Il Marocco verso la svolta green

Il Marocco verso la svolta green

Paolo Ribichini
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Rabat dipende per il 90% da importazioni dall'estero. Allo studio centrali e impianti per sviluppare le fonti rinnovabili, risorsa cruciale per il Paese. Ce ne parla Michael Taylor, analista dell'IRENA, l'Agenzia Internazionale per le Energie rinnovabili

In Marocco, la regione di Ouarzazate è famosa per il film "Lawrence d'Arabia" e per la serie tv di successo "Game of Thrones". Ma nel giro di qualche anno quest'area scarsamente popolata sarà ricordata prima di tutto per un'opera faraonica: la centrale solare di Noor-Ouarzazate, in grado di fornire energia a più di un milione di persone. La sua costruzione è iniziata nel 2013 e si dovrebbe concludere nel 2018. Occuperà una superficie di 30 kmq (come una piccola città) e produrrà 580 megawatt di energia, uno degli impianti solari più grandi e potenti al mondo, secondo solo, per energia prodotta, alla centrale BHE Renewables Solar Star nel sud della California (586 megawatt). L’intero progetto avrà un costo complessivo di 9 miliardi di dollari, finanziato per 2,2 miliardi di euro da fondi internazionali, tra i quali la Banca Mondiale e la Banca europea degli investimenti. All’inizio di quest’anno il primo lotto è già entrato in funzione, con una produzione – a regime – di 160 megawatt.

"Un'opportunità per il Marocco"

Rabat investirà 40mld di dollari nel settore energetico, di cui 30mld in impianti che sfruttano fonti rinnovabili

"Il Marocco può vantare tanto vento e tanto sole, ma il suo territorio non ha significativi giacimenti di combustibili fossili", spiega Michael Taylor, analista dell’Agenzia Internazionale per le Energie rinnovabili, IRENA. "Le tecnologie più recenti per trasformare in elettricità l’energia solare e quella eolica onshore diventano ora, grazie ad una sostanziale riduzione dei costi di produzione e installazione, la soluzione più economica per soddisfare la crescita della domanda e possono essere utilizzate nella fornitura di energia elettrica ai centri abitati meno accessibili. Ciò genera anche un’opportunità di sviluppo economico e sociale per il Marocco". Quella di Ouarzazate sarà una centrale solare che non utilizzerà solo la tecnologia fotovoltaica, bensì anche e soprattutto un innovativo sistema per trasformare l’energia del Sole in elettricità: il solare termodinamico a concentrazione (CSP). Al posto dei pannelli fotovoltaici tradizionali, ci sono specchi curvi che concentrano i raggi solari su tubi in cui circola uno speciale olio sintetico. Questo scalda, a sua volta, l’acqua presente nelle caldaie, generando vapore che mette in moto le turbine. Il calore non utilizzato viene immagazzinato in appositi contenitori di sale fuso che lo rilasceranno dopo il tramonto, permettendo alla centrale di continuare a funzionare anche di notte, dalle tre alle otto ore.

Niente batterie, ma ad un prezzo superiore

Il vantaggio di questa tecnologia, che ha iniziato a diffondersi sul mercato dal 2007, è la possibilità di accumulare energia da utilizzare durante la notte, senza ricorrere a batterie. Tuttavia, rimangono ancora alcuni dubbi di fronte all’effettiva possibilità di sostituire il fotovoltaico con il CSP. Il motivo risiede nel costo per kilowatt/ora prodotto: se all’inizio del decennio fotovoltaico e CSP si equivalevano (21 centesimi di dollaro americano), oggi il fotovoltaico è più economico (13 centesimi contro i 15-19 del CSP). Ciò è dovuto al crollo del prezzo di produzione dei pannelli e degli accumulatori. Tuttavia, la diffusione del CSP dipenderà dall’evolversi delle tecnologie di stoccaggio e dei relativi prezzi. Per comprendere quali saranno le prospettive future, "è bene tenere in mente che il solare fotovoltaico e il CSP sono a due stadi di maturità ben diversi», spiega Taylor. " La capacità totale delle istallazioni fotovoltaiche alla fine del 2015 ha raggiunto 219 gigawatt, mentre il CSP solo 5 gigawatt. Le prospettive di riduzione dei costi sono più probabili per i CSP soprattutto se il mercato globale si amplia come può accadere grazie all’attuale interesse della Cina ad investire in questa tecnologia". I costi più alti nella produzione di energia da CSP dipendono, secondo Taylor, da un minor numero di progetti finora realizzati. "Ma non dobbiamo pensare che le due tecnologia siano concorrenti", prosegue l’analista. "Possono essere complementari: se utilizzate insieme offrono una soluzione equilibrata. La capacità del CSP di immagazzinare energia a basso costo, permette di rilasciarla in rete quando il fotovoltaico perde di efficienza", soprattutto di notte.

Entro il 2020 il Marocco punta a una riduzione di emissioni di gas serra del 13% e del 32% nel 2030, arrivando a soddisfare il 42% del fabbisogno energetico nazionale, così come indicato negli impegni presentati alla conferenza Onu sul clima Cop21

Alla ricerca dell'indipendenza energetica

La centrale di Ouarzazate sarà per il Marocco una struttura fondamentale per ridurre la dipendenza energetica dall'estero pari oggi a più del 90% dell'energia consumata da imprese e cittadini marocchini. L'obiettivo del governo di Rabat è di ottenere, entro il 2030, la metà dell'energia necessaria attraverso fonti rinnovabili. Il governo del paese nord-africano sta puntando sia sul solare termodinamico a concentrazione (CSP) che sul fotovoltaico in cinque siti, con l’obiettivo di arrivare a produrre oltre 2 mila megawatt da fonti energetiche rinnovabili, pari al 14% dell’attuale capacità elettrica del paese, per venire incontro ad una popolazione di 34 milioni di persone e alla loro crescente domanda di energia (+6,7% ogni anno). Ai progetti per la produzione dell’energia dal sole, si aggiungono anche quelli eolici. Una delle principali centrali che trasformano il vento in energia è quella di Tarfaya, il più grande parco eolico dell’Africa. Segue quella di Akhfennir, a 200 km da Laayoune. Entrambi i parchi, realizzati nell’ambito del Piano energetico nazionale, sono stati costruiti in breve tempo e sono già in funzione. La prima pietra dell’impianto di Tarfaya è stata posata nel 2010 e i lavori si sono conclusi a fine del 2014. Oggi l’impianto può contare su 131 turbine distribuite su 10mila ettari di terreno e produce 300 megawatt, mentre quello di Akhfennir può sfruttare 117 turbine per produrre 200 megawatt. L’eolico e il solare si aggiungono quindi alla produzione di energia idroelettrica su cui il paese punta da diversi decenni e che rappresenta più del 19% (2 gigawatt) del fabbisogno marocchino, secondo quanto riportato da The World Fact Book della Cia per l’anno 2012.

Vantaggi per l'economia e l'ambiente

Entro il 2020 il Marocco – dove nei giorni scorsi si sono tenute le elezioni politiche e il partito del primo ministro Abdelilah Benkirane ha battuto i liberali, dopo una campagna elettorale molto combattuta - punta a una riduzione di emissioni di gas serra del 13% e del 32% nel 2030, arrivando a soddisfare il 42% del fabbisogno energetico nazionale, così come indicato negli impegni presentati alla conferenza Onu sul clima Cop21 dello scorso anno a Parigi. Si tratta, in base ai dati forniti dalla Masen, di una riduzione di 3,7 milioni di tonnellate di CO2 all'anno. Inoltre, secondo il Climate Investiment Fund la centrale di Ouarzazate avrà fin da subito l’effetto di far crollare fino al 44% il costo dell’energia elettrica in tutta l’Africa settentrionale. Infatti, "con una continua riduzione dei costi sia per il solare fotovoltaico e CSP, i paesi con eccellenti risorse solari hanno il potenziale per integrare perfettamente elevate quote di varie energie rinnovabili con l'uso di CSP", conclude Taylor.
Insomma, la svolta "rinnovabile" del Marocco è il miglior biglietto da visita che il paese potrà sfoggiare durante i negoziati della COP22 sui cambiamenti climatici che si terranno nella città marocchina di Marrakesh, dal 7 al 18 novembre 2016. Inoltre, Rabat investirà 40 miliardi di dollari nel settore energetico durante i prossimi 15 anni, di cui 30 miliardi in impianti che sfruttano fonti rinnovabili.