Israele, la stabilità passa attraverso il gas

Israele, la stabilità passa attraverso il gas

Rita Lofano
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Se sostenuta da un sistema adeguato di infrastrutture, questa fonte potrebbe contribuire, almeno in parte, allo sviluppo del Medio Oriente. La speranza è che in futuro l'area "sia tranquilla e pacifica, come l'Europa"


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Un Paese chiave, nell’area del Mediterraneo orientale, è Israele, soprattutto da quando è stato scoperto il giacimento di gas Leviathan, le cui riserve stimate ammontano a circa 622 miliardi di metri cubi. Si tratta di uno dei principali giacimenti di gas della regione e, con la sua posizione strategica, è destinato a fornire gas a diversi Paesi dell’area e dell’Europa meridionale. E se il Leviathan rappresenta una delle più grandi riserve di gas a livello mondiale, la regione “è in buona parte inesplorata e sono prevedibili nuove scoperte‘, assicura il Ministro israeliano delle Infrastrutture, Energia e Risorse idriche, Yuval Steinitz, sul palco della Ihs CERAWeek, una delle più importanti conferenze sull’energia a livello mondiale, sottolineando il ruolo del gas come fonte di stabilità. In un’area così conflittuale come quella del Medio Oriente, il gas naturale può spingere i Paesi a collaborare tra loro, con l’obiettivo comune di far diventare quest’area un hub energetico di riferimento favorendo quindi il ritorno della stabilità economica e politica. Il Ministro, interpellato da Oil, ha anche commentato la scoperta di Zohr: “È davvero importante per l’Egitto, ma non è sufficiente a soddisfare neppure i soli bisogni egiziani…per questo la prospettiva di esportare gas israeliano in Egitto o attraverso gli impianti Gnl egiziani in Europa, o altrove, resta rilevante‘, ha sottolineato Steinitz riguardo all’impatto che il mega giacimento, scoperto da Eni, può avere sul Leviathan. Di seguito i principali temi toccati nel corso del suo intervento a Houston.

 

Il gas come possibile elemento di armonia

Non è un segreto che il Medio Oriente non sia la zona più comoda e semplice sulla faccia della Terra. Ma i Paesi stanno già collaborando: i rapporti economici tra Israele e Turchia sono molto solidi, così come i rapporti con Cipro e la Grecia. Abbiamo buone relazioni diplomatiche con la Giordania e l’Egitto. Credo che se riusciremo a fornire gas ad alcuni dei Paesi vicini a noi o, forse meglio ancora, se davvero il bacino del Mediterraneo orientale diventerà una fonte significativa di gas per l’Europa, dovremo unire i nostri sforzi; ci stiamo già coordinando a un certo livello tra Israele, Cipro, Egitto e Grecia e ciò potrebbe sia aiutare economicamente alcuni dei Paesi limitrofi, tra cui Israele, che favorire anche la stabilità della regione. La stima globale è che in questo triangolo tra Cipro-Israele-Egitto, con l’unione delle acque appartenenti alla zona economica di questi 3 Paesi, si potrebbe arrivare a disporre di 10.000 miliardi di metri cubi o una cifra pari a diverse centinaia di trilioni di piedi cubi, quasi 350-400 trilioni di piedi cubi. Perciò questo rappresenta un potenziale molto significativo. Questa regione è rimasta inesplorata fino ad ora, ma se verrà presa in considerazione e, unendo gli sforzi di Egitto, Israele, Cipro, Grecia - e si spera anche della Turchia - penso si possa favorire la stabilità almeno in una parte del Medio Oriente. La collaborazione tra Israele e i Paesi limitrofi nel rifornimento di gas, esportando insieme verso l’Europa tramite l’Egitto o la Turchia o costruendo un gasdotto per rifornire Israele, Cipro ed Egitto insieme verso l’Europa, credo possa favorire sviluppo e stabilità, almeno in quest’area del Medio Oriente, relativamente stabile fino ad ora, che speriamo rimanga stabile e prospera anche in futuro.

 

I gasdotti verso l'Europa

Stiamo analizzando 3 opzioni, 3 gasdotti. Uno da Israele, dalle acque appartenenti alla zona economica di Israele per arrivare in Egitto, destinato a soddisfare la domanda interna o, tramite gli impianti di Gnl egiziani, anche quella europea. L’altro gasdotto partirebbe dalle acque appartenenti alla nostra zona economica o dai giacimenti di gas per arrivare in Turchia e tramite la Turchia raggiungerebbe poi l’Europa. Stiamo analizzando la situazione [...]. Stiamo inoltre seriamente valutando la possibilità e la fattibilità di un gasdotto molto lungo, che parta dalle acque appartenenti alla zona economica di Israele per arrivare alla Grecia continentale tramite Cipro e che, attraverso la Grecia, ci colleghi al mercato europeo. All’Europa servirà molto gas in futuro. Alcuni giacimenti nel Mare del Nord sono già quasi esauriti, e i giacimenti di gas israeliani potrebbero essere utilizzati come rimpiazzo nei prossimi 20 o 25 anni, soprattutto se ci collegheremo con una pipeline al mercato europeo. Recentemente abbiamo aggiornato tutte le regolamentazioni. Abbiamo delineato la nuova politica statale, unitaria ed inclusiva, in materia di gas naturale, e ci siamo impegnati a non apportare ulteriori cambiamenti significativi per i prossimi 10 anni. Ora crediamo che l’atmosfera e le condizioni siano tali da poter invitare ed attrarre anche nuovi attori.

 

Quanto incide il prezzo basso del petrolio

Molti considerano questo momento davvero difficile per lo sviluppo o per l’esplorazione di nuovi giacimenti a causa dei prezzi molto bassi del petrolio e del gas [...] Penso però si possa guardare a questa situazione in 2 modi diversi. Il primo, devo convenire, è di difficoltà: i prezzi sono bassi e bisogna aspettare. Il secondo, il più ottimistico, è quello di considerare questo scenario come un’opportunità. Se si possiede un giacimento molto grande come il Leviathan, è vero che occorrono investimenti per svariati miliardi di dollari ma è anche vero che ci vorranno anni prima di poter iniziare a produrre. I costi di sviluppo sono inoltre diminuiti del 20-30 percento mentre si potrà produrre ed esportare gas per i prossimi 20 o 30 anni. Insomma questo lo si può anche considerare come il momento giusto per puntare sullo sviluppo. E come in Borsa. Quando il mercato è in flessione, molti operatori ne escono. Ma chi è ancora in grado di investire potrebbe sostenere che è il momento giusto di farlo. In futuro potremo vedere i profitti degli attuali investimenti e per questo stiamo cercando di rimanere ottimisti. Credo che lo sviluppo del Leviathan sia già iniziato, possiamo già vedere piani concreti. Riapriremo le acque appartenenti alla nostra zona economica in attesa di scoperte future nei prossimi mesi. Crediamo che sia molto promettente la prospettiva di esportare gas, non solo nei paesi limitrofi, ma anche in Europa.

 

Le sfide per il taglio delle emissioni

Oggi, tre anni dopo aver iniziato a produrre gas naturale, quasi il 60 percento della nostra elettricità deriva già dal gas naturale. Era il 50 percento, ma due mesi fa ho incaricato la Electric Company di Israele di incrementare di un ulteriore 15% il passaggio dal carbone al gas naturale. Stiamo imponendo una tassazione molto elevata sulle auto in base all’inquinamento prodotto. Concederemo anche notevoli incentivi, specialmente per i mezzi pesanti e il trasporto pubblico alimentati a gas naturale. Spero che riusciremo a ridurre le emissioni. Ma penso che la questione più importante sia se intendiamo veramente preservare il nostro piccolo mondo: dobbiamo ricordare a noi stessi che l’energia pulita è l’energia che non viene utilizzata e che è stata effettivamente risparmiata. Abbiamo notevoli competenze nella Ricerca e Sviluppo e nell’innovazione. […] In materia di innovazione, Israele non è certo un nano. Siamo primi al mondo per quantità di start-up pro capite e di start-up tecnologiche pro capite. Complessivamente, siamo secondi solo agli Stati Uniti. Per darvi un’idea, nella piccola Israele vi sono più start-up tecnologiche che in tutti gli altri paesi dell’Unione europea. Fino ad ora non ci siamo concentrati a sufficienza sulle energie rinnovabili e sul risparmio energetico. Ma ci accingiamo ad assegnare molti incentivi al settore della Ricerca e Sviluppo e all’innovazione. Abbiamo già in atto alcuni accordi con i nostri amici americani, con il segretario dell’Energia degli Stati Uniti, Ernest Moniz, su come collaborare o offrire incentivi al settore privato in entrambe le direzioni, per far sì che il mondo accademico, le università e anche gli istituti di ricerca collaborino in questa direzione. Naturalmente auspichiamo anche accordi con altri paesi come il Canada, l’Australia e, speriamo in futuro, anche con il Messico. Forse non è così popolare parlare di limitare l’utilizzo di risorse energetiche in generale, ma penso che il mondo stia crescendo di pari passo con le economie. La cosa migliore sarà non solo vedere come possiamo adottare fonti energetiche più pulite, come il gas naturale o le energie rinnovabili, ma anche come possiamo ridurre, o almeno limitare, l’utilizzo di energia nel suo complesso. Per questo abbiamo bisogno di reali innovazioni. In questo senso ho fiducia nel fatto che, insieme ai colleghi degli altri Paesi, Israele possa e cercherà di offrire un serio contributo per il futuro.

 

Interconnessioni elettriche nell'area

Attualmente abbiamo un accordo con Cipro per il collegamento alla rete elettrica israeliana con quella cipriota e in futuro per il collegamento della rete elettrica di Cipro con la rete elettrica greca. Israele è stata fino a questo momento un’isola dell’energia o meglio dell’energia elettrica. Anche Cipro è un’isola dell’energia elettrica. Una delle decisioni dell’ultimo vertice tra questi 3 Paesi a Nicosia è stata quella di connettere la rete di Israele, Cipro e Grecia con un cavo sottomarino. Questo andrà a vantaggio di tutti e 3 i Paesi. Mi auguro che in futuro vedremo un Medio Oriente diverso e più stabile e in seguito, naturalmente, questo andrà a vantaggio di tutte le parti [...] Finora stiamo parlando di collegare le forniture di gas alle condotte di Giordania ed Egitto, e, come ho detto prima, anche attraverso l’Egitto. Questo è uno scenario assolutamente nuovo nella regione. Auspichiamo che in futuro il Medio Oriente sia tranquillo e pacifico, come l’Europa. D’altra parte anche l’Europa circa un secolo fa era un luogo difficile in cui vivere, ma poi, almeno l’Europa occidentale e centrale è diventata una zona tranquilla e volta alla cooperazione. Spero che un giorno, il più presto possibile, accada lo stesso in Medio Oriente.


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