Dalla Polonia alla Russia, i giochi di forza
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Da tempo si pensa di costruire i "vertical pipe", che passano da Nord a Sud. Uno è il Baltic Pipe, che porterebbe il gas norvegese alla Polonia. L'altro è il Nord Stream 2, dalla Russia alla Germania, temuto da Polonia e Ucraina per l'aumento dell'influenza russa sul Continente

Per diversi motivi in Europa c’è abbondanza di gas, malgrado i giacimenti propri stiano per esaurirsi. L’Europa è già inanellata con la Russia, tramite i gasdotti che passano da Est ad Ovest. Da tempo, naturalmente, nel Vecchio continente si pensa di costruire anche i "vertical pipe", che passano invece da Nord a Sud, ma con la possibilità di cambiare le direzioni del flusso (reverse flow). Negli ultimi anni, dall’inizio del millennio, abbiamo visto nascere tanti progetti di gasdotti, ma anche tanti a fallire: da Nabucco a South Stream, che sono stati modificati o completamente abbandonati. Comunque, questi progetti erano "orizzontali", e avrebbero portato il gas dalla Russia o dall’Azerbaijan, come anche il rinato TAP.

I gasdotti "verticali": Baltic Pipe e Nord Stream 2

Ad aprile la polacca PGNiG ha apportato dei cambiamenti al suo piano strategico 2014-2022, puntando sul rigassificatore e sul gasdotto Baltic Pipe, dando così una seconda vita al progetto, nato nel 2001: si tratta del gasdotto di 230 km, che potrebbe connettere Danimarca e Polonia tramite il mare, e dalla capacità di 5 miliardi di metri cubi di gas all’anno, che avrebbe portato il gas norvegese ai polacchi. Questo progetto è già stato fermato qualche volta proprio per i dubbi sulla profittabilità (economic feasibility), e adesso è stato nuovamente rimesso in discussione. Rimane questo da capire: è un progetto reale o solo una mossa contro l’avanzamento del gasdotto Nord Stream 2? Il Nord Stream 2 prevede la realizzazione di 2 condotte con una capacità totale di 55 miliardi di metri cubi di gas all’anno, dalla costa russa alla Germania attraverso il Mar Baltico. Gazprom deterrebbe il 50% del progetto, mentre BASF, E.ON, Engie, OMV, Shell il 10% ciascuno. Il progetto era in un buono stato di avanzamento dopo che la direzione Sud è stata rallentata, con la cancellazione di South Stream, l’introduzione al posto suo del Turkish Stream, e lo stallo di quest’ultimo dopo il conflitto russo-turco per l’abbattimento da parte della Turchia di un caccia russo su territorio siriano. Adesso Société Générale, Unicredit e Russian Bank for Project Finance sono state scelte dal consorzio come consulenti finanziari per attirare finanziamenti, che dovrebbero ammontare a circa 10 miliardi di euro. Ma diversi Paesi, incluse la Polonia e l’Ucraina, hanno espresso la loro preoccupazione per il progetto, che discrimina la loro posizione e aumenta l’influenza russa sul Continente. Anche Matteo Renzi nel dicembre scorso ha criticato il progetto, lamentando l’ambivalenza della Ue, che avrebbe seppellito il progetto South Stream (al quale Eni partecipava, e dove Saipem aveva vinto la commessa miliardaria per la posa di tubi sotto il Mar Nero) ma ha accettato senza protestare il raddoppio del North Stream, voluto dalla Germania. Ovviamente, la posizione italiana cambierebbe se si potesse garantire un grosso coinvolgimento delle società italiane, Saipem in primis, anche per compensare i danni alla società dovute alla commessa cancellata. Quindi, in seguito, Bruxelles ha iniziato a porre diversi ostacoli: di recente infatti il Commissario all’Unione Energetica Maros Sefcovic ha esplicitamente affermato che il raddoppio del gasdotto attraverso il Baltico "suscita preoccupazione", in quanto "potrebbe alterare il panorama del mercato del gas Ue, impedendo l’accesso a nuove fonti di approvvigionamento o a nuovi fornitori, e aumentando ulteriormente la capacità in eccesso dalla Russia all’Europa".

 

Le preoccupazioni della Naftogaz ucraina

Anche Andrej Kobolev, amministratore delegato della Naftogaz ucraina, è molto preoccupato per l’avanzamento del progetto. Perche se sarà portato a termine, l’Ucraina come Paese di transito del gas russo verso l’Europa diventerebbe obsoleta. In una recente intervista alla rivista Focus, Kobolev ha detto: "la costruzione della seconda linea del Nord Stream potrebbe essere portata a termine entro il 2019. Allora i nostri problemi diventeranno di gran lunga più grossi. A parte la perdita del transito, per noi sarà più difficile comprare il gas in Europa". Nell'Europa Orientale ci sarà un deficit del gas. Se tutto il gas confluirà verso Nord Stream, la portata di transito dei sistemi di trasmissione del gas europei non basterà a pompare il necessario flusso di gas verso l'Europa Orientale e Meridionale. Non è del tutto escluso che l'obiettivo principale della Gazprom sia proprio riuscire a creare "un restringimento in questo mercato, per poi vendere il gas a noi e ai nostri vicini prezzi maggiori". Ma i russi dicono che il loro gas ha prezzi competitivi e rientra nella media europea, ed è molto più economico del fantomatico shale gas americano. E tutti i discorsi contro il progetto sarebbero solo attacchi politici. Quindi, la rinascita del nuovo del progetto Baltic Pipe è solo una mossa strategica o una reale necessità? Per Piotr Woźniak, Ceo di PGNiG, è una necessita, nonché una possibilità di diversificare i fornitori. Se venisse costruito, la Polonia avrebbe una leva in più per trattare con Gazprom e dipenderebbe meno dalla Germania. Ma la norvegese Statoil non ha fretta di entrare nel consorzio di costruzione del gasdotto. Anzi, si dice, che Statoil consideri "il mercato polacco interessante" e pensi alla "possibilità di usare tale infrastruttura se sarà economicamente conveniente", ma che non voglia investire nella costruzione di tale gasdotto. E senza Statoil, sarebbe difficile andare avanti velocemente.


@evutkin