Una ricchezza in fondo al mare

Una ricchezza in fondo al mare

Luca Bertelli | Chief Exploration Officer Eni
Condividi
Una sequenza inaspettata di scoperte, avvenuta a partire dai primi anni del 2000, ha reso il Mediterraneo orientale un'area ad elevata potenzialità di estrazione di gas. Tra questi, il giacimento di Zohr ha inaugurato un nuovo tema esplorativo con notevole potenziale minerario, indicando un nuovo modello per l'evoluzione paleogeografica del bacino di Levante


Leggi Oil 31

 

Il bacino del Levantino, nel Mediterraneo orientale, copre le acque territoriali di diversi stati (Egitto, Israele, Libano, Cipro, Siria) e un’area di circa 80.000 km quadrati. Dal punto di vista geologico, il bacino confina a sud con l’ampia Conoide sedimentaria del Nilo, a nord con la montagna sottomarina di Eratostene e la fossa tettonica di Cipro e, ad est, con l’Arco siriano e la Placca araba. Un’ampia parte di questo bacino sedimentario è caratterizzata da acque molto profonde. La zona centrale del bacino presenta una piana abissale con una estensione di circa 14.000 km quadrati con acque profonde oltre 2.000 metri. Il bacino, poco esplorato fino al 2009, rappresenta oggi una regione ricca di idrocarburi, dove sono state compiute, negli ultimi 6 anni, molte scoperte a gas di alto profilo, inclusi alcuni giacimenti “giant‘. La parte meridionale del bacino (parte del blocco denominato “NEMED") è stata esplorata intensamente nel corso degli anni ’90 e 2000 in acque egiziane con la scoperta di alcuni giacimenti di gas, ma non di dimensioni commerciali. Successivamente, nel gennaio 2009, il bacino ha rivelato il suo grande potenziale nelle acque israeliane quando una joint venture, operata da Noble Energy, ha annunciato la scoperta del giacimento di Tamar, seguita, a dicembre 2010, da quella del maxi giacimento di Leviathan e poi da molti altri di dimensioni minori. Nel dicembre 2011 una Joint Venture, sempre operata da Noble Energy, ha effettuato anche la prima scoperta a gas in acque Cipriote. La scoperta, denominata Aphrodite, è localizzata nel Blocco 12. Tutte queste scoperte sono state effettuate in rocce clastiche (arenarie) di età Miocenica, che si sono dimostrate essere buone rocce “reservoir". È in questi depositi clastici di natura torbiditica che sono stati scoperti oltre 40 trilioni di piedi cubi di gas in posto solo nei giacimenti di Tamar e di Leviathan, in acque israeliane.

 

Il nuovo tema di Zohr

Gli idrocarburi gassosi scoperti in Israele e a Cipro sono leggeri, sostanzialmente metano quasi puro, di origine biogenica. È stato individuato anche un contributo minore di tipo termogenico, che indica probabilmente la presenza, nel bacino, di un sistema petrolifero attivo più profondo; tuttavia, come detto, la quasi totalità dei volumi di idrocarburi scoperti è di origine biogenica. La novità del 2015, per quanto riguarda l’esplorazione del bacino del Levantino, è la scoperta, eseguita da Eni, del giacimento a gas di dimensioni ''giant" di Zohr in acque egiziane. La scoperta di Zohr è stata considerata nell’industria petrolifera come un evento rilevante (si è parlato appunto di ''transformational discovery") non solo per le dimensioni notevoli che caratterizzano l’accumulo di idrocarburi e quindi la sua valenza strategica per il Paese Egitto, ma anche perché ha rappresentato l’apertura di un nuovo tema (''play") esplorativo per la esplorazione del bacino. Zohr, infatti, è un accumulo gigante di gas metano contenuto in rocce carbonatiche di età Miocenica e Cretacica. Sebbene rocce di simile natura fossero state individuate in precedenza vicino alla coste ai confini del bacino del Levantino, non si erano mai avuti successi esplorativi significativi su questo tipo di sequenze, causa la difficoltà di riscontrare le condizioni fondamentali necessarie all’accumulo di idrocarburi. Il Levantino quindi, sino ad agosto 2015, era ritenuto un bacino con grande potenziale a idrocarburi in sequenze clastiche con circa 35 trilioni di piedi cubi di risorse recuperabili dai giacimenti esistenti scoperti nell’offshore di Israele e di Cipro. Ma, per cambiare i paradigmi, nell’estate del 2015 è arrivata la scoperta di Zohr, una scoperta ''geologicamente" diversa dalle altre, realizzata perforando appunto un nuovo tema esplorativo (''play concept"). Il pozzo è stato perforato in circa 1500 m di profondità d’acqua nel Blocco Shorouk . Come era modellizzato prima della perforazione il ''prospect‘ di Zohr? Il modello di Eni prevedeva che alla base di una sequenza evaporitica di età messiniana, esistesse una piattaforma carbonatica di età Miocenica e Cretacica. Le rocce saline di età Messiniana avrebbero sigillato gli idrocarburi presenti all’interno della struttura carbonatica nella quale erano migrati dalle rocce madri dalle sequenze clastiche terziarie. Il prospetto esplorativo Zohr è stato perforato nell’agosto del 2015 con il pozzo Zohr-1 e ha incontrato una colonna mineralizzata a gas continua di oltre 600 m in rocce carbonatiche sostanzialmente confermando il modello ipotizzato prima della perforazione. Il potenziale dei volumi di gas in posto contenuti nella struttura di Zohr è stimato in circa 30 trilioni di piedi cubi (850 miliardi di metri cubi di gas).

 

Un grande potenziale minerario

La scoperta di Zohr ha dimostrato la presenza intorno all’alto di Eratostene e, a nord della conoide del Nilo, di un vasto bacino dove prevalevano a partire dal Cretacico sino al Miocene situazioni di acque poco profonde che consentivano lo sviluppo di piattaforme carbonatiche. In definitiva, Zohr ha inaugurato un nuovo tema esplorativo con notevole potenziale minerario e ha indicato anche un nuovo modello per l’evoluzione paleogeografica del bacino di Levante. Prima, con l’eccezione della breve crisi di salinità messiniana, si riteneva che le condizioni di acque profonde e medio profonde a nord del Delta del Nilo fossero state prevalenti. Oggi, la piattaforma carbonatica di Zohr chiaramente mostra l’esistenza di condizioni di acque poco profonde durante il Miocene e sino al Cretaceo; questa area caratterizzata dell’esistenza di acque poco profonde situata a nord della Conoide del Nilo e intorno all’alto di Eratostene era probabilmente molto vasta. Mapparla e capirne l’estensione areale avrà sicuramente conseguenze importanti per le future esplorazioni del bacino del Levantino. Lo stato delle esplorazioni del bacino si trova infatti in fasi molto diverse nei vari Paesi. Le acque israeliane sono oggi le più esplorate, seguite dalle acque Cipriote e Egiziane. Le acque del Libano e della Siria sono ancora inesplorate poiché finora non sono state concesse licenze. La scoperta di Zohr, nel bacino del Levantino, rappresenta un precursore. Molto probabilmente, negli anni a venire, assisteremo ad altre scoperte in sequenze simili a quella di Zohr nel bacino del Levantino. Per quanto riguarda lo sviluppo delle scoperte, i giochi sono appena iniziati. Finora, solo un giacimento è in produzione; quello di Tamar nelle acque israeliane. Il giacimento è stato messo in produzione, con un sviluppo sottomarino e un collegamento sempre sottomarino con una nuova piattaforma nel sito Mari B. Il campo di Tamar fornisce gas al mercato interno israeliano. I piani di sviluppo della fase 2 di Tamar, di Leviathan (in Israele), e di Aphrodite (Cipro) sono in fase di elaborazione. Il piano di sviluppo di Zohr è stato recentemente approvato dalle autorità egiziane. Tutto il gas di Zohr verrà convogliato onshore nell’area di El-Gamil ed entrerà poi nella rete egiziana. Cosa ci insegna la scoperta di Zohr? Ancora una volta ci dice che anche le aree precedentemente esplorate con scarso successo possono offrire grandi sorprese. È necessario che geologi e geofisici competenti e coraggiosi, che utilizzano al meglio le tecnologie d’avanguardia disponibili, sviluppino nuovi modelli geologici e concetti innovativi, e decidano di sperimentarli nell’esplorazione. Ritengo che nei prossimi anni l’esplorazione del bacino di Levantino riserverà ancora nuove sorprese e confermerà il bacino come una eccezionale riserva di volumi di gas, utili in primo luogo a soddisfare i bisogni domestici dei vari paesi e, negli anni a venire, di divenire una potenziale fonte di export per i mercati mediterranei.


Guarda lo Speciale OMC 2015