Una nuova potenza a gas

Una nuova potenza a gas

Bud Coote*
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Grazie anche all'enorme potenziale dello shale, e alla riduzione dei tempi di navigazione consentiti dall'ampliamento del Canale di Panama, gli Stati Uniti si preparano a diventare uno dei tre giganti mondiali per la produzione e esportazione di LNG. Tanti i nuovi progetti e le infrastrutture in costruzione per sbarcare con forza sui mercati asiatici e anche quelli europei

Gli Stati Uniti stanno diventando uno dei principali esportatori di gas naturale liquefatto (LNG) al mondo e nei prossimi anni continueranno ad implementare i progetti di conversione dei terminali di importazione di LNG in terminali di esportazione. La capacità di esportazione di gas liquefatto degli Stati Uniti è passata da 2 miliardi di m3 nel 2015 a più di 20 miliardi di m3 nel 2017 ed è probabile che raggiunga i 90 miliardi di m3 entro il 2020, rendendo gli USA uno dei primi tre esportatori di LNG al mondo, a fianco di Qatar e Australia. La capacità di esportazione supplementare che gli Stati Uniti potrebbero raggiungere entro il 2020, ovvero 70 miliardi di m3, potrebbe eguagliare quella raggiunta entro la stessa data da tutti gli altri esportatori di LNG messi insieme.

Diversi fattori hanno contribuito al forte incremento della capacità di esportazione di LNG degli Stati Uniti, primo fra tutti, la rivoluzione del gas di scisto nel Nord America. Basata sull’utilizzo di tecniche avanzate di fratturazione idraulica e di trivellazione orizzontale controllata, l’estrazione di shale gas costituisce una delle più importanti svolte nella storia dello sfruttamento petrolifero ed è alla base del continuo aumento della produzione di gas statunitense. Dal 2005 sono stati registrati aumenti con cadenza annuale, con l’unica eccezione del 2016, e l’US Energy Information Administration (EIA) prevede un ulteriore incremento nel 2017, fino a raggiungere circa 760 miliardi di m3.

L’EIA stima inoltre che la produzione statunitense di gas naturale continuerà ad aumentare del 4% circa all’anno, fino al 2020, una percentuale simile a quella registrata tra il 2005 e il 2016. Gli Stati Uniti potranno così contare su un’abbondate offerta interna a prezzi relativamente bassi. Nel corso degli ultimi anni i prezzi del gas naturale statunitense all’Henry Hub si sono stabilizzati attorno ai 3 dollari per MBtu (million British thermal unit) e l’EIA prevede che questa tendenza continuerà almeno fino al 2018.

Un altro fattore chiave che garantisce la competitività degli esportatori americani di LNG è il costo relativamente basso della conversione dei terminali di importazione in terminali di esportazione. La conversione richiede principalmente la creazione di nuovi impianti di liquefazione, mentre il resto delle necessarie, e dispendiose, infrastrutture sono già presenti: gasdotti di collegamento tra i terminali e la rete nazionale di gasdotti, impianti di stoccaggio e strutture portuali per accogliere le navi cisterna per il trasporto di LNG. L’unico terminale di importazione di LNG ancora operativo è l’Everett, in Massachusetts, mentre quelli di esportazione operativi sono al momento due: a Kenai in Alaska e a Sabine Pass in Louisiana.

 

Negli Stati Uniti molti terminali di importazione devono ancora essere convertiti ed è prevista anche la realizzazione di nuovi impianti. La nuova capacità di esportazione verrà garantita principalmente dai progetti già approvati e in fase di costruzione, la maggior parte dei quali sarà completata nei prossimi due anni. Nel 2018/2019 è previsto un aumento di circa 65 miliardi di m3 di capacità, grazie anche a due progetti programmati per il 2017, per i quali ancora non sono state avviate le operazioni commerciali.

Le esportazioni americane di LNG beneficeranno inoltre dell’ampliamento del Canale di Panama. La maggior parte dell’export statunitense di gas liquefatto arriverà dai terminali situati lungo il Golfo del Messico, e il Canale di Panama costituirà una rotta molto più breve e conveniente verso i mercati asiatici. A luglio 2016 il primo carico di LNG proveniente dal terminale di Sabine Pass ha raggiunto la Cina passando proprio dal Canale di Panama.

 

L’importanza di questa via per l’accesso ai mercati mondiali, in particolare asiatici, è sottolineata dalla distribuzione delle esportazioni statunitensi di LNG da febbraio 2016, quando sono cominciate le attività commerciali del terminal di Sabine Pass. L’Asia costituisce il secondo mercato per le esportazioni americane di gas liquefatto, ovvero il 32% delle forniture, mentre l’emisfero occidentale è al primo posto, con circa il 40 per cento. Il restante 28% è suddiviso in maniera piuttosto equa tra Europa e Medio Oriente. Attualmente gli Stati Uniti esportano LNG verso 25 paesi.

La diversificazione delle esportazioni riflette la maggiore domanda globale di GNL da parte di importatori relativamente piccoli che per soddisfare le proprie necessità di gas hanno installato unità galleggianti di stoccaggio e rigassificazione (FSRU), terminali meno costosi e di capacità inferiore. Anziché costruire nuove strutture di stoccaggio e rigassificazione portuali e onshore, questi impianti si servono di una nave cisterna ormeggiata e appositamente attrezzata per ricevere, stoccare e rigassificare l’LNG. Gli Stati Uniti hanno fornito gas naturale liquefatto a FSRU collocate in Egitto, Italia, Giordania, Kuwait, Lituania, Pakistan ed Emirati Arabi Uniti.
Finora, l’LNG americano ha sempre trovato acquirenti, ma con il rapido aumento della capacità di esportazione previsto per i prossimi due-tre anni le cose potrebbero cambiare. I progetti attualmente in fase di costruzione negli Stati Uniti sono stati approvati tramite decisione finale di investimento (FID) quando i prezzi mondiali del LNG erano decisamente più elevati rispetto a quelli odierni. Nonostante gran parte della nuova capacità degli Stati Uniti si basi su contratti a lungo termine, gli esportatori dovranno fare i conti con prezzi inferiori, contratti più brevi e vendite a pronti in aumento, almeno nel breve termine. 

 

Le previsioni relative alla crescita nel lungo termine della domanda di LNG rimangono positive, in parte grazie a giganti come Cina e India, ma anche per l’aumento degli acquirenti provenienti da Paesi con economie più modeste. Inoltre, in assenza di decisioni finali relative a ulteriori progetti di esportazione di gas liquefatto, la domanda dovrebbe stare al passo con l’offerta prevista. Sono, in effetti, in netto calo i nuovi progetti, non ancora in fase di costruzione, che gli Stati Uniti hanno deciso di portare avanti. Sei di questi, con una capacità annua totale complessiva di 75 miliardi di m3 e già approvati dal Dipartimento dell’Energia e dalla Commissione Federale di Regolamentazione dell’Energia (FERC), ad esempio, non hanno ancora ottenuto il nulla osta. Una netta inversione di tendenza, se si pensa che in passato l’approvazione del Dipartimento dell’Energia e della FERC erano fattori chiave per determinare le tempistiche dei nuovi progetti.

 

Dal punto di vista geo-politico, l’aumento delle esportazioni statunitensi di LNG contribuirà a integrare i mercati, diversificare le fonti di approvvigionamento e potenziare la sicurezza energetica americana e globale, grazie a mercati mondiali del gas sempre più flessibili e interconnessi. La maggiore offerta di LNG e la maggiore flessibilità dei mercati hanno già contribuito a livellare i prezzi globali e permetteranno di limitare l’influenza politica di quei produttori che hanno rifornito mercati isolati, come la Russia. Riducendo la domanda statunitense di importazioni, il gas di scisto americano ha già determinato un calo dei prezzi del gas russo in Europa a partire dal 2009.

 

Il gas naturale liquefatto americano potrebbe consentire all’Europa una maggiore diversificazione e sicurezza in termini di approvvigionamento di gas, stabilendo forti legami commerciali con un nuovo importante fornitore. L’Unione Europea ha elaborato una strategia in materia di gas naturale liquefatto e sta finanziando nuove infrastrutture per collegare i mercati isolati. Tuttavia, la strada da percorrere è ancora lunga. In futuro il progetto russo di creare due nuovi gasdotti per l’Europa, il Nord Stream 2 e il TurkStream, dovrebbe permettere alla Russia di aumentare la propria quota di mercato nel vecchio continente. Con un prezzo di pareggio di circa 7-8 dollari per MBtu ai recenti prezzi all’Henry Hub, il LNG americano si sta rivelando più attraente per i mercati non europei.

 

Tuttavia, nonostante le fluttuazioni della domanda e le saltuarie, repentine variazioni di prezzo, le esportazioni statunitensi di LNG si sono dimostrate flessibili e in grado di raggiungere mercati diversificati. La crescita delle esportazioni americane di LNG è destinata a rafforzare l’influenza economica e diplomatica degli Stati Uniti sui mercati internazionali.

 



*Bud Coote è membro dell’Atlantic Council. Attualmente in pensione, ha ricoperto l’incarico di Lead International Energy Analyst presso la Central Intelligence Agency (CIA) ed è stato uno dei principali consulenti per funzionari pubblici statunitensi. Nel corso dei suoi 43 anni di servizio ha contribuito all’elaborazione del programma energetico della CIA.