La Cop 21 alla resa dei conti
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L'appello preoccupato di Fabius dalle pagine di Le Monde sulla scarsissima adesione ufficiale all'accordo sull'ambiente stabilito a Parigi nel dicembre del 2015 ha anticipato la firma di Usa e Cina che si spera possa spronare gli altri grandi a confermare i propri impegni, in vista dell'incontro all'ONU del 21 settembre

Come era prevedibile, dopo il successo finale annunciato da Laurent Fabius con la presenza del Presidente Hollande a dicembre 2015, la vera battaglia per la realizzazione di Parigi Cop 21 si dispiega adesso. Dunque Fabius, a ragion veduta, ha lanciato recentemente un grido d'allarme su Le Monde: la Cina e gli Stati Uniti, ovvero oltre il 40% delle emissioni di CO2 nel mondo, hanno per primi ratificato l'accordo di Parigi Cop 21 che era rimasto fermo al 2% di ratifica fino a lunedì scorso quando Il negoziatore principe di Cop21, in una lunga intervista su Le Monde, aveva parlato del follow up difficile del dopo Parigi. Utilizzando la tribuna internazionale di "Le Monde", l’ex ministro degli esteri francese, e presidente della Cop 21, ha parlato in un momento cruciale, mettendo in guardia dal ritardo abissale nella realizzazione di decisioni che lo stesso Fabius a dicembre, tra la diffidenza di molte Ong, alcune anche 'inviperite' per non essere state invitate ad un ultimo colloquio formale con gli Stati presenti, aveva ribadito come 'decisioni vincolanti' per gli Stati. Di fatto, però, è lo stesso Fabius che ha ricordato che, per entrare in vigore, la Cop 21 ha bisogno della ratifica di almeno il 55 per cento dei paesi che emettono maggiori quantità di Co2 ed, al momento dell'intervista, semplicemente sette giorni fa, si era solo al 2 per cento di ratifiche, mancando all'appello Stati Uniti, Cina, India, Russia e Unione Europea.

L'adesione dei grandi è determinante

Ratificando per primi la #Cop21, #Cina e #USA danno un segnale d'intesa rivolto per primo alla Russia, con cui sarà necessario confrontarsi

Ora Cina e Stati Uniti possono, a ragione, guidare il gruppo dei "volenterosi" a cui la UE non potrà far mancare la propria adesione. Come è noto, l'obiettivo principale (che però determina forti corollari nell'innovazione, la scienza e le materie energetiche in genere) è invertire la rotta del riscaldamento globale del pianeta entro il 2020 e farlo scendere di almeno due gradi entro il 2100 con tutta una serie di regole e di incentivi che passano per 29 articoli e 140 paragrafi sottoscritti da 175 paesi lo scorso aprile alle Nazioni Unite. Incentivi che comprendono - e non è cosa di poco conto - 100 miliardi di dollari che i Paesi del Nord si impegnano a versare ai Paesi del Sud del mondo ed in via di sviluppo per garantire l’innovazione energetica ed anche rifondere i danni delle maggiori emissioni dei paesi industriali. La partenza, dunque, non era stata all'altezza della 'pompa magna' ed anche della sorprendente abilità con cui lo stesso Fabius guidò le trattative lo scorso dicembre a Parigi (che molti consideravano destinate ad un sonoro fallimento), se si considera che la stessa Unione Europea, in cui la Francia ha certamente un ruolo importante, aveva preso l'impegno di far ratificare l'accordo entro settembre a tutti i 28 (pardon 27... post Brexit) paesi aderenti all'Unione.

La Cina e gli Stati Uniti, ovvero l'origine di oltre il 40% delle emissioni di CO2 nel mondo, hanno per primi ratificato l'accordo della Cop 21 che era rimasto fermo ad una adesione del 2% fino ai primi giorni di settembre

Laurent Fabius (al centro) e Christina Figueres (a sinistra, segretario generale dell'UNFCCC) esultano dopo la firma, a Parigi, dell'accordo sui cambiamenti climatici

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Una manovra per "spingere" su tutti i paesi

Appare evidente che una vecchia volpe della politica e della diplomazia come Laurent Fabius (il giovane primo ministro di Mitterrand...) non ha lanciato un grido di allarme invano. E poteva non sapere dell'incontro previsto tra Cina e Stati Uniti e, "ad occhio e croce", di un ordine del giorno comune sulla Cop di Parigi? Ratificando per primi la Cop 21, Cina e Stati Uniti danno all'esterno un segnale d'intesa, rivolto per primo alla Russia, superpotenza con cui confrontarsi e che in questo momento, e su molti punti, è contrapposta agli Stati Uniti d'America e tradizionalmente ormai anche alla Cina. Dunque non è escluso che Fabius fosse a conoscenza di questo, prima di concedere la sua lunga intervista a Le Monde, e abbia compreso che valeva la pena drammatizzare al punto giusto per poi rallegrarsi pubblicamente: adesso con l'Ue si 'gioca in casa' e il 55 per cento di Paesi 'grandi emettitori' ratificanti che rende Cop 21 obbligatoria per tutti i firmatari, si avvicina...Capiremo meglio il prossimo 21 settembre alle Nazioni Unite, dove è prevista una riunione di Stati dedicata specificatamente al seguito delle decisioni della Cop 21: li si vedrà seriamente se si è trattato solo di una partenza lenta oppure di un problema più grosso, paragonabile alle vicende TTIP.