Il futuro è lo scisto

Il futuro è lo scisto

Xiaolai Zhou
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La Cina sta diventando il terzo produttore mondiale di gas di scisto, subito dopo USA e Canada, tanto da considerarlo la nuova fonte strategica del Paese, aumentando anche gli investimenti per l'esplorazione e la produzione

Leggi WE 37, "Cina il sorpasso"

 

Il 2017 segna per la Cina un’ulteriore pietra miliare nello sviluppo delle risorse non convenzionali. La Cina sta diventando il terzo produttore mondiale di gas di scisto, subito dopo Stati Uniti e Canada. In questa fase di crisi industriale, i profitti economici sono diventati la principale fonte di preoccupazione in relazione allo sviluppo su larga scala del gas di scisto cinese, riflettendo il dilemma che sta vivendo l’intero settore energetico. Molti ritengono che importare greggio e LNG sia economicamente più vantaggioso nel breve termine, rendendo il gas di scisto un’opzione meno attraente per l’industria nazionale. Tuttavia, per soddisfare le proprie esigenze di sicurezza energetica, la Cina ha decretato che il gas di scisto rappresenta la nuova fonte strategica del Paese e ha drasticamente aumentato gli investimenti per l’esplorazione e la produzione di questa risorsa. La rivoluzione legata allo scisto riflette la crescita della fiorente industria energetica cinese. Il primo round per i diritti di esplorazione di gas di scisto in Cina si è concluso nel 2011. L’Energy China Forum (ECF) ha osservato che, nel giro di soli 6 anni, lo sviluppo commerciale del gas di scisto in Cina è aumentato a un ritmo senza precedenti. Il fatto che l’ECF sia diventata la maggior piattaforma internazionale per il gas di scisto cinese testimonia la crescita e lo sviluppo delle risorse legate allo scisto che hanno coinvolto il Paese.

Globalizzazione economica e cooperazione energetica transnazionale

Agli inizi del XXI secolo, le crisi energetiche globali sono state una delle maggiori preoccupazioni per i paesi di tutto il mondo e da queste ha preso il via la rivoluzione statunitense dello scisto. Altre nazioni stanno ora cercando di seguire lo stesso esempio, affrontando la crescente domanda di sicurezza energetica interna e collaborando per risolvere le sfide legate all’approvvigionamento di risorse. La Cina stessa, il più grande consumatore di energia al mondo, sta registrando un sostanziale aumento della dipendenza energetica dall’estero e la necessità di una piattaforma di cooperazione energetica transnazionale e multidisciplinare è sempre più evidente. La creazione dell’Energy China Forum è la risposta a questa urgenza. Nel 2011, l’ECF ha organizzato il suo primo summit annuale a Shanghai. In quel periodo, la Cina aveva appena iniziato a esplorare e utilizzare le proprie risorse di gas di scisto. Altri paesi, tra cui Stati Uniti, Gran Bretagna, Polonia e Russia, stavano considerando con particolare attenzione i progressi cinesi in questo campo. Agenzie governative, società energetiche, produttori di tecnologie, think tank, così come studi legali e finanziari collaboravano per mettere a punto le iniziative politiche, tecnologiche, finanziarie, legislative e normative necessarie alla rivoluzione cinese dello scisto. Il mondo intero guardava al settore energetico cinese per le enormi opportunità di business e per l’impatto che i piani di sviluppo dell’industria dello scisto avrebbero generato sull’economia e sul settore energetico a livello mondiale. Negli ultimi 7 anni, l’ECF è cresciuto rapidamente, trasformandosi da semplice forum emergente a principale piattaforma per il gas di scisto della Cina e consolidando costantemente la propria reputazione sulla scena mondiale. Questo è il microcosmo che ha favorito il boom del gas di scisto cinese sullo sfondo della globalizzazione. Grazie ai vantaggi della globalizzazione economica e dello sviluppo energetico cinese, in particolare dell’industria legata allo scisto, la crescita della Cina e dell’Asia è inscindibile dallo sviluppo globale nel suo insieme.

La Cina come principale "Energy Technology Exporter"

Analizzando l’agenda delle conferenze dell’ECF, è facile identificare alcune delle parole chiave più frequenti: "apertura del mercato energetico cinese", "cooperazione internazionale", "approccio multidisciplinare", "sviluppo tecnologico", "innovazione tecnologica", "protezione dell’ambiente" e "sviluppo sostenibile". I primi summit della piattaforma ECF guardavano alle tecnologie, attrezzature e servizi disponibili in Nord America e in altri paesi, per seguire la stessa strada. Nel 2017, la Cina ha messo a punto le sue prime tecnologie per l’esplorazione e lo sfruttamento delle riserve di gas di scisto specifiche per le condizioni geologiche del proprio territorio. Dal 2014, un numero crescente di paesi dell’Asia orientale e sudorientale ha preso la Cina come riferimento studiando sul campo lo sviluppo dell’industria cinese dello scisto. Si è trattato di una transizione piuttosto veloce e rappresentativa delle competenze tecnologiche acquisite dalla Cina in quanto superpotenza economica emergente. Oggi la Cina esporta in tutto il mondo tecnologie, servizi, capitali e professionisti e sta promuovendo con sempre maggiore autorevolezza lo sviluppo globale del settore energetico. Il progetto "One Belt One Road" ha sancito la cooperazione energetica tra Cina e i paesi interessati dall’iniziativa. La strada della Cina quale principale esportatore di tecnologia energetica del mondo è spianata e strettamente collegata alla disponibilità interna di tecnologie per incrementare lo sfruttamento di gas e petrolio di scisto. Grazie alla più grande riserva mondiale di gas di scisto e alla comprovata rapidità di sviluppo tecnologico, la Cina dispone di un enorme potenziale di crescita nel settore della cooperazione energetica internazionale, con vantaggi per tutti.

Nei prossimi anni le opportunità strategiche del gas di scisto

Negli ultimi anni la Cina, spinta dall’esigenza di proteggere l’ambiente, ha preferito per la propria strategia energetica la riduzione dell’inquinamento rispetto al contenimento dei costi. Il gas naturale rappresenta il combustibile fossile più pulito disponibile per usi commerciali. Gli analisti prevedono che il XXI secolo sarà all’insegna del gas naturale e che questa risorsa supererà il greggio nell’arco di due decenni. Entro il 2040, il gas di scisto cinese potrebbe contribuire per oltre il 50 percento alla produzione nazionale di gas, rendendo la Cina uno tra i più grandi produttori mondiali. È opinione diffusa che l’industria cinese del gas di scisto abbia enormi potenzialità a livello industriale. Nel 2011 il gas di scisto si è confermato come una nuova risorsa minerale cinese, indipendente dal gas naturale, e per promuoverne lo sfruttamento sono state varate una serie di politiche a sostegno dell’industria interna del settore. Alcuni governi locali hanno adottato norme e piani di sviluppo per il gas di scisto, rendendo questa risorsa un nuovo punto fermo per la crescita economica. A tale proposito, abbiamo assistito alla nascita in Cina di numerose società nel settore. Nel settembre 2016, l’amministrazione per l’energia cinese ha definito il gas di scisto come risorsa essenziale per la produzione di energia pulita. Questo ha proiettato il settore in una posizione strategica senza precedenti. Nel dicembre 2016, la Cina ha pubblicato il XIII piano quinquennale per lo sviluppo energetico e il XIII piano quinquennale per l'innovazione delle tecnologie energetiche, con i quali veniva definita la strategia di base per accrescere le capacità di approvvigionamento energetico nazionale, per promuovere la valutazione delle riserve di gas di scisto e di altre risorse non convenzionali e per dare impulso allo sviluppo commerciale di tali risorse al fine di soddisfare le esigenze di indipendenza e sicurezza energetica del paese. Nel gennaio 2017, il Consiglio di Stato della Cina ha pubblicato la "Direttiva sulle diverse misure per una maggiore apertura agli investimenti stranieri e per l’uso attivo degli investimenti stranieri", con cui il governo cinese mirava a ridurre ulteriormente le restrizioni all’ingresso di capitali stranieri nel settore del gas di scisto e delle altre risorse non convenzionali. Nel maggio 2017, il Comitato centrale del Partito comunista cinese e il Consiglio di Stato della Cina hanno pubblicato numerosi "Pareri sulla prosecuzione della riforma del settore petrolifero e del gas". Nel luglio 2017 è stato emanato il "Parere sull’accelerazione dell’uso del gas naturale", concepito con l’obiettivo di favorire e sovvenzionare la costruzione di condotte complementari per il gas di scisto e il collegamento delle fonti di gas di scisto con i principali gasdotti. Tali politiche hanno incoraggiato la costruzione di gasdotti e infrastrutture per il gas di scisto, favorendo al tempo stesso l’apertura del mercato degli oleodotti alle organizzazioni sociali. Il Ministero delle finanze e l’Amministrazione nazionale dell’energia cinese hanno ribadito che, nel periodo dal 2016 al 2020, le iniziative di sviluppo relative al gas di scisto continueranno a ricevere sovvenzioni. Tali sovvenzioni sono state portate a 0,3 CNY/metro cubo (CNY sta per yuan cinese) per i primi 3 anni e a 0,2 CNY/metro cubo per gli anni successivi. La Cina continua a finanziare lo sviluppo del gas di scisto nel contesto di sovvenzioni sempre più rigide riservate alle energie rinnovabili.

E&P per il gas di scisto, pro e contro

Nel contesto delle attuali condizioni tecniche e di mercato, le attività cinesi di E&P (exploration and production) correlate al gas di scisto sono caratterizzate da elevati investimenti di capitali, alti rischi, lunghi cicli di progettazione, tempi lunghi per il recupero dei capitali investiti e bassi rendimenti economici. Secondo le statistiche, nel 2015 gli investimenti totali interni avevano raggiunto i 36,5 miliardi di yuan (5,5 miliardi di dollari). Di questi, circa 1 miliardo proveniva dal governo centrale e dai governi locali, circa 2 miliardi erano stati versati dalle società vincitrici degli appalti e la parte restante era stata finanziata dai grandi produttori nazionali di petrolio e di gas. Sinopec prevede di investire 50,5 miliardi di yuan (7,6 miliardi di dollari) nelle attività E&P upstream, con un incremento del 5,4 percento rispetto allo scorso anno. A sua volta, CNPC investirà 143,6 miliardi di yuan (21,6 miliardi di dollari), con un incremento del 10 percento. Sino ad ora, gli attori locali che hanno investito maggiormente nell’industria del gas di scisto sono stati principalmente Sinopec, CNPC e il governo. Tuttavia, la portata degli stanziamenti è stata condizionata principalmente dalle incertezze sul ritorno economico. Ciò potrebbe avere un impatto negativo sullo sviluppo dello sfruttamento dello scisto in Cina. Per questo motivo è necessario sviluppare modelli di business solidi e stimolare il coinvolgimento della popolazione. I principali centri di produzione cinesi di gas di scisto si concentrano attorno al bacino del Sichuan; le zone interessate comprendono le aree di Fulin, Changning, Weiyuan, Zhaotong e Fushun-Yongchuan. Sinopec opera nel bacino di Fulin, mentre il resto è gestito da CNPC. Entro il 2020, Sinopec prevede di produrre oltre 12 miliardi di metri cubi di gas di scisto. Per raggiungere questo obiettivo, l’incremento medio annuo deve superare il 40 percento. Nel lungo termine, PetroChina Southwest Oil and Gasfield Company mira a raggiungere una produzione annua di 30 miliardi di metri cubi di gas di scisto e a toccare i 50 miliardi di metri cubi entro il 2030. La Cina sta, inoltre, accelerando le attività di esplorazione in altre zone e prevede di sviluppare nuovi progetti di esplorazione e rilevamento nelle aree di Xuanhan-Wuxi, Jingmen, Chuannan, Chuandong, Meigu-Wuzhishan e Yanan prima del 2020. Le riserve geologiche totali nelle suddette aree sono pari a circa 3624 miliardi di metri cubi. La Cina ha una buona padronanza delle tecnologie per geofisica e operazioni di perforazione, completamento dei pozzi, fratturazione e collaudo per l’estrazione del gas di scisto. Queste tecnologie possono risolvere molti dei problemi che si presentano durante le operazioni, ma sono ancora ritenute antieconomiche sotto molti aspetti. Gli altissimi costi del ciclo di vita di un progetto hanno ridotto il ritmo di sviluppo dell’industria del gas di scisto cinese. Il prossimo obiettivo tecnologico è costituito dalla trasformazione delle riserve sfruttabili dal punto di vista tecnico in riserve sfruttabili anche dal punto di vista economico. Di conseguenza, per ridurre i costi operativi sono necessari importanti sviluppi sotto il profilo tecnologico. Prima di tutto, attualmente la Cina sta varando importanti programmi nazionali in campo scientifico e tecnologico per l’intera filiera dello scisto. Le attività critiche comprendono identificazione degli "sweet spot" (zone a maggiore produttività), perforazione orizzontale profonda e completamento dei pozzi, valutazione e protezione ambientale, tecnologie di fratturazione orizzontale a bassa profondità. In secondo luogo, CNPC prevede di sfruttare giacimenti di scisto a bassa profondità, nonché di ridurre il ciclo medio della piattaforma di 70 giorni e i costi medi per pozzo a 40 milioni di CNY per raggiungere l’obiettivo prefissato di 12 miliardi di metri cubi di gas di scisto.

In arrivo un sistema di protezione ambientale

Il presidente Xi ha sottolineato che l’ambiente deve essere trattato alla stessa stregua delle vite umane e che deve essere stabilito un sistema più rigoroso per monitorare e controllare gli impatti ambientali. Tuttavia, in Cina i meccanismi per la salvaguardia dell’ambiente collegati allo sviluppo all’industria del gas di scisto sono ancora in fase di definizione, soprattutto per quanto riguarda le acque sotterranee, i fluidi di fratturazione e le attività sismiche indotte. Nel frattempo, i sistemi normativi in vigore legati al petrolio non sono sufficienti a risolvere le potenziali sfide imposte dal rapido sviluppo del gas di scisto. Le sempre più severe politiche cinesi di protezione ambientale sono in conflitto con i sistemi normativi legati allo sfruttamento del gas di scisto, ancora in via di sviluppo. Attualmente l’industria non dispone di linee guida o risposte chiare per quanto riguarda il monitoraggio ambientale e gli standard di regolamentazione. Di conseguenza, appare evidente l’incongruenza tra le normative ambientali in vigore in tutte le città e le province, che limitano apparentemente l’effettivo sviluppo delle riserve di scisto cinesi.  I risultati e i progressi dell’Energy China Forum riflettono perfettamente l’evoluzione del settore energetico e tecnologico cinese. La Cina è pronta a vivere una nuova e prospera era di sviluppo commerciale su larga scala, d’innovazione tecnica e di cooperazione globale legata al gas di scisto. La dipendenza del Paese dall’estero sarà ulteriormente ridotta mentre un processo di sviluppo, caratterizzato da un maggiore equilibrio tra salvaguardia dell’ambiente e necessità economiche, è ormai a portata di mano. I progressi in campo tecnologico hanno comportato molte incertezze in merito alle risorse disponibili e certamente ridisegneranno la struttura globale del settore energetico. Nell’ambito di questo processo, la Cina potrà esercitare un’influenza crescente.

 


Xiaolai Zhou è presidentessa e fondatrice dell’Energy China Forum (ECF), nonché dello Shanghai United Institute for Unconventional Resources e vicedirettore esecutivo dell’Energy Economy Committee of Shanghai Economist Association. Ha guidato la creazione dell’Energy China Forum, uno dei principali think tank cinesi indipendenti in ambito energetico.