Le volatili novità delle elezioni francesi

Le volatili novità delle elezioni francesi

Geminello Alvi | Editorialista e scrittore
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Il principio al quale sia Macron e sia Fillon affidano le proprie chance di successo, al ballottaggio, è quello tradizionale: ambedue assumono che alla fine prevarrà il Fronte repubblicano. Ma non è ancora possibile escludere la "sorpresa Trump"

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La campagna elettorale di Macron pare in gran parte gestita da appartamenti privati, con auto di famiglia e visite in giro per i bistrot di migliaia di volontari. Del resto il movimento di Macron En Marche! nato meno di un anno fa in forma di inchiesta porta a porta,  è arrivato ormai a contare online più di 230.000 membri, e viene gestito quasi come una start up. Tra l’altro utilizza sofisticati sistemi digitali per incrociare i dati elettorali e individuare gli elettori di destinazione mentre, dalla sede di Parigi, volontari per lo più giovani, definiti ''aiutanti'', amministrano dai computer portatili la campagna elettorale del movimento. Insomma Macron asseconda tutte le pulsioni agerarchiche, avverse ai partiti ideologici e tradizionali, che prosperano su internet, e le convoglia in un movimento pratico ma fluido con indicazioni generiche, come quelle di dichiararsi né di destra né di sinistra, di discutere con chiunque e di sorridere come il trentanovenne ex banchiere cerca di fare.

L'elettorato di Macron è volatile e indeciso

I sondaggi elettorali paiono per ora premiare il suo approccio prima mai tentato in Francia. Tuttavia proprio la mobilità di questa struttura e la sua efficacia nell’elettorato più volatile e indeciso implica pure un certo rischio: quello di non riuscire alla fine a consolidare il suo vantaggio, essendo i suoi elettori più tentennanti di quelli degli altri partiti. E così in primo luogo Macron deve consolidare un potenziale di elettorato più volatile e indeciso. Anche se i sondaggi lo mostrano in testa, un numero significativo dei suo eventuali elettori tende ad essere più tentennante. In secondo luogo egli deve dimostrare d’essere in grado di vincere abbastanza seggi nelle elezioni parlamentari di giugno, per poter poi governare. E infatti il candidato socialista Benoìt Hamon va spiegando che il successo di Macron significherebbe una Francia ingovernabile in un periodo di coalizioni incerte. In terzo luogo ancora la vaghezza ideologica di En Marche! costringe il giovane banchiere a mantenersi in un delicato equilibrio. Molte figure politiche chiave, da sinistra e da destra, si sono dette per lui; ma sono forse già troppe, se vuole evitare le accuse della Le Pen di stare solo riciclando la vecchia classe politica o di essere il candidato della borghesia felicemente globalizzata delle città. E del resto, proprio questo successo così improvviso, e dunque ancora instabile di Macron, rende più incerto anche l’esito del secondo turno, altrimenti scontato nei vecchi schemi. Secondo alcuni statistici, i risultati dei sondaggi potrebbero risentire delle percentuali di astensione, che avrebbero diversa influenza per i vari candidati. In una campagna elettorale pesante, e dominata dagli scandali, la Le Pen potrebbe beneficiare infatti di una maggiore stabilità dei suoi elettori: per esempio con una loro affluenza al 90%, contro il 70% di quelli più mutevoli di Macron, potrebbe addirittura vincere secondo alcune stime più sofisticate. L’evento inatteso dipenderebbe da un distacco con Macron, che dovrebbe essere solo del 20%, e dalle diverse combinazioni di astensionismo al secondo turno. Insomma proprio la volatilità e la novità di Macron giustifica qualche dubbio sulla tenuta del suo elettorato, che potrebbe, con una percentuale di astensione maggiore di quella della rivale, riservare qualche grossa sorpresa alla Trump anche in Francia.

Impossibile escludere la "sorpresa Trump"

Ed è ancora la natura eversiva, trasversale della nuova politica di Macron, ovvero il suo ripetere anche in Francia i caratteri di tutti i movimenti antisistema europei, ad introdurre un altro ulteriore elemento d’incertezza. Il principio al quale sia Macron e sia Fillon affidano le proprie chance di successo, una volta arrivati al ballottaggio, è infatti quello tradizionale nelle elezioni francesi. Ambedue assumono che, nella fase finale delle elezioni, prevarrà il Fronte repubblicano. E tuttavia molti elettori di sinistra potrebbero infine negare il loro voto a un banchiere d’investimento o appunto astenersi in una misura di molto maggiore che in precedenza. E viceversa molti elettori di Fillon potrebbero evitare di sostenere Macron vedendolo come una continuazione del presidente socialista Francois Hollande, che essi detestano. In altri termini non è ancora possibile escludere la sorpresa Trump. Anche se nell’appoggio dei conservatori al secondo turno per Macron, si dovrebbe mettere in conto la posizione della Le Pen sull’euro. Essa contraddice l’idea di stabilità monetaria, e di attenzione ai patrimoni, che è una delle caratteristiche secolari del fronte conservatore che voterà al primo turno per Fillon e che ha quindi più probabilità, che non l’elettorato di sinistra, di riversarsi al secondo turno su Macron e garantirgli la vittoria.