La svolta necessaria per Porto Rico

La svolta necessaria per Porto Rico

Paul Sullivan | Professore, NDU. Georgetown NCUSAR
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Le difficoltà che incombono sull'isola sono molteplici, ma le possibilità di sviluppo e rinnovamento anche. Bisogna puntare sulle fonti rinnovabili, su infrastrutture elettriche più dinamiche ed evolvere il vecchio concetto di "gestione" del settore energetico

L’intero sistema energetico di Porto Rico è stato distrutto dall’uragano Maria che si è abbattuto sul paese. Qui prendiamo in esame in particolare il sistema elettrico dell’isola che dipende quasi interamente dal petrolio, dal GNL e dal carbone importati, che consentono il funzionamento delle centrali. La tempesta ha danneggiato anche gran parte dei sistemi di lavorazione di petrolio, gas e carbone. Solo una percentuale molto piccola di elettricità è di origine eolica e solare, sebbene Porto Rico sia un luogo ricco di entrambe queste fonti rinnovabili. L’isola è anche potenzialmente ricca di altre fonti alternative quali l’oceano e le biomasse, e potrebbe sviluppare un valido sistema di termovalorizzazione dei rifiuti altrimenti destinati alle discariche.

La scommessa vincente delle fonti alternative

La dipendenza di Porto Rico da fonti energetiche d’importazione potrebbe ridursi notevolmente se fosse prestata maggiore attenzione alle fonti rinnovabili. Lo sfruttamento di queste ultime permetterebbe anche un aumento dell’affidabilità e della resilienza della rete elettrica, in particolare se connesso a sistemi di accumulo dell’energia e di gestione della domanda. E l’affidabilità del sistema potrebbe anche essere maggiore se fossero create una serie di microreti che possono essere connesse alla rete generale e al tempo stesso separate al momento del bisogno, in caso di tempeste, terremoti e altri rischi. Come è successo quando i vari uragani hanno devastato gli impianti eolici nel sud degli Stati Uniti e nei Caraibi. Alcuni impianti fotovoltaici sono stati danneggiati, ma i costi per le riparazioni saranno sicuramente inferiori di quelli che dovranno essere sostenuti per il ripristino delle imponenti centrali a gas, carbone e petrolio, e non solo per le dimensioni ridotte degli impianti che sfruttano fonti rinnovabili. È inoltre da notare che i sistema basati su fonti rinnovabili hanno meno necessità di infrastrutture sussidiarie o collegate, così importanti per quelli che sfruttano petrolio, gas e carbone. Le centrali solari, eoliche, a biomasse e oceaniche non hanno bisogno di costosi sistemi di spedizione, porti, impianti di accumulo e rigassificazione, né di un sistema di condutture per funzionare. I sistemi elettrici a petrolio, gas e carbone non potrebbero funzionare senza queste infrastrutture all’interno di sistemi a loro volta connessi a sistemi che fanno parte di altri sistemi.

Infrastrutture leggere e costi più contenuti

I raggi solari vengono trattati tramite un pannello solare o sistemi a concentrazione solare e dispositivi simili costituiti da specchi, per esempio. Le biomasse potrebbero essere prodotte sfruttando i suoli fertili dell’isola. Al momento una grande quantità di biomasse sta marcendo nel suolo dell’isola, danneggiato dall’uragano, mentre potrebbe essere trasformata in gas naturale o in altre risorse simili. Ampia è anche la possibilità di produrre energia elettrica dalla trasformazione dei rifiuti urbani. L’energia oceanica sarebbe invece prodotta dal mare che circonda l’isola. Perché acquistare o noleggiare costose navi rigassificatrici o di stoccaggio se è possibile realizzare impianti solari, a biomasse ed eolici onshore più velocemente e con costi inferiori? La realizzazione di microreti formate da centrali che producono energia da fonti rinnovabili e l’accumulo dell’energia riducono la possibilità di guasti localizzati potenzialmente insiti in grandi reti per la produzione di energia elettrica da fonti fossili. I costi per la produzione di energia solare ed eolica si sono ridotti notevolmente negli ultimi anni, e ci si attende che il trend continui per molto tempo in futuro. Il solare e l’eolico non sono tecnologie adatte per tutti i posti, ma per un’isola tropicale dove splende il sole e soffiano gli alisei dovrebbe trattarsi di una decisione molto semplice. Non si tratta di un discorso ideologico o di filosofia spicciola, ma di un ragionamento basato su fatti concreti relativi a costi e benefici nel breve e medio termine per un luogo come Porto Rico. I sistemi per la produzione di energia oceanica necessitano di tempo per portare a una diminuzione apprezzabile del costo per kWh, ma non esiste certamente migliore posto di un’isola per testarne i vantaggi. I sistemi a biomasse avanzati, ma anche quelli meno avanzati, potrebbero consentire una notevole diminuzione dei costi in tempi relativamente ridotti. Ma la carta vincente per l’isola potrebbe essere la termovalorizzazione. Prendendo in considerazione i costi e i benefici, inclusi i rischi legati a tempeste e altri eventi naturali, costi ambientali e sanitari, ecc., le energie rinnovabili appaiono più appetibili di quanto molti pensino.

Un concetto diverso di energia

Il sistema di trasmissione dell’isola trasporta l’energia principalmente dalla parte meridionale a quella settentrionale, dove la richiesta è maggiore. La maggior parte della rete di trasmissione attraversa territori montuosi e aree remote invece di seguire la popolazione e la domanda di elettricità, concentrate nel perimetro vicino alla costa e in particolare nel nord del paese. Le aree dove la domanda è maggiore si trovano spesso lontano dalle centrali dove l’energia è prodotta, e l’isola è soggetta non solo a potenti tempeste ma anche ai terremoti. Sarebbe quindi logico creare una serie di microreti basate su un sistema ibrido che sfrutti petrolio, gas, vento e sole nel breve e nel medio periodo. Consiglio un sistema ibrido per sfruttare le infrastrutture a petrolio, gas e carbone esistenti ancora per qualche anno, per ammortizzarne i costi nel tempo fino al momento in cui potranno essere sostituite. Il definitivo passaggio alle rinnovabili sarebbe quindi accompagnato da una migliore gestione della domanda, una maggiore efficienza "fuori rete", una capacità di accumulo dell’energia e una riduzione delle perdite e dei furti. Porto Rico potrebbe essere una nuova Islanda. Quest’ultima, infatti, si è convertita all’uso dell’energia geotermica, vista l’ampia quantità di risorse naturali di cui è dotata in questo settore. A sua volta, Porto Rico è ricca di sole e di vento, ed è potenzialmente in grado di produrre energia dall’oceano e dalle biomasse. È giunto il tempo di pensare seriamente a queste soluzioni. Le microreti sarebbero collegate a una rete di trasmissione e di distribuzione più razionale dal punto di vista logistico e potrebbero scollegarsi dalla rete più ampia in caso di catastrofi naturali o di altri tipi di interruzioni. La transizione prima a sistemi ibridi e quindi a sistemi sempre più basati su energie rinnovabili, accumulo dell’energia, gestione della domanda e microreti comporterebbe la ristrutturazione completa della struttura industriale e di gestione dell’intero settore elettrico dell’isola. E richiederebbe un nuovo modello di governance del settore energetico per Porto Rico, oltre allo sviluppo di migliori programmi di formazione e addestramento nel campo dei sistemi energetici. Tutto ciò potrebbe contribuire allo sviluppo dell’isola, e comporterebbe la creazione di posti di lavoro. Finora i vecchi sistemi hanno fatto esattamente il contrario.

Il paradiso perduto?

È chiaro come le acque al largo di questo splendido luogo che l’isola ha bisogno di una rete elettrica funzionante, efficiente, affidabile e resiliente. L’energia elettrica è necessaria per l’illuminazione, il raffreddamento, la refrigerazione, le comunicazioni, l’insegnamento, i trasporti, gli sportelli per il prelievo di contanti, le pompe di benzina nelle stazioni di servizio, e per molte altre attività. Solo vivendo un po’ di tempo in un posto senza elettricità o dove la rete elettrica è inaffidabile si può sperimentare, non solo vedere, la frustrazione, il dolore, gli effetti sulla salute, i danni economici e le altre conseguenze di una simile situazione. Le società moderne hanno bisogno dell’energia elettrica. I portoricani vivono in una situazione di crisi economica, calo demografico e declino della qualità dell’energia e di altri settori. Meritano di più. Molti hanno espresso il loro dissenso emigrando e abbandonando in massa l’isola, specialmente dopo la cancellazione di alcune sostanziose agevolazioni fiscali per le aziende statunitensi nel 2006. A partire da allora l’occupazione a Porto Rico ha franato. Il tasso di partecipazione della forza lavoro ha avuto un crollo verticale. Molti hanno perso la speranza e hanno abbandonato il paese per andare per lo più negli Stati Uniti, dove hanno tutto il diritto di rimanere in quanto cittadini americani in possesso di passaporti americani. Sfortunatamente per molti, a partire dal 2007-2008 la "Grande Recessione" ha colpito duramente l’economia statunitense. Perciò i posti di lavoro hanno cominciato a scarseggiare anche nel continente, e inviare soldi a Porto Rico è diventato sempre più difficile. I portoricani non sono stati colpiti solo da tempeste naturali come Irma e Maria, ma anche da tempeste economiche. Porto Rico ha un enorme debito di 70 miliardi di dollari, e vive una situazione di crisi economica che erode la base imponibile. Inoltre decine di miliardi di dividendi volano fuori dal paese per fare in modo che grandi società vi mantengano le loro sedi. In alcuni anni il flusso di tali dividendi ammonta a circa il 30-50% del PIL. Stranamente, anche con un’economia in sofferenza, Porto Rico registra un avanzo delle partite correnti tradizionalmente in crescita. Appare chiaro che i grandi investitori e le multinazionali presenti sull’isola se la cavano meglio della media della popolazione (il 45% degli abitanti vive in povertà) e del ceto medio. Non solo il sistema elettrico di Porto Rico è altamente distorto e disfunzionale. Anche quello economico lo è, e ha bisogno di essere cambiato.

Un sistema elettrico che deve evolversi

La PREPA (Puerto Rican Electric Power Authority - Autorità per l'energia elettrica di Porto Rico) definisce se stessa un "monopolio naturale". Si tratta di una società governativa, ma non è un monopolio NATURALE. Le è stato affidato il controllo completo della rete elettrica del paese. I pochi produttori indipendenti devono vendere a lei. L’intera rete è stata gestita, e male amministrata, dalla PREPA per decenni senza supervisione, fino a quando nel 2014 non fu creata, e per buone ragioni, la PREC (Puerto Rico Energy Commission - Commissione per l’energia di Porto Rico). Prima della nascita della PREC, per un lungo periodo di tempo la PREPA non ha dovuto rendere conto a niente e a nessuno del proprio operato con risultati disastrosi per Porto Rico e per i suoi abitanti. Il fallimentare sistema elettrico dell’isola dovrebbe essere privatizzato e dovrebbe anche essere incentivata la concorrenza. I livelli di corruzione e di malagestione sono divenuti pienamente visibili nella luce disinfettante lasciata dall’uragano Maria. Per poter amministrare meglio la PREPA è stato creato un sistema di gestione di emergenza. La goccia che ha fatto traboccare il vaso sembra sia stata l’affidamento da parte della PREPA di un contratto da 300 milioni di dollari per la ricostruzione di una grande parte della rete a una piccola azienda del Montana formata da due persone. Ma le ragioni che spingono verso tali cambiamenti sono molte. Le obbligazioni portoricane sono considerate spazzatura. Citibank ha ridotto la linea di credito della PREPA nel 2014, causando un grande stress per le finanze dell’Autorità portoricana, che, per esempio, ha dovuto fare ricorso ai fondi destinati alla manutenzione, agli investimenti e ai miglioramenti per pagare i combustibili di Petrobras, il suo maggiore fornitore di petrolio. Per molti anni la manutenzione, quando effettuata, è stata ridotta al minimo lasciando presagire una riduzione dell’affidabilità della rete con conseguenti blackout, che si sono puntualmente verificati. E con tutto ciò, a Porto Rico il costo dell’elettricità è superiore rispetto a quasi tutti gli altri stati e territori degli USA. Il fatto che il 75% dell’energia prodotta dalla PREPA derivi dal petrolio esercita una pressione continua sulle finanze dell’ente e sui prezzi dell’elettricità, a causa dei notevoli innalzamenti periodici del prezzo dell’oro nero. Inoltre l’isola è priva di raffinerie per la lavorazione del petrolio. Ancora un’altra stranezza: il gas naturale impiegato nella produzione dell’energia elettrica viene importato sulla base di due contratti diversi, uno leggermente superiore a 3 dollari per milione di unità termiche inglesi (pari a circa 293 kWh) e un altro superiore a 6 dollari per milione di unità termiche inglesi. Per ragioni di tutela dell’ambiente e di altro tipo, la PREPA vuole aumentare l’uso di gas naturale, che nel caso dell’isola sarebbe il GNL, ma i costi sembrano insostenibili per l’Autorità portoricana, che sembra vivere in un mondo dei sogni parastatale quando si tratta di verificare ciò che può fare con le sue finanze in difficoltà. Ma ci sono cose ancora più strane e preoccupanti. Molti degli ingegneri e dei dirigenti più competenti e di maggiore esperienza hanno lasciato la PREPA per gli Stati Uniti continentali, dove avrebbero potuto fare di più in condizioni di lavoro molto meno frustranti. Gli enti governativi portoricani non pagano l’energia elettrica che consumano. Molti clienti della PREPA sono persone che vivono in condizioni economiche difficili - circa il 45% della popolazione dell’isola vive in povertà - e spesso ottengono l’energia elettrica grazie a dei sussidi o come parte di ciò che è detto "elettricità non economica", ovvero rubata. Le perdite di energia elettrica registrate dalla PREPA sono enormi. Niente di tutto ciò aiuta a rendere il sistema elettrico e la PREPA solvibili, vitali e affidabili. Escluso un 2%, tutta l’energia della PREPA è prodotta utilizzando combustibili fossili importati: petrolio, gas e carbone. Porto Rico, infatti, è sprovvista di fonti proprie di simili risorse. Ha poco senso continuare su questa strada. Ma l’antiquata PREPA ha portato avanti questa assurdità per decenni anche se ciò non aveva più senso. La maggioranza delle centrali presenti sull’isola hanno più di 40 anni.

Per contrastare l'emigrazione

La PREPA, il Corpo degli ingegneri dell’esercito americano, l’Agenzia federale per la gestione delle emergenze, il Dipartimento dell’energia e altri enti stanno provvedendo a sostituire 50.000 pali della luce danneggiati e un numero considerevole di linee ad alta tensione distrutte dall’uragano. Ed è probabile che quelli nuovi vengano distrutti dalla prossima tempesta e da quella dopo ancora, e ancora e ancora. La maggior parte delle infrastrutture per l’energia elettrica portoricane sono aeree. Perché continuare a ripetere sempre gli stessi errori? Ribadisco, i portoricani meritano di meglio. Una rete elettrica migliore e più affidabile potrebbe portare anche più posti di lavoro, una salute migliore, un sistema scolastico e sanitario più efficienti e molto altro ancora. Potrebbe contrastare l’emorragia di persone che abbandonano l’isola con il loro carico di conoscenze e capacità. Si potrebbe dire che per decenni il sistema elettrico di Porto Rico ha impedito all’isola di sfruttare il suo potenziale. Cosa si può dunque concludere da tutto ciò? Porto Rico ha la necessità di cambiare radicalmente il suo sistema elettrico, il modello di business di questa struttura, la sua governance, le tecnologie, gli incentivi e praticamente tutto il resto. Limitarsi a ricostruire quello che già c’era non risolverà i grandi problemi che l’isola dovrà affrontare in futuro. Sarà come mettere un semplice cerotto su una ferita che ha invece bisogno di operazioni e di un serio processo di recupero. È importante sottolineare che tali cambiamenti non possono essere finanziati dal governo portoricano o attraverso l’aumento dei prezzi dell’energia elettrica per la popolazione dell’isola. C’è necessità di investitori stranieri, aiuti da varie fonti, ecc. In ogni caso i contratti per questi aiuti o investimenti devono contenere clausole per la ristrutturazione del sistema elettrico e della sua governance. Possibili angeli investitori potrebbero rivelarsi aziende produttrici di energie rinnovabili, gruppi che si occupano di stoccaggio dell’energia e sviluppatori di microreti che potrebbero considerare tutto ciò un modo potenzialmente coronato da successo per mostrare quello che le loro tecnologie e la loro pianificazione economica possono fare per isole, stati che si trovano in situazioni rischiose e altri soggetti. Altre fonti potrebbero essere rappresentate dalle aziende farmaceutiche e di altri settori che fanno molti soldi a Porto Rico. Anche queste aziende potrebbero godere dei benefici di un migliore sistema elettrico. Non possiamo limitarci ad alzare le mani in segno di resa e dire "è troppo difficile, e inoltre l’isola è in bancarotta". È necessario un nuovo modo di pensare creativo e nuove fonti di finanziamento. Come ha detto in modo molto brillante, ma anche molto semplice, Einstein: "Non possiamo risolvere un problema usando lo stesso modo di pensare che abbiamo usato quando lo abbiamo creato".