Un'opportunità per fare la differenza

Un'opportunità per fare la differenza

Eugenio Cau
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L'impatto della tecnologia può essere rivoluzionario in un settore, come quello dell'energia, che deve rispondere a sfide epocali: dai cambiamenti climatici all'accesso universale. Servono disponibilità economica e attitudine al rischio, flessibilità e prontezza nell'adozione di nuove idee

Nella primavera del 2017 Bill Gates, cofondatore di Microsoft e uno degli uomini più ricchi del pianeta, ha inviato tramite il suo sito internet personale una lettera aperta a tutti i giovani che in quelle settimane stavano conseguendo una laurea – lui che una laurea, invece, non ce l’ha. Ha fatto loro i complimenti, li ha incoraggiati a diventare una forza di cambiamento, poi ha raccontato che moltissimi giovani cercano di contattarlo per chiedergli consigli su quale carriera intraprendere. Gates risponde che se lui avesse di nuovo vent’anni e stesse cercando “un’opportunità per fare la differenza nel mondo”, considererebbe tre settori: “Uno è l’Intelligenza Artificiale. Abbiamo soltanto cominciato a scoprire tutti i modi in cui renderà la vita delle persone più produttiva e creativa. Il secondo settore è l’energia, perché renderla pulita, economica e affidabile sarà essenziale per combattere la povertà e il cambiamento climatico. Il terzo sono le scienze della vita, che sono ricche di opportunità per aiutare le persone a vivere esistenze più lunghe e più sane”. Ora, che Bill Gates incoraggi i giovani neolaureati a occuparsi di Intelligenza Artificiale è abbastanza scontato. In un certo senso, lo stesso vale per le scienze della vita, anche conoscendo le attività della Fondazione filantropica che Gates ha aperto con la moglie Melinda dopo aver abbandonato ogni ruolo operativo dentro a Microsoft. Dei tre settori indicati da Gates, dunque, il più interessante è senza dubbio quello dell’energia, troppo spesso snobbato da chi si definisce innovatore. A ben pensarci, l’energia non è un settore molto citato da chi è sulla cresta dell’onda dell’innovazione. Meglio i viaggi spaziali, che mobilitano l’immaginario dei cittadini e i titoli dei giornali, come dimostrano bene le avventure fuori dall’atmosfera di Elon Musk con la sua SpaceX. Meglio la robotica, che è una tecnologia di sicuro fascino. L’energia è considerata più noiosa, e poco importa se nella storia dell’umanità le rivoluzioni tecniche hanno sempre riguardato l’utilizzo dell’energia, dalla scoperta del fuoco in giù.

Insomma, dice Bill Gates, che è uno che su queste cose ha occhio, che se si vuole fare la rivoluzione tecnologica e se si vuole lasciare il segno nel mondo non si può prescindere dall’energia. Ora, quando si parla di innovazione e di alta tecnologia, la parola “rivoluzione” ti esce facile di bocca. Siamo tutti ubriachi di una certa retorica enfatica in base alla quale ovunque ti giri tutto è una rivoluzione, una pietra miliare, un momento storico. L’Intelligenza Artificiale è rivoluzione, la blockchain è rivoluzione, i big data, la robotica, le automobili a guida autonoma cambieranno per sempre il modo di vivere di milioni e forse di miliardi di persone. È tutto vero – ma è altrettanto vero che tutto questo parlare di rivoluzione ha generato aspettative poco realistiche. L’Intelligenza Artificiale (AI) è spesso trattata in termini apocalittici (un’AI superviluppata si rivolterà contro di noi e ci renderà suoi schiavi) o salvifici (l’AI risolverà tutti i problemi dell’umanità), quando invece l’approccio più giusto è quello graduale: l’AI sta già portando enormi vantaggi alla società umana, ma nessuno studioso serio si aspetta che l’Intelligenza Artificiale raggiunga le capacità cognitive degli esseri umani ancora per qualche decennio (perfino per qualche secolo, sostengono alcuni).

Quando si parla di energia – e di tecnologia applicata all’energia – alle aspettative si aggiunge l’urgenza che nasce dalla preoccupazione per i cambiamenti climatici, e questo rende più confuso il discorso. Dunque: cominciamo a capire in che modo la tecnologia sta cambiando in maniera sistemica il settore energetico, e perché Bill Gates sostiene che le menti migliori di questa generazione devono applicarvisi. Soltanto in seguito cercheremo di valutare se si può parlare per davvero di rivoluzione.

 

L’AI: miti e realtà

I principali movimenti nel settore dell’energia sono legati all’applicazione delle più importanti tecnologie emergenti. Si prenda per esempio l’Intelligenza Artificiale. Il machine learning, con le sue capacità sovrumane di ottimizzazione e riconoscimento dei pattern, è un alleato prezioso per chi vuole rinnovare il settore. All’inizio del 2019 DeepMind, una compagnia di Google che si occupa di Intelligenza Artificiale, ha annunciato di avere aumentato il valore dei parchi eolici di Google nel centro degli Stati Uniti “circa il 20 percento” esclusivamente grazie ai propri algoritmi. Il modello di machine learning, infatti, era stato addestrato per prevedere come avrebbe soffiato il vento con 36 ore di anticipo e per pianificare di conseguenza l’erogazione della corrente sulla rete elettrica con un giorno intero di vantaggio. Gli algoritmi di machine learning capaci di apprendere da soli sono inoltre essenziali nella realizzazione di “smart grid” per l’energia elettrica, decentralizzate e digitali.

L’AI è stata utilizzata anche nel settore estrattivo, in combinazione con i big data (nota a margine: il machine learning si nutre di big data, l’uno senza gli altri non esistono). L’industria è naturalmente ricca di dati, e negli ultimi anni questa ricchezza è stata messa a frutto in molti modi. La creazione di modelli predittivi e in grado di imparare da soli mediante il machine learning consente di ridurre i costi infrastrutturali e operativi, aumentare l’efficienza produttiva e migliorare la sicurezza. Durante la perforazione, per esempio, l’Intelligenza Artificiale può facilitare le operazioni con

una diagnostica continua e immediata di una notevole mole di fattori tra cui le vibrazioni sismiche, i gradienti termici e la permeabilità degli strati di terreno. Il machine learning inoltre può favorire decisioni “data driven” quando si tratta di valutare investimenti nell’esplorazione e nella produzione. L’analisi dei dati geologici da parte dell’AI può consentire l’individuazione più rapida e soprattutto più efficiente di nuovi giacimenti petroliferi, ed esattamente come nel campo medico il machine learning si dimostra più efficiente di professionisti esperti nell’interpretare certi dati come per esempio nella lettura delle radiografie, l’AI è spesso più efficiente di geologi con decenni di esperienza sul campo.

Questo non significa che l’AI sostituirà i geologi, esattamente come non sostituirà i radiologi. Significa tuttavia che gli algoritmi affiancheranno il lavoro dei professionisti (spesso lo stanno già facendo), rendendo più efficace e più sicuro il loro operato. McKinsey ha stimato che l’intera supply chain del settore Oil&Gas potrebbe risparmiare all’incirca 50 miliardi di dollari grazie a un miglior utilizzo dei dati e delle tecnologie di machine learning, e gli investimenti si muovono di conseguenza. Secondo una ricerca di MarketsandMarkets gli investimenti dell’industria nell’AI, che erano di 1,57 miliardi di dollari nel 2017, arriveranno a 2,85 miliardi entro il 2022.

 

Potenzialità e insidie della blockchain

Blockchain è un’altra tecnologia che è sulla bocca di molti. C’è stato un periodo, due-tre anni fa, in cui il movimento attorno alla blockchain credette di aver trovato la chiave per cambiare le società occidentali. Grazie al suo sistema decentralizzato che consente un passaggio di informazioni sicuro senza l’intervento di un’autorità centrale, la blockchain avrebbe cambiato per sempre la finanza, la logistica, perfino la democrazia liberale, consentendo la creazione di sistemi orizzontali e anarchici. Anche il settore energetico sarebbe stato sconquassato: la blockchain avrebbe reso possibile una gestione capillare di sistemi di autoproduzione e autoconsumo dell’energia, dando vita a microcomunità energetiche a livello di quartiere o di condominio, capaci di crearsi la propria “grid” uscendo da quella principale. Dalla finanza alla democrazia, questi sogni autarchici si sono rivelati grandemente esagerati. Vale lo stesso per l’energia, ma questo non significa che la blockchain non abbia potenzialità importanti. Secondo un sondaggio della German Energy Agency che ha intervistato 70 “decisionmaker” in campo energetico, dai manager delle utility agli operatori di rete, il 20 percento degli intervistati ritiene che la blockchain sarà un “game-changer” nel settore dell’energia.

Poiché il potere principale della blockchain è quello di certificare qualsiasi transazione in maniera sicura e senza la necessità di un ente di controllo esterno, è difficile che chiunque voglia creare una “smart grid” possa prescindere dal suo utilizzo. In una smart grid, dove l’energia elettrica proviene da molte fonti ed è scambiata tra molti attori, le transazioni sono vorticose, e un sistema flessibile e decentralizzato come la blockchain è ritenuto ideale da molti. L’utilizzo della blockchain ha evidenti implicazioni nella gestione della supply chain in tutti i settori dell’industria energetica, e la garanzia di tracciabilità di tutti gli elementi ha la potenzialità di dare impulso anche al settore Oil&gas, dove l’affidabilità è di primaria importanza. L’enorme popolarità della blockchain non ha oscurato il fatto che la sua applicazione può essere insidiosa. Tanto nel mondo dell’energia quanto in quello della finanza, ci sono dubbi sull’effettiva scalabilità della tecnologia, sul fatto che al momento non esiste un’architettura tecnologica standard e soprattutto sulla sua sostenibilità. Tenere attiva una blockchain consuma un’enorme quantità di energia, e questo sarebbe ironico per una tecnologia che il settore dell’energia lo vuole rendere più efficiente.

 

Chi ha paura dei robot?

La robotica è un settore che genera passioni immediate. I robot fanno parte dell’immaginario, e spesso quest’immaginario non è piacevole, ma quando andiamo ad applicare l’utilizzo della robotica alla realtà industriale gli automi sono decisamente meno appariscenti. La manifattura in tutti i settori sta conoscendo un cambiamento strutturale a causa dell’automazione di moltissimi processi, e nel comparto energetico questo significa aumentare l’efficienza e la qualità. I wafer di silicio che compongono i pannelli fotovoltaici, per esempio, sono estremamente delicati e alcune

ricerche hanno mostrato che l’utilizzo di robot pneumatici rende il processo di fabbricazione più preciso ed efficiente. Nel settore Oil&gas, l’utilizzo dei robot è fiorente da anni e può contribuire a rassicurare chi, nelle altre industrie, teme che l’avvento dell’automazione porterà a una convivenza sbilanciata. Dalle installazioni sottomarine alle ispezioni dei giacimenti offshore, robot e droni affiancano gli operatori umani, e li sostituiscono nelle operazioni più pericolose. Questo ha contribuito a rendere estremamente sicure professioni che un tempo erano considerate a rischio.

Questo elenco di applicazioni tecnologiche è senz’altro parziale, ma può essere un primo passo per cercare di capire: quanto può andare lontano la rivoluzione tecnologica nel settore dell’energia? Sempre che di rivoluzione si possa parlare, è ovvio. Secondo uno studio del World Economic Forum, nel solo settore Oil&gas tra il 2016 e il 2025 la digitalizzazione porterà a 1.600 miliardi di dollari di benefici a tutti i player dell’industria, oltre che ai consumatori. Sarà anche un fattore di cambiamento: i processi di ottimizzazione ed efficientamento dati dal digitale porteranno a una riduzione delle emissioni pari a 1.300 milioni di tonnellate di CO2, al risparmio di 3.600 miliardi di litri d’acqua e a evitare la perdita

di 230 mila barili di greggio. Se una vecchia volpe come Bill Gates consiglia ai giovani di maggior talento di buttarsi nel settore dell’energia, è perché sa bene che le rivoluzioni non nascono nel vuoto. Una caratteristica delle rivoluzioni, specie di quelle che non si fanno per strada con i morti e i feriti, è che non sempre ti accorgi di loro mentre stanno avvenendo. Lo stesso Gates, forse, non si sentiva un rivoluzionario mentre programmava i primi embrioni di Windows in un garage; la rivoluzione è arrivata soltanto in seguito. Ma tutti i cambiamenti epocali lasciano certi indizi e certe tracce. Per fare la rivoluzione ci vogliono disponibilità economica e attitudine al rischio. Ci vogliono flessibilità e prontezza nell’adozione di nuove idee. Ci vogliono realismo e incoscienza. Ci vogliono una temperie culturale ricettiva e urgenza nei confronti del cambiamento – quest’ultima senz’altro non manca. Il terreno per avviare la rivoluzione digitale è fertile.