Lo scetticismo del Dragone
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Complice anche il dinamismo delle compagnie oil&gas nazionali, Pechino pensa più ad efficientare il sistema attuale che ad imboccare definitivamente la strada della transizione energetica

La guerra dei prezzi del petrolio, iniziata alla fine del 2014, ha dato inizio al declino dell’intero settore, mentre Cina, India e altri Paesi consumatori hanno beneficiato delle basse quotazioni del greggio. La Cina, ad esempio, importa ogni giorno circa 7 milioni di tonnellate di greggio; ogni volta che il prezzo del petrolio scende di 10 dollari, il Paese risparmia 400 milioni di yuan. In futuro la regione asiatica continuerà a sviluppare fonti energetiche, con la conseguenza che il precedente modello di "concorrenza per l’energia in Asia orientale" si indebolirà. La cooperazione nel settore energetico, in Asia nord-orientale o nell’intero continente, offre grandi opportunità di finanziamento e risorse. Il consumo di gas naturale è in aumento nella maggior parte dei Paesi dell’Asia, ma molti giacimenti si trovano in località remote, e in questo senso l’Iran si trova in una posizione di vantaggio unica. Se il Paese riuscirà a entrare rapidamente nel mercato asiatico del gas naturale, le prospettive di cooperazione tra l’Asia e il Medio Oriente aumenteranno di conseguenza.

Gli effetti della crisi dell'economia mondiale sullo sviluppo cinese

La #Cina deve adattarsi alla situazione economica globale, alle nuove caratteristiche del #mercato energetico

Il rallentamento della crescita del PIL cinese non solo ha intaccato la performance dell’economia reale dell’intero Paese, ma ha anche causato turbolenze sui mercati finanziari globali. Nel primo trimestre del 2016 l’aumento del PIL cinese è stato del 6,7 percento, in calo rispetto al 6,8 percento del quarto trimestre del 2015; non si registrava un aumento così basso dal primo trimestre del 2009. Il tasso di crescita del PIL cinese, per l’intero 2015, è del 6,9 percento. Finché lo sviluppo del settore manifatturiero e industriale cinese ha avuto un andamento positivo, anche l’impiego di materie prime, macchinari, ecc. è stato altrettanto elevato. Al contrario, con il rallentamento dell’economia nazionale, anche le importazioni da parte delle imprese cinesi hanno iniziato a diminuire. Ad aprile di quest’anno le importazioni cinesi sono diminuite del 10,9 percento, fino a 127,2 miliardi di dollari, un notevole calo del 30,6 percento rispetto al picco di marzo 2013. Il declino della domanda cinese ha contribuito al calo delle esportazioni sui mercati internazionali. Il fenomeno si è rivelato particolarmente evidente nel settore energetico cinese, poiché le importazioni di greggio rappresentano il 6 percento delle importazioni totali del Paese. Secondo i dati dell’Energy Information Administration, le importazioni di greggio dall’OPEC rappresentano il 58 percento delle importazioni totali di greggio cinesi. Di queste, la maggior parte proviene dall’Arabia Saudita, pari al 16 percento. In seguito al crollo dei prezzi, i proventi del settore petrolifero dell’Arabia Saudita hanno subito un forte calo, costringendo il governo ad operare tagli alla spesa sociale. Oggi, con la transizione dell’economia cinese verso il settore terziario, la crescita della domanda energetica è complessivamente in calo. A ciò si aggiungono la ricerca e lo sviluppo di fonti energetiche rinnovabili a livello globale, che indeboliranno ulteriormente il consumo di greggio in Cina. Pechino sta inoltre promuovendo la diversificazione delle fonti d’importazione: un’ulteriore sfida per i produttori petroliferi in Medio Oriente. Il Paese ha già sostituito la quota di fornitura proveniente dal Sudan, dall’Iran e dalla Siria, incrementando gli scambi di petrolio con la Russia. In futuro, la parte di greggio importata da Arabia Saudita, Angola e Oman si ridurrà in qualche misura, sempre a favore della Russia. Nonostante i prezzi più bassi potrebbero stimolare un notevole aumento dei consumi cinesi, nel primo trimestre del 2016 le esportazioni saudite verso la Cina sono aumentate solo del 7,3 percento. In futuro, i Paesi membri dell’OPEC e i Paesi non OPEC (come Russia, Kazakistan e Iran) continueranno a competere tra loro per la quota di mercato cinese. Con l’inizio del 2016 la Cina ha aumentato le importazioni di energia a buon mercato dall’Iran, influenzando ulteriormente il mercato internazionale del greggio, e la concorrenza per il mercato cinese potrebbe intaccare la coesione dei Paesi dell’OPEC.
Le società del settore petrolifero e del gas in Cina e all’estero stanno assumendo delle iniziative per adeguarsi alla nuova situazione e affrontare il grave problema del crollo prolungato del prezzo internazionale del petrolio, definendo "programmi completi di ottimizzazione delle risorse, riduzione dei costi e aumento dell’efficienza", abbassando i costi di approvvigionamento attraverso la revisione dei contratti, riducendo il personale per controllare il costo della manodopera e le spese per i dirigenti ed eseguendo valutazioni delle operazioni per migliorare l’efficienza produttiva. Al tempo stesso, allo scopo di tagliare i costi e migliorare l’efficienza, le società estere del settore mettono in atto il "secondo sfruttamento" dei campi petroliferi, riducendo efficacemente il calo della produttività dei vecchi giacimenti, aumentando il tasso di recupero nel periodo di concessione e puntando alla massima efficienza produttiva. Le attività di prospezione all’estero si orientano su giacimenti altamente efficienti e le ricerche di petrolio e gas in corso portano a numerose nuove scoperte. Le società estere del settore petrolifero e del gas realizzano progetti di cooperazione riducendo al minimo il lavoro necessario, il periodo di prospezione e l’estensione delle ricerche; l’esplorazione si orienta su giacimenti di rapido sfruttamento, come ad esempio in Africa, e la frequenza dei progetti ad alto rischio geologico si abbassa, in particolare per quanto riguarda i progetti di investimento in Medio Oriente. Di fronte alla volatilità del prezzo internazionale del greggio, le imprese energetiche cinesi (principalmente CNPC, SINOPEC e CNOOC) hanno avviato la strategia "Go out policy", accelerando le fusioni e le acquisizioni di società energetiche estere. Nel 2015, la CNPC vantava più di 90 progetti di cooperazione oil&gas in oltre 30 Paesi, e ha sostenuto i progetti per nuovi gasdotti tra Iraq e Asia centrale e tra Cina e Myanmar. Il gruppo SINOPEC opera in 27 Paesi del mondo, con 53 progetti di cooperazione e investimento nelle sei grandi regioni dei giacimenti di petrolio e gas - Africa, America, Medio Oriente, Russia, Asia centrale e Asia-Pacifico; sta inoltre sfruttando in cooperazione con la russa Rosneft in due campi di petrolio e gas in Russia, con una partecipazione del 49 percento nelle due società. Le attività estere della CNOOC rappresentano il 39 percento del patrimonio societario, la produzione di petrolio e gas all’estero rappresenta il 42,3 percento di quella complessiva e la società ha sottoscritto 206 accordi di cooperazione con 79 imprese petrolifere di 21 Paesi e regioni.

Se il Paese riuscirà a entrare rapidamente nel mercato asiatico del gas naturale, le prospettive di cooperazione tra l'Asia e il Medio Oriente aumenteranno di conseguenza

Rinnovabili, la nuova passione di Pechino

Dopo la conferenza sul clima di Parigi, inoltre, la Cina continua a portare avanti progetti di "cooperazione sud-sud". Il Paese ha sottoscritto un memorandum bilaterale di intesa con Egitto, Iran, e ha avviato un programma di donazioni di materiale e dispositivi ecologici e sostenibili a vari Paesi. Inoltre, nel periodo 2016-2017, continuerà a organizzare corsi sul tema del cambiamento climatico, predisponendo centri di formazione per la risposta al cambiamento del clima nei Paesi in via di sviluppo. Nel frattempo è già partito il "Fondo Cinese per la cooperazione sud-sud sul cambiamento climatico" che, attraverso la formazione del personale al monitoraggio del clima, promuove tecnologie ecologiche nei Paesi sottosviluppati, nelle isole, nei Paesi dell’Africa e in altri Paesi in via di sviluppo. Per realizzare la grande trasformazione energetica cinese è indispensabile che la Cina controlli la produzione dell’energia elettrica dal carbone e migliori il quadro normativo sull’efficienza energetica, ottimizzando le politiche relative al "livello della domanda". La Cina dovrà ottimizzare, entro il 2025, la politica dei sussidi, riducendo gradualmente i finanziamenti per i combustibili fossili e aumentando gli incentivi al consumo di energia rinnovabile, stabilendo indicatori ragionevoli delle quote e della gestione dell’efficienza delle energie rinnovabili. In una fase successiva, tra il 2025 e il 2035, il Paese dovrà rafforzare e potenziare gli obiettivi relativi alla quota di energia rinnovabile, promuovere ulteriormente lo sviluppo di energia sostenibile e, nelle aree in cui le condizioni sono particolarmente favorevoli, raggiungere almeno il 60 percento di fornitura elettrica da energia rinnovabile. Nella terza fase, tra il 2035 e il 2050, sarà necessario continuare a promuovere lo sviluppo dell’energia rinnovabile, rafforzare e migliorare gli standard di efficienza energetica, e applicare su ampia scala tecnologie ecologiche a basse emissioni. È così che otterremo la grande trasformazione dell’energia in Cina. I dispositivi a energia pulita rappresentano una delle principali direzioni di sviluppo delle apparecchiature energetiche. Il pieno sfruttamento dei fondi speciali di costruzione per l’energia, del fondo di investimento per il settore di produzione avanzato e del fondo nazionale di venture capital per le industrie emergenti sosterrà la ricerca, l’industrializzazione e il miglioramento delle condizioni produttive delle tecnologie essenziali.

Il livello tecnologico e la competitività

Entro il 2020, il settore di produzione di apparecchiature energetiche diventerà un nuovo fattore di crescita trainante per l’industria cinese. Il livello tecnologico e la competitività delle apparecchiature elettriche e di altri settori di punta garantiranno la leadership internazionale, portando alla formazione di gruppi di imprese produttrici titolari di diritti di proprietà intellettuale e caratterizzate da maggiore competitività.

Lo sviluppo deciso della "transizione energetica" incentrata sulle alternative ai combustibili fossili e la riduzione delle emissioni di carbonio grazie alle fonti energetiche rinnovabili è già al centro di numerose politiche energetiche nazionali. In Cina, però, l’attuale conflitto tra la "necessità" e la "fattibilità economica" dello sviluppo dell’energia rinnovabile, gli ostacoli a questo sviluppo creati dai gruppi di interesse delle energie tradizionali e i fraintendimenti più o meno volontari sul percorso di sviluppo, fanno sì che il cammino di sostituzione dei combustibili fossili con l’energia rinnovabile sia arduo. Nel Paese esiste da sempre un paradosso riguardo alla transizione energetica: da un lato si enfatizza lo sviluppo dell’energia rinnovabile a livello teorico e si continuano a introdurre politiche a supporto dell’energia rinnovabile; dall’altro ci si interroga sulle modalità con cui modificare il sistema energetico esistente e fino a che punto la struttura energetica nazionale, incentrata sul carbone, sarà in grado di accettare la sfida, e quando il Paese cesserà di erogare sussidi per il gas naturale.
Le modifiche alle politiche sono oggetto di enorme resistenza e pressione, e gli ostacoli che si oppongono alla riforma sono in particolare i seguenti.

1 - la questione della transizione energetica cinese è gestita da vari ministeri e commissioni, e ogni ministero stabilisce autonomamente, nella propria area di competenza, le priorità, l’orientamento e i tempi. L’andamento e gli effetti delle politiche relative alla transizione energetica non sono sottoposti ad alcuna analisi e valutazione scientifica. Sono state introdotte numerose politiche e numerosi sono i problemi della transizione energetica, ma non c’è un ministero in grado di farsi avanti per correggere e risolvere la situazione.
2 - L’attuale riforma del sistema energetico non riflette l’orientamento e le esigenze della transizione energetica. Il problema della mancata apertura del mercato nel sistema energetico cinese, alla base della scarsa efficienza di distribuzione, è estremamente grave. La vigorosa promozione rispetto ad una maggiore apertura rappresenta già l’obiettivo e l’esigenza principale della riforma del sistema energetico.

3 - I giganti dell’energia tradizionale (ovvero i diversi gruppi di interesse) non possono portare avanti l’avanzamento e i processi della transizione energetica. I giganti dell’energia tradizionale sono naturalmente i protagonisti della transizione energetica, ma la direzione e il progresso della trasformazione non possono essere dettati dalle società elettriche e da altri giganti dei combustibili fossili tradizionali, che possono trarre benefici economici dal rallentamento del processo di transizione. A mio parere, soltanto se la trasformazione sarà guidata e portata avanti dallo Stato, con l’adozione di leggi e politiche quadro a supporto della transizione energetica, potremo evitare che l’avanzamento e il ritmo della transizione energetica siano dettati dai giganti dei combustibili fossili tradizionali.

4 - Gli investimenti nel settore dell’energia devono andare oltre il perseguimento di "effetti a breve termine" o la "modifica del ritmo ma non della sostanza". Il sistema energetico dei prossimi 50 anni dipende dagli investimenti di oggi. L’economia mondiale si trova, nel complesso, in una situazione di instabilità, la ripresa economica sembra un’utopia e in questa fase ulteriori investimenti appaiono impraticabili; gli investimenti attuali nel settore dell’energia devono soddisfare le esigenze della transizione energetica: non sono ammessi errori, o in futuro i costi della trasformazione del sistema energetico saranno molto più alti.
Sebbene la direzione della transizione energetica sia simile in ogni Paese, la disponibilità di risorse energetiche e la struttura politica cambiano e determinano delle differenze a livello nazionale. Per questo è necessario prestare attenzione ai problemi di sviluppo della transizione verso le energie rinnovabili in Cina.
Innanzitutto, sussiste un enorme divario tra la necessità e l’urgenza dello sviluppo delle energie rinnovabili e la fattibilità economica della transizione. I piani di utilizzo e di transizione energetica sono un prodotto della concorrenza di mercato. Attualmente il passaggio verso le energie rinnovabili, a livello globale, si realizza sulla scia delle nuove linee guida internazionali che impongono di affrontare il cambiamento climatico e delle politiche sulle "emissioni di carbonio" approvate dai Paesi occidentali. La sostituzione dei combustibili fossili con le energie rinnovabili avviene in una situazione che presenta ancora grandi potenzialità di miglioramento dell’efficienza dei combustibili fossili; perché la sostituzione di energia ad alta densità con energia a bassa densità per la “decarbonizzazione" sia in grado di far crescere l’economia, devono sussistere differenze nette tra Paesi sviluppati e Paesi in via di sviluppo in termini di livelli di transizione e tasso di efficienza.

La riforma dei sistemi energetici attuali

Inoltre, la riforma degli attuali sistemi energetici è in grado di acquisire nuove caratteristiche "adatte" allo sviluppo delle energie rinnovabili? La produzione, il consumo e i sistemi di trasporto su vasta scala dei combustibili fossili tradizionali sono strettamente correlati all’elevata densità energetica, alla possibilità di stoccaggio e alla distribuzione irregolare che li caratterizza, mentre l’ampia distribuzione, la bassa densità energetica e l’impossibilità di stoccaggio dell’energia eolica e dell’energia solare fanno sì che i modelli di produzione e di consumo locali rappresentino la scelta migliore. In Cina, i sistemi energetici attuali, pienamente corrispondenti alle caratteristiche dei combustibili fossili, non possono certo trasformarsi consapevolmente in sistemi energetici adeguati alle caratteristiche delle energie rinnovabili, poiché spesso le società energetiche tradizionali ostacolano volontariamente questo processo a favore dei propri interessi a breve termine.

Ancora, come possiamo definire scientificamente un sistema di indicizzazione delle nuove fonti energetiche? La definizione di indicatori energetici è un processo scientifico e politico complesso. La Cina ha bisogno di assumere criteri chiari di valutazione, in particolare per gli investimenti nell’energia pulita: bisogna comprendere che il valore effettivo dell’investimento in energia rinnovabile non deve superarne il costo; occorre inoltre prestare attenzione agli obiettivi politici, ovvero alla dipendenza dall’esterno; inoltre, per quanto riguarda gli indicatori fisici dell’efficienza, l’efficienza fisica è inferiore rispetto ai Paesi sviluppati e in molti casi il risparmio energetico non risulterà ragionevole; lo stesso vale per il sistema di indicizzazione.

Infine, non esiste un solo tipo di energia rinnovabile, come l’energia idroelettrica, l’energia eolica, l’energia solare o le biomasse, che abbia il potenziale per diventare la fonte energetica principale. La transizione verso le energie rinnovabili richiede la combinazione di tanti elementi differenti. Le caratteristiche tecnologiche dei diversi tipi di energie rinnovabili non sono esattamente le stesse: l’energia idroelettrica è essenzialmente compatibile con i sistemi energetici attuali, l’energia eolica e l’energia solare sono più adatte a un’ampia distribuzione di impianti a bassa potenza, mentre le biomasse possono essere distribuite o centralizzate. Per riunire queste tecnologie di sfruttamento energetico in un "nuovo" sistema energetico organico bisogna affrontare ancora un gran numero di questioni tecniche, organizzative e istituzionali complesse.

In qualità di grande potenza responsabile, la Cina deve adattarsi alla situazione economica internazionale, alle nuove caratteristiche e cambiamenti del mercato energetico, riducendo i costi e la perdita di interessi derivanti dalla transizione energetica. Questa trasformazione porterà con sé alcuni danni collaterali, ma l’introduzione graduale delle nuove energie aprirà la strada a una grande rivoluzione e a profondi cambiamenti per tutta l’industria cinese, e stimolerà la nascita di settori innovativi e processi produttivi moderni.