L'impero del futuro
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È la Cina il titano che compete per superare l'America, il "potere revisionista" che lavora con metodo all'obiettivo del sorpasso, uno dei punti chiave dell'ultimo Congresso del Partito Comunista Cinese

Leggi WE 37, "Cina il sorpasso"

 

China! China! China! Durante la campagna presidenziale americana circolava in rete il video di un Trump-rapper che ripeteva ossessivamente la parola "China". Il chiodo fisso dell’allora aspirante alla Casa Bianca poi è diventato la realtà della politica quotidiana e il Presidente Xi Jinping l’avversario - e il partner, ricordiamolo - con cui fare i conti tutti i giorni. La nuova National Security Strategy dell’amministrazione Trump, un documento che mette nero su bianco l’America First, la strategia nazionale prima di tutto e prende atto della rinascita della politica di potenza nel quadro globale, ha chiarito ancor di più qual è il punto delicato con Pechino: "Cina e Russia sfidano la potenza, l’influenza e gli interessi americani, tentando di erodere la sicurezza e la prosperità americane. Sono determinati a rendere le economie meno libere e meno eque, a far crescere le loro capacità militari, a controllare informazioni e dati per reprimere le loro società ed espandere la loro influenza. Allo stesso tempo, le dittature della Repubblica democratica popolare di Corea e della Repubblica islamica dell’Iran sono determinate a destabilizzare le regioni, minacciare gli americani e i nostri alleati e brutalizzare il loro stesso popolo".

Il titano che compete per superare l'America

Pechino. E Mosca. Xi Jinping. E Putin. Due nazioni immense e due leader carismatici. Ma è la Cina il titano che compete per superare l’America, il "potere revisionista" che lavora con metodo all’obiettivo del sorpasso, uno dei punti chiave dell’ultimo congresso del Partito comunista cinese. Questo numero di world energy è un volo radente su questo paesaggio, su un paese laboratorio dove si perpetua ormai da decenni il più grande esperimento sociale. Non a caso Mosca e Pechino vengono inserite nello stesso contesto: la Cina ha un legame solido con la Russia, che nel suo permafrost custodisce gas e petrolio e al Cremlino ha uno scacchista di talento come Vladimir Putin. Il First America di Trump è il First China di Xi, rovesciato. Il sentirsi fortezza di Washington è il muoversi come un’isola di Pechino. Due culture lontanissime alla fine esprimono un’antica vocazione imperiale. Il recente viaggio di Trump a Pechino si è chiuso con un ricco contratto da 250 miliardi di dollari per gli americani, ma questa è solo una tattica della Cina di Xi che "compra il tempo" dagli americani perché ne ha bisogno - come vedremo nelle pagine di questo numero di we - per accelerare la sua trasformazione. La nazione, l’impero, il contesto. Siamo di fronte a una nuova era della globalizzazione, i pilastri della prima furono i galeoni dell’Armada di Spagna, i vascelli della Royal Navy, l’Amsterdam della Compagnia delle Indie Olandesi, la rotta era tracciata con il compasso e il sestante e l’energia era quella delle vele spinte dagli alisei e del tuono dei cannoni. Il mondo piatto, affollato e caldo comincia con le esplorazioni e le conquiste. È la marcia inarrestabile del contemporaneo che si fa futuro, ogni giorno, sotto i nostri occhi. Il "nuovo" è un farsi e disfarsi continuo e quando lontano vediamo un bagliore, quello è un cambio di passo, una porta che accelera il cambiamento che in realtà non si ferma mai. Una sublime lettura di questo percorso è nelle pagine di "Terra e Mare" di Carl Schmitt, dove troviamo due dimensioni strategiche (oggi tre, il cielo), uno spazio e uno scopo: il dominio sul pianeta. La ricerca di spazio fisico, potenza, energia. La Cina è come il pianeta Giove del nostro sistema solare: immenso e misterioso, con il suo occhio ciclonico, le sue tempeste e le sue immense distese di solitudine e moltitudine. Quando le nazioni dell’Europa erano impegnate nella corsa verso il Moderno, la Cina aveva già sviluppato un sistema economico, politico e culturale raffinatissimo, nel IX secolo alchimisti cinesi avevano già scoperto la polvere da sparo; la pistola più antica del mondo è cinese, così come i razzi. Guerra. E energia.

Guardando al passato, per leggere il futuro

Nelle pagine di world energy c’è il panorama del presente e del futuro, ma al vostro cronista piace guardare avanti portando con sé sempre qualche libro del passato, i segni delle civiltà remote, le luci intermittenti di ieri che ci danno la direzione esatta del domani. Molti si stupiscono ancora oggi dello sviluppo rutilante del capitalismo cinese, ma basta leggere "Adam Smith a Pechino", un libro di Giovanni Arrighi, per cogliere l’inevitabile sottosopra: Marx è a Detroit e Adam Smith è a Pechino. Le figurine dell’ideologia non sono rovesciate come si pensa, sono solo spinte dal vento della Storia verso la collocazione che i fatti, gli eventi, le tappe della "civilizzazione" impongono. Non c’è un capriccio dell’uomo, ma lo Zeitgeist, lo Spirito del tempo a riempire l’album dell’umanità. Questo movimento del capitale, dell’organizzazione di tutti i fattori produttivi (di cui l’energia è la scintilla originaria) verso l’Oriente è inevitabile e inesorabile perché trascinato dalla forza della demografia e dallo sviluppo della tecnologia a costi sempre più bassi. Ho avuto la fortuna di presentare il World Energy Outlook con Claudio Descalzi, Fatih Birol, Carlo Calenda e Gianluca Galletti qualche settimana fa e, ancora una volta, è arrivata la conferma che dove cresce la popolazione, cresce anche la produzione e la domanda di energia: Cina e India produrranno un’ondata di innovazione destinata a mutare un quadro già sconvolto dagli Stati Uniti che, in questi anni, sono diventati il player numero uno nel settore dell’oil&gas. I giochi, però, non sono fatti e il primato americano non è permanente e il racconto che abbiamo imbastito in questo numero di world energy conferma il grande dinamismo, tutte le incognite che i due "imperi" - Cina e Stati Uniti - dovranno affrontare nell’imminente futuro. Qui entrano in gioco le personalità, le scelte dell’umano, le aspirazioni, i desideri dei popoli, i movimenti imprevedibili e potenti delle masse. Per comprendere la forza (e la debolezza) della Cina, bisogna saper leggere le righe che scrivono le masse inconsapevoli ma desideranti nelle pagine di "Massa e Potere", di Elias Canetti, dove abbiamo passaggi luminosi sulla forza delle mute, delle masse, del loro difficile governo. E se in Occidente noi citiamo "Il Principe" del Machiavelli per evocare le forze oscure, la ragione e le pulsioni del potere, a Oriente evocare "Il libro del Signore di Shang" significa squadernare pagine che illustrano "una teoria politica di una spregiudicatezza rispetto alla quale le formulazioni moderne, Machiavelli e Hobbes inclusi, sembrano timide". Il governo delle cose e degli uomini in Cina è levigato dalla goccia ossessiva della storia e dallo scorrere calmo in superficie ma impetuoso dei fiumi, nel fondo del loro letto.

È l'energia a raccontarci l'evoluzione di un Paese

Il mix energetico della Cina, il contributo esponenziale alla crescita nell’utilizzo delle fonti rinnovabili, la transizione verso il gas che affianca la domanda in ogni caso enorme di petrolio, raccontano molto più di quanto si immagini la storia della Cina e il suo rapporto con il governo, la gestione del potere, lo sguardo lontano dei suoi leader di ieri, oggi e domani.
Tradizione, mutazione, persistenza. La partitura cinese è fatta di legature e segni cromatici che esaltano la diversità e, nello stesso tempo, si legano alla tradizione. Questo passaggio e paesaggio d’innovazione non può prescindere ancora oggi dal carbone e dal petrolio, perché la trasformazione delle infrastrutture richiede tempo, programmazione, azione, capitali, una visione. Quella uscita dal Congresso del Partito Comunista Cinese è la rotta, ma il sorpasso non si realizza con la semplice esposizione di un piano, bisogna realizzarlo. E il cambiamento dello scenario energetico è il motore di questo progetto. Nella National Security Strategy dell’amministrazione Trump, la Cina è nominata in ben 16 pagine su 53 e la parola energia in 10 pagine. Le due parole si sposano continuamente con il loro esito finale: potenza. E potenza a sua volta - in un passaggio che evoca Nietzsche - si sposa con volontà. Quella della Cina di essere prima, di fare il sorpasso, di riprendersi naturalmente il dominio che era suo molti secoli fa. Nel ciclo dell’eterno ritorno della storia non c’è niente di strano in tutto questo, è naturale, è solo una questione di calendario. È il pendolo che va da Oriente a Occidente, è la trivella del tempo che, alla fine, trova il giacimento del presente dopo aver esplorato la memoria e scavalcato la Grande Muraglia dei secoli.
La potenza energetica è affiancata a quella dei dati, le informazioni, la capacità di calcolo. L’associazione di questi elementi è fondamentale per leggere il quadro della contemporaneità. Nel primo numero di world energy ho scritto che definire quello dell’energia un "settore" è un errore, fonte di equivoci, sottovalutazioni, incomprensioni e deviazioni del dibattito pubblico. Chi estrae materie prime energetiche, le trasforma, le distribuisce, le rende disponibili a chi ne ha bisogno, è un fabbro che batte il ferro della contemporaneità come nessun altro. Solo gli architetti del mondo digitale hanno oggi la stessa capacità di plasmare il futuro, con una leggera differenza: senza l’energia il super calcolatore e l’algoritmo si fermano. L’energia è il fattore decisivo di cambiamento ed è intimamente combinata, oggi, allo sviluppo del pervasive computing e dei big data. La Cina è un immenso laboratorio tecnologico, che sta trasformando la sua manifattura e la sua rete energetica per diventare la prima potenza mondiale. In uno scenario che è tornato a Vestfalia e alla politica di grande potenza, questo gioco di atomi e molecole, estrazioni e raffinazioni, liquefazioni e compressioni, accensioni e spegnimenti, è il tam tam nella foresta che scandisce il ritmo di crescita, contrazione ed espansione della Cina. È dai tempi remoti della Via della Seta che la Cina è connessione e disconnessione, comprensione e incomprensione, lo scontro e incontro di Oriente e Occidente, di cui i lettori delle opere di René Guenon conoscono le raffinate e taglienti tessiture, quel grande gioco raccontato mirabilmente da Franco Cardini in questo numero di world energy.
­Questo ping pong - il riferimento alla diplomazia di Nixon e Kissinger del ping pong non è casuale - sul tavolo della geopolitica si gioca sulle materie prime e la loro trasformazione, la loro distribuzione ed efficienza, il primato della ricerca tecnologica che gli Stati Uniti detengono ma sentono in pericolo e non più legato solo allo sviluppo della ricerca militare. Lo sviluppo del digitale cominciò al Darpa (l’agenzia governativa USA incaricata dello sviluppo di nuove tecnologie per uso militare), ma poi divenne una realtà di massa nei garage dei ragazzini della Silicon Valley. La soglia di accesso - perfino nella ricerca energetica che pure ha bisogno di grandi investimenti - si è abbassata e un nano può salire sulla spalla del titano. Sembra una terra di mezzo dove marciano i giganti e i draghi immaginati da Tolkien, invece è la realtà che ha deciso di ritornare da dove era partita la storia, l’Oriente. In quel mondo dove l’imperatore Chien Lung rispose così a Giorgio III d’Inghilterra: "Non abbiamo bisogno di niente. Possediamo già tutto".