Elezioni in Giappone tra riforme ed energia nucleare

Elezioni in Giappone tra riforme ed energia nucleare

Lorenzo Mariani
Condividi
Rilanciare l'Abenomics e consolidare la ritrovata popolarità sono tra le motivazioni che hanno spinto il primo ministro giapponese verso le elezioni. La questione più aperta con l'opposizione riguarda l'energia nucleare, fortemente incentivata da Abe

Questa domenica, per la terza volta in cinque anni, il Giappone tornerà nuovamente al voto. Lo scorso 25 settembre il Primo Ministro Abe Shinzo aveva annunciato lo scioglimento della Camera dei Rappresentanti con un anno di anticipo rispetto alla naturale decorrenza del mandato ed avviando così le procedure per l’inizio della campagna elettorale. Nel dare spiegazione alla sua decisione Abe ha parlato della necessità per il paese di dotarsi di un governo che goda di una ampia maggioranza per poter fronteggiare le diverse sfide che oggi si pongono di fronte al futuro del paese.

L'Abenomics e l'opposizione

Il Primo Ministro parla a ragion veduta. Sul fronte politico nazionale il Giappone si ritrova ancora a dover fare i conti con l’oramai cronica stagnazione della propria economia che da circa vent’anni paralizza il paese. L’Abenomics, la strategia iniziata nel 2012 che prende il nome del premier, ha tentato di stimolare la crescita tramite un’azione tripartita composta da una politica monetaria aggressiva, flessibilità fiscale ed investimenti pubblici, senza tuttavia raccogliere i risultati sperati. In campo internazionale, invece, la costante minaccia di Pyongyang e la crescente assertività navale di Pechino nel Mar Cinese Meridionale mettono a serio rischio le sicurezza nazionale. All’ incertezza generata dall’escalation militare nel nord est asiatico si aggiunge anche quella proveniente dal presidente Trump sempre più propenso a voler rivedere gli obblighi statunitensi nei confronti del suo alleato in materia di sicurezza.

Per quanto giustificate, tra le ragioni che hanno spinto Abe a scegliere di rimettersi alla volontà popolare ve ne sono anche alcune di carattere prettamente politico. Dopo aver registrato durante il corso dell’estate un picco negativo nei consensi, cha hanno portato il gradimento del primo ministro sotto il 30%, a seguito delle tensioni nella penisola coreana e dopo il lancio di due missili a lungo raggio che hanno sorvolato l’isola di Hokkaido, Abe è nuovamente risalito al 50%. Le elezioni sono dunque un modo per capitalizzare la rinnovata popolarità della sua leadership ed allo stesso modo una strategia per affondare le pretese dei partiti di opposizione i quali, divisi tra lotte intestine, non hanno al momento i numeri per sfidare la coalizione formata dal Partito Liberal Democratico – il partito di Abe – ed il suo alleato, il Komeito. Abe beneficia dunque dell’assenza di un’opposizione forte e coesa, nonostante nelle scorse settimane il nuovo Partito della Speranza, fondato dalla governatrice di Tokyo Yuriko Koike, abbia attirato un notevole interesse da parte dell’elettorato. Secondo un sondaggio condotto dalla testata giapponese Mainichi, domenica Abe potrebbe aggiudicarsi più di 300 seggi (su 465). Se fosse così, si tratterebbe del miglior risultato ottenuto dall’LDP negli ultimi 31 anni.

La riforma costituzionale e la questione energetica

Le questioni di maggiore interesse nel dibattito politico interno rimangono la questione della revisione costituzionale ed il futuro energetico del paese. Con la recente dissoluzione del Partito Democratico, storicamente cauto verso la possibilità di riformare la costituzione, il panorama politico è cambiato drasticamente. La coalizione guidata da Abe vorrebbe emendare l'articolo 9, residuo delle imposizioni americane al termine della seconda guerra mondiale, il quale impedisce al paese di dotarsi di un sistema militare che non sia puramente difensivo. Attualmente la riforma voluta da Abe, che trasformerebbe le attuali Forze di Auto-difesa in un esercito regolare, è stata fortemente osteggiata sia a livello nazionale che internazionale, con Corea del Sud e Cina che hanno minacciato ritorsioni in caso di riarmo del Giappone. Una solida maggioranza potrebbe tuttavia garantire al Primo Ministro la forza per poter portare avanti la riforma.

Per quanto riguarda invece la questione energetica, Abe è tra i principali sostenitori per un ritorno all'energia nucleare. Il piano energetico attuale, entrato in vigore nel 2014, prevede l'utilizzo dell'energia nucleare solamente per il baseload, ovvero il fabbisogno energetico standard, lasciando alle energie rinnovabili e ai combustibili fossili l'onere di soddisfare i picchi nella domanda di energia. Tuttavia dopo più di sei anni dal disastro della centrale nucleare di Fukushima, il ripristino dei reattori non procede al ritmo previsto: secondo una stima del 2016, il nucleare forniva solo il 2% del fabbisogno elettrico del paese. Attualmente, per rispettare il piano energetico e al contempo far fronte alla crescente domanda di energia, il Giappone dovrebbe iniziare un piano di accrescimento della produzione di energia nucleare del 20-22% fino al 2030. Nel frattempo il carbone risulta l'alternativa più economica e affidabile su cui il paese possa contare nel breve periodo.

Nella breve campagna elettorale i maggiori partiti all'opposizione si sono dichiarati totalmente contrari ad un ritorno al nucleare, sperando di attirare i consensi dei cittadini ancora profondamente turbati dal disastro del 2011; tuttavia, non sono ancora stati in grado di proporre un'alternativa realmente praticabile. Il problema dell'approvvigionamento energetico, con una domanda di energia in costante crescita, e la necessità di tirar fuori il paese dalla stagnazione economica, sarà le vere sfide della coalizione vincente.