Il mondo arabo è sempre più rinnovabile

Il mondo arabo è sempre più rinnovabile

Giancarlo Strocchia
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Tradizionalmente produttori e consumatori di fonti fossili, molti Paesi arabi stanno avviando ambiziosi programmi di sviluppo che riguardano soprattutto fotovoltaico e eolico, anche se un quadro normativo ancora incerto e le perplessità degli investitori internazionali tendono a ritardare la realizzazione degli impianti

Non è un inedito che i paesi arabi si stiano muovendo sul terreno delle energie rinnovabili. Soprattutto nel corso dell’ultimo decennio, sono state diverse le nazioni che hanno annunciato piani di sviluppo, a medio e lungo termine, di impianti “alternativi” alle risorse fossili, di cui peraltro sono ricchi. Si calcola che nella regione la domanda energetica possa aumentare ad un tasso annuo del 7,4% fino al 2021, e anche per questo sembra sempre più necessario procedere verso una maggiore diversificazione energetica, a fronte inoltre delle aumentate preoccupazioni di tipo ambientale. Poiché gli importatori netti e gli esportatori netti di energia si trovano in situazioni differenti, il progresso è stato ambivalente. Per supportare l’energia rinnovabile, stati come la Giordania e l’Egitto hanno introdotto tariffe omnicomprensive (FiT, Feed-in Tariff), esenzioni fiscali e accordi di acquisto di energia elettrica (PPA, Power-Purchase Agreement). Al contempo, tuttavia, le nazioni esportatrici di energia (a eccezione degli EAU) non hanno fatto molto per integrare le energie rinnovabili, continuando a puntare su fonti convenzionali, i cui costi di estrazione sono minori, per soddisfare la crescente domanda di elettricità. La situazione sembrerebbe però prossima al cambiamento: in particolare, l’Arabia Saudita sembra finalmente pronta ad avviare delle gare per progetti eolici e fotovoltaici nel corso di quest’anno. La diminuzione del costo della tecnologia ha consentito ad alcuni Paesi di indirizzarsi verso energie rinnovabili sempre più competitive dal punto di vista dei costi. Nel frattempo, il supporto del governo (analogamente ad altre parti del mondo) sarà uno strumento fondamentale per lo sviluppo del settore rinnovabile nella regione.

Si calcola che in Medio Oriente la domanda energetica possa aumentare ad un tasso annuo del 7,4% fino al 2021, e anche per questo sembra sempre più necessario procedere verso una maggiore diversificazione energetica, a fronte inoltre delle aumentate preoccupazioni di tipo ambientale.

Marocco, Giordania e EAU si confermano in testa

La maggiore dipendenza dalle importazioni di combustibile per soddisfare la domanda interna e l’aumento del costo delle importazioni hanno spinto il Marocco e la Giordania a procedere ad una netta diversificazione delle loro fonti energetiche. Il governo marocchino è in procinto di raggiungere l’obiettivo di produzione di 2 GW di energia solare e 2 GW di energia eolica entro il 2020, mentre l’attuale capacità eolica è di oltre 750 MW. Elemento trainante della forte crescita della capacità eolica nell’ultimo biennio è stato l’avvio, nel 2014, del progetto eolico da 300 MW di Tarfaya. Ma il Paese non si è limitato a questo. Cinque progetti eolici per un totale di 850 MW sono stati assegnati recentemente. Per quanto riguarda il solare, la fase 1 del progetto a energia solare concentrata (CSP) Noor è stata commissionata nel 2016. Si prevede che Noor-2 e Noor-3 aggiungeranno complessivamente 350 MW entro la fine del 2017. Una volta completato, Noor sarà il più grande modello CSP al mondo. Per quanto riguarda la Giordania, è stata fondamentale la scelta di commissionare il progetto eolico da 117 MW di Tafila nella seconda metà del 2015. Il Paese, inoltre, è in attesa di due altre grandi novità in campo eolico. Innanzitutto Fujeij, il progetto eolico coreano da 89 MW della Kepco sarà attivo nel 2018. In secondo luogo, a Ma’an verrà avviato entro il 2019 Al Rajef, un progetto eolico da 86 MW finanziato dalla Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo (BERS). Nel campo del fotovoltaico, il Paese aumenterà l’obiettivo iniziale di 600 MW entro il 2020 a 1 GW. L’impianto fotovoltaico da 103 MW Quweira, sarà attivo nel sud della Giordania quest’anno. Non bisogna infine dimenticare gli innumerevoli impianti solari di piccole dimensioni del Paese, ognuno con una capacità di circa 50 MW, in via di sviluppo.

Il piano egiziano e l'intraprendenza saudita

L’ambizioso programma annunciato dall’Egitto prevede lo sviluppo di 2,5 GW di energia eolica, 1,7 GW di fotovoltaico e 100 MW di capacità CSP entro il 2020, ma questo piano si sta rivelando piuttosto complesso. La capacità eolica è recentemente aumentata del 35% con l’aggiunta dei 200 MW di Gebel El Zeit, portando la capacità totale delle energie rinnovabili del Paese a oltre 900 MW (circa 800 MW provenienti dall’energia eolica). I piani in materia di energia rinnovabile sono stati inoltre favoriti dall’importante contratto assegnato a Siemens per lo sviluppo di 12 parchi eolici con una capacità totale di 2 GW. Sebbene il mercato egiziano sia seguito con grande interesse, l’attuale situazione economica del Paese, le scarse risorse straniere e la debolezza della sterlina egiziana sono tutte fonti di preoccupazione per gli investitori internazionali. Da parte sua, il Regno saudita ha annunciato programmi di investimento nelle rinnovabili pari ad un valore di circa 30-50 miliardi di dollari entro il 2023 al fine di raggiungere l’obiettivo di 10 GW di capacità per l’energia solare ed eolica. Questo sostituisce i piani energetici del King Abdullah City for Atomic and Renewable Energy (K.A.CARE) del 2012, che prevedevano l’investimento di 109 miliardi di dollari per la produzione di 54 GW di energia rinnovabile e nucleare entro il 2032, in realtà mai veramente avviati a causa della predilezione per impianti energetici convenzionali in risposta all’aumento della domanda di elettricità. Il Renewable Energy Project Development Office (Repdo), l’unità preposta alla supervisione del nuovo programma, riferirà a un comitato direttivo sull’energia rinnovabile presieduto dal ministro Khalid Al-Falih. Il Repdo ha già selezionato le aziende che parteciperanno alla prima fase, allo scopo di mettere in palio 300 MW di fotovoltaico e 400 MW di energia eolica nell’ambito di progetti per produttori indipendenti di energia (IPP). Il Ministero ha inoltre annunciato che, alla fine dell’anno, lancerà un secondo round di gare per 400 MW di energia eolica e 620 MW di fotovoltaico. Il governo sta mostrando chiaramente al mercato il suo desiderio di promuovere il programma a sostegno dell’energia rinnovabile; le gare sono previste per i prossimi mesi.

Nuovo politiche di supporto allo sviluppo dell'energia pulita

Man mano che le nazioni accelerano lo sviluppo del settore rinnovabile, il quadro normativo sta migliorando in maniera significativa. La Giordania è stato il primo Paese arabo a introdurre le tariffe omnicomprensive (FiT) nel 2012. Anche l’Egitto ha un programma FiT, che però al momento sembra ancora piuttosto confuso. È ancora presto per capire la reazione dei potenziali investitori e se saranno in grado di assicurarsi un ritorno sugli investimenti adeguato. In Marocco non esistono politiche FiT, sebbene nel 2006 sia stato lanciato un programma simile chiamato EnergiPro. Questo prevede la possibilità per i consumatori industriali di investire nelle energie rinnovabili, mentre la utility di proprietà statale assicura che acquisterà l’elettricità in surplus a tariffe favorevoli. Altri meccanismi economici di supporto nella regione comprendono sgravi fiscali, lo scambio sul posto (SSP) e sovvenzioni in conto capitale. In campo regolatorio, invece, sono previste norme sulle energie rinnovabili e obiettivi nazionali. Tuttavia, gli incentivi principali per i promotori privati continueranno a essere i contratti PPA a lungo termine supportati dal governo. Saranno questi gli stimoli principali, insieme alla competitività dei prezzi nella regione.

Costi in continuo calo

In ultima analisi, l’energia rinnovabile avrà successo se i suoi costi saranno competitivi. Secondo le stime dell’AIE (Agenzia internazionale dell’energia), i costi medi globali dell’energia eolica onshore sono diminuiti del 30%, mentre quelli del solare fotovoltaico sono crollati del 70% fra il 2010 e il 2015. L’agenzia si aspetta un ulteriore calo del 25% e del 15% dei costi di, rispettivamente, fotovoltaico ed eolico entro il 2021. Tale risparmio dei costi è da attribuire principalmente allo sviluppo tecnologico e alle economie di scala dovute alla crescita delle attività di produzione in Asia. La continuità degli investimenti e capacità aggiuntive avranno come risultato ulteriori riduzioni di costo. Tuttavia, altri Paesi esportatori netti stanno avendo delle difficoltà nell’avvio dei loro programmi. Grandi riserve di petrolio e gas e costi di estrazione contenuti fanno sì che la domanda di idrocarburi sia ancora in crescita in Paesi come il Kuwait, il Qatar e l’Algeria. Questo progresso lento è dovuto principalmente all’incertezza delle politiche e alla mancanza di un quadro normativo efficiente. L’obiettivo dichiarato del Kuwait è di raggiungere il 5% di energia rinnovabile entro il 2020, ma per il momento ha in cantiere soltanto l’impianto CSP da 50 MW di Al-Shagaya. In Oman, Masdar costruirà 50 MW di capacità eolica a Harweel. Allo stesso tempo, il governo ha sottoposto delle proposte per lo sviluppo di 200 MW di fotovoltaico. Altri Paesi come il Qatar e il Bahrein hanno fatto degli investimenti minori nelle energie rinnovabili, ma non sono previste novità significative nel breve periodo. Poco tempo fa, il governo algerino ha reso noto di voler sviluppare circa 4 GW di energia fotovoltaica nell’ambito di un ambizioso programma che prevede lo sviluppo di 22 GW di energie rinnovabili entro il 2030.

Una prospettiva di crescita che sembra inarrestabile

In ogni caso, diversi motivi spingono gli osservatori internazionali verso un cauto ottimismo riguardo al futuro delle energie rinnovabili. Gli Stati importatori netti, come il Marocco e la Giordania, continueranno a guidare la corsa alle energie rinnovabili nella regione per ridurre la dipendenza dalle importazioni di combustibile sebbene attualmente i prezzi del petrolio siano diminuiti. Tuttavia, nel panorama attuale è sempre più difficile ottenere finanziamenti e questi Paesi dovranno continuare a sviluppare il proprio quadro normativo per attirare gli investimenti nel settore. La percentuale delle energie rinnovabili all’interno del mix energetico degli Stati esportatori netti (con l’unica eccezione degli EAU) è tuttora piuttosto esigua. Questi Stati continuano ad affidarsi principalmente alle risorse convenzionali per aumentare la capacità nei prossimi anni e si serviranno dell’efficienza della domanda e della riforma dei prezzi come misure per affrontare il crescente fabbisogno di elettricità. Tuttavia, ci sono finalmente dei segnali incoraggianti sull’avvio dei programmi di sviluppo delle rinnovabili. Per raggiungere questo obiettivo, i governi dovranno accettare la sfida e migliorare la situazione in termini di regolamenti e investimenti, in modo da attirare gli investimenti in uno dei mercati energetici in più rapida crescita.