I passi di un mercato in evoluzione
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Il panorama energetico canadese, dopo il boom di M&A del 2012 e il successivo calo, sta attraversando una fase di cambiamento. In ogni caso, anche i numerosi ostacoli apparenti possono trasformarsi in opportunità

A maggio 2017 Shell Canada ha deciso di cedere il pacchetto di azioni Canadian Natural Resources Ltd. (CNRL) da 4,1 miliardi di dollari canadesi che aveva acquistato nell’ambito di un accordo concluso all’inizio dell’anno per il ritiro dal settore delle sabbie bituminose canadesi. Nonostante il disinvestimento, l’operatore di vecchia data e pilastro del settore petrolifero in Alberta continua a essere un attore fondamentale nella provincia, sebbene l’accordo sottolinei il cambiamento in corso nel panorama energetico canadese, in particolare negli ultimi anni. Tra i fattori che determinano le fusioni e acquisizioni (Mergers and Acquisitions, M&A) si annoverano gli sforzi per aumentare la propria quota di mercato, il desiderio di espandere/modificare il portafoglio di asset (diversificazione), la volontà di accedere a nuovi mercati e di migliorare efficienza e profitto, l’attuazione di strategie aziendali e, in alcuni casi, la semplice sopravvivenza. Analizzando in parallelo le fusioni e acquisizioni canadesi upstream avvenute tra il 2012 e la prima metà del 2017 e il prezzo del petrolio, noteremo che queste M&A sono avvenute in un contesto che ha registrato il crollo dei prezzi del greggio (vedi grafico a pagina 61). A partire dalla metà del 2014, il prezzo del petrolio è diminuito in maniera sostanziale passando da un prezzo di mercato WTI di 105 USD/bbl a giugno 2014 fino a un minimo di 30 USD/bbl a febbraio 2016, prima di recuperare e stabilizzarsi a 47 USD/ bbl a luglio 2017. Sebbene l’argomento sia stato trattato meno diffusamente, anche il prezzo del gas naturale è sceso da 6 USD/mln di Btu a febbraio 2014 a un minimo di 1,73 USD/mln di Btu a marzo 2016, il valore più basso registrato da dicembre 1998. Parallelamente al settore del greggio, i prezzi si sono stabilizzati nel 2017 leggermente al di sotto di 3 USD/mln di Btu. Pochi mettono in dubbio il fatto che i prezzi di greggio e gas naturale stiano avendo un impatto sulle fusioni e acquisizioni in Canada. L’attività M&A degli ultimi cinque anni può essere descritta distinguendo due periodi, prima e dopo la metà del 2014, momento in cui i prezzi delle materie prime hanno iniziato a calare.

Dopo la crisi, il livello record arriva nel 2012

Sotto tutti i punti di vista, il 2012 è stato un anno eccezionale per il settore M&A, sia in Canada che a livello globale. Dopo la crisi finanziaria del 2008-2009, le compagnie petrolifere nazionali (NOC) e le grandi compagnie petrolifere internazionali (IOC) hanno continuato a investire negli asset globali del settore gas-petrolifero. Il valore delle transazioni è aumentato fino a raggiungere il livello record di 55 miliardi di dollari statunitensi nel 2012. Quell’anno le maggiori operazioni sono state l’acquisizione della Nexen di Calgary, da parte della China National Offshore Oil Corporation (CNOOC), per 17,9 miliardi di dollari statunitensi, e l’acquisto di Progress Energy da parte del colosso malese Petronas per 5,85 miliardi di dollari statunitensi. Le fiorenti NOC asiatiche si sono assicurate le forniture energetiche per soddisfare la crescente domanda di risorse necessarie alla crescita economica, mentre le IOC hanno puntato alle riserve attraverso acquisizioni e joint venture. Interessandosi generalmente a riserve non convenzionali, come giacimenti di gas di scisto e sabbie bituminose canadesi (Montney e Duvernay), queste compagnie hanno contribuito entrambe a favorire l’attività di fusioni e acquisizioni upstream. Il livello record degli accordi M&A upstream globali raggiunto nel 2012 è in gran parte il risultato di cinque acquisizioni societarie di valore elevato. Oltre alle acquisizioni effettuate da CNOOC e Petronas, altre operazioni significative comprendono l’acquisizione di Celtic Exploration (che detiene asset nei bacini di Montney e Duvernay) da parte di ExxonMobil per 3,2 miliardi di dollari e la cessione di Encana del 40 percento delle risorse Cutbank Ridge, situate nella Columbia Britannica, a Mitsubishi per 2,9 miliardi di dollari. La febbrile ricerca di asset in Canada da parte di NOC e IOC, tuttavia, si è calmata nel 2013. A eccezione della cessione dell’area di Montney da Talisman a Petronas (1,44 miliardi di dollari statunitensi) e dell’acquisto delle risorse di gas di Suncor Energy in Alberta da parte di Centrica/Qatar Petroleum (1 miliardo di dollari statunitensi), quell’anno non si sono registrate acquisizioni significative nel settore gas-petrolifero. Anche a livello mondiale, e non solo in Canada, il valore globale degli accordi è crollato da 192,5 miliardi di dollari nel 2012 a 136 miliardi di dollari l’anno successivo. L’assenza di fusioni e acquisizioni in Canada, in particolare per quanto riguarda le sabbie bituminose, può essere in parte dovuta all’Investment Canada Act (ICA), una legge federale che regola gli investimenti stranieri diretti di ampia portata. In seguito alle acquisizioni di Nexen, Progress Energy, Celtic e NAL Energy Corporation, le proprietà straniere nel settore gas-petrolifero erano in netto aumento, alimentando un crescente dibattito pubblico. L’atto e i relativi regolamenti elencano le responsabilità legali dei cittadini stranieri che investono in Canada. Il 2014, caratterizzato dal rapido calo dei prezzi del petrolio, può essere diviso in due parti, dove la maggior parte degli accordi si sono verificati nella prima metà dell’anno. Prima del crollo dei prezzi a metà 2014, l’attività di fusioni e acquisizioni in Canada era molto fiorente grazie anche all’acquisto del portafoglio canadese di Devon (2,8 miliardi di dollari) e di una porzione del portafoglio gas di Apache (0,4 miliardi di dollari) da parte di CNRL. Encana aveva venduto il 54 percento di PrairieSky Royalty a investitori istituzionali per 2,3 miliardi di dollari e, inoltre, aveva ceduto gli asset produttivi in Alberta ad Apollo Global Management per 1,8 miliardi di dollari. Entro la fine del primo trimestre del 2014, il valore delle transazioni era raddoppiato passando da 4,1 miliardi di dollari del quarto trimestre del 2013 a 8,4 miliardi di dollari. Le acquisizioni nel 2014 ammontavano complessivamente a quasi 30 miliardi di dollari. Molti venditori e acquirenti, tuttavia, si sono calmati nel biennio 2015-2016, perché i mercati petroliferi erano percepiti come deboli e volatili. Il valore delle transazioni M&A si è infatti attestato a oltre 30 miliardi di dollari nel 2015 e soltanto a 17 miliardi di dollari nel 2016. Nel primo caso, l’operazione principale è stata l’acquisizione da parte di Repsol della IOC Talisman per 15,5 miliardi di dollari e, nel secondo, l’acquisizione da parte di Suncor Energy del 36,7 percento del progetto Syncrude (sabbie bituminose in Alberta) da Canadian Oil Sands per 6,25 miliardi di dollari. I prezzi bassi hanno influenzato profondamente la situazione delle sabbie bituminose perché molte compagnie petrolifere internazionali/multinazionali hanno disinvestito le loro risorse. In seguito all’uscita di scena delle compagnie internazionali, gli operatori canadesi si sono spesso adoperati per l’acquisto dei loro asset. Il database M&A CanOils mette in evidenza questa interessante tendenza, elencando le acquisizioni significative ad opera di società canadesi a partire da metà 2014 (la data di annuncio tra parentesi):
1. ConocoPhillips ha venduto a Cenovus il 50 percento degli interessi non operati della partnership Foster Creek Christina Lake per le sabbie bituminose per 17,7 miliardi di dollari statunitensi (marzo 2017)
2. Shell Canada ha venduto a CNRL il 60 percento degli interessi nel Progetto Alberta Oil Sands (AOSP), il 100% degli interessi degli asset in situ nel complesso di Peace River e alcune concessioni di sabbie bituminose non sfruttate per 10,9 miliardi di dollari statunitensi (marzo 2017)
3. Marathon Oil ha venduto a CNRL il 10 percento degli interessi nel progetto AOSP per 1,638 miliardi di dollari statunitensi (marzo 2017)
4. Statoil ASA ha venduto le proprie imprese nel settore delle sabbie bituminose ad Athabasca Oil Corporation per 0,578 miliardi di dollari statunitensi (dicembre 2016)
5. Murphy Oil ha disinvestito il 5 percento delle proprie azioni nel progetto Syncrude cedendole a Suncor Energy per 0,937 miliardi di dollari statunitensi (aprile 2016)
6. Shell ha ceduto i propri investimenti nel progetto Orion Oil Sands a OSUM Oil Sands Corporation per 0,325 miliardi di dollari statunitensi (giugno 2014)

Il business delle sabbie bituminose è canadese

Come illustrato nella grafica sulla foto, a fine 2016 il complesso delle attività M&A precedentemente citate ha fatto sì che le società canadesi detenessero la proprietà e l’operatorship dell’80% della produzione di sabbie bituminose, un aumento significativo rispetto al 55% del 2014. Le cifre potrebbero inoltre aumentare, poiché i produttori canadesi del settore sono in attesa di opportunità per acquistare maggiori risorse a un costo ridotto. Molte compagnie petrolifere internazionali/multinazionali stanno spostando i propri capitali dal settore delle sabbie bituminose ad altri investimenti, come gli scisti statunitensi. Gli operatori nel campo delle sabbie bituminose stanno già operando in un contesto di budget ridotto, per cui è probabile che tale situazione danneggerà la crescita del settore. Alla luce dei conseguenti impatti negativi sull’occupazione e sul gettito fiscale a diversi livelli di governo, non sorprende che, in occasione di un recente viaggio in Cina, il Ministro delle Risorse Naturali Jim Carr abbia fatto intendere che "il dialogo è aperto" in merito al rinnovo degli investimenti cinesi, facendo un passo indietro rispetto all’ICA. Ciononostante, il calo del prezzo del petrolio non è l’unico fattore che spinge le aziende a svendere i propri asset nel settore delle sabbie bituminose. Altre motivazioni includono gli elevati costi di gestione, l’accesso limitato al mercato (come dimostra l’esame approfondito e ben documentato della proposta sull’oleodotto Keystone XL) e le limitazioni in campo normativo. Alcuni esempi di fusioni e acquisizioni mosse da strategie aziendali hanno riguardato Shell Canada e la norvegese Statoil ASA. Shell ha disinvestito i suoi asset nelle sabbie bituminose preferendo concentrarsi sul gas naturale e sull’elettricità, un passaggio sottolineato dalla colossale fusione da 70 miliardi di dollari statunitensi con BG Group nell’aprile 2015. Shell non vuole lasciare il Canada, ma piuttosto modificare il proprio portafoglio, mantenendo le risorse di gas di scisto e gas naturale liquefatto (GNL), una raffineria e un impianto di arricchimento. Statoil ASA, invece, ha deciso di disinvestire i suoi asset nelle sabbie bituminose per concentrarsi su attività fondamentali, tra cui l’offshore a Terranova. Pur non essendo più un operatore nel campo delle sabbie bituminose, rimane comunque un investitore: possiede infatti il 20 percento delle azioni di Athabasca Oil Corporation. D’altro canto, le società canadesi stanno acquistando asset internazionali nel campo delle sabbie bituminose per diverse ragioni. Innanzitutto, si stanno procurando degli asset a costo ridotto, presumibilmente da multinazionali motivate da una visione pessimistica o dal desiderio di garantirsi ritorni più elevati investendo su altri giacimenti di gas e petrolio. In secondo luogo, le prospettive sono più ottimistiche, non soltanto per quanto riguarda il prezzo del greggio e la possibilità di trarre vantaggio dai costi e dall’efficienza operativa degli asset acquistati. Tra i compratori troviamo alcune delle principali società canadesi come Cenovus, CNRL e Suncor Energy, le quali possiedono una vasta esperienza nell’estrazione e nello sviluppo delle sabbie bituminose che si traduce in maggiore efficienza (ovvero, a volte si riflette in un basso rapporto vapore-petrolio e in costi operativi inferiori). Probabilmente, tali società sfrutteranno a proprio favore l’efficienza dei costi, le economie di scala e la loro esperienza principale. Le operazioni potrebbero essere concentrate per bacino, traendo vantaggio dalle sinergie tra siti esistenti e coniugando la tendenza all’innovazione con lo sforzo di ridurre i costi operativi e le emissioni. Secondo il Canadian Energy Research Institute (CERI), le nuove tecnologie potrebbero ridurre del 18 percento le emissioni e del 61 percento i costi nei progetti di riqualificazione. Le implicazioni che ne derivano fanno sicuramente riflettere.

Gas naturale, un mercato radicalmente trasformato

Altrettanto interessante è la questione del gas naturale. In Nord America, il mercato del gas naturale (e del petrolio) è stato radicalmente trasformato dalla cosiddetta "rivoluzione degli scisti". I progressi nella perforazione orizzontale, la tecnologia sismica 3-D e la fratturazione idraulica hanno permesso la crescita della produzione di gas (e di tight oil) in bacini precedentemente considerati antieconomici. Nel 2016, la produzione totale di gas naturale negli Stati Uniti ha raggiunto una media di 77 miliardi di piedi cubi al giorno (Bcfpd), grazie soprattutto alla produzione di gas di scisto. A maggio 2017, la società Marcellus Shale produceva da sola quasi 17,6 Bcfpd, corrispondenti a circa il 40 percento della produzione totale di gas di scisto negli USA. Seguita da Utica Shale, con una produzione di 4,4 Bcfpd. Sebbene questi dati siano positivi per Pennsylvania, West Virginia e Ohio, la crescita della produzione ha modificato i flussi di gas naturale non soltanto negli Stati Uniti, ma su scala continentale, con un impatto sui produttori di gas del Canada occidentale. Il gas a basso costo di Marcellus è più vicino ai mercati del Canada centrale, del Midwest e del nord-est degli USA, perciò gode di un vantaggio in termini di costi rispetto al gas del Canada occidentale soppiantandolo nei mercati tradizionali. In seguito all’aumento della concorrenza nei mercati chiave, i produttori del Canada occidentale continuano a puntare sul gas naturale liquefatto (GNL), in particolare sulla costa occidentale della Columbia Britannica, come potenziale via d’accesso a nuovi mercati in Asia. Ciò si riflette sulle fusioni e sulle acquisizioni canadesi, poiché le grandi compagnie nazionali asiatiche come Petronas, Mitsubishi e Petro-China hanno operato fusioni e acquistato risorse in giacimenti di gas non convenzionali nella Columbia Britannica e in Alberta. Inoltre, società come Sinopec, Korea Gas Corporation, Mitsui & Co. e gli operatori precedentemente menzionati hanno puntato su progetti GNL negoziando diversi accordi lungo la catena del valore di GNL e gas naturale. La maggior parte di tali attività, tuttavia, si sono verificate prima del calo dei prezzi del gas naturale a metà 2014. Attualmente si registrano 19 proposte di esportazione di GNL, in seguito alla recente decisione di Pacific Northwest LNG di ritirare la sua candidatura e annullare il progetto. Sebbene avessero ricevuto l’approvazione da parte del governo canadese nell’ottobre 2016, e superato diversi altri ostacoli normativi, a luglio 2017 Petronas e i suoi partner (Sinopec, JAPEX, Indian Oil Corporation e PetroleumBRUNEI) hanno deciso di annullare il megaprogetto da 36 miliardi di dollari canadesi, menzionando tra le motivazioni l’incertezza dei mercati globali dell’energia. Con un solo progetto GNL, il modesto impianto Woodfibre, ad aver preso una decisione positiva a favore degli investimenti, il prossimo anno l’attenzione generale si concentrerà su altre possibilità di esportazione. Esistono altre proposte per il GNL, ma al momento mancano segnali concreti in materia di investimenti. A partire da metà 2014, le fusioni e le acquisizioni nel settore del gas naturale sono state caratterizzate da accordi di valore inferiore, tra cui gli accordi di private equity. Quest’ultimo potrebbe essere un segnale di scommessa a medio termine su prezzi del gas più alti e su una maggiore competitività nei giacimenti canadesi. La recente mossa di Petronas e dei suoi partner è sicuramente interessante per le prospettive di crescita del mercato. L’attività M&A è stata piuttosto modesta negli ultimi due anni e probabilmente la situazione rimarrà stabile anche per il resto del 2017, al contrario di quanto si verifica nel mercato statunitense del gas di scisto che continua ad attirare compagnie straniere in diversi giacimenti anticonvenzionali, come Marcellus e Utica. Solo nel primo trimestre del 2017 si sono registrati 32 accordi del valore di 36,6 miliardi di dollari nel settore dello scisto statunitense. Quel che è certo è che il panorama energetico canadese sta attraversando una fase di cambiamento. In ogni caso, anche i numerosi ostacoli apparenti possono trasformarsi in opportunità.