Un nuovo asse Pechino-Teheran?
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La Cina guarda con interesse al ritorno, sui mercati globali del petrolio, dell'Iran, libero dalle sanzioni internazionali e pronto a rifornire di greggio l'economia di Pechino. Un avvicinamento, quello tra i 2 Paesi, che preoccupa l'India, storico partner commerciale di Teheran

L'incontro del Presidente cinese Xi Jinping con la Guida suprema iraniana, l'Ayatollah Ali Khamenei, avvenuto lo scorso mese, è riecheggiato in tutto il Medio Oriente, destando le preoccupazioni, in particolare, dell'Arabia Saudita. L'arrivo di Xi, tuttavia, è indicativo anche di un rinnovato senso di competizione con l'India ovvero dei giganti emergenti dell'Asia affamati di energia che vogliono guadagnarsi per primi le simpatie di Teheran e sfruttare così la riapertura globale del settore energetico del Paese.  L'Iran ha annunciato il proprio ritorno sui mercati petroliferi globali a gennaio, aumentando la produzione di 500.000 barili al giorno. Le petroliere, in paziente attesa per anni al largo delle coste del Paese, hanno cominciato a consegnare i propri carichi. L'Agenzia internazionale per l'energia afferma che la produzione iraniana è destinata ad aumentare, prevedendo che nei prossimi mesi arriverà a 3,6 milioni di barili al giorno. Le preoccupazioni per la sovrabbondanza del greggio iraniano hanno rapidamente spinto i prezzi del petrolio sotto i 28 dollari per la prima volta dopo più di un decennio.

A caccia del petrolio di Teheran

La visita di Xi è caduta in un periodo di rallentamento dell'economia cinese (uno dei fattori del recente abbassamento dei prezzi globali) sulla scia delle preoccupazioni per il calo della domanda energetica interna. Tuttavia, nel medio termine, la Cina deve garantirsi maggiori scorte energetiche; fatto che in parte spiega perché la visita di Xi sia avvenuta proprio nel momento in cui l'Iran sta formalmente riemergendo nell'economia mondiale. A prima vista l'India sembrerebbe un partner più naturale per Teheran. È geograficamente più vicina e molte delle sue principali aziende hanno rapporti di lunga data anche con l'Iran. Alcune, come Hinduja group, gestita dai fratelli miliardari Hinduja, avevano persino la propria sede centrale in Iran. Fatto forse ancor più importante, molte delle maggiori società di raffinazione dell'India erano in ottimi affari con l'Iran fino all'introduzione del regime di sanzioni USA. L'India, inoltre, ha compiuto costanti sforzi per ristabilire i rapporti diplomatici con l'Iran. L'ultima tornata di colloqui tra i ministri degli esteri dei 2 Paesi si è tenuta a inizio febbraio. Fra gli argomenti discussi, i possibili investimenti indiani per lo sviluppo delle capacità del settore upstream del petrolio e del gas dell’Iran, compreso il giacimento di gas Farzad-B, scoperto nel 2008 da ONGC, una società di esplorazioni indiana a partecipazione pubblica.
Ciò nonostante molti analisti della sicurezza indiani lamentano l'eccessiva titubanza con cui il governo sta tentando di riannodare i rapporti con l'Iran, sostenendo al contempo che il Paese era più che pronto a tagliare i ponti con il regime di sanzioni a guida USA già al momento della sua stessa introduzione.

La Cina nuovo mediatore regionale

Nel suo recente intervento alla conferenza di Goa, presso la London School of Economics, lo scrittore e analista Siddharth Varadarajan ha dichiarato che sia il governo del primo ministro Narendra Modi che quello precedente hanno perso un'opportunità. "L'India sta pagando la sua lentezza", ha affermato. "Sempre pronta a fare proprie le preoccupazioni degli Stati Uniti, ha allentato i rapporti con Teheran... Se fosse stata più intelligente, ora si troverebbe in una posizione più vantaggiosa."
La Cina, al contrario, vanta un piazzamento migliore. Il suo mercato petrolifero, senza dubbio il maggiore del mondo, continua a crescere più rapidamente di quello indiano, il che ne fa un'allettante meta di esportazione per i produttori iraniani. La Cina ha dalla sua anche un maggior potere di investimento con i gruppi energetici a partecipazione statale, pronti ad aiutare l'Iran nello sviluppo delle riserve energetiche nazionali. Secondo gli analisti, il Paese ha bisogno di circa 100 miliardi di dollari in cambio di accordi petroliferi a tariffe ridotte. Altro vantaggio decisivo per la Cina è il crescente desiderio di giocare apertamente il ruolo di importante mediatore regionale, forse anche come alleato stabile del rinascente Iran. Fino a non molto tempo fa, la Cina ha cercato di evitare di farsi trascinare nella complessa geopolitica del Medio Oriente. Di recente, però, l'approccio di Xi Jinping è sembrato più diretto e la visita di gennaio non è che l'ultimo esempio. In altre parole, per conoscere il vero vincitore in Asia nella competizione per il settore energetico iraniano, difficilmente bisognerà guardare oltre Pechino.