Iran, Trump contro tutti
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Dopo che il presidente statunitense ha annunciato che Washington non certificherà l'accordo sul nucleare iraniano, si moltiplicano le dichiarazioni degli altri Paesi firmatari dell'intesa circa la necessità di proseguire sulla strada intrapresa a Vienna nel 2015

Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha deciso di non certificare il rispetto dell'accordo di Vienna, siglato nel 2015, da parte di Teheran. L'amministrazione Usa, dopo l'elezione di Trump, aveva già accordato per due volte la firma che certifica il rispetto dell'intesa. Questa decisione unilaterale arriva nonostante l'Agenzia internazionale per l'energia atomica (Aiea) abbia certificato il rispetto dei termini dell'intesa da parte iraniana. A questo punto il Congresso Usa avrà 60 giorni per decidere se gli Stati Uniti continueranno a far parte dell'accordo di Vienna o se imporre nuove sanzioni. Trump aveva definito in campagna elettorale l'intesa di Vienna come “la peggiore possibile”. Nel suo ultimo discorso il capo della Casa Bianca ha accusato Teheran di “sponsorizzare il terrorismo internazionale” e lo ha definito un “regime fanatico”. Il Segretario di Stato Rex Tillerson aveva fatto sapere che gli Usa puntano ad una revisione dell'intesa, negoziata da Barack Obama, per includere “trigger points”. In altre parole dovranno essere estesi i meccanismi che innescano nuove sanzioni, includendo con ogni probabilità il programma balistico iraniano fin qui escluso dall'intesa di Vienna. Gli Usa vorrebbero anche rivedere la clausola che prevede la fine delle restrizioni al programma di arricchimento dell'uranio da parte iraniana dopo il 2025.

Come si è arrivati a questa decisione?

Già gli Stati Uniti hanno imposto negli ultimi mesi nuove sanzioni mirate contro i pasdaran iraniani coinvolti nel programma balistico di Teheran. Lo scorso mese Teheran aveva confermato di aver testato con successo un missile di medio raggio (2000 km). A chiarire la posizione contraria alla certificazione del rispetto dell'intesa da parte iraniana era arrivato il discorso molto duro verso l'Iran da parte di Trump durante l'Assemblea Generale delle Nazioni Unite dello scorso settembre.

Nei giorni scorsi, un documento strategico è stato reso noto dalla Casa Bianca in cui si faceva riferimento alla necessità di neutralizzare “l'influenza destabilizzante (dell'Iran, ndr) e limitarne l'aggressività, in relazione al suo sostegno al terrorismo e a miliziani”. Nel documento si fa riferimento anche alla strategia inaugurata da Trump nella sua visita della scorsa primavera in Arabia Saudita. In altre parole, gli Usa vogliono rivitalizzare ad ogni costo le loro tradizionali alleanze nella regione e questo implicherebbe posizioni più dure nei confronti della Repubblica islamica. L'Iran è impegnato sul campo a combattere contro gli islamisti radicali, incluso lo Stato islamico (Isis), in Siria, Iraq e Afganistan. Lo scorso giugno un attentato terroristico, rivendicato da Isis, ha colpito la capitale iraniana.

Le reazioni iraniane e degli altri firmatari dell'intesa

In un comunicato congiunto, Gran Bretagna, Francia e Germania hanno confermato il loro rispetto dell'intesa di Vienna considerata “nel nostro condiviso interesse nazionale”. Il presidente francese, Emmanuel Macron, che alcune settimane fa si era detto vicino alle preoccupazioni di Trump, ha confermato il suo rispetto dell'intesa in una telefonata al presidente iraniano, Hassan Rouhani. Anche l'Alto rappresentante per la politica estera dell'Unione europea, Federica Mogherini, si è unita al coro: “Non è un singolo Paese a poter terminare” un accordo che funziona, ha risposto alle dichiarazioni di Trump. Anche le autorità russe hanno confermato che l'intesa di Vienna continuerà ad essere implementata nonostante le parole di Trump. Dal canto suo, il direttore dell'Aiea, Yukiya Amano, ha confermato che il rispetto dell'intesa di Vienna è soggetta al “regime più solido di verifica al mondo”. A salutare con favore le parole di Trump, sono arrivate invece le dichiarazioni del primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, e delle autorità saudite. Ancora una volta Teheran ha confermato di voler assumere un atteggiamento moderato nonostante le dichiarazioni dei Repubblicani negli Stati Uniti. Il presidente del parlamento iraniano, Ali Larijani, in visita in Russia, ha confermato che un possibile ritiro degli Usa non significherà la fine dell'accordo sul programma nucleare. Il presidente Rouhani ha aggiunto che gli Stati Uniti sono “più isolati di sempre”. “Può un presidente annullare un trattato internazionale da solo?”, si è chiesto Rouhani.

Un fronte compatto per il proseguimento

Trump ha deciso di inasprire le relazioni tra Stati Uniti e Iran mettendo in discussione l'intesa di Vienna, ormai data per scontata dagli altri firmatari. Cancellare l'accordo implicherebbe però fare un passo indietro su una risoluzione delle Nazioni Unite. Gli altri firmatari dell'intesa non sembrano vedere questa eventualità con favore. E così, i Repubblicani potrebbero puntare su maggiori restrizioni da imporre all'Iran, incluse clausole di innesco automatiche di nuove sanzioni in parallelo con i passi delle autorità iraniane. Tuttavia, Russia e Unione europea sembrano avere chiaro l'interesse per il rispetto dell'intesa sia in termini di sicurezza nazionale che di rapporti commerciali bilaterali.