Una nuova vision per l'Algeria

Una nuova vision per l'Algeria

Alessandro Scipione
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Il Paese nordafricano punta all'ampliamento e al miglioramento delle infrastrutture per la raffinazione del greggio e ad un maggiore impulso alle esportazioni per fronteggiare la crisi dei prezzi petroliferi che impatta negativamente sulla propria economia
Il governo #algerino intende portare il tasso di elettrificazione del Paese a oltre il 97%, raggiungendo così anche le regioni più remote

Il nuovo governo dell’Algeria guidato dal primo ministro Abdelmadjid Tebboune, uomo di fiducia del Fronte di liberazione nazionale (Fln), il partito al potere quasi ininterrottamente dall'indipendenza del 1962, ha presentato all’Assemblea nazionale, la camera bassa del parlamento, un ambizioso piano d'azione per rispondere al calo del prezzo del petrolio sui mercati internazionali, risorsa da cui dipende gran parte dell’economia dello stato membro dell’Organizzazione dei paesi esportatori di petrolio (Opec). Le autorità algerine vogliono, da un lato, consolidare la base delle riserve di idrocarburi attraverso nuove esplorazioni e concessioni (anche offshore), e in secondo luogo aumentare il livello dell’output e lo sviluppo delle capacità di raffinazione e dell’industria petrolchimica. L'obiettivo di produzione primaria cumulativa, nel periodo 2017-2021, è di circa un miliardo di tonnellate di petrolio equivalenti, con un tasso di crescita medio annuo del 3,7 per cento, superiore alla produzione di 132,2 miliardi di metri cubi di gas registrata nel 2016 e di 128 miliardi di metri cubi del 2015.

Nuovi investimenti sul sistema di raffinazione

La "nuova visione" del governo algerino prevede un aumento del 35 per cento dell’output di prodotti raffinati, attraverso due nuove raffinerie nell’est e nell’ovest del paese - nei dipartimenti di Hassi Messaoud e Tiaret, rispettivamente 850 chilometri a sud-est e 150 chilometri a sud-ovest della capitale Algeri - della capacità di cinque milioni di tonnellate equivalenti di petrolio all’anno ciascuna; l’ammodernamento di altre due raffinerie nell’area costiera di Skikda, 350 chilometri a est della capitale; una nuova unità di cracking catalitico (sistema per produrre combustibile ad elevato numero di ottani) da quattro milioni di tonnellate all’anno e due nuovi impianti di reforming catalitico (processo utilizzato per aumentare il numero di ottani delle miscele idrocarburiche).

Le autorità algerine vogliono, da un lato, consolidare la base delle riserve di idrocarburi attraverso nuove esplorazioni e concessioni e in secondo luogo aumentare il livello dell'output e lo sviluppo delle capacità di raffinazione e dell'industria petrolchimica

Maggiore impulso alla produzione elettrica

Spazio anche il settore elettrico, con un aumento delle capacità installate del 10,6 per cento: da 18.981 megawatt nel 2016 a 31.404 megawatt stimati per la fine del 2021. Il governo prevede di migliorare anche la rete di distribuzione elettrica e del gas, tallone d’Achille dell’attuale sistema algerino, per soddisfare la crescente domanda di energia della popolazione: 40 milioni di persone con un’età media inferiore ai 30 anni. L’esecutivo intende portare il tasso di elettrificazione del paese a oltre il 97 per cento, raggiungendo così anche i cittadini delle regioni più remote del Paese. Non è tutto: lo scorso 31 maggio il paese ha inaugurato un nuovo gasdotto della lunghezza di 536 chilometri, una capacità di trasporto di 12 miliardi di metri cubi all’anno e un valore stimato di circa 586,9 milioni di dollari. La conduttura denominata “GR6” collega le località di Rhourd Ennous (nella provincia sud-orientale di Illizi) e Hassi R'Mel (nella provincia centrale di Laghouat, 400 chilometri a sud di Algeri).

Conseguenze positive sul disavanzo commerciale

Questa strategia sta già cominciando a dare i suoi frutti. Il deficit commerciale è diminuito del 54,4 per cento nei primi cinque mesi del 2017 rispetto allo stesso periodo del 2016, grazie al contemporaneo aumento delle esportazioni di idrocarburi e la diminuzione delle importazioni di una vasta gamma di prodotti industriali, autovetture incluse. L'Italia figura in terza posizione tra i principali esportatori nel mercato algerino, con un flusso di 1,382 miliardi di dollari, in calo del 32,95 per cento rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. In prima posizione c’è la Cina con un export di 3,925 miliardi di dollari, in aumento del 10,44 per cento rispetto al periodo gennaio-maggio 2016; segue la Francia con 1,673 miliardi di dollari (-27 per cento). L'Italia è in cima alla lista per quanto riguarda i principali clienti dell’Algeria, con una somma di 2,602 miliardi di dollari nei primi cinque mesi del 2017, un aumento del 17,1 per cento rispetto allo stesso periodo del 2016, grazie anche alla maggiore importazione di gas. Segue al secondo posto la Spagna con un import di 1,854 miliardi di dollari (+13,2 per cento) e la Francia con 1,836 miliardi di dollari (in crescita del 28,3 per cento). Secondo quanto riporta il quotidiano algerino “Echourouk”, nei primi tre mesi del 2017 le esportazioni algerine verso l'Italia hanno sostituito per la prima volta in molti anni quelle della Russia. Dall’Algeria, infatti, nel periodo in esame sono arrivati 2,19 miliardi di metri cubi di gas, rispetto agli 1,55 miliardi di metri cubi importati dalla Russia. Le forniture di gas russo importate dall’Italia sono diminuite dell’8,7 per cento nel primo trimestre 2017. Le esportazioni di gas algerino verso l'Italia hanno registrato nei primi tre mesi dell'anno corrente un incremento addirittura del 93,7 per cento rispetto al medesimo periodo del 2016.

Tra i principali esportatori nel mercato algerino l'Italia figura in terza posizione, con un flusso di 1,382 miliardi di dollari, in calo del 32,95% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. In prima posizione c'è la Cina con un export di 3,925 miliardi di dollari, in aumento del 10,44%

Un rapporto energetico sempre più stretto con l'Italia

In base ai dati trimestrali diffusi da Snam nel rapporto pubblicato il 4 maggio scorso, il punto di entrata di Mazara del Vallo, dove approda il gasdotto Transmed che trasporta il gas algerino nella rete italiana via Tunisia e Mar Mediterraneo, ha registrato un incremento di 3,07 miliardi di metri cubi, pari ad aumento di oltre il 90 per cento rispetto allo stesso periodo del 2016. Per quanto riguarda i volumi immessi nel punto di entrata di Tarvisio, punto di arrivo del gasdotto Tag che importa gas russo, si è registrata una riduzione di 640 milioni di metri cubi, circa l’8,7 per cento in meno rispetto allo stesso periodo del 2016.