Un premier da record

Un premier da record

Giancarlo Strocchia
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Forte del suo terzo mandato, storico risultato in Giappone, Shinzo Abe ora si prepara a realizzare i punti della sua strategia di governo: riforma costituzionale in senso meno "pacifista" per contrastare la minaccia di PyongYang e, in ambito energetico, un rilancio del nucleare

Alla fine ha vinto lui, e non solo in virtù del risultato elettorale che ha riconsegnato al suo partito, i liberal-democratici, e ai suoi alleati i due terzi della Camera Bassa giapponese e a lui il record di durata alla testa del governo del paese del Sol Levante. Shinzo Abe si è aggiudicato quello che si può definire un “mandato forte”, il terzo in ordine di tempo, riuscendo dove altri suoi colleghi, come Theresa May in Gran Bretagna, avevano parzialmente fallito. E’ stato Abe che, con un tempismo cronometrico, aveva annunciato circa un mese fa elezioni anticipate, sciogliendo il Parlamento un anno prima del suo termine naturale. Il contesto gli è parso improvvisamente favorevole. Le tensione generate dalla minaccia nord coreana e un’opposizione, identificata con il neonato Partito della Speranza del governatore di Tokyo Yuriko Koike, ancora impegnata nel definire una propria identità politica, gli devono essere sembrate condizioni più che ragionevoli per tentare di conquistare una leadership abbastanza forte da permettergli un’impresa quasi storica: modificare la costituzione. "La lettura di Abe è stata azzeccata, questo era il momento giusto per tentare una rielezione, visto l’attuale stato di debolezza dell'opposizione", ha dichiarato Ichiro Fujisaki, ex ambasciatore giapponese a Washington. "La gente non ha avuto alternative, davvero".

Non è più tempo di pacifismo

Era stato il Consiglio generale del partito liberal-democratico, nel novembre del 2016, ad attribuire al proprio leader la possibilità di servire il proprio paese per un terzo mandato, approvando la proposta di estendere il limite degli incarichi possibili da due a tre. Abe, 62 anni, aveva ricoperto già la carica di primo ministro nel 2007, per un arco di tempo di poco più di un anno, interrotto ufficialmente per motivi di salute. Era tornato alla testa dell’esecutivo di Tokyo nel 2012, vincendo le elezioni a capo dei conservatori, dopo 3 anni all'opposizione, e ora potrebbe teoricamente proseguire nella sua azione di governo fino al 2021. Un vero record. Dopo un forte calo di popolarità legato all’accusa di aver favorito alcuni amici in questioni d’affari, Abe ha approfittato del disordine dei partiti d’opposizione e di una ripresa dei sostegni a suo favore per anticipare il voto. Una campagna lampo di 12 giorni, impostata alla stregua di un referendum sulla gestione dell'economia e sulla difesa dalla provocazione dalla Corea del Nord hanno fatto il resto. Di fatto, l'economia del Giappone è cresciuta costantemente nell'ultimo anno e mezzo. Ora Abe, forte della nuova maggioranza, si prepara a chiedere un cambio memorabile della Costituzione. A settant’anni dalla sua entrata in vigore (era il 3 maggio 1947) la carta, che attualmente sancisce, all’articolo 9, la rinuncia solenne della guerra, potrebbe essere presto modificata in senso meno pacifista, sull’onda delle necessità di difendere il paese dal pericolo nordcoreano. Abe ha preannunciato un processo di riforma che dovrebbe concludersi nel 2020, anno delle Olimpiadi di Tokyo.

Energia sempre più nucleare?

Lo hanno ribadito ancora in campagna elettorale: Abe e il partito liberale democratico considerano il nucleare come una fonte di energia stabile, a tal punto da annunciare l’intenzione di riavviare anche i reattori ad oggi inutilizzati. Gli attuali obiettivi governativi prevedono un mix energetico in cui l'energia nucleare si ritaglierebbe una fetta di capacità installata pari a circa il 22%. Il piano prevede anche il ricorso al gas naturale liquefatto (27%), al carbone (26%) e alle rinnovabili (22-24 %). Per eliminare l'energia nucleare, la nazione avrebbe bisogno di aumentare notevolmente la generazione di energia termica. Nel frattempo, l'utilizzo delle energie rinnovabili sta crescendo, grazie soprattutto allo sviluppo dell’energia solare, dopo l'introduzione di un sistema di tariffazione feed-in nel 2012. La quota di rinnovabili nel mix energetico si calcola possa aver già raggiunto una quota del 15%. Ora, la progressiva eliminazione del nucleare comporterebbe un rapido aumento del costo dell'energia rinnovabile, rendendo la decisione di abbandonare i reattori ancora prematura, a detta del nuovo esecutivo.