La lenta ma promettente ascesa dell'Egitto

La lenta ma promettente ascesa dell'Egitto

Paul Sullivan | Professore, NDU. Georgetown NCUSAR
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Importanti cambiamenti sono in atto nel settore energetico, dai quali arrivano segnali di speranza per il futuro del Paese. Nuove scoperte, investimenti, potenziamento delle infrastrutture sono buoni segnali di ripresa

Mi occupo di Egitto dal 1993, quando ho cominciato a insegnare e fare ricerca presso l’Università Americana del Cairo e a scrivere di questa regione e Paese straordinari. Ho svolto questo incarico per sei anni, durante i quali ho collaborato per alcuni quotidiani, e in seguito mi sono recato diverse volte in Egitto per visite prolungate. Nel corso degli anni ho così potuto osservarne gli alti e bassi, i tempi duri e quelli più rosei. Di una cosa però sono certo: i media forniscono spesso un’immagine molto fuorviante di questo Paese. Di sicuro del suo popolo. A luglio, durante il mio ultimo viaggio di un mese in Egitto, ho trovato solo cordialità e accoglienza. Ci sono alcune caratteristiche fondamentali che contraddistinguono l’egiziano medio, anche nella povertà e nelle difficoltà estreme in cui vivono molti: una pazienza immensa, resilienza, e un senso di ospitalità comune a pochi.

Importanti cambiamenti sono in atto nel settore energetico e delle infrastrutture, dai quali arrivano segnali di speranza per il futuro del Paese

La situazione economica del paese

Gli egiziani sono alle prese con un’inflazione al 35%. Il tasso di disoccupazione dei giovani tra i 15 e i 30 anni si aggira intorno al 15-30%. La sottoccupazione è endemica. Le speranze dei più giovani sono state spazzate via dalle vicende politiche degli ultimi anni. Gli impieghi pubblici si fanno sempre più rari. Gli investimenti stranieri potrebbero essere molto più cospicui. Il turismo risente fortemente dalla violenza che imperversa in alcune zone del Paese, ad esempio nel Sinai, nell’Alto Egitto, nel Fayum o in altre località. Per buona parte del mio recente viaggio non ho incontrato un singolo occidentale per le strade, e gli alberghi, solitamente gremiti di turisti, erano per lo più deserti. In passato il turismo era una delle principali fonti di reddito e di investimento del Paese. Ora ne rimane solamente qualche piccola oasi felice. L’Egitto non è teatro di attentati terroristici, che sono praticamente assenti. Eppure, leggendo la stampa occidentale, si ha l’impressione che il Paese sia continuamente sotto assedio. Non è così. Ci sono stato un mese e ho visitato diversi posti: Il Cairo, Alessandria, le zone rurali del delta, El Fayum, Wadi al-Hitan (dove ci sono antichi scheletri di balena nel deserto, risalenti al periodo in cui il deserto era un oceano), El Gouna, Hurgada e molte altre località. Lo scorso dicembre sono stato a Luxor. Non ho avvertito minacce, e ho sviluppato un certo fiuto per il pericolo dopo avere viaggiato per circa 40 anni in alcune zone del mondo piuttosto pericolose. L’Egitto vanta una delle offerte turistiche più spettacolari al mondo, eppure la gente ne sta alla larga. Io non mi lascio intimidire e mi godo i prezzi irrisori  e l’accoglienza calorosa. Lo scorso anno, il valore della moneta egiziana è crollato di circa il 50% (in termini reali), il che gioca a favore dei turisti, ma non della popolazione locale, costretta a pagare di più per molti beni. Ciò ha portato diversi investitori ad accaparrarsi alcune aziende e proprietà a prezzi molto inferiori rispetto a quelli del periodo precedente alla svalutazione della sterlina egiziana. La svalutazione ha inoltre spinto alcuni egiziani residenti all’estero, ma non solo, a inviare denaro in Egitto e investire per il proprio futuro nel Paese. Ma questi e altri investimenti, benché forniscano una spinta nella giusta direzione, sono a malapena sufficienti per rimettere l’Egitto in carreggiata e fare in modo che compia i primi passi avanti.

Cosa sta cambiando sul fronte energetico

Tuttavia, importanti cambiamenti sono in atto nel settore energetico e delle infrastrutture, dai quali arrivano segnali di speranza per il futuro del Paese. Presente in Egitto dal 1954, Eni ha recentemente cominciato a effettuare enormi investimenti sui giacimenti di gas naturale di Nooros e in particolare di Zohr, il più grande del Mediterraneo orientale. Questo giacimento e gli investimenti a esso connessi potrebbero consentire all’Egitto di trasformare la propria economia. Ciò potrebbe inoltre permettere al Paese di diventare un grande esportatore netto di gas naturale in futuro. Eni è anche impegnata in progetti di sviluppo di energia elettrica e di altro tipo, ma in futuro, i suoi principali investimenti e progetti sembrano essere destinati a concentrarsi sul gas naturale. Gli italiani lavorano inoltre allo sviluppo di impianti eolici sulla costa del Mar Rosso, come ho potuto personalmente constatare percorrendo in macchina lo splendido litorale. Anche l’Italia è coinvolta in progetti di sviluppo del turismo, tutela del patrimonio culturale e in importanti programmi ambientali. L’azienda tedesca Siemens sta invece lavorando sul contratto più grande finora concluso per aggiornare e espandere la rete elettrica egiziana. I tedeschi sono però indietro sulla tabella di marcia. Questo progetto permetterà di raddoppiare la capacità produttiva dell’Egitto.  La maggior parte degli investimenti riguarda la produzione di gas naturale, ma una componente significativa rientra nell’ambito dell’energia eolica. Ho visto i nuovi impianti di produzione del gas vicino alla nuova capitale egiziana ancora in fase di costruzione, a circa 45 km a est del Cairo. Gli egiziani hanno avuto l’accortezza di sviluppare la rete elettrica e altri sistemi di approvvigionamento energetico per la nuova capitale prima di completarne gli edifici. Inoltre, stanno organizzando il trasporto su acqua e altri sistemi per assicurarsi che la nuova capitale si sviluppi al meglio delle aspettative. Questo enorme progetto di Siemens permetterà di potenziare e perfezionare gli impianti elettrici con sottostazioni nella regione del delta a nord, per poi proseguire verso sud fino a Asyut e Mina. L’energia elettrica è la linfa vitale dell’industria, dell’agricoltura e dell’economia in generale. Storicamente, si è riscontrato che, più la rete elettrica è sviluppata e più energia elettrica viene consumata pro capite (in maniera efficiente), maggiore è lo sviluppo di un Paese e della sua popolazione. L’Egitto e Siemens lo hanno capito. Il progetto Siemens e quelli Eni sono altamente simbolici e suggeriscono quale direzione potrebbe prendere il Paese in futuro. E le prospettive sembrano piuttosto positive.  Diverse società energetiche sono impegnate in progetti di sviluppo energetico recenti o di vecchia data, ma quelle che a mio avviso si distinguono maggiormente al momento sono Eni e Siemens.

L'importanza del potenziamento delle infrastrutture

Inoltre, è importante notare come l’Egitto stia potenziando altre infrastrutture, in particolare quelle informatiche, di comunicazione e le reti stradali. Dal canto suo, l’esercito partecipa attivamente alla costruzione e al potenziamento delle infrastrutture di trasporto. Ricordo bene com’erano le strade nei primi tempi. Una strada che dal Cairo conduce al nord è ora di gran lunga migliore di molte strade negli Stati Uniti, come aspetto e livello di sicurezza. I primi tempi, quando la percorrevo, portavo sempre con me una pala e un kit di pronto soccorso. Anche alcune delle strade di campagna sono notevolmente migliorate. I problemi di sicurezza che sussistono sulle strade egiziane sono in gran parte dovuti ai conducenti, non alla qualità delle strade. Certo, l’Egitto ha ancora un lungo percorso di fronte a sé, ma ciò che conta è che sono stati apportati più miglioramenti e più rapidamente del previsto. Il potenziamento delle infrastrutture informatiche e di trasporto favorisce lo sviluppo dell’economia e dei sistemi energetici. Tali investimenti sulle infrastrutture amplificano in svariati modi i benefici derivanti dai miglioramenti in termini energetici. Il Paese sta inoltre reagendo alla logica degli incentivi energetici e agli accordi con l’FMI per ottenere un prestito di 12 miliardi di dollari e contribuire a un ulteriore sviluppo del Paese. Mentre mi trovavo in Egitto quest’estate, si è registrato un incremento dei prezzi di petrolio, gasolio, GPL ed elettricità. Se paragonati a quelli statunitensi o italiani, i prezzi rimangono modici, ma si tratta comunque di aumenti consistenti per gli egiziani.  Per diversi anni, le sovvenzioni energetiche hanno costituito una delle voci principali del bilancio statale, che non solo ne ha prosciugato i fondi provocando l’aumento del debito di stato sia a livello nazionale che internazionale, ma ha anche portato a un consumo eccessivo di energia e di conseguenza allo spreco. I prezzi irrisori del petrolio hanno addirittura causato l’aumento del traffico e dell’inquinamento, nonché degli incidenti stradali. I prezzi stracciati del gasolio hanno invece portato all’uso eccessivo di pompe d’acqua a gasolio e di falde acquifere in agricoltura, il che ha in alcuni casi provocato la salinizzazione del suolo. L’eccessivo pompaggio delle falde acquifere ha portato alla penetrazione dell’acqua del Mediterraneo nelle falde ad acqua dolce del nord dell’Egitto. Le sovvenzioni energetiche hanno stravolto il bilancio e provocato distorsioni dell’economia che devono essere attentamente corrette. Eppure, senza tali sovvenzioni molte aziende egiziane non sarebbero competitive a livello internazionale. Per questo, si deve fare in modo di eliminare queste sovvenzioni e di sostituirle con contro-incentivi correttivi, al fine di sviluppare settori nuovi e diversi. Lo sviluppo di tariffe di riacquisto per le energie rinnovabili sta a sua volta aiutando l’Egitto a imboccare la strada giusta nel medio termine, ma queste tariffe dovranno essere rimosse una volta che la capacità produttiva delle fonti rinnovabili si sarà rinforzata, permettendo al settore di svilupparsi in maniera indipendente. L’Egitto sta inoltre considerando di lanciarsi nella produzione di pannelli solari e impianti eolici. Vedremo che piega prenderanno le cose. Gli egiziani puntano al 20% di rinnovabili entro il 2020, ma  al momento queste rappresentano solamente il 4%. Si tratta di uno scarto piuttosto marcato che probabilmente non verrà colmato, ma l’idea circola e questo è già di per sé un buon segno. Engie, Gamesa, GE, Marubeni e altri vi stanno già lavorando e continueranno a farlo. Questi cambiamenti potrebbero quindi attirare cospicui investimenti stranieri nei prossimi anni. Ciò porterebbe non solo a un miglioramento della situazione energetica e ambientale del Paese, ma permetterebbe anche di formare e dare un impiego a molti egiziani.

L'ipotesi di un impianto nucleare

Forte del sostegno della Russia, l’Egitto sta inoltre prendendo in considerazione l’ipotesi di realizzare un impianto nucleare a El Dabaa, nella costa nord. In gioco ci sono importanti questioni di sicurezza, finanziarie e di altra natura, ma il Paese sta esaminando da decenni la possibilità di abbracciare l’energia nucleare. Questo slancio verso il nucleare è in parte legato al desiderio di incrementare la produzione energetica locale. Gli egiziani devono inoltre far fronte a importanti questioni di sicurezza idrica sia presente che futura. Ricorrere a una centrale nucleare per desalinizzare l’acqua potrebbe essere una soluzione, ma anche l’energia solare, eolica e altre fonti, come quella geotermica, insieme a tecniche di desalinizzazione più efficienti potrebbero consentire di risolvere i problemi di sicurezza idrica, evitando i rischi legati agli impianti nucleari. Inoltre, è necessario affrontare i problemi di sicurezza idrica derivanti dal progetto GERD in Etiopia (Grand Ethiopian Renaissance Dam). In effetti, la creazione di questa enorme diga potrebbe determinare un rallentamento del flusso d’acqua del Nilo e potenziali eventi naturali potrebbero non solo intaccare la sicurezza idrica e alimentare dell’Egitto, ma anche quella energetica, data l’importanza dell’energia idroelettrica ricavata dal Nilo. In Egitto, lo stato di diritto fatica a imporsi e il Paese deve fare i conti con la lentezza della giustizia. Tuttavia, sembra che il governo si stia dando da fare per risolvere alcuni dei problemi che tengono lontani gli investitori. Per facilitare la risoluzione delle controversie contrattuali, sono state ad esempio introdotte clausole compromissorie.  Inoltre, sono state ridotte le tasse su alcuni investimenti nel settore energetico. Il governo egiziano sta cercando di rendere il Paese più attrattivo per gli investitori, ma l’ambiente politico e altre circostanze spesso impediscono cambiamenti rapidi. Negli ultimi anni, i cambiamenti giuridici e normativi nel settore energetico si sono susseguiti a una velocità vertiginosa per gli standard egiziani. Ad esempio,  sono stati compiuti dei tentativi di demonopolizzazione dei mercati del gas naturale e di apertura di altri mercati dell’energia e di mercati di investimenti energetici tramite cambiamenti giuridici come la legge 87 del 2015. Altri tentativi e strategie sono volti alla razionalizzazione dei prezzi dell’energia senza provocare disordini politici e sociali. La produzione di energia elettrica e altre fonti di energia sono spesso vendute a gruppi a prezzi decisamente inferiori ai costi di produzione o di importazione. Per rendere il sistema energetico e gli altri sistemi economici più sostenibili e praticabili in Egitto, questo deve cambiare. È tuttavia necessario soppesare le forze culturali e sociali capaci di opporvisi.

Il successo futuro dell'Egitto dipende dal suo settore energetico, ma anche da una pletora di altri fattori. La cosa migliore sarebbe concentrare gli sforzi sullo sviluppo economico e, ancora più importante, sullo sviluppo umano del popolo egiziano

La possibilità concreta di emergere

Il successo futuro dell’Egitto dipende dal suo settore energetico, ma anche da una pletora di altri fattori. La cosa migliore sarebbe concentrare gli sforzi sullo sviluppo economico e, ancora più importante, sullo sviluppo umano del popolo egiziano. C’è speranza. Personalmente, dopo questo ultimo viaggio sono più fiducioso che mai. L’Egitto ha la possibilità di emergere, ma non sarà facile. Bisognerà rimboccarsi le maniche, lavorare di astuzia e dare spazio alla creatività e al pensiero strategico. Se dovesse fallire in questo intento, il Paese potrebbe trovarsi nel bel mezzo di nuove tempeste politiche e sociali. La strada che imboccherà l’Egitto sarà quella che seguirà gran parte dei Paesi della regione. L’Egitto potrebbe dunque rivelarsi un modello positivo, ma anche un modello di potenziale sprecato. È giunto il momento di andare avanti. E l’Egitto ce la sta mettendo tutta, con l’aiuto di coloro che vogliono vedere il suo successo.

 

*Le opinioni espresse sono esclusivamente di Paul Sullivan.