I danni di Harvey sull'industria energetica USA
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L'uragano sta colpendo gravemente il cuore petrolifero statunitense: in Texas si raffina un terzo del petrolio americano. Piattaforme chiuse, disagi e una stima dei costi e dei tempi di ripresa ancora difficile da fare

Stando alle ultime notizie diffuse dal Dipartimento dell'Energia degli Stati Uniti più del 17 percento della capacità di raffinazione del petrolio è stata compromessa dalle inondazioni e dalle interruzioni di corrente elettrica causate dall'uragano Harvey abbattutosi lungo la costa del Texas. Il Dipartimento dell'Energia riferisce che dieci delle raffinerie che sorgono nell'area costiera dello Stato sono state chiuse, tra queste anche le due con la maggiore capacità di raffinazione della nazione, mentre altre due stanno funzionando a capacità ridotta. "Il Dipartimento dell'Energia sta monitorando da vicino l'approvvigionamento di prodotto a seguito delle conseguenze dell'uragano Harvey," ha confermato l'agenzia governativa nel suo bollettino di aggiornamento quotidiano. "Attualmente le scorte di benzina nel sud-est del Paese sono pari o superiori alla quantità storica a cinque anni." Nonostante i prezzi della benzina abbiano registrato un aumento di qualche centesimo in alcune zone degli Stati Uniti servite dagli impianti del Texas, l'impatto globale dovuto alle chiusure e alle riduzioni della capacità produttiva potrebbe essere compensato da scorte insolitamente elevate. Nell'insieme le raffinerie che sono state costrette a chiudere hanno una capacità di raffinazione complessiva di 3.075.229 barili al giorno, quasi un terzo della capacità di raffinazione totale della costa del Golfo, pari a circa il 17 percento della capacità di raffinazione totale degli Stati Uniti, riferisce il Dipartimento dell'Energia. Tra quelle chiuse ci sono anche le due con la maggiore capacità di raffinazione della nazione: la raffineria Saudi Aramco Motiva di Port Arthur, nel Texas, e la raffineria Exxon Mobil di Baytown.

Chiusure di piattaforme, attività portuali ridotte

La tempesta e le piogge torrenziali da record che hanno scaricato su Houston oltre un metro di acqua causando inondazioni in tutta l'area e uccidendo non meno di 38 persone hanno coinvolto praticamente ogni singolo aspetto dell'industria petrolifera e del gas. Addetti del settore confermano che potrebbero volerci delle settimane per riuscire a valutare appieno i danni causati alle raffinerie, alle piattaforme petrolifere, agli oleodotti e alle altre infrastrutture. Le violente inondazioni hanno costretto i porti sulla costa del Golfo a chiudere o ridurre le loro attività, determinando così una massiccia presenza di navi nel Golfo del Messico. Il porto di Houston è operativo solo in parte mentre le attività nel porto di Corpus Christi potrebbero restare ferme per giorni, se non addirittura settimane, a causa di una nave di perforazione che si è staccata dai rimorchiatori ed è andata a incagliarsi nello stretto canale di navigazione presso Port Aransas, uno dei punti più stretti della costa. L'uragano e le inondazioni che ha causato hanno interrotto il traffico ferroviario sulle principali linee utilizzate dall'industria petrolifera e del gas del Texas. Gli oleodotti, inclusa la Colonial Pipeline che costituisce un canale di approvvigionamento fondamentale per la costa orientale degli Stati Uniti, stanno funzionando a ritmi ridotti in ragione dei limitati rifornimenti provenienti da Houston.

Il Dipartimento dell'Energia fa sapere che, benché sei raffinerie abbiano già iniziato le operazioni di riavvio, "potrebbero volerci parecchi giorni o settimane, a seconda dei danni subiti." Senza considerare gli eventuali ritardi dovuti alla chiusura di porti e linee ferroviarie e alle interruzioni nell'approvvigionamento di greggio.

Rischi di inquinamento per sostanze tossiche

In molte delle comunità che vivono in prossimità degli impianti petroliferi la popolazione è stata messa in allarme dai livelli eccessivi di ossidi di azoto scaricati nell'aria e dovuti alla eccessiva quantità di gas bruciati in numerosi impianti. ExxonMobil ha riferito che un tetto, che copriva un serbatoio nella raffineria di Baytown, è collassato durante le piogge torrenziali causando l'emissione di quantità abnormi di composti organici volatili. La società ha informato le autorità texane che dovrà provvedere a svuotare il serbatoio prima di poterne iniziare la riparazione. Nell'impianto di Beaumont, in Texas, la tempesta ha danneggiato le apparecchiature che raccolgono e bruciano l'anidride solforosa, col risultato che sono fuoriusciti quasi 600 chilogrammi di questa sostanza tossica - una quantità di gran lunga superiore a quella consentita dalle normative. Come riferito dal Bureau of Safety and Environmental Enforcement, l’organismo che decide sulla sicurezza ambientale in America, prima che si scatenasse la tempesta le società avevano fatto rientrare il personale operante su quasi 100 piattaforme nel Golfo del Messico.