Come incentivare i rapporti tra Eurasia ed Unione Europea

Come incentivare i rapporti tra Eurasia ed Unione Europea

Evgeny Utkin | Giornalista ed esperto di economia russa e di questioni energetiche
Condividi
Gli interessi dell'Europa possono discostarsi da quelli degli USA, dunque isolare la Russia non è la scelta giusta soprattutto dal punto di vista economico. Questo e molto altro è emerso nel corso del Decimo Forum Economico Eurasiatico di Verona

A discutere a Verona sono stati tanti ministri del Commissione Economica Eurasiatica (incluso quello dell’energia, Adamkul Zhunusov), ex presidente della Commissione Europea Romano Prodi, Gerhard Schröder, non solo come ex-cancelliere tedesco, ma in nuova veste di Presidente di consiglio di amministrazione Rosneft, Ceo di Rosneft Igor Sechin, vertici delle compagnie russe Gazprom e Novatek, della svizzera Glencore, cinese CEFC China Energy,  Trafigura (Singapore), delle grandi compagnie italiane (Leonardo, Eni, Pirelli, Snam, Saipem, Generali, Sace), dal Giappone, Africa, USA, diversi ambasciatori ed esponenti politici e imprenditori della Grande Eurasia, più di 1000 imprese.

L'economia deve assicurare il dialogo

"Vogliamo che la diplomazia del business – ha detto il presidente dell’Associazione Conoscere Eurasia e di Banca Intesa Russia, Antonio Fallico, ideatore del Forum – riesca ad avere talmente tanta influenza da condizionare le scelte della politica, che purtroppo in questo periodo non giovano agli scambi tra due aree le cui risorse sono assolutamente complementari tra loro". "Non sono per niente soddisfatto dei rapporti che abbiamo con la Russia e l’Eurasia – ha detto Romano Prodi -, la Russia ha bisogno di noi e noi di loro, ma nonostante gli interessi comuni la crisi nelle relazioni ha determinato una contrazione della quota degli scambi tra Ue e Unione eurasiatica, passata dall’8,3% del 2012 al 4,8% del 2016". "L’Unione europea deve recuperare autonomia e avere un rapporto paritario con gli Usa, perché spesso viene trascinata in decisioni solitarie anche quando queste comportano i sacrifici maggiori prima di tutto per se stessa. Dividere l’Europa dalla Russia è da parte degli Stati Uniti un errore storicamente incomprensibile e oggi ci troviamo schiacciati da una politica che non abbiamo deciso noi".
"Gli Usa hanno interesse a esacerbare la situazione e ad avere una Russia debole, ma l’interesse dell’Europa è tutto il contrario, la Germania in primis ha bisogno di una Russia prosperosa e florida. Per questo dobbiamo assolutamente cercare di fare finire le sanzioni", parla in unisono Gerhard Schröder. "Gli interessi di Europa e Stati Uniti in Russia sono divergenti. Gli Usa pensano che si possa isolare la Russia, ciò non ha senso dal punto di vista politico ed è pericoloso dal punto di vista economico. Quando si arriva ad una rottura politica le conseguenze non sono prevedibili. In queste situazioni l’economia ha il compito di assicurare il dialogo e la politica deve ascoltare. Questa è la ragione per cui ho accettato, nonostante le critiche, questo importante incarico nel consiglio di amministrazione di Rosneft: in questa situazione è importante mostrare la propensione al dialogo". Anche Emma Marcegaglia, in doppia veste di presidente di Business Europe (Condindustria Europea) e presidente di Eni, dice che "nei rapporti Europa-Russia si può fare molto di più". "Le imprese sono contro le sanzioni per definizione, ma vivono in contesto politico. Possono spingere, fare lobbying, ma poi devono adeguarsi alla situazione politica".

Petrolio, la morte può aspettare

"Vi posso assicurare che le voci circa la "morte" del petrolio sono molto esagerate. Il petrolio resterà fondamentale per i prossimi 20-30 anni e più avanti"- ha detto Igor Sechin. "Siamo convinti della sostenibilità della crescita della domanda di idrocarburi a causa della crescita dell'economia e il tenore di vita. Per la crescita prevista nell’economia globale, soprattutto nei paesi in via di sviluppo, nei prossimi dieci anni sarà necessario un ulteriore aumento dell'offerta di petrolio nelle 0,7-0,8 mb/d annualmente. La crescita continuerà anche in futuro". Anzi, continua CEO di Rosneft, si prevede, che entro il 2025-2030 la crescita della domanda di petrolio nel settore petrolchimico supererà la crescita della domanda da parte del principale consumatore di prodotti petroliferi - il settore dei trasporti".
La più grande compagnia petrolifera al mondo, tra le quotate, non cerca dei facili profitti, ma pensa globalmente, con piani di partnership in tutto il mondo. "Negli ultimi anni abbiamo notevolmente ampliato la portata dei nostri progetti comuni, e oggi posso dire che il valore dei progetti nell'orbita energetica complessiva di Rosneft e dei suoi partner in Europa, Asia e Medio Oriente è più di 110 miliardi di dollari", - ha detto Sechin. "Ma se nella cooperazione includiamo i nostri flussi commerciali, le operazioni di swap e pagamento anticipato, il volume della nostra cooperazione con la "Big Eurasia" supereriamo i 500 miliardi di $. E siamo solo all'inizio di questo percorso,"- ha concluso Sechin.

A tutto gas

Si parla anche di gas a Verona, nella sezione dedicata. E qui Leonid Mikhelson, presidente di Novatek ha fatto notare, che "Eurasia "mangia" più di due terzi del consumo globale di energia, il 60% delle sue forniture di gas. Europa e Asia l'anno scorso, hanno consumato 500 e 700 miliardi metri cubi di gas, rispettivamente. Per ragioni storiche, grandi quantità di gas vengono forniti all'Europa occidentale e orientale attraverso gasdotti e solo il 17% delle importazioni di gas provengono da GNL. Sul mercato asiatico, vediamo un quadro completamente diverso: il 90% delle importazioni è GNL." Secondo lui, nei 20 anni precedenti il ​​consumo di gas naturale è cresciuto del 60% e nei prossimi 20 anni aumenta di un altro 40%. Ha osservato che attualmente la quota di GNL nel consumo totale di gas è di circa l'11% e crescerà costantemente: nei prossimi 20 anni si prevede più del doppio della crescita. "Ma la crescita reale dei consumi supererà notevolmente le aspettative attuali", ha aggiunto.
Il re sul mercato Europeo rimane Gazprom. E Ceo di Gazprom Export, Elena Burmistrova è sicura: "la Russia - è il cuore del sistema energetico dell'Eurasia, e il suo posto in questo sistema unico nel suo genere". Non teme la concorrenza dello shale gas americano, anzi "nel mio lavoro quotidiano non vedo desiderio da parte degli europei di ridurre il volume degli acquisti. Al contrario, stiamo parlando dell'estensione dei contratti a lungo termine, firmiamo nuovi contratti", come con la Croazia, che prima puntava su GNL e spot. "La quota di GNL, che arriva in Europa dagli Stati Uniti, è estremamente piccola, inoltre, vediamo un numero di spedizioni che sono state reindirizzate verso il mercato premium asiatico, e poi, è difficile competere con la fornitura tramite gasdotti dalla Russia". E i numeri le danno ragione. "La quota di gas russo sul mercato europeo lo abbiamo gradualmente portato al 34%, mentre poco tempo fa non superava il 30%". L’anno scorso Gazprom ha venduto in Europa 180 miliardi di mc/gas, la Burmistrova è convinta, che questo anno il record sarà battuto. E’ anche sicura, che tra pochi anni il gas arriverà in Europa tramite Turkish Stream e Nord Stream 1 e 2, e in Cina tramite Forza Siberia, ma la Russia ha gas più che sufficiente per soddisfare ogni richiesta europea e asiatica.
Marco Alverà, amministratore delegato di Snam, ritiene che il gas "ha un futuro molto promettente a livello globale e da qui al 2040 crescerà più del petrolio, mentre il carbone subirà un calo". In Italia quest’ anno, grazie a una ripresa economica e alla diminuzione dell’ importazione di elettricità dal nucleare francese, "la domanda del gas aumenta del 12 %". Inoltre, se parliamo di auto ecologiche, dobbiamo diminuire i diesel e "aumentare quelle a gas, che non costano quasi nulla di più. Anzi, dobbiamo abbandonare l’idea del gas come un combustibile di transizione, e pensare al gas rinnovabile (biogas) come forever fuel".
Insomma come ha sottolineato in conclusione l’esperto russo Konstantin Simonov, "il consumo di idrocarburi aumenta e la Russia è disposta a spartire le sue risorse senza danneggiare la natura e soddisfare i suoi partner. Ma è importante, che i politici si intromettono il meno possibile in questo processo".