Nuove energie per l'Africa
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Non solo povertà, crescita demografica e degrado ambientale. Nel contesto africano è concentrata anche la stragrande maggioranza delle persone prive di accesso a servizi elettrici e a tecnologie di ‘clean cooking' su scala mondiale

Quella dell’accesso all’energia è una delle grandi sfide esistenziali per il progresso del continente africano e per il benessere socio-economico dei suoi abitanti. L’Africa, infatti, sta vivendo una serie di trasformazioni epocali - dal rapido processo di urbanizzazione agli effetti del cambiamento climatico - che rischiano di esacerbare alcune criticità di lungo periodo a livello continentale, tra cui gli altissimi tassi di povertà, la crescita demografica incontrollata e il progressivo degrado ambientale.

In questo contesto, il settore dell’energia gioca un ruolo fondamentale: sia per garantire sviluppo economico e assicurare inclusione sociale in un contesto demografico caratterizzato dalla crescita delle megalopoli e dal progressivo spopolamento delle campagne; sia per affrontare e limitare - grazie a una trasformazione dei consumi energetici - gli effetti del surriscaldamento globale su popolazione e ambiente.

 

Processo a rilento

Nonostante - sia sul piano regionale che a livello globale - siano state lanciate diverse iniziative per far fronte a queste criticità e assicurare l’accesso universale all’energia a tutti i cittadini e le imprese africani, i dati rimangono terribilmente preoccupanti. In Africa è infatti concentrata la stragrande maggioranza delle persone prive di accesso a servizi elettrici e a tecnologie di ‘clean cooking’ su scala mondiale. Ancora oggi - il dato si riferisce al 2017 - ben 573 degli 840 milioni di persone al mondo senza accesso all’elettricità vivono nel subcontinente africano: solo il 44% degli africani - quasi uno su due - ha regolarmente a disposizione servizi elettrici base.

A ciò si aggiunge la situazione ancor più critica - sebbene spesso sottovalutata - in materia di ‘clean cooking’, con 890 milioni dei quasi tre miliardi di persone senza accesso a moderne tecnologie per cucinare a livello mondiale, localizzate in Africa sub-sahariana. L’82% della popolazione africana utilizza in ambito domestico biomasse, characoal e in caso anche rifiuti, con un impatto devastante sulla salute, soprattutto di donne e bambini. In paesi come Etiopia, Madagascar, Mozambico, Repubblica Democratica del Congo, Uganda, Tanzania, meno del 5% della popolazione ha a disposizione tecnologie moderne e pulite per cucinare.

Ancor più impressionante è il divario, creatosi negli ultimi anni, tra gli stati africani e i paesi in via di sviluppo in America Latina e soprattutto in Asia. In Asia meridionale, ad esempio, grazie ad un sorprendente miglioramento dei tassi di elettrificazione, le persone senza accesso ai servizi elettrici hanno raggiunto il livello minimo (seppur ancora critico) di 178 milioni. Una riduzione di oltre due terzi rispetto al 2011, quando la popolazione priva di accesso nella regione si aggirava - così come in Africa subsahariana - attorno ai 600 milioni, a dimostrazione dei grandi progressi fatti in Asia negli ultimi anni, ma anche del sostanziale immobilismo che caratterizza il contesto africano.

 

Sfumature regionali

Oggi il 68% della popolazione mondiale senza elettricità vive in Africa, così come l’80% della popolazione urbana e il 66% della popolazione rurale senza accesso ai servizi elettrici su scala globale. In modo ancor più drammatico, in base alle attuali traiettorie, nel 2030 ben l’89% della popolazione globale senza accesso all’elettricità sarà localizzata nel continente africano. Nonostante un immenso potenziale di risorse energetiche convenzionali (14 TCM di gas naturale) e non-convenzionali (300mila GW di solare 7mila GW di eolico) - i paesi africani rimangono il fanalino di coda di tutte le graduatorie relative all’accesso ai servizi energetici di base.

I tassi di nuova elettrificazione molto spesso non riescono a tenere il ritmo con gli straordinari tassi di natalità e crescita demografica nell’area, creando un effetto perverso e difficilmente reversibile. Basti pensare che dei venti paesi africani con il maggior gap in termini di accesso, ben nove fanno registrare tassi annui di elettrificazione inferiori all’1.5%, ben lontano dalle performances sopra il 3% registrate da esempi virtuosi in Asia e America Latina.

Ovviamente - e questo è l’elemento positivo - ci sono delle eccezioni rilevanti a queste macro-tendenze regionali, che dimostrano che miglioramenti sostanziali nel settore energetico sono fattibili e sostenibili. Questo, ad esempio, è il caso del Kenya, che insieme a Bangladesh e Myanmar che ha ottenuto i maggiori progressi nell’ultimo decennio, con tassi di elettrificazione tra i più alti al mondo (oltre il 6% annuo).

Un altro elemento interessante del processo di elettrificazione del subcontinente africano, è la grande attenzione prestata alle dinamiche urbane rispetto al contesto rurale. In contrasto con le principali tendenze globali, dove l’elettrificazione è avvenuta e avviene soprattutto nelle campagne e in aree poco densamente popolate (48 milioni, a fronte dei ‘soli’ 22 milioni registrati a livello urbano tra il 2015 e il 2017), in Africa due terzi dei nuovi accessi ai servizi elettrici sono stati registrati in città e megalopoli. Una peculiarità che segue chiaramente i processi di urbanizzazione su scala continentale - nei prossimi dieci anni, quasi 200 milioni di nuovi abitanti popoleranno le città africane - e che ovviamente influenza i modelli di sviluppo del settore energetico a livello regionale.

 

Affrontare l’eterogeneità

Come accennato, in base alle policies e alle traiettorie attuali, nel 2030 circa 650 milioni di africani saranno ancora privi di accesso ai servizi energetici. Gli sforzi messi in atto sino ad ora per favorire un rapido processo di elettrificazione (e di diffusione di tecnologie ‘clean cooking’) non sono sufficienti a raggiungere l’obiettivo dell’accesso universale fissato in sede multilaterale.

Molti sono i fattori che hanno portato a questa situazione - rischio politico, incertezze regolatorie, problemi infrastrutturali, variabili umane e comportamentali - che devono necessariamente essere affrontati per mettere in atto un chiaro cambio di direzione sul piano regionale. Nel contesto di grande eterogeneità tra aree e paesi che compongono il variegato sub-continente africano, appare tuttavia chiaro che le soluzioni da implementare per raggiungere gli obiettivi energetici dovranno essere molteplici e multiformi - evitando l’approccio one-solution-fits-all - in modo da affrontare le peculiarità e le differenze della regione.

In questo senso, i massicci investimenti nel potenziale rinnovabile del continente africano (solare, eolico e geotermico), dovranno andare di pari passo con lo sviluppo di adeguato di reti e infrastrutture di trasporto dell’energia, ma anche con soluzioni adeguate a sostenere l’esplosione della domanda energetica - sia elettrica che di ‘clean cooking’ - in ambito urbano, attraverso l’utilizzo del gas naturale ed in un futuro anche di biogas e idrogeno.

Non si tratta certamente di una sfida semplice da affrontare, ma l’urgenza e la criticità dei suoi effetti su popolazione e ambiente richiedono un cambio di passo sostanziale da parte di attori istituzionali (internazionali, regionali e locali), del settore privato, nonché degli stessi cittadini.