Si apre il vertice informale di Algeri, i Paesi OPEC cercano un accordo sulla produzione

Si apre il vertice informale di Algeri, i Paesi OPEC cercano un accordo sulla produzione

Emilio Fabio Torsello
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Iran e Arabia Saudita tentano una difficile intesa per cercare di calmierare i prezzi, ma al di là delle dichiarazioni in molti temono un nulla di fatto

Gli occhi del mondo sono puntati sulla riunione informale dei Paesi produttori di petrolio (OPEC) che si riuniscono oggi ad Algeri. Al centro del vertice la tematica più scottante è la possibile riduzione della produzione del greggio per far risalire i prezzi. Ormai tutti i più grandi produttori di petrolio sono concordi che un regime di prezzi così basso non sia più sostenibile, sia per le compagnie che per i bilanci degli Stati. Il mondo infatti è ormai invaso da barili di greggio in eccedenza rispetto alle reali necessità di utilizzo, con Paesi come Arabia Saudita, Russia e Iran che, pur di non perdere quote di mercato dopo il ritorno di Teheran tra gli Stati esportatori, hanno ormai ricominciato a produrre a pieno regime. Riad si è attestata sui 10,7 milioni di barili al giorno, l’Iran ha aumentato la produzione di 800mila barili dalla fine delle sanzioni e vorrebbe aumentarla di un ulteriore 10%.
Circa la possibilità concreta di un accordo, il ministro dell’Energia algerino, Noureddine Boutarfa, ha sottolineato oggi come ci sia una "volontà comune" da parte dei Paesi del cartello di trovare un’intesa. "Se si arriva ad un accordo", ha aggiunto, "sarà ottimo, e se si arriva a dei punti di accordo andrà bene lo stesso, perché oggi non abbiamo nulla tra le mani per influenzare l'andamento" del prezzo. Come dire: basterebbe porre le fondamenta per un successivo e più strutturato agreement.

Il precedente di Doha e la rivalità tra Riad e Teheran

Il primo vertice dell’aprile scorso a Doha si è concluso con un nulla di fatto: Iran e Arabia Saudita avevano mantenuto posizioni differenti e distanti. Da quel momento è iniziato il certosino lavoro delle diplomazie per arrivare a un riavvicinamento in vista di un accordo che - se non verrà in questi giorni – potrebbe comunque essere raggiunto nella prossima riunione ufficiale dell’OPEC.
Secondo diversi analisti, infatti, non è scontato che ad Algeri si arrivi a un agreement condiviso ma potrebbe essere questa l’occasione per porre le prime basi, in vista di un successivo aggiornamento. Arabia Saudita e Iran si sono incontrati proprio nei giorni scorsi nella sede OPEC di Vienna, per preparare il meeting di Algeri. E questo è stato un passo importante per due Paesi acerrimi nemici anche e soprattutto sul fronte energetico. Stando ad alcune fonti, Riad avrebbe offerto a Teheran un accordo per cui l’Arabia Saudita si impegnerebbe a limitare la produzione, chiedendo contestualmente all’Iran di congelare le proprie attività estrattive. Le difficoltà, dunque, sembrano avere sempre i medesimi contorni.

L'Arabia Saudita disposta a al "freezing" della produzione

L’Arabia Saudita si è comunque detta disponibile a tornare ai livelli produttivi del gennaio scorso, limitando quindi di fatto le proprie estrazioni di petrolio. A confermarlo anche il ministro dell’Energia algerino, Boutarfa, che ha spiegato come Riad intenda "fare il massimo per il successo di questo meeting" e sia "pronta a qualsiasi eventualità, dal congelamento a una riduzione della produzione". Il ministro algerino ha poi sottolineato come la decisione dell’OPEC di incontrarsi, anche se in un meeting considerato "informale", testimoni la consapevolezza e l’attenzione dei Paesi produttori nei confronti di questa situazione. Dal giugno scorso", ha proseguito il ministro, "il contesto è molto peggiorato e quindi bisogna capire quali decisioni prendere nel breve o nel brevissimo periodo".
Tra i Paesi chiave, la Russia, che ha spiegato come un accordo tra le parti per stabilizzare il mercato del petrolio non sarebbe da considerarsi una questione "critica", tutt’altro. Sulla stessa linea anche il Venezuela che nei giorni scorsi si è detto ottimista circa un accordo.

Ma tutto potrebbe essere rimandato a novembre

E mentre le intenzioni dei Paesi produttori riuniti ad Algeri sono tra le migliori, a livello internazionale le operazioni sui prezzi del greggio fanno pensare che non si creda realmente in un rialzo immediato dei prezzi. Un ruolo chiave poi lo giocano le scorte, quelle degli Stati Uniti in primis. Un aumento seppur minimo, comporta una riduzione del prezzo del barile.
Al netto delle dichiarazioni di intenti e delle riunioni, però, con buona probabilità ad Algeri non sarà annunciato alcun accordo che potrebbe invece venir formalizzato durante il prossimo meeting ufficiale nella sede OPEC di Vienna, fissato per il 30 novembre prossimo.