L'avanzata del Dragone
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L'America Latina rappresenta una fonte essenziale di approvvigionamento per diversificare l'importazione di greggio in Cina, ma anche un'area strategica per permettere alle compagnie petrolifere della Repubblica Popolare di imporsi sul mercato globale

Nel 2016, il volume degli scambi commerciali fra Cina e America Latina si è attestato intorno ai 216,6 miliardi di dollari, una cifra 16 volte superiore rispetto al 2000 e pari a circa il 6 percento del volume complessivo di scambi con l’estero della Cina. L’incremento registrato rispetto all’anno precedente è stato del 2,7 percento. Attualmente, la Repubblica Popolare Cinese è il maggior partner commerciale di molti Paesi latinoamericani. Nel 2016, gli investimenti diretti non finanziari della Cina in America Latina hanno raggiunto la quota di 29,8 miliardi di dollari, in aumento del 39 percento rispetto al 2015, con grandi progetti di fusione e acquisizione all’orizzonte. La cooperazione nel settore Oil&gas è tuttora l’ago della bilancia nelle relazioni tra Cina e America Latina. Quest’ultima regione non solo rappresenta una fonte essenziale per diversificare l’importazione del petrolio greggio nella Repubblica Popolare, ma anche un’area strategica chiave per permettere alle compagnie petrolifere cinesi di imporsi sul mercato globale.

Status quo della cooperazione energetica fra Cina e America Latina

Entrambe le aree geografiche si avvantaggiano, reciprocamente, di varie forme di cooperazione energetica basate su progetti gas-petroliferi bilaterali. Al momento, la Cina vanta la partecipazione a 28 di questi progetti in America Latina, per un investimento totale di 35 miliardi di dollari, per lo più nel settore petrolifero, con una quota del 71 percento detenuta dalla China National Petroleum Corporation (CNPC). La cooperazione cino-americana nel settore, inaugurata nel 1993 in Perù, arriva a coprire oggi l’intera catena industriale. In termini di scambi energetici, nel 2012 il Venezuela era il settimo maggior fornitore di petrolio della Cina: le importazioni dal Paese sudamericano avevano raggiunto i 15,2903 milioni di tonnellate di greggio, pari al 5,6 percento del totale. A causa del crollo della produzione, tuttavia, nel 2014 tale è diminuito del 12 percento. Per quanto riguarda le attività di esplorazione Oil&gas e i servizi di progettazione tecnica, le compagnie petrolifere cinesi hanno avviato oltre 40 progetti in America Latina che riguardano l’esplorazione, lo sviluppo, la raffinazione e la costruzione di pipeline gas-petrolifere. La formula “loan-for-oil” (prestiti in cambio di forniture di petrolio) è il modello di collaborazione energetica più caratteristico tra le due parti e le sue origini risalgono al 2007, quando Cina e Venezuela hanno istituito congiuntamente il “Fondo di co-finanziamento”. La Cina ha investito 4 miliardi di dollari nel fondo, mentre il Venezuela ha esportato quantità di greggio sempre maggiori in Cina a titolo di garanzia di rimborso. Nel maggio del 2009, il Brasile ha firmato il primo accordo “loan-for-oil” ufficiale dell’America Latina: la Cina si è impegnata a versare a Petrobras, la compagnia petrolifera nazionale brasiliana, 10 miliardi di dollari per dieci anni in cambio della fornitura di greggio, per un totale di 150.000 barili al giorno nel 2009 e 200.000 barili tra il 2010 e il 2019. Successivamente, la Cina ha sottoscritto un accordo di interscambio analogo del valore di 1 miliardo di dollari con l’Ecuador nel 2009, seguito da altri due accordi con il Venezuela nel 2010 e nel 2014 del valore rispettivamente di 20,6 miliardi di dollari e 4 miliardi di dollari, per un totale di oltre 30 miliardi di dollari investiti in progetti “loan-for-oil”. Al di là dell’Oil&gas, le due parti stanno rafforzando anche la collaborazione nel settore idroelettrico. Nel 2013, la Cina aveva 8 progetti idroelettrici (in corso o già completati) in America Latina, anche in Paesi con i quali non intrattiene rapporti diplomatici, come il Belize e l’Honduras. Sono inoltre in fase di pianificazione altri 12 progetti idroelettrici del valore di oltre 4,5 miliardi di dollari: sei in Ecuador, due in Honduras e uno in Guyana, Perù, Costa Rica e Argentina. La cooperazione cino-americana nel mercato del gas e del petrolio ha contribuito ampiamente non solo allo sviluppo di questo comparto, ma anche alla crescita economica, all’occupazione, alla salvaguardia ambientale e allo sviluppo della collettività nella regione, gettando solide basi per un’intensificazione dei rapporti. Negli ultimi tempi, le due parti hanno compiuto enormi progressi nella cooperazione sulle fonti rinnovabili. Forte di una solida situazione finanziaria, la Cina intende cogliere l’opportunità di esportare tecnologie e prodotti per le energie rinnovabili in America Latina, trasformandola nel “polo di sviluppo” dell’economia del futuro e degli scambi e investimenti commerciali reciproci. Per quanto riguarda l’energia solare, le aziende Cinesi hanno già lanciato una serie di progetti nella regione. La società privata cinese SkySolar si è inserita nel mercato latinoamericano nel 2011 costruendo una serie di impianti solari fotovoltaici a Sobral (Ceará), in Brasile. Nel 2012 ha investito altri 900 milioni di dollari in una centrale fotovoltaica da 18 megawatt in Cile – la prima stazione solare su larga scala collegata alla rete elettrica del Paese. A ottobre del 2012, l’America Latina ha commissionato a Yingli Solar l’ordine più consistente per il fotovoltaico, richiedendo la fornitura esclusiva di componenti da 40 megawatt per un progetto di una centrale solare in Perù. A luglio del 2013, Suntech Power ha annunciato la sua disponibilità a fornire componenti per una centrale solare in Bassa California del Sud, ad oggi la più grande del Messico. In termini di energia eolica, Sinovel si è affacciata sul mercato brasiliano nel settembre del 2012 fornendo 23 set di turbine per il parco eolico del Sergipe, mentre Goldwind ha avviato 4 progetti nella regione nel 2012: due in Cile, uno in Ecuador e uno a Panama. Infine, sul fronte dei veicoli di nuova energia, nel 2013 sono stati lanciati a Bogotà, capitale della Colombia, i veicoli elettrici BYD E6, formando così la più grande flotta di taxi completamente elettrica del Sudamerica. Secondo le stime, tra il 2013 e il 2030 servirà un ulteriore investimento di 350 miliardi di dollari nelle energie rinnovabili. Per ora, la Cina sta sfruttando l’enorme solidità finanziaria di cui gode per esportare prodotti e tecnologie rinnovabili in America Latina. Sugli oltre 50 miliardi di dollari di investimenti in Brasile annunciati dal Primo ministro cinese Li Keqiang nel 2016, oltre 40 miliardi saranno destinati a nuovi progetti energetici e infrastrutturali, mentre solo 10 miliardi serviranno a finanziare iniziative basate su fonti energetiche tradizionali.

Le principali difficoltà per le compagnie cinesi

La cooperazione energetica cino-americana deve ancora affrontare alcuni ostacoli sostanziali:

1 | Grandi distanze e costi di trasporto elevati La posizione geografica delle due regioni impone che l’energia venga trasportata attraverso il Pacifico, con conseguenti ripercussioni negative sui costi. La geografia, in effetti, gioca a sfavore della cooperazione energetica tra le due regioni; in particolare, con Paesi come il Venezuela e il Brasile, situati in Sudamerica, ancora più lontani dalla Cina. A causa delle grandi distanze e dei costi di trasporto elevati, l’importazione di gas e petrolio dall’America Latina risulta meno vantaggiosa rispetto all’Asia Centrale o alla Russia. 2 | Squilibrio e instabilità dello sviluppo economico e sociale sudamericano La Cina e l’America Latina sono molto diverse per usi e costumi, religione, sistema politico e normative. Lo sviluppo economico e sociale in America Latina è estremamente incerto e la struttura economica poco equilibrata. In più, la regione è minata dall’instabilità politica, con continui avvicendamenti ai vertici, scioperi e imprevisti che influiscono gravemente sul suo sviluppo economico, ostacolando la collaborazione energetica con la Cina. 3 | Costi ambientali in aumento Il riscaldamento globale ha fatto crescere l’attenzione sulla necessità di un’economia a basse emissioni. Sempre più consapevoli dell’importanza della salvaguardia ambientale, le nazioni latinoamericane hanno promulgato diverse normative in materia, ma purtroppo l’aumento dei costi legati all’ambiente influirà a sua volta sul costo degli investimenti energetici in America Latina. Ad esempio, l’Ecuador ha lanciato un programma per la tutela delle foreste pluviali tropicali e le compagnie petrolifere estere dovranno attenersi scrupolosamente alle nuove regole e compensare i danni provocati. Questa misura ha inevitabilmente comportato un incremento del costo della cooperazione energetica cino-americana. 4 | Proteste di massa in campo energetico ostacolano gli investimenti Il rigido protezionismo dell’America Latina e gli scioperi sempre più frequenti degli ultimi anni sono un altro fattore che sta mettendo a rischio la cooperazione commerciale. Nel corso degli ultimi 20 anni, da quando le compagnie cinesi sono entrate nel mercato latinoamericano, diversi progetti hanno dovuto affrontare reclami, scioperi e proteste. Secondo le statistiche, ancora incomplete, almeno 4 progetti hanno risentito delle manifestazioni di massa più significative: a) il progetto petrolifero dei blocchi 1AB / 8 (in Andoas, provincia di Datem del Marañón, Perù) è stato contestato da sette movimenti anti-cinesi su larga scala, con perdite ingenti per la CNPC; b) il progetto di gas naturale di Anaco, in Venezuela, sviluppato in collaborazione da Petróleos de Venezuela, S.A. (PDVSA) e CNPC e gestito dalla CNPC, ha subito le conseguenze di tre scioperi; c) il progetto idroelettrico di Agua Zarca, in Honduras, che ha costretto Sinohydro a rescindere il contratto con Honduras Company e a ritirarsi dal progetto il 24 agosto 2013; d) il progetto per il giacimento petrolifero off-shore di Libra, in Brasile. I brasiliani si sono opposti alla vendita della concessione a compagnie petrolifere straniere, obbligando la joint venture con CNPC a concedere al personale un aumento di stipendio dell’8,56 percento. 5 | L’importanza assunta dai sindacati locali e dalle ONG internazionali per gli investimenti In qualità di forza politica, i sindacati latinoamericani rivestono un ruolo sempre più influente nelle politiche nazionali. Durante i regimi militari o le dittature, i Governi in genere scelgono fra due diversi approcci per gestire i sindacati: o li reprimono, o li controllano ricorrendo al corporativismo. Il supporto e le proteste di varie ONG internazionali, tra cui Amnesty International e Rights Action, ha estromesso le compagnie cinesi da più di un progetto. I sindacati e le organizzazioni non governative sono diventati una fonte di voti importante in periodo di elezioni, perciò alle società cinesi non resta che spostare l’interesse dalla gestione alla negoziazione con questi due interlocutori.

Una strategia per lo sviluppo

1 | Gestione accurata delle relazioni con gli Stati Uniti Con la neo-presidenza di Donald Trump e la rivoluzione del gas di scisto negli Stati Uniti, le importazioni di petrolio dall’America Latina hanno subito un drastico calo, aprendo nuove opportunità di collaborazione tra Cina e America Latina. Nonostante il clima per gli investimenti energetici negli Stati Uniti sia chiaramente più favorevole rispetto a quello che si respira nei Paesi latinoamericani, in termini di rapporto costi-benefici il mercato latinoamericano gode di maggiori vantaggi. Oltre a rafforzare la cooperazione in campo energetico con l’America Latina, la Cina dovrebbe usare la massima cautela nei rapporti con gli Stati Uniti. 2 | Esplorazione attiva di nuove modalità di cooperazione In un’ottica di sviluppo e localizzazione, le società energetiche dovrebbero conquistare il supporto delle popolazioni locali, evitando così potenziali ostacoli e sperimentando nuove modalità di collaborazione. Ad esempio, la Cina ha siglato un accordo “loan-for-oil” con il Brasile. Ora, per favorire il dialogo, potrebbe acquistare partecipazioni nelle compagnie petrolifere brasiliane e investire in nuovi stabilimenti petrolchimici nella regione. In questo modo la cooperazione potrà non solo fruttare nuovi posti di lavoro per la popolazione locale e aumentare il gettito fiscale del Governo, ma anche contribuire alla tutela dell’ambiente. Inoltre, la Cina dovrebbe avviare nuovi progetti di fusione e raffinazione adeguati alle condizioni locali per promuovere l’evoluzione del sistema economico latinoamericano ed esplorare attivamente un nuovo modello di cooperazione nell’interesse di entrambe le parti, al fine di assicurare un rapporto stabile e duraturo. 3 | Stabilire un meccanismo di emergenza Cina e America Latina sono distanti non solo geograficamente, ma anche a livello culturale, politico ed economico. La Cina deve approfondire lo studio di politiche, leggi e consuetudini sociali dei Paesi latinoamericani, familiarizzare con l’ambiente locale sotto ogni aspetto, acquisire consapevolezza dei potenziali rischi degli investimenti ed elaborare un meccanismo d’emergenza. Il tutto nel pieno rispetto della religione e delle tradizioni locali, per creare una cooperazione vantaggiosa per entrambe le parti. 4 | Aumento degli investimenti nelle energie rinnovabili Nel 2013 il 54 percento dell’energia nella regione è stato ottenuto da fonti rinnovabili. Come è possibile sfruttare appieno le nuove politiche energetiche stabilite dai Paesi latinoamericani per potenziare gli investimenti in questo campo? La Cina e l’America Latina potrebbero, ad esempio, intensificare la cooperazione nel solare, che è un mercato importante in Argentina, Cile, Perù, Costa Rica e altri Paesi. Negli ultimi anni gli interventi di regolamentazione delle energie rinnovabili si sono moltiplicati: due terzi dei Paesi hanno formulato un meccanismo di sviluppo sostenibile e un terzo ha adottato strategie per lo sviluppo delle fonti rinnovabili. Le rinnovabili sono destinate a diventare il vero fulcro degli investimenti da parte della Cina. 5 | Consolidamento della responsabilità sociale d’impresa e implementazione di una strategia di localizzazione delle risorse umane Gli investimenti in America Latina non possono prescindere dal miglioramento delle condizioni di vita della popolazione locale, nel tentativo di attenuare le conseguenze provocate dalle opinioni negative della stampa occidentale e delle ONG. La Cina dovrebbe adottare politiche di sgravio fiscale per incoraggiare le società energetiche a destinare un’equa parte dei profitti alle comunità locali e offrire supporto finanziario per la realizzazione di infrastrutture, iniziative benefiche o progetti volti al sostentamento e al benessere delle comunità, che i Governi e la popolazione latinoamericana auspicano con una certa urgenza. Assumendo talenti locali, le aziende cinesi potranno raggiungere il massimo livello di localizzazione possibile, diminuire le barriere culturali rispetto alle comunità locali e risentire in misura minore dei rischi sociali dovuti a problemi di sicurezza, conflitti etnici e lotte di classe.