L'Asia alla ricerca di aria nuova
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Tutto il continente è alle prese con livelli di inquinamento oramai insostenibili. Dopo la Cina anche l'India cerca di correre ai ripari con soluzioni temporanee, come le targhe alterne, ma, in prospettiva, anche con l'introduzione di fonti di energia più pulite, come il gas

Quale parola sintetizza il 2015 per l'Asia? Difficile vederne altre oltre a "smog". Gli abitanti di Pechino e Shanghai, ormai stancamente avvezzi a una penosa qualità dell'aria, devono convivere regolarmente con un inquinamento a livelli ben superiori rispetto a quelli considerati tollerabili dall'apparato respiratorio umano. Quest'anno sono stati però superati da Nuova Delhi, in India, la cui aria è considerata la peggiore fra quelle delle principali città globali. L'allarme inquinamento è cresciuto anche in altri luoghi dell'Asia meridionale. Le 10 metropoli più inquinate del mondo si trovano oggi infatti in India o in Pakistan, secondo l'Organizzazione Mondiale della Sanità. Anche altre realtà hanno avuto le loro difficoltà, in particolare a Singapore e in Malesia, ricoperte per settimane da dense coltri di smog provocate dal fumo degli incendi boschivi arrivato dall'Indonesia.

La crescita del gas in India

Nel 2016 ci saranno probabilmente misure anti-inquinamento a valanga, vista l'ansia dei governi di placare la rabbia dei cittadini per il calo degli standard ambientali. L'effetto dell'inquinamento dell'aria nelle megalopoli asiatiche sarà comunque di più ampia portata, andando a incidere sulle nuove politiche di sviluppo delle economie della regione e, quindi, sull'industrializzazione e sull'uso dell'energia. Con le proiezioni IEA che mostrano come i Paesi emergenti dell'Asia saranno di gran lunga i principali artefici dell’aumento della domanda energetica per i prossimi 3 decenni, tutto questo non potrà che avere ricadute importanti sul sistema energetico mondiale. Per molti versi, potrebbe essere un fatto positivo. Per i leader politici sarà più semplice sostenere la necessità del passaggio dalle fonti fossili, come il carbone, a forme di energia alternative più pulite, come il gas. Ciò è particolarmente importante in Paesi come l'India, la cui economia fa un consumo relativamente basso di gas e in cui gli esperti di energia stanno premendo affinché proprio l’oro blu divenga la componente principale del futuro mix energetico del Paese. Dopo l'accordo di Parigi sui cambiamenti climatici, l'inquinamento dell'aria sarà anche una delle giustificazioni principali per investire nelle energie rinnovabili.

Rifiuti agricoli e polveri alla base dell'inquinamento

La logica di tutto questo non è però sempre evidente. Non sembra, ad esempio, che i problemi di inquinamento dell'Asia siano sempre direttamente collegati alla combustione di carburanti fossili. Buona parte dello smog di Pechino sembra in effetti causata dagli agenti inquinanti delle centrali elettriche a carbone, oltre che da settori ad alto consumo energetico come quello dell'industria siderurgica. In India, tuttavia, i problemi di Nuova Delhi sono legati in pari misura alla combustione dei rifiuti agricoli e alla polvere dei cantieri edili mal gestiti da un lato e, dall'altro, alle emissioni dei camion diesel e ai fumi delle auto sulle autostrade intasate. Ciononostante, i meccanismi di maggiore visibilità introdotti al fine di migliorare la qualità dell'aria puntano l'attenzione sulle auto, e quindi implicitamente sul relativo carburante. Dopo mesi di terribile inquinamento, rilevato soprattutto nella seconda metà dell'anno, un tribunale di Nuova Delhi ha paragonato la città a una "camera a gas". In risposta, un organismo ambientale statale ha introdotto un divieto temporaneo di immatricolazione di nuove auto diesel. Se diventerà permanente o sarà applicato anche in altre città, avrà un notevole impatto sull'uso e sulle importazioni di carburante, visto che 1/3 delle auto vendute in India sono alimentate a diesel.

Targhe alterne a Nuova Delhi

Ancor più significativa è stata l'introduzione, agli inizi di gennaio, di uno schema sperimentale di emergenza per la circolazione a targhe alterne imposto agli oltre 9 milioni di veicoli immatricolati di Nuova Delhi. Analoghe misure di emergenza anti-smog sono state sperimentate in altre importanti città, come ad esempio Atene e Città del Messico. I dati sulla loro reale efficacia sono contrastanti. Secondo alcuni studi, possono imbrigliare il problema dell'inquinamento, almeno inizialmente. Altri sono invece scettici, e puntano il dito contro incentivi perversi, come la possibilità per gli abitanti agiati di comprare due auto o l'elusione delle multe tramite targhe contraffatte. Tali misure vanno considerate quantomeno un passo temporaneo verso una soluzione di lungo termine, che comporterà probabilmente investimenti in trasporti pubblici migliori, così da fornire un'alternativa all'uso dell'auto: un obiettivo improbabile in tempi brevi in India. Il governo cinese ha posto particolare enfasi su carburanti più puliti offrendo sussidi per le auto elettriche di produzione nazionale, le cui vendite si prevede registreranno un balzo in avanti nei prossimi anni. Altre misure hanno invece preso di mira le vecchie centrali elettriche a carbone o tentato di regolamentare meglio i cantieri edili. Una cosa, in ogni caso, è chiara: dopo i rischi corsi nel 2015, in Asia i futuri dibattiti sull'inquinamento da una parte e l'uso dell'energia dall'altra saranno indissolubilmente legati.