Parola d'ordine: consolidamento

Parola d'ordine: consolidamento

Phillip Cornell*
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Il riequilibrio delle quotazioni petrolifere e la nuova politica energetica hanno incoraggiato molte società statunitensi a proseguire sulla via delle acquisizioni, con benefici evidenti nel comparto tecnologico, delle utility e delle rinnovabili. Ma le prospettive di ripresa sono ancora incerte

Il consolidamento nel settore energetico statunitense ha interessato una serie di comparti come gas e petrolio, servizi, energia e fonti rinnovabili. Ciascuno presenta dinamiche del tutto diverse, sebbene vi sia una tendenza generalizzata alle fusioni di competenze e di tecnologie specializzate, nonché al consolidamento fondiario a opera degli operatori esistenti volto a migliorare l’efficienza. L’attività di M&A nel settore Oil&gas entra in gioco dopo quasi tre anni di prezzi del petrolio estremamente bassi e di ingenti riduzioni dei costi nelle operazioni upstream. Tra il 2014 e il 2016, le compagnie gas-petrolifere globali hanno dovuto far fronte a un taglio delle spese di quasi il 40 percento, a licenziamenti di massa e al dimezzamento, se non annullamento, di diversi progetti chiave. La rivoluzione americana nel segmento shale del LTO (Light Tight Oil, petrolio leggero di giacimenti sigillati) e del gas di scisto ha creato un’area di business e dinamiche di mercato completamente nuove, in cui tempi di consegna e cicli di vita più brevi hanno consentito di aprire e chiudere il rubinetto più velocemente e dove una miriade di operatori minori gestiscono un numero limitato di pozzi, dando vita a un mosaico di siti di trivellazione. Negli ultimi anni, quando la riduzione dei prezzi ha estromesso dal mercato buona parte di questi piccoli produttori, il settore ha osservato importanti fenomeni di consolidamento, non a opera dei soliti grandi nomi, ma di alcune società dominanti come Chesapeake Energy, EOG Resources e Whiting Petroleum. In realtà, si tratta di un andamento che si ripete in gran parte del settore energetico: il consolidamento avviene in comparti specializzati piuttosto che sotto le spoglie di un conglomerato di società energetiche. Con prezzi apparentemente stabilizzati a un punto più alto rispetto agli ultimi due anni, il miglioramento dei flussi di cassa è coinciso con un primo semestre del 2017 all’insegna di un netto rialzo dell'attività di M&A in tutto il settore Oil&gas (137 miliardi di dollari USA rispetto agli 87 miliardi del primo semestre del 2016). Buona parte di questo fenomeno ha ruotato intorno ad accordi asset-based, adeguamento dei portafogli upstream per raggiungere economie di scala nelle aree core o riduzione dell’esposizione in quelle non-core.

Un inizio di 2017 all'insegna della ripresa

Durante la prima metà del 2017, gli Stati Uniti hanno registrato 42 miliardi di dollari di attività di M&A globali, risultanti essenzialmente dalla produzione di LTO nel bacino di Permian, dove si sono conclusi 44 accordi per un totale di 20 miliardi di dollari. Le posizioni di ingresso nel bacino di Permian erano da tempo sorvegliate speciali. Gli operatori presenti in loco hanno continuato ad affinare soluzioni che permettessero di sfruttare a pieno le opportunità di sviluppo esistenti. Non è passata di certo inosservata l’espansione di 71.000 acri del valore di 3,2 miliardi di dollari USA per mano di Noble Energy, che intende incrementare la produzione sul posto e potenziare i flussi di cassa a breve termine. Gran parte delle operazioni di M&A nel bacino di Permian, infatti, consisteva in acquisizioni terriere che miravano a ricomporre il mosaico di proprietà che aveva limitato alcune delle perforazioni orizzontali più redditizie in grado di estendersi per decine di chilometri. Probabilmente tutto ciò risulterà in un aumento della produzione di LTO, remunerativa a prezzi del petrolio più vantaggiosi. Nel primo semestre del 2017, il bacino di Marcellus ha visto la sottoscrizione di sette accordi del valore di 10 miliardi di dollari USA, dominati dall’acquisizione di Rice Energy da parte di EQT Corporation per 8,2 miliardi di dollari. Questa importante intesa societaria, incentrata sugli asset del gas naturale, ha reso EQT il più grande produttore statunitense di gas naturale, nonché l’operatore dominante nell’area di Marcellus e Utica. Ciò significa che, in futuro, potrà adottare un approccio rigoroso nella gestione delle risorse, in linea con gli sviluppi del mercato e delle infrastrutture. Ma quando si parla di produzione gas-petrolifera non convenzionale, solitamente tutto ruota attorno alla ricomposizione fondiaria da parte di operatori esistenti al fine di migliorare l'efficienza a livello tecnologico e di gestione del portafoglio. Tali mosse sono guidate dagli operatori esistenti e finanziate da fondi di private equity in accordi upstream e midstream. Si tratta di operazioni di private equity coinvolte in accordi che nel primo semestre del 2017 hanno fatto registrare 13 miliardi di dollari USA, con focus principalmente sul bacino di Permian. Tale situazione ha facilitato il fenomeno di consolidamento nel settore midstream dal momento che la razionalizzazione degli asset può fornire opportunità per compensare il rallentamento della crescita organica nell’espansione della pipeline.

Il dinamismo del versante tecnologico

Le operazioni di M&A nel settore dell’Oil Field Service (OFS) puntano all'aumento dei fenomeni di consolidamento in relazione a specifiche competenze tecnologiche. L’acquisizione di Baker Hughes da parte di GE (General Electric) è un tentativo di creare un'attività di business focalizzata sul miglioramento dell’efficienza di estrazione tramite tecniche di automazione, imaging avanzato e analisi dei dati. Ensco ha acquistato Atwood Oceanics per rafforzare la propria posizione nel campo delle trivellazioni offshore tecnologicamente avanzate in acque profonde e poco profonde. Nel mese di marzo, Weatherford e Schlumberger hanno annunciato la creazione di OneStim, una joint venture che combina la risorse di pompaggio ad alta pressione per la fratturazione idraulica, le opere di completamento multistadio e le attività di perforazione per svuotamento che interessano le proprietà nord americane di entrambe le società. E durante il principale accordo commerciale di settore del 2017, Wood Group ha rilevato Amec Foster. Qui l’obiettivo era di trarre vantaggi da una più ampia scala e da una base clienti più diversificata. Gli stretti margini e l’incertezza tra i progetti upstream incoraggia i fornitori di servizi a cercare clienti in altri segmenti come quello energetico, chimico, della raffinazione e delle infrastrutture. 

Il fattore prezzi e l'evoluzione dell'Oil&gas statunitense

Il futuro consolidamento nel settore petrolifero sarà il risultato di una stabilizzazione dei prezzi. L'accelerazione di attività di M&A registrata nel 2017 è stata in parte dovuta a un'apparente normalizzazione dei prezzi in seguito all’accordo OPEC/non-OPEC. Un calo dei prezzi alla fine di quest’anno o all’inizio del successivo (in seguito all'oramai indebolita solidarietà tra Arabia Saudita e Russia o alla debolezza macroeconomica a discapito della domanda) potrebbe rallentare il ritmo delle operazioni di consolidamento aziendale. La maggiorazione dei tassi di interesse e la riduzione di liquidità potrebbero avere risultati simili. Il settore Oil&gas sta vivendo una fase evolutiva. L’era del consolidamento, sotto forma di grandi società energetiche integrate e generaliste, sta lasciando il passo a una situazione in cui figure leader specializzate in particolari aspetti del processo produttivo, spesso di natura tecnologica, si distinguono e crescono di conseguenza. In futuro, tutto ciò richiederà nuove forme di collaborazione in grado di identificare e usare a proprio vantaggio le varie specializzazioni per fare fronte comune a una serie di circostanze. Il cambiamento delle coalizioni di tali figure favorirà diversi operatori in diversi punti del ciclo di vita del settore, premiando coloro che possiedono i mezzi migliori per estrarre valore in ogni stadio. Per quanto riguarda la produzione statunitense di petrolio, le recenti ondate di consolidamento hanno consentito ai produttori affrontare in modo più agevole una fascia di prezzo che ormai da tempo si attestava al di sotto dei 60 dollari al barile. Il prezzo sarà decisivo per determinare le proiezioni di rendimento degli USA, ma il consolidamento di proprietà terriere nel bacino di Permian e la perforazione laterale a lungo raggio renderanno profittevoli numerose riserve, raggiungendo anche i 30 dollari a barile.

La crescita delle utility e delle rinnovabili

Il settore delle utility continua a registrare una tendenza a un consolidamento sempre maggiore. L'aumento dei costi è ormai all’ordine del giorno per coloro che lavorano in questo ambito, così come il rallentamento della domanda dei consumatori e l’incremento degli oneri normativi. Nonostante l’amministrazione Trump remi contro il Clean Power Plan, il settore si muove a favore di una produzione energetica più pulita e di una modernizzazione della trasmissione. Parte di tale processo è animato dagli stessi clienti che chiedono sempre di più, in termini tecnologici (per monitorare utilizzo e costi) e di scelta (per ricavare energia da fonti pulite). La scala può essere un elemento chiave per soddisfare tali richieste in modo efficiente. Da un report Ernst&Young dello scorso giugno è emerso che il 59 percento dei dirigenti nel settore energetico e delle utility ha in programma un’acquisizione per il prossimo anno. Mentre il settore delle utility si rivolge a un mercato in piena evoluzione, affrontando cambiamenti che riguardano tecnologie, normative e domanda dei consumatori, è emerso che vi sono fin troppe minacce all’orizzonte per restare inermi con il proprio monopolio. Nel 2016, Duke Energy e Southern Company hanno investito ingenti somme di denaro per l’acquisto di progetto eolici e solari, da aggiungere al loro portfolio di gas naturale. Con il calo della redditività dei contratti regolamentati, i progetti sulle energie rinnovabili con contratti di consegna a lungo termine possono fornire proventi prevedibili. Non c’è quindi da stupirsi quindi se gli accordi di compravendita di asset di trasmissione, distribuzione per le energie rinnovabili hanno dominato il primo trimestre del 2017, rappresentando il 78 percento del totale di M&A del trimestre. La popolarità dei progetti sulle energie rinnovabili riflette la diffusa consapevolezza che, nonostante gli attuali venti politici, il vero elemento di valore per il futuro è la produzione sostenibile. Così come in passato, quando le energie alternative sono state snobbate dalle politiche pubbliche, oggi le società non possono fare affidamento sulle politiche dell'amministrazione Trump a favore di fonti combustibili ormai datate o metodi produttivi inquinanti quando si tratta di programmare investimenti pluridecennali. Il futuro è già scritto.

Cresce la fiducia in un futuro più stabile

Il recente e significativo miglioramento nelle attività di M&A all’interno del settore energetico statunitense è sicuramente un segno di speranza, soprattutto in un periodo in cui il mercato del petrolio non ha ancora raggiunto un equilibrio, le politiche statunitensi sono ostili a particolari tecnologie e le società nel settore dell’Oil Field Service e utility lottano per la sopravvivenza. La speranza è radicata nella specializzazione tecnologica che sta creando nuovo valore in ambiente denso di difficoltà, proponendo un futuro sostenibile nonostante il crollo del settore. Le società in grado di far tesoro di tale valore sono pronte ad aggiudicarsi un ruolo di primo piano.

 

*PhilliP CORNELL è nonresident senior fellow presso il Global Energy Center dell’Atlantic Council. In precedenza, Cornell è stato senior advisor per la pianificazione aziendale dell’amministratore delegato di Saudi Aramco.