Nel nome del petrolio

Nel nome del petrolio

Giancarlo Strocchia
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Il ministro dell'Energia dell'Arabia Saudita, Khalid Al-Falih, intervenendo al CERAWeek di Houston, ha lanciato un monito preciso: nonostante lo sviluppo delle tecnologie per le rinnovabili stia compiendo grandi passi e i costi di queste energie si siano ridotti sensibilmente, la "sete" di petrolio nel mondo rimane molto alta e per questo occorre riprendere ad investire in nuovi progetti estrattivi e infrastrutturali.

Una boccata di ottimismo. Ha seguito il filo rosso delle buone prospettive l’intervento tenuto dal ministro dell’Energia Khalid Al-Falih al CERAWeek 2017. Sostenuto dal recente accordo per il ribilanciamento del mercato petrolifero raggiunto in seno all’OPEC, con il contributo di una vasta schiera anche di produttori non-OPEC capeggiati dalla Russia, il ministro ha esordito sottolineando come "né le politiche sui cambiamenti climatici né il progresso tecnologico hanno placato l’insaziabile sete di petrolio. Al contrario, la domanda di petrolio d’importazione sarà in costante aumento nei Paesi in via di sviluppo, soprattutto con il declino della produzione gas-petrolifera interna". Per questo il ministro si è detto "preoccupato che le errate previsioni sul picco della domanda e sulle risorse petrolifere bloccate possano scoraggiare l’investimento dei trilioni di dollari necessari a sostenere le forniture gas-petrolifere indispensabili, durante la lunga trasformazione del nostro sistema energetico globale". In questo senso il governo saudita, a detta dello stesso ministro, sta facendo il suo dovere, "ottimizzando la vita produttiva delle nostre riserve; formando professionisti del settore e sviluppando nuove tecnologie; o rafforzando le relazioni con i nostri partner, clienti, fornitori e altri stakeholder". "Nonostante il rallentamento economico degli ultimi tempi," ha proseguito Al-Falih "i nostri investimenti sono rimasti invariati. Di conseguenza, il numero dei nostri impianti di trivellazione continua a sfiorare i massimi storici e manteniamo la nostra capacità sostenibile massima per quanto riguarda il greggio, mentre puntiamo a raddoppiare la nostra capacità per il gas. Senza dimenticare che stiamo costruendo il più grande portafoglio downstream a livello mondiale".

Una domanda che si prevede in ripresa

Il ministro ha espresso auspici positivi per quanto riguarda la ripresa della domanda. "A breve termine, prevediamo che la domanda resti abbastanza sostenuta, nell’ordine di circa 1,5 MMBD, ovvero superiore ai dati di crescita dello scorso anno. Per quanto riguarda le forniture, pur aspettandoci un lieve incremento della produzione dei maggiori produttori non-OPEC come Stati Uniti, Brasile e Canada, è probabile che essa verrà più che compensata dal naturale declino in altre aree non-OPEC come Cina, Mare del Nord e Messico." Al-Falih ha riconosciuto come "il miglioramento di questi indicatori di mercato sia stato alimentato dal recente accordo OPEC, ampliato per la prima volta da un nuovo quadro di cooperazione con grandi produttori non-OPEC". Secondo il ministro "l’OPEC rimane un catalizzatore importante per la stabilità e la sostenibilità del mercato, che restano le priorità assolute dell’Organizzazione e che hanno favorito un maggior allineamento tra i paesi membri mai raggiunto prima in epoca recente". "Per quanto riguarda le prospettive del mercato globale nelle prossime settimane e nei prossimi mesi, sono ottimista" ha osservato Al-Falih. "Tuttavia non vorrei che questo mio ottimismo spingesse gli investitori a un’esuberanza irrezionale."

Rapporti sempre positivi con Washington

Nuvole del tutto diradate sul piano dei rapporti tra Riyad e Washington. "Gli investimenti del governo e del settore privato saudita negli Stati Uniti sono ingenti," ha sottolineato il ministro "e continueremo a rafforzare la nostra presenza nel Paese, in particolare attraverso diversi centri di ricerca, una serie di opportunità in campo petrolchimico per SABIC e con l’importante investimento di Saudi Aramco in Motiva e nella più grande raffineria americana, situata a est lungo la I-10, a Port Arthur." Il ministro ha riservato parole di apprezzamento anche per la nuova amministrazione recentemente insediatasi alla Casa Bianca: "Accogliamo con favore l’attenzione della nuova amministrazione per le questioni energetiche strategiche, in particolare il suo approccio pragmatico e inclusivo verso lo sviluppo di tutte le fonti, per costruire un portafoglio energetico diversificato, nonché le sue politiche settoriali favorevoli all’imprenditorialità e al petrolio. Personalmente, sarò lieto di lavorare con la nuova amministrazione – soprattutto con l’amico e collega di università Aggie, il segretario dell’Energia Rick Perry – per il bene comune delle nostre due grandi nazioni e del mondo intero".