L'Europa torna a fare affari con l'Iran

L'Europa torna a fare affari con l'Iran

Giuseppe Acconcia | Giornalista specializzato in Medio Oriente
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Le delegazioni di imprenditori europei e la visita del Premier italiano Matteo Renzi a Teheran hanno riportato il Paese al centro della politica estera europea

L'Iran si avvicina all'Europa. Le delegazioni di imprenditori europei e la visita del premier italiano Matteo Renzi a Teheran hanno riportato l'Iran al centro della politica estera europea. Francia, Germania e Italia sono in prima fila per riconquistare il primato degli investimenti nel Paese.
Le multinazionali europee da mesi siglano contratti miliardari con le autorità locali. E se il riavvicinamento con gli Stati Uniti non si è ancora realizzato soprattutto a causa della resistenza dei Repubblicani, il Presidente moderato Hassan Rouhani, forte della vittoria elettorale alle parlamentari dello scorso febbraio, ha deciso di partire proprio da Roma nel suo recente viaggio in Europa. Non solo, le autorità russe hanno iniziato la consegna dei primi sistemi di difesa anti-aerea S-300 all'Iran.

 

L'Iran e la politica estera europea

Il 12 e 13 aprile 2016 Renzi ha ricambiato la visita di Rouhani. Ed è stato il primo Premier europeo a recarsi in Iran dopo la sigla dell'accordo sul nucleare del 14 luglio 2015. Si tratta di una visita di grande importanza strategica, come lo è stata quella dell'allora Premier Romano Prodi nel 1997 che incontrò l'ex presidente Mohammad Khatami.
"È un errore confondere Islam e terrorismo", ha assicurato Renzi. "L'Italia è un amico prezioso dell'Iran", ha ribadito il Presidente iraniano Hassan Rouhani ricordando il ruolo che si è ritagliata in extremis, Federica Mogherini, l'Alto rappresentante per la politica estera dell'Unione europea, nei colloqui sul nucleare. Il Premier italiano si è presentato con una nutrita delegazione, composta dal Mministro dell'Istruzione, Stefania Giannini, e dal Vice ministro dello Sviluppo Economico, Ivan Scalfarotto. Alla delegazione italiana hanno preso parte anche l'amministratore delegato di Eni, Claudio Descalzi, e gli amministratori delegati di Saipem, Mediobanca, Fs, Sace e Danieli.
L’Italia per anni è stata, insieme alla Germania, il primo partner commerciale europeo dell’Iran e il quinto globale, dopo Russia, Cina e Giappone. Eppure, a partire dalla creazione del gruppo di contatto europeo dell’ottobre 2003, per poi passare al tentativo negoziale degli incontri informali tra autorità iraniane e italiane nel 2006, Roma non ha mai seduto al tavolo del negoziato sul programma nucleare iraniano, composto dai Paesi membri del Consiglio di Sicurezza e la Germania (P5+1).
Tuttavia, in seguito al raggiungimento dell'intesa sul nucleare il 14 luglio 2015 a Vienna, Hassan Rouhani ha deciso di partire proprio da Roma nel suo primo viaggio europeo, dove ha incontrato anche Papa Francesco. Lo scorso gennaio sono state sottoscritte 17 intese e l'adozione di una roadmap per lo sviluppo dei rapporti bilaterali tra Italia e Iran, per un valore dei contratti firmati pari a circa 18 miliardi, per un totale di 28 miliardi di euro se si aggiungono gli investimenti approvati da Germania e Francia. "L’accordo sul programma nucleare ha aperto la possibilità di integrazione dell’economia iraniana nel mercato globale", ha spiegato ad Abo Paola Rivetti, docente di Relazioni internazionali dell'Università di Dublino.

 

I colloqui di Doha e il prezzo del petrolio

Ma Teheran è attiva anche su un altro fronte vitale per la ripresa economica del Paese: il negoziato sui livelli di produzione petrolifera con i Paesi Opec. I Paesi produttori di petrolio non hanno fin qui trovato l'accordo previsto per il congelamento dei livelli di produzione e questo potrebbe avvantaggiare l'economia iraniana nel breve termine.
Nell'incontro in Qatar di aprile, è stato lo scontro tra Iran e Arabia Saudita a rendere impossibile il raggiungimento dell'intesa. Teheran ha puntato tutto sullo slittamento di ogni decisione per approfittare della fine delle sanzioni e lasciare invariati i livelli di produzione. Durante i colloqui di Doha, si è discusso di un eccesso di offerta pari a 1-2 milioni di barili di petrolio al giorno a livello mondiale: la produzione galoppa soprattutto in Russia e Arabia Saudita. Il Ministro iraniano del Petrolio, Bijan Zaganeh, ha ammesso che Teheran non ha intenzione di congelare la produzione finché non saranno ripristinati i livelli del 2011. Le incertezze, emerse a Doha, hanno subito avuto effetti significativi sia innescando proteste dei lavoratori del settore petrolifero in molti Paesi del Medio Oriente, in particolare in Kuwait, sia sui mercati finanziari. La Borsa di New York ha chiuso con i prezzi del petrolio in picchiata. Stessa reazione ha registrato il mercato finanziario saudita. L'Italia e l'Europa tornano a fare affari con l'Iran. Eppure la fine delle sanzioni internazionali contro Teheran stenta a decollare con molte banche restie a sbloccare i beni congelati in seguito alle misure imposte contro il programma nucleare e in vigore da oltre 10 anni. La visita del presidente iraniano Hassan Rouhani a Roma e Parigi, e la seguente missione della nutrita delegazione italiana che ha visitato Teheran, fanno ben sperare per un riavvicinamento dell'Iran alle capitali europee. Tuttavia, resta ancora aperta la partita dei livelli di produzione petrolifera con l'Arabia Saudita in sede Opec che potrebbe annullare gli effetti positivi in politica economica della lenta fine delle sanzioni internazionali e limitare lo spettro di riforme auspicate dai moderati.

 


@stradedellest