Un nuovo asse Parigi-Teheran
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Dopo l'accordo sottoscritto da Total per South Pars si intensificano i rapporti tra l'Iran, la Francia, e alcuni paesi europei, tra cui Italia e Germania, pronti a sostenere una maggiore apertura con Teheran, in controtendenza rispetto alle rigide posizioni di Stati Uniti e Arabia Saudita

Se gli Stati Uniti sembrano intenzionati a mantenere le sanzioni contro l'Iran, nonostante l'entrata in vigore dell'accordo sul nucleare del gennaio 2016, la Francia è in prima linea per superare i vincoli imposti dalle misure contro Teheran e aprire un nuovo corso nelle relazioni bilaterali con il Paese. Ne è prova l’accordo del valore di 4,8 miliardi di dollari che la compagnia francese Total ha siglato per realizzare investimenti nel grande giacimento di gas iraniano di South Pars, insieme alla compagnia China National Petroleum Corporation (CNPC). Proprio il neo-eletto presidente francese, Emmanuel Macron, si è espresso per un completo superamento dell'isolamento economico iraniano. Anche Italia e Germania sembrano fin qui muoversi nella stessa direzione e hanno siglato intese miliardarie con le autorità iraniane e moltiplicato le visite ad ogni livello negli ultimi mesi in Iran.

La compagnia francese Total ha dimostrato la volontà delle autorità francesi di superare la stagione delle sanzioni e dell'isolamento internazionale iraniano, con un accordo miliardario per la gestione del giacimento di gas South Pars.

Uno sguardo all'accordo per South Pars

Un consorzio tra Total, Petropars e CNCP sarà alla base della prima fase di investimenti nel maxi-giacimento South Pars. La compagnia francese deterrà una quota pari al 50% mentre il 30% andrà alla cinese CNCP e il 20% alla compagnia locale. L'investimento previsto dalla Total è pari a un miliardo di dollari. La rilevanza di questi investimenti è soprattutto in relazione alla localizzazione dei pozzi South Pars, condivisi tra Teheran e il Qatar: il Paese nel mirino delle sanzioni internazionali da parte dei Paesi del Golfo.

La compagnia Total ha confermato che il gas estratto a South Pars nell'ambito dell'accordo servirà ad alimentare solo il mercato interno. La liquidità per l'intesa sarà assicurata dalle banche cinesi mentre le banche europee sembrano essere ancora riluttanti nel tornare a fare affari con l'Iran. Ciò accade soprattutto per il timore di incappare in possibili sanzioni da parte delle banche Usa che continuano a non rispettare gli accordi raggiunti a Vienna nel 2015 e a tenere congelati miliardi di dollari iraniani che dovrebbero invece essere resi disponibili in base all'entrata in vigore dell'intesa. Nel suo viaggio a Riyad, il presidente degli Stati Uniti ha siglato accordi miliardari con i sauditi e ne ha abbracciato l'approccio geopolitico. Questo atteggiamento, insieme al bando sui visti per i cittadini iraniani nell'ambito del nuovo pacchetto di norme volute dall'amministrazione Trump, il cosiddetto “Muslim Ban”, ha contribuito ad inasprire le relazioni bilaterali con gli Stati Uniti. «Sono manovre saudite, incoraggiate da Trump, che afferma il suo peso politico cercando di stabilire il dominio nella regione e scontrarsi con l'Iran». È stato il commento di Sami Zubaida, docente di Storia dell'Università di Londra (Birkbeck).

Germania, Italia e la fine delle sanzioni contro Teheran

Già negli anni Novanta, la compagnia francese Total sfidò le sanzioni volute contro Teheran dall'amministrazione Clinton. Più in generale sono i Paesi europei che per primi stanno rispondendo alla fine dell'isolamento contro l’Iran, nonostante la politica del muro contro muro, promossa dai Repubblicani negli Stati Uniti. La Germania ha 11 miliardi di dollari di contratti in sospeso con l'Iran, l'Italia ha accordi pari a 25 miliardi di dollari. Questi due Paesi potrebbero, a breve, seguire l'esempio francese e premere il pedale sull'acceleratore negli investimenti in Iran. In particolare, l'Italia è tornata ad essere il primo partner commerciale iraniano dopo anni in cui era scivolata indietro in seguito alle sanzioni internazionali imposte contro il Paese a maggioranza sciita. E così, la visita a Roma dello scorso giugno del capo negoziatore per il dialogo sul nucleare, Javad Zarif, ha definitivamente coronato il ritorno delle tradizionali ottime relazioni bilaterali tra Italia e Iran. Nei colloqui con le autorità italiane, la linea iraniana in politica estera è emersa con la solita chiarezza. Zarif ha confermato l'asse tra Teheran e Damasco, in accordo con la gestione russa della crisi siriana. Secondo il ministro degli Esteri iraniano, solo il popolo siriano potrà segnare un avvicendamento al vertice dello stato. Nonostante gli attacchi dell'amministrazione Trump, la Repubblica islamica ha poi trovato un alleato stabile nella Russia di Vladimir Putin nella gestione delle principali crisi regionali, ma anche il governo turco ha tuonato contro l'isolamento del Qatar voluto dall'Arabia Saudita, fornendo aiuti diretti per fronteggiare una possibile crisi alimentare alle autorità di Doha.

L'inizio di un nuovo corso

La compagnia francese Total ha dimostrato la volontà delle autorità francesi di superare la stagione delle sanzioni e dell'isolamento internazionale iraniano, con un accordo miliardario per la gestione del giacimento di gas South Pars. Italia e Germania sono da mesi impegnate nel ripristino delle relazioni commerciali bilaterali con Teheran. Tuttavia, Stati Uniti e Arabia Saudita continuano a frenare il ritorno a normali rapporti con la Repubblica islamica, nonostante l'entrata in vigore dell'accordo di Vienna nel gennaio 2016. La rielezione del presidente moderato Hassan Rohani e la politica di distensione, voluta dal ministro degli Esteri iraniano, Javad Zarif, confermano il ruolo centrale di Teheran nella gestione delle principali crisi regionali e l'intenzione di promuovere un rapporto privilegiato con Mosca e alcune capitali europee.