Mediterraneo orientale, esserci o no
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L'instabilità dell'area potrebbe scoraggiare Pechino dal sostenere i progetti di sviluppo energetico programmati, nonostante i rapporti già avviati con Israele e Egitto

Il Mar Mediterraneo riveste un ruolo strategico importante per la logistica dei trasporti e delle comunicazioni tra Europa, Asia e Africa. Oltre 2.000 imbarcazioni solcano ogni giorno questo grande bacino e l’85% del petrolio accede ai mercati europei proprio attraverso di esso. Il 25 gennaio 2014 la marina militare cinese e quella russa, per la prima volta, hanno organizzato un’esercitazione militare congiunta, su piccola scala, nell’area del Mediterraneo. Un’analoga operazione tra gli stessi Paesi si è tenuta, sempre nell’area del Mediterraneo, il 17 maggio 2015. Le 2 esercitazioni hanno dato impulso alla presenza cinese nel Mare Nostrum, rendendo più sicura la cooperazione economica tra il gigante asiatico e i Paesi dell’area mediterranea.

 

La nuova frontiera di Pechino

Un terzo delle navi container di tutto il mondo viaggia attraverso il Mar Mediterraneo. Alcune di queste navi trasportano prodotti realizzati in Cina e nei Paesi del sudest asiatico verso l’Europa e la costa orientale degli Stati Uniti. Il governo marocchino ha investito 3,5 miliardi di euro (circa 4 miliardi di dollari) per la costruzione di Tanger Med, il nuovo porto che affaccia su questo bacino. Altri Paesi si accingono a realizzare infrastrutture portuali simili grazie alle quali promuovere l’afflusso di nuovi investimenti. Con un reddito annuo pro capite pari a 6.200 dollari e un tasso di disoccupazione del 20%, è chiaro che l’economia dei 10 Paesi dell’area (MEDA Ten) dipenda principalmente dal trasporto di energia e dal commercio marittimo. I progetti relativi a gasdotti e oleodotti sono diventati fondamentali per i Paesi del Medio Oriente e del Mar Caspio che vogliono esportare petrolio e gas in Europa. Perciò lo sviluppo dei Paesi MEDA Ten è strettamente collegato al mercato europeo. A causa della grande ondata migratoria proveniente dal Medio Oriente, e dalla instabilità politica, gli europei oggi considerano il Mediterraneo più come una minaccia che come un’opportunità. Lunghi anni di guerre e conflitti hanno duramente ostacolato lo sviluppo dell’area, e tra questi il conflitto civile siriano, i contrasti tra la Turchia e la Grecia, e quelli tra Israele e Palestina.

 

Gli investimenti europei stimolano la crescita

Dal 1995 al 2013, la somma totale degli investimenti giunti in quest’area dall’Unione europea ha raggiunto i 23,6 miliardi di euro. Turchia, Israele ed Egitto sono risultati i principali beneficiari di queste risorse. La cooperazione politica ed economica, avviata dall’UE, ha dato nuovo slancio allo sviluppo dell’area. Nello stesso tempo gli introiti derivanti da petrolio e dal gas hanno dato impulso alla crescita locale. A seguito delle recenti scoperte relative ai giacimenti di gas nella zona, l’Ue prevede di aumentare il proprio impegno economico in modo da attuare una strategia di diversificazione delle fonti di approvvigionamento energetico. I disordini politici degli ultimi anni hanno costretto il governo del Cairo a sospendere l’esportazione di gas, registrando perdite per milioni di dollari. Attualmente, lo stesso governo sta lavorando duramente per riconquistare la fiducia degli investitori occidentali in modo da sfruttare al massimo le risorse di petrolio e gas locali. Nello stesso tempo, i Paesi del Mediterraneo orientale stanno cercando di formare un’alleanza su base energetica. L’8 agosto 2013, Cipro, Grecia e Israele hanno firmato un accordo energetico finalizzato ad attirare maggiori investimenti privati, in particolare nel settore della distribuzione dell’energia elettrica. Tuttavia la crisi economica europea del 2008 e, a partire dal 2014, il crollo del prezzo del petrolio, hanno avuto un impatto negativo sugli investimenti, la logistica, il trasferimento di valuta estera e la cooperazione energetica fra i Paesi del Mediterraneo. La situazione di debolezza economica continuerà per almeno altri 2 anni. La cooperazione energetica tra la Turchia, l’Iraq e il governo curdo, contrastata dal terrorismo e dall’estremismo, è stata intralciata dai numerosi sabotaggi a danno degli oleodotti e dei gasdotti che dall’Iraq vanno fino in Turchia. La stretta fiscale, imposta alla Grecia, potrebbe convincere i governi dei Paesi del Mediterraneo a sfruttare i nuovi investimenti internazionali per costruire infrastrutture e impianti per lo stoccaggio dell’energia. Di conseguenza, la strategia più urgente per i Paesi della zona è quella di trovare investitori migliori e, almeno per quanto riguarda il futuro immediato, la Cina potrebbe diventare il partner principale per tutta l’area.

 

La cooperazione e le importazioni

La cooperazione energetica rappresenta un fattore di grande importanza per la Cina e per i Paesi che si trovano lungo la costa del Mar Mediterraneo, in particolare i Paesi della parte orientale, tra cui Grecia, Turchia, Cipro, Siria, Libano, Palestina, Israele ed Egitto. Nel 2015 il volume d’affari degli scambi tra la Cina e questi 8 Paesi ha raggiunto i 53.734.487.469 dollari, e i maggiori partner commerciali sono risultati essere la Turchia, l’Egitto, Israele e la Grecia. La Cina è passata, nel 1993, da Paese esportatore a Paese importatore, e il volume delle sue importazioni è cresciuto di anno in anno. Dal 1996 Pechino è diventato un importatore netto di petrolio e la sua economia dipende in larga misura dalle esportazioni di greggio. Con la crescita economica del Paese, le attività di fusione e acquisizione all’estero da parte di società cinesi si sono estese al settore energetico. Fino alla fine del 2014, gli investimenti diretti all’estero da parte di società petrolifere cinesi ammontavano a 180 miliardi di dollari. Nel gennaio 2016 la Cina ha portato a termine 82 acquisizioni all’estero per un volume totale pari a 73 miliardi di dollari, e molte di queste acquisizioni hanno riguardato il settore energetico. A seguito delle recenti scoperte di giacimenti di gas in Israele e Libano, si prevede che i Paesi del Mediterraneo Orientale da importatori possano diventare esportatori di energia. Secondo le stime dell’US Geological Survey, le riserve di gas recuperabili contenute nel giacimento Leviathan nelle acque territoriali di Israele, Cipro e Libano potrebbero raggiungere i 3.450 milioni di metri cubi, mentre le riserve di petrolio recuperabili sarebbero pari a circa 1,7 miliardi di barili.
Attualmente la Cina sta sfruttando le opportunità offerte dall’iniziativa "One Belt One Road" in modo da diversificare la propria cooperazione con questi Paesi. Tra gli esempi di tale cooperazione, i grandi progetti congiunti come quello per il nuovo Canale di Suez che ha visto la collaborazione tra Egitto e Cina, o quello per la nuova capitale egiziana, l’accordo tra Sinosure e Egitto nel campo dell’energia elettrica e il progetto relativo al porto del Pireo da parte di Cosco. Nello stesso tempo la Cina prevede di agire su più fronti, ad esempio utilizzando istituti come la Banca Asiatica d’Investimento per le Infrastrutture al fine di agevolare lo sviluppo di progetti all’estero e la crescita a livello locale.

 

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